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Turala e la fine di un’Era 2017-04-26T22:00:37+00:00

Un altro passo indietro. A Black Marsh il giorno 4° di Stella del Mattino (Gennaio)…

Tavia misurava a grandi passi la sua cella. Suo marito, l’Imperatore Reman III, l’aveva confinata diciassette anni prima nel castello Giovese a Gideon nella Provincia di Black Marsh, convinto che ella stesse tramando una ribellione contro di lui. L’Imperatrice non riusciva più a sopportare la lunga prigionia e, furibonda, strappò violentemente dal muro l’arazzo cui stava lavorando. Odiava suo marito più di qualunque altra cosa al mondo anche perché l’aveva separata dal loro unico figlio. Ormai aveva preso la sua decisione, chiamò il fido Zuuk e sibilò: “la misura è colma. Oggi dobbiamo discutere su come assassinare mio marito“.
Zuuk apparteneva all’estinta tribù dei Kothringi, gli unici umani nativi di Black Marsh, caratterizzati tra l’altro da una pelle argentea riflettente e dall’abitudine di non portare alcun indumento salvo che nelle occasioni ufficiali.
Ci volle tempo per mettere a punto il piano e trovare chi li aiutasse.
La sera del giorno 21° di Secondo Seme (Maggio) la lurida Taverna della Scrofa e dell’Avvoltoio era il posto ideale in cui trovare un buon sicario. Lì Zuuk adocchiò un soldato Imperiale, chiaramente un disertore, intento ad ubriacarsi di grog. L’uomo era, guarda caso, quel Miramor che abbiamo visto fuggire precipitosamente e non certo eroicamente dalla battaglia di Bodrum. Malgrado i grandi pericoli cui andava incontro, accettò prontamente la proposta vista l’ingente quantità d’oro che gli veniva promessa.
Tornato al castello Zuuk raggiunse la cella di Tavia nell’ultimo piano della torre più alta. “Hai finalmente trovato la persona giusta?” chiese l’Imperatrice.
E’ un balordo del tutto folle, perfetto per questo tipo di incarico”.

A Balmora, il giorno 2° di Mezzo Anno (Giugno)…

Cassyr  stava ragguagliando Vivec sulla posizione e l’entità delle truppe Imperiali in macia. Indicò i luoghi sulla mappa e fu prodigo di informazioni. Spiegò che le forze Imperiali erano accampate presso Bethal Gray nelle Heartland, portavano armature d’ebano, daedriche e naniche, erano pesantemente armate e corredate da macchine da guerra. Disse anche di aver intravisto un gruppo di Maghi Guerrieri ma nessun mezzo nautico seppure la cosa fosse molto strana… Si spinse anche a indicare la direzione che avrebbero intrapreso nel corso dell’invasione. Vivec era grato e soddisfatto.

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Vivec in “TES III: Morrowind”

Vivec in “TES III: Morrowind”

Due settimane dopo Vivec guardava dall’alto la distesa blu del Lago Coronati di Morrowind cercando di scorgere all’orizzonte le truppe d’invasione. Quella calma lo sconcertava. Riguardò affannosamente la mappa, qualcosa non tornava…Si volse sospettoso verso Cassyr e chiese: “hai detto di aver visto un gruppo di Maghi Guerrieri, cosa ti ha fatto pensare che lo fossero?
Cassyr  ebbe un tuffo al cuore, gli stava sorgendo il dubbio di aver sbagliato qualcosa: “ho visto che indossavano tuniche grigie con simboli mistici…
Pazzo!” ruggì Vivec, la sua collera divina era terribile. “Si trattava di maghi esperti in Alterazione! Hanno lanciato un incantesimo che consente ai loro soldati di respirare sott’acqua!
Vivec corse come una furia verso un altro punto di osservazione da cui poté intravedere nella foschia le forze nemiche che scagliavano una pioggia di fuoco su Ald Marak. Fece immediatamente dirottare il suo esercito ma era troppo tardi, la roccaforte era già stata espugnata.
Torna a Dwynnen ” sibilò a Cassyr “i tuoi servizi non sono più necessari né graditi“.
Sconvolto dalla rabbia e dall’umiliazione il Bretone si allontanò barcollando. I suoi sogni di ricchezza e di gloria all’ombra di un Dio si erano sbriciolati in un istante.

Il giorno 21° di Metà Annata (Giugno) nella fortezza di Ald Marak in Morrowind, dopo la battaglia …

Juilek stava per incontrare il Dio Vivente sconfitto. Savirien-Chorak, vedendo l’esercito di Morrowind in rotta,  pensò che era il momento giusto per il colpo definitivo, avrebbero potuto bruciare le foreste intrappolando il nemico. Forse sarebbero riusciti a catturare lo stesso Vivec e impossessarsi rapidamente anche di Ald Iuval. Illustrò queste considerazioni a Juilek. Ma il Principe non era d’accordo, rispose brusco: “forse dimentichi che ho dato la mia parola che non avrei recato nessun danno né ai soldati né ai comandanti durante i negoziati per la tregua. Voi di Akavir non tenete in conto l’onore?
Juilek non aveva mai visto Vivec prima di allora ma sapeva che era un Dio Vivente. Però l’apparenza era quella di un uomo, robusto, di bell’aspetto e con uno sguardo che sprizzava intelligenza. Un uomo, appunto …Juilek si sentiva sollevato, sarebbe stato più facile parlare con un suo simile che con un Dio.
Vivec l’apostrofò con modi cortesi: “Salve mio degno avversario. Sembra che siamo in un vicolo cieco“.
Non necessariamente” rispose il Principe. “E’ perfettamente comprensibile che non vogliate darci Morrowind ma noi dobbiamo avere il controllo di tutte le coste per proteggere l’Impero dalle aggressioni d’oltremare e alcuni castelli sono per noi strategici. Questo, Ald Umbeil, Tel Aruhn , Ald Lambasi, e Tel Mothrivra “.
E in cambio?” chiese Vivec con tono sospettoso.
In cambio?” Savirien-Chorak  si intromise nella conversazione con tono arrogante: “tu dimentichi chi sono i vincitori qui!
Juilek riprese le redini della conversazione: “in cambio l’Impero si asterrà dallo sferrare ulteriori attacchi a Morrowind, se anche voi poserete le armi. La Marina Imperiale proteggerà anche voi dalle invasioni esterne. Non vi impediremo di espandervi in Black Marsh salvo che in quelle parti del territorio che sono strategiche per l’Impero “.
Convennero di rivedersi dopo qualche giorno per le decisioni definitive. Vivec giudicò ragionevole la proposta e pensò che il giovane sarebbe diventato un eccellente Imperatore. Almalexia aveva avuto ragione, la guerra era finalmente finita.

Qualche tempo dopo, nella Città Imperiale…

Versidue-Shaie fece il suo ingresso trionfale nella città tra il suono delle fanfare e due ali di folla che lo acclamavano per la vittoria. Era la prima volta che cittadini di Tamriel applaudivano l’arrivo di qualcuno proveniente da Akavir nella loro terra.
Reman III gongolava raggiante, abbracciò l’amico Tsaesci poi, un po’ confuso, lo coprì di domande: “Come hai fatto? Avete marciato sul fondo del lago?
Ald Marak era una fortezza molto ben fortificata” rispose il Consigliere “per espugnarla abbiamo dovuto ricorrere alla sorpresa e impegnare i nostri soldati più forti. Con l’incantesimo che ci ha permesso di respirare sott’acqua siamo stati in grado di viaggiare più veloci di quanto Vivec avrebbe mai potuto immaginare. Il peso delle armature era meno sensibile sottacqua e abbiamo potuto attaccare la fortezza sul lato ovest dove le difese erano più deboli“.
Formidabile!” l’Imperatore era raggiante. “Sei un tattico straordinario! Se i tuoi antenati fossero stati in gamba quanto te si sarebbero facilmente impossessati di Tamriel!
In realtà l’operazione era stata concepita dal Principe Juilek, ma, indispettito dal riferimento al fallimento dell’invasione che il suo popolo aveva tentato duecento sedici anni prima, Versidue-Shaie sorrise modestamente assumendosi volentieri meriti non suoi.
Qualche giorno dopo Reman passeggiava nei Giardini Reali confabulando col suo Consigliere sull’ottimo armistizio che Juilek aveva stipulato con Vivec. Era ansioso per il ritorno del figlio che però non sarebbe avvenuto prima di due settimane. Ma c’era ancora qualcosa che lo rodeva. “Ho pensato molte volte a Rijja domandandomi cosa l’abbia spinta a tramare contro la mia vita. L’unica ipotesi plausibile è che si sia incapricciata di mio figlio. Forse non amava me ma il mio potere, Juilek è giovane e bello e un giorno erediterà il mio trono. Lei deve aver pensato che se fossi morto avrebbe potuto impossessarsi di un Imperatore dotato sia di potere che di giovinezza“.
Malgrado le sue paranoie e le insinuazioni dello Tsaesci, Reman era convinto che il figlio fosse del tutto incolpevole e inconsapevole di tutta la faccenda.
Ma Versidue-Shaie aveva già un piano. Raccontò all’Imperatore di quanto fosse avvenente Corda, la sorella di Raja. Se lui aveva avuto un’esperienza così nefasta con una donna lussuriosa, l’altra era senza dubbio più pudica  ma non per questo incapace di esprimere una carica erotica altrettanto travolgente. Era infatti un’iniziata nel Collegio femminile di Hegathe (in Hammerfell) dedicato alla dea Morwha, patrona della Fertilità per gli Yokudans (ricordiamo che Yokuda è il grande arcipelago perduto a Est di Tamriel patria dei Redguards, ve ne abbiamo parlato qui).
Quando l’Imperatore entrò nella cella di Rijja questa non sobbalzò neppure e rimase a guardare il pavimento con aria atona. Un mese e mezzo di permanenza nella Fortezza Thurzo sembrava aver ucciso il suo spirito. Neanche l’annuncio della sua liberazione la svegliò dal torpore. Ma poi l’incauto Reman disse qualcosa di troppo. Le annunciò l’intenzione di chiedere la compagnia di Corda la quale si sarebbe certamente trovata meglio tra gli agi del Palazzo che nel rigore del Collegio.
Fu allora che l’ira di Rijja deflagrò. Alzò il capo e incenerì l’Imperatore con uno sguardo d’odio animalesco. Poi gli si scagliò addosso roteando gli artigli che le erano cresciuti durante la prigionia. Gli dilaniò il viso e gli occhi con una furia incontrollabile. Le guardie accorsero e faticosamente la staccarono dalla vittima tirandola e colpendola con l’elsa delle spade fino a farle perdere i sensi. Il guaritore subito intervenuto non poté far altro che constatare che l’Imperatore Reman III aveva perso irrimediabilmente l’occhio destro.

Qualche tempo dopo a Balmora…

Uno scorcio di Balmora in “TES III: Morrowind”

Uno scorcio di Balmora in “TES III: Morrowind”

Mentre Vivec usciva dal bagno Sotha Sil constatò che il corpo dell’amico era ora solcato da troppe cicatrici. Parlarono dell’armistizio, di come il Principe Juilek sembrasse tanto saggio per la sua età e della Divina Almalexia che sarebbe arrivata tra qualche giorno. Mentre parlavano sentirono il rumore del galoppo di un cavallo che si avvicinava, poi la loro conversazione venne interrotta proprio da Almalexia che irruppe affannata nella stanza. “Siamo stati traditi”, ansimò. “L’ esercito Imperiale ha espugnato Black Gate“.

N.d.r.: ovviamente l’operazione era stata concepita da Versidue-Shaie a totale insaputa della Famiglia Reale.

Era la prima volta dopo diciassette anni, ossia da quando Sotha Sil si era recato ad Artaeum, che i tre membri del Tribunale si incontravano tutti nello stesso luogo anche se avrebbero preferito una circostanza diversa.
Juliek era ancora in viaggio per Cyrodiil e probabilmente ignorava che un secondo esercito Imperiale aveva attaccato a nord.
Ma Sotha Sil formulò l’ipotesi che si fosse trattato tutto di un inganno, un’azione diversiva per consentire all’Imperatore di marciare indisturbato su Black Gate. In ogni caso era una rottura della tregua.
Vivec meditava febbrilmente. “Dov’è il Duca di Mournhold?” chiese “mi piacerebbe sentire il suo parere in merito“.
E’ a Tel Aruhn per incontrare la Madre Notte” intervenne Alamlexia “l’ho esortato a non agire con precipitazione ma era impaziente, secondo lui la faccenda era già andata troppo per le lunghe”.
Vuole coinvolgere la Morag Tong?” Vivec era sconcertato. “Invece dobbiamo assolutamente risolvere la questione per vie diplomatiche o militari senza ricorrere ad assassini prezzolati”. Poi concordò il da farsi con Sotha Sil.

Il giorno 25° di Sole Alto (Luglio) a Tel Aruhn  in Morrowind…
Sotha Sil constatò che la Madre Notte sprigionava una sua strana e sinistra bellezza nella semplice tunica nera alla fioca luce dalla Luna. La donna congedò le Guardie e offrì del vino al Dio.

Severa Magia è la Madre Notte in “TES III: Morrowind”

Severa Magia è la Madre Notte in “TES III: Morrowind”

Il tuo amico il Duca Brindisi Dorom era molto infelice, ma penso che risolveremo i suoi problemi“.
Ha reclutato la Morag Tong per assassinare l’Imperatore?” Sotha Sil affrontò brutalmente il problema.
La Madre Notte sorrise compiaciuta per la franchezza del suo interlocutore ma si rifiutò  di dare delucidazioni, la più assoluta riservatezza era necessaria e proficua per gli affari.
E se vi offrissi una uguale cifra per non uccidere l’Imperatore?” Insinuò Sotha Sil.
La Madre Notte, meditabonda, bevve un sorso di vino “La Morag Tong uccide per la gloria, per profitto e per compiacere Mephala. Non si tratta di ordinari omicidi sacrileghi. Entro tre giorni dal ricevimento dell’oro da parte del Duca completeremo l’incarico. La Morag Tong non prenderebbe mai in considerazione una contro offerta“.

A Sotha Sil era andata male ma già sapeva cosa fare. Raggiunse la sua meta sulla costa del Mare Interno e aspettò.

Quando la grande nave che sventolava la bandiera di Mournhold fu in vista, Sotha Sil si trasformò. Si ricoprì con una coltre di fuoco e parlò con la voce tuonante di un Daedra: “Abbandonate la nave o affonderete con lei!” Voleva che l’equipaggio si salvasse. Quando vide che non c’era più nessuno a bordo scagliò un’enorme onda di energia che fece colare a picco la nave e l’oro del Duca per la Mortag Tong.
Poi il Tribunale si incontrò nel Palazzo del Duca a Mournhold. Sotha Sil ostentava una candida innocenza di fronte alla costernazione di Brindisi Dorom per l’affondamento della sua nave e per il fallimento della sua azione. Forse il naufragio era solo stato causato da un fulmine e forse i marinai avevano scambiato dei pirati per un Divinità Daedra…Ma era urgente prendere una decisione sul da farsi. Concordarono che era necessario un incontro chiarificatore con l’Imperatore e/o suo figlio ma non sapevano se avrebbero solo parlato o se sarebbe scaturita un’altra operazione di guerra.
L’incontro avvenne nella taverna del villaggio di Fervinthil il giorno 15° di Ultimo Seme (Agosto). Quella notte le violente raffiche di vento di un temporale di fine estate spazzavano il piccolo villaggio oscurando il cielo. Il buio era spezzato solo dai fulmini che saltavano acrobaticamente tra le nubi. L’acqua che scorreva tra i vicoli arrivava alle caviglie e il Principe doveva urlare per farsi sentire dagli uomini della sua scorta anche se lo seguivano a pochi metri di distanza. Trovarono la taverna e decisero di cercare riparo finché la furia degli elementi non si fosse placata.
L’interno era caldo e animato. Le donne correvano avanti e indietro, portando vino da una stanza sul retro, chiaramente eccitate dalla presenza  di ospiti così importanti. Era la prima volta che Juilek incontrava il Tribunale al completo e lo straordinario fascino di Almalexia lo lasciò letteralmente senza fiato, era indubbiamente la donna più bella che avesse mai visto. Alle incalzanti domande il Principe assicurò che non sapeva nulla di un attacco a Black Gate. Era certo che nella faccenda non fosse coinvolto neanche suo padre l’Imperatore in quanto convalescente dopo un “incidente” privato che gli era letteralmente costato un occhio.
Juilek quindi ne aveva assunto le funzioni, aveva con se il Sigillo Imperiale e poteva legittimamente siglare la versione definitiva dell’armistizio. Dopo la firma Brindisi Dorom esplose in un boato di gioia e ordinò vino a volontà per festeggiare la fine di una guerra che aveva logorato le due parti in causa per ottant’anni. La festa fu interrotta dall’arrivo di un messaggero latore di una missiva urgente dell’Imperatrice Tavia. Almalexia spiegò a Vivec che Tavia era stata imprigionata dal marito ben diciassette anni prima quando il Principe era ancora bambino. Juilek tornò nella stanza, spiegò che doveva accorrere dalla madre in Black Marsh e salutò cordialmente i suoi interlocutori.
Quando se ne fu andato Vivec ribadì compiaciuto che Tamriel era fortunata ad avere un erede al trono di tale levatura.
In realtà la lettera di Tavia era indirizzata a Reman che avrebbe dovuto essere a Fervinthil per la firma dell’armistizio. Ma era stata consegnata a Juilek che l’aveva aperta lo stesso. Il suo contenuto l’aveva allarmato, qualcosa non tornava. Parlava di una incombente nuova invasione ma come poteva sua madre, nell’isolamento della sua cella, essere al corrente di un fatto del genere? Da dove proveniva la minaccia? Di nuovo da da Akavir? Doveva raggiungerla per chiarire cosa stava succedendo.

Nella notte del giorno 31° di Ultimo Seme (Agosto) lo scenario del Passo di Dorsza in Black Marsh era da brividi. Una cava desolata, il vento gelido che ululava, i fumi che si levavano spettrali dalla palude, enormi cumuli di terra e sterco innalzati chissà quando da una locale tribù primitiva per fermare chissà quale male proveniente dal nord. Ma il Passo stesso sembrava il male, era come una ferita infetta incisa nella superficie del pianeta.
Risvegliandosi dai foschi pensieri Juilek si voltò per parlare col Capitano della sua scorta ma si accorse con orrore che tutti erano spariti e che era rimasto solo. Estrasse prontamente la spada ma sentì uno strano rumore che poteva essere il grido d’agonia di un uomo o di un cavallo e si voltò. Questa distrazione gli fu fatale. L’infame Miramor si materializzò da un cespuglio con insospettabile agilità e gli tranciò la gola di netto. Juilek cadde senza neanche rendersi conto che stava per morire.
Miramor ripulì la lama dal sangue e si sporse sul cadavere. La sua rabbia e il suo stupore esplosero: non aveva ucciso l’Imperatore ma solo il Principe! Li aveva conosciuti entrambi durante il suo servizio nella Legione Imperiale ed era sicuro dell’identità della sua vittima. Forse non gli avrebbero pagato l’intera somma pattuita, questa prospettiva per lui era la più terribile.
Frugò nelle tasche e, trovata la lettera di Tavia, la distrusse come gli aveva detto di fare Zuuk. Poi trovò il Trattato firmato dai membri del Tribunale e lo intascò: pur nella sua infinita ignoranza capì che si trattava di un documento importante dalla cui vendita avrebbe potuto intascare dell’oro. Quando era legionario aveva ben imparato ad imboscarsi nell’erba. Scomparve nel buio.

Qualche giorno dopo a Gideon in Black Marsh…

L’Imperatrice non piangeva più. Una calda brezza da fine estate entrava dalla finestra mentre giaceva nel suo letto tra i brandelli in cui aveva definitivamente ridotto il suo arazzo. Zuuk respinse il Capitano delle Guardie  che voleva parlarle spiegandogli che l’Imperatrice aveva appena saputo della morte del figlio. Tavia si alzò e guardò fuori dalla finestra. Dall’alto della torre i fuochi fatui della palude che l’avevano sempre spaventata ora le infondevano un senso di pace. Pensò che era ironico il fatto che per diciassette anni aveva guardato le tortuose strade della cittadina sottostante senza aver mai potuto mettervi piede. Si voltò verso Zuuk, gli porse un plico e gli chiese con voce calma: “ti sei accertato che latori del mio oro non siano stati seguiti? Non sopporterei l’idea che mio marito possa impossessarsene. Per quanto riguarda te prendi la tua parte, sei stato un amico fidato per molti anni”.
Poi salì lentamente sul davanzale e si lanciò nel vuoto senza emettere alcun suono.
Zuuk richiuse l’inferriata e fece un involto con i cuscini e le coperte per simulare una persona dormiente.  Con un po’ di fortuna nessuno si sarebbe accorto di niente finché in corpo non fosse stato scoperto nel prato sottostante il mattino dopo. Per quell’ora lui sarebbe già stato lontano nel suo viaggio alla volta di Morrowind . Doveva ancora fare l’estremo favore alla sua Imperatrice.

Invece nella Città Imperiale…

«Vostra Maestà Imperiale” sussurrò Versidue-Shaie attraverso la porta “potete tranquillamente aprire. Vi giuro che siete perfettamente al sicuro, nessuno vuole uccidervi“. La voce di Reman filtrò roca, stridula, venata di follia: “per il sangue di Mara! Qualcuno ha assassinato il Principe. Lui portava il mio scudo! Pensavano di colpire me!
Lo Tsaesci abbassò ancor più la voce per dissimulare la propria allegria e il profondo disprezzo che nutriva per l’interlocutore: “avete ragione ma dobbiamo trovare l’assassino di vostro figlio e non possiamo riuscirci senza di Voi. Dovete farvi forza in nome del Vostro Impero”.
Nessuna risposta.
Per lo meno uscite per firmare l’ordine di esecuzione di Lady Rijja, cerchiamo almeno di liberarci dei traditori e degli assassini che conosciamo“.
Una breve pausa.
Un rumore di piedi trascinati sul pavimento e Reman aprì la porta, ma solo una fessura. Quel poco che era visibile della faccia dell’Imperatore era impressionante. Rabbia, paura, lembi di epidermide ancora lacerata e che ancora pendevano malgrado la maestria dei guaritori.
Passami l’ordine” ringhiò “lo firmerò con piacere“.

La mattina del giorno 11° di Focolare (Settembre)…

Rijja non aveva nemmeno provato a dormire la notte prima dell’esecuzione e ora il cupo suono dei tamburi producevano in lei un effetto soporifero. Desiderava sprofondare nell’incoscienza prima che la scure si abbattesse su di lei. Le avevano bendato gli occhi e non poteva vedere lo sguardo gelido con cui veniva trafitta dall’occhio superstite dell’Imperatore, né lo sguardo di trionfo che Versidue-Shaie non riusciva neanche più a dissimulare. Sentì vagamente la mano del boia che l’afferrava per la schiena.
Trasalì.
Il primo colpo le fracassò la nuca.
Urlò.
Il secondo colpo finì di staccarle di netto la testa.
L’imperatore si voltò stancamente verso Versidue-Shaie: “ecco fatto.A proposito, non mi avevi detto che lei aveva in Hammerfell una sorella di nome Corda che è un gran bel pezzo di figliola?

Qualche settimana dopo Corda, vestita con la candida tunica delle sacerdotesse di Morwha, fece il suo ingresso nella Città Imperiale. Mentre un pallido sole cercava di lacerare le prime nuvole invernali la bellissima fanciulla Redguard imboccò il viale del Palazzo. Mentre la sorella era alta, longilinea e altera, Corda era un piccola, col viso arrotondato e gli occhi scuri. Tutti si misero a fare paragoni. “Non è ancora passato un mese dall’esecuzione di Lady Rijja” cinguettò una cameriera sporgendosi dalla finestra e strizzando l’occhio alla vicina.
E questa non è neanche un mese che è uscita dal Collegio” annuì l’altra compiaciuta dello scandalo “sua sorella non era certo una santerellina e guarda che fine ha fatto!

Ma nel covo della Morag Tong a Tel Aruhn in Morrowind, il giorno 2° di Sole del Crepuscolo (Novembre)….

Un uomo chiede di vederti, Madre Notte” disse la guardia. “E’ un Kothringi che dichiara di essere Zuuk Signore di Black Marsh e di provenire da Gideon“.
Che cosa ti fa pensare che io possa desiderare di incontralo? ” fu l’acida risposta della donna.
La guardia era ancor più intimidita. Balbettò: “Porta una lettera della defunta Imperatrice di Cyrodiil
Sarà una giornata intensa!” La Madre Notte finalmente sorrideva e batté allegramente le mani “fallo entrare“.

La pelle metallica del viso e della faccia di Zuuk rifletteva la luce del camino e riluceva ai bagliori della tempesta che trapelavano dalla finestra. Le porse la lettera dall’Imperatrice senza dire una parola. Lei lesse sorseggiando il vino. Rimase un attimo pensosa poi parlò: “tempo fa anche il Duca di Mournhold mi aveva offerto una discreta somma per assassinare l’Imperatore ma non ha mai pagato dal momento che la nave che portava il denaro è affondata. E’ stata una situazione spiacevole in quanto già avevo infiltrato uno dei miei agenti nel palazzo. Perché dovrei pensare che potrebbe andare a miglior fine la promessa che proviene da una donna morta?
Perché ho il danaro con me” rispose quietamente Zuuk “è nella carrozza davanti alla porta“.
Allora consegnamelo e l’affare è fatto” sorrise la Madre Notte. “L’Imperatore sarà morto entro la fine dell’anno”.
Offrì del vino a Zuuk che declinò l’offerta e uscì dalla stanza.
Subito dopo Miramor scivolò silenziosamente sbucando da  un arazzo. Lui invece accettò di bere. “Avevo già conosciuto questo Zuuk” disse “ma ignoravo che lavorasse per la defunta Imperatrice. Dammi l’opportunità di dimostrarti il mio valore. Farò all’Imperatore quello che già ho fatto a suo figlio e hai già visto come sono bravo a nascondermi. Scommetto che non hai percepito nessuna ondulazione nell’arazzo”. La Madre Notte sorrise compiaciuta,  finalmente le cose stavano andando al loro giusto posto. Prese a spiegargli l’incarico: avrebbe dovuto, tra l’altro, tornare a Budrum.

Adesso dobbiamo fare un altro passo indietro. Vi ricordate della povera Turala, l’amante ripudiata di Brindisi Darom, il sanguigno Duca di Mournhold?

L’abbiamo lasciata nel bosco mentre camminava risoluta stringendosi al petto la sua bambina appena nata.  Qui rientra in gioco l’ambiguo  Cassyr Whitley. Il Bretone e Turala si incontrarono per caso nella locanda del piccolo borgo di Wroth Naga il giorno 16° di Ultimo Seme (Agosto). Erano due reietti, familiarizzarono e si confidarono reciprocamente le ragioni della loro rovina. Decisero così di proseguire la strada assieme. La donna sperava soprattutto di trovare protezione per la piccola Bosriel (che in Dunmer significa: “Bellezza della Foresta”). La loro destinazione era Dwynnen , nella baia di High Rock, dove si trovava la casa natale di Cassyr.

La mappa di High Rock

La mappa di High Rock

Il giorno 9° di di Focolare (settembre) giunsero a Phrygias, la loro meta era ormai vicina. I Monti Wrothgarian abbacinarono Turala per la loro maestosità. Le cime spuntavano dalla nebbia bassa in un trionfo di vividi colori: giallo, arancio, rosso fuoco. Era tutto così meraviglioso ma così estraneo e diverso dai paesaggi cui era abituata a Morrowind. La testa di Cassyr ciondolava mentre teneva Bosriel in braccio. Provò un’infinita tenerezza e decise di non svegliarli. Ma mentre scendevano lentamente lungo la radura fu scossa dal lacerante suono di un corno. Cassyr aprì gli occhi di soprassalto. “Dove siamo?” chiese.
Non lo so” balbettò Turala con gli occhi spalancati “che cos’era quel suono?
Orchi” sibilò lui “stanno cacciando, svolta più velocemente possibile in quel boschetto, presto!“.

Turala diresse il cavallo verso gli alberi. Cassyr le porse la bambina, smontò e cominciò a nascondere i loro bagagli tra i cespugli. Poi il corno risuonò ancora e sentirono un trotto di cavalli che si avvicinavano. Anche Turala scese e aiutò l’uomo ad alleggerire il cavallo. Per tutto il tempo Bosriel era rimasta a guardarli con gli occhi aperti e tranquilli. Turala a volte si preoccupava perché non la sentiva mai piangere ma quella volta ne era contenta.
Quando finirono di nascondere le loro povere cose, Cassyr colpì il posteriore del cavallo facendolo fuggire al galoppo per i campi. Poi prese Turala per mano e si accovacciarono tra i cespugli. “Se siamo fortunati penseranno che sia un cavallo selvaggio o sia fuggito da qualche vicina fattoria” mormorò.
Ma proprio in quel momento un’orda di orchi sopraggiunse suonando il corno da caccia. Mai Turala ne aveva visti tanti tutti insieme e con un aspetto così minaccioso.  Due di loro si avvicinavano correndo e lanciando gioiosi ruggiti all’indirizzo del cavallo imbizzarrito. Sotto il loro impeto volavano rami, fiori di campo, semi e zolle d’erba che formavano una nuvola colorata. Turala, terrorizzata, si rannicchiò cercando di non respirare ma il polline le solleticava il naso. Malgrado i suoi sforzi uno degli Orchi sentì qualcosa e si avvicinò con fare investigativo.
Cassyr sapeva che non avevano speranze ma sguainò ugualmente la spada cercando di raccogliere tutto il coraggio che poteva. Era abile nello spionaggio ma non nel combattimento. Però aveva promesso di proteggere Turala e la bambina per quanto gli era possibile. Forse avrebbe potuto fronteggiare quei due ma se poi fosse arrivata l’orda….
Improvvisamente, qualcosa di invisibile scosse i cespugli come una folata di vento. Gli orchi volarono all’indietro cadendo morti sul dorso. Turala si voltò e vide una vecchia rugosa con i capelli rossi che spuntava da un vicino cespuglio. “Grazie, me li avete offerti su un piatto d’argento” ridacchiò ” è meglio che mi seguiate“.
I tre la seguirono attraverso un profondo crepaccio infestato dai rovi che li condusse a una casa sulla collina. Emergendo dall’altra parte riuscirono ancora a scorgere l’orgia di sangue che gli Orchi stavano facendo sui resti del loro povero cavallo. “Era il vostro?” chiese la vecchia. Cassyr annuì e lei rise fragorosamente: “E carne sostanziosa, domattina avranno mal di pancia e flatulenze. Venite, siamo quasi arrivati“.

Non dovremmo continuare a muoverci?” Turala si sentiva innervosita dalle risate della vecchia. “Non verranno mai qui, hanno troppa paura di noi” rispose quella lanciando un ampio sorriso a Bosriel che ricambiò. Allo sguardo interrogativo di Turala Cassyr scosse la testa “Streghe. Sono nel giusto se presumo che questo posto sia la Old Farm Barbyn, la casa della Congrega Skeffington?
Sei nel giusto piccioncino” la vecchia, orgogliosa di essere famigerata, ridacchiò come una ragazzina. “Io sono Mynista Skeffington“.

La Congrega Skeffington si può visitare in “TES II: Daggerfall”

La Congrega Skeffington si può visitare in “TES II: Daggerfall”

Erano arrivati in cima alla collina. Davanti a loro c’era una fattoria con un pozzo, dei polli, uno stagno. Donne di tutte le età intente ai lavori domestici, bambini che giocavano ridendo. La vecchia si voltò e vide che Turala non capiva. “Non ci sono streghe da dove provieni, bambina?” “Non che io sappia…” mormorò l’altra.

In Tamriel sono molti quelli che praticano la magia” spiegò paziente la vecchia “per l’Ordine Psijics lo studio della magia è un serio dovere. I Maghi Guerrieri dell’esercito studiano il modo di lanciare incantesimi come frecce. Noi Streghe comunichiamo, evochiamo, celebriamo. Per abbattere quegli orchi ho semplicemente sussurrato il nome degli spiriti dell’aria, Amaro, Pina, Tallatha, le dita di Kynareth e il respiro del mondo che conosco intimamente. I maledetti sono subito morti“.
Beh! Ti siamo enormemente grati” disse Cassyr.
Poi entrarono tutti nella fattoria per rinfrescarsi e rifocillarsi.
Dopo tante tribolazioni Turala era sollevata per aver trovato un luogo sicuro per sé e per la sua bambina. Anche se si trattava di Streghe tutte erano gentili con lei tanto che presero a insegnarle i rudimenti della loro arte. Così quando Cassyr espresse il desiderio di tornare a Dwynnen, che era stata la prima meta del loro viaggio, lo lasciò partire senza troppi rimpianti.

Continua…

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