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Recensione Biomutant 2021-06-12T18:47:46+01:00
  • BioMutant

Forse il nome di THQ Nordic non è noto a molti, ma nel mondo dei videogiochi si sta ritagliando un ruolo sempre più importante con una politica assai aggressiva e, a quanto pare, lungimirante.
Da alcuni anni acquisisce studi talentuosi ma in difficoltà, aiutandoli finanziariamente a completare i loro progetti. Così è avvenuto con Appeal (Outcast Second Contact), Piranha Bytes (Elex), ecc. e ha costruito una nuova casa di sviluppo per il remake del primo, mitico Gothic.
Qualche anno fa ha posato gli occhi su Experiment 101, una piccola casa di sviluppo svedese composta da una ventina di persone che era stata fondata nel 2015 da Stefan Ljungqvist (Just Cause 2, Mad Max, ecc.) e altri.
Costoro, nel 2017, erano usciti con le prime immagini di un bizzarro gioco popolato da piccoli ma agguerriti animaletti pelosi. Poco tempo dopo fu rilasciato questo trailer:

Il trailer mostrava, con ottima grafica, lo scontro all’ultimo sangue tra un enorme Orso/Golia malvagio e un minuscolo e agguerrito Procione/David, peloso, armato fino ai denti e dotato perfino di una benda da pirata su un occhio.
La simpatia fatta videogioco.
Sembrava proprio un chiaro tentativo di portare una ventata di novità nell’affollato mondo degli PRG d’azione a mondo aperto e, naturalmente, si scatenò immediatamente un enorme interesse anche perché, in seguito, si seppe che sarebbe stato completamente localizzato in ben dieci lingue (tra cui l’italiano).
Evidentemente i soldi di THQ stavano trasformando una piccola produzione indie a basso budget in un sontuoso Tripla A .
L’hype è durato fino al 25 maggio 2021 quando il gioco è stato finalmente rilasciato. L’entusiasmo però è stato tutto meno che unanime, si è invece scatenata anche un’inaspettata valanga di commenti delusi e sdegnati.
L’intenzione era evidentemente quella di creare un RPG “per tutta la famiglia”, garantendo ore di sano divertimento sia ai bambini che ai loro genitori. Il risultato è che molti sono rimasti delusi: il gioco può risultare troppo complesso per i più piccoli e troppo infantile per gli adulti.
Questa shitstorm è giustificata?
A parere di chi scrive no, il gioco, malgrado alcune gravi ed evidenti pecche è confezionato mirabilmente, è ricchissimo di contenuti inediti e regala molte ore di piacevole evasione. In fondo non ricordo analoghe polemiche per giochi ispirati ai Trasformers, ai mattoncini Lego, o ai personaggi Disneyani.

Lore, storia e storie

L’assunto, come era prevedibile, non è niente di ché: siamo in un imprecisato futuro, molti anni fa l’umanità si era uccisa con le proprie mani: la multinazionale Toxanol aveva invaso il pianeta con una tale quantità di rifiuti tossici e radioattivi da causare l’estinzione di quasi tutte le razze viventi.
Uno scenario alla Fallout causato non da ordigni nucleari ma dall’inquinamento e dal riscaldamento globale. Ma qualcuno era scampato e, dopo un numero imprecisato di anni, alcune razze animali avevano subito mutazioni genetiche che avevano loro consentito di resistere alla catastrofe.
Poi, sulle ceneri del “Mondo che fu”, la Natura preparò la riscossa: spuntò l’”Albero della Vita” che, con le sue enormi radici, sta lentamente ripulendo l’ambiente.

L’Albero della Vita

Ma ora un nuovo pericolo minaccia la rinascita: i “Mangiamondo” stanno attentando all’integrità delle sue radici rischiando di provocare un’altra catastrofe, questa volta definitiva.
Il sermoncino green, una volta tanto, non appare del tutto trito visto che il gioco è chiaramente indirizzato anche ai giovanissimi.
Riuscirà il nostro Eroe a rimettere le cose a posto?
La prima missione che gli verrà affidata è quella di risolvere i conflitti tra le varie Tribù (alcune votate alla Luce, altre all’Oscurità) scegliendo con chi schierarsi.
La tribù dei Miriadi è una delle prime con cui potremo allearci. Questo non implicherà solo battaglie ma anche molti viaggi in cui faremo la conoscenza di numerosi personaggi, molti dei quali ci affideranno delle missioni secondarie.
Sotto questo aspetto pare che Experiment 101 abbia fatto tesoro dell’insegnamento di Bethesda: la mappa è enorme, non esistono locali non visitabili, gli assai numerosi NPC sono tutti interattivi (però qui la maggior parte di essi ha poco o nulla di significativo da dire).
Tutto bene? Non proprio, il problema è che la quasi totalità delle sub è narrativamente piuttosto banale.
Dovremo, per esempio, vendicare un padre affranto cui il cattivone di turno ha soppresso i cuccioli, o più spesso trovare e manufatti, o catturare speciali animaletti, o liberare attempati prigionieri.
Ma il grosso delle sub è costituito dalla ricerca di reliquie del “Mondo che fu”. Quindi ci ritroveremo a compiere lunghissimi viaggi per trovare preziosi manufatti del passato: chitarre (qui dette “Plinplon”), lavatrici (Inzuppavestiti), attrezzi da ginnastica (Pompacipiti), ecc.
Oppure esplorare luoghi strani come le stazioni ferroviarie (Scaliciuf) alla ricerca di pozioni e/o materiali per il crafting.
Il linguaggio è decisamente colorito, pieno di storpiature infantili e bizzarri neologismi come quelli che si trovano nella Saga di Harry Potter. Questo è forse uno degli aspetti che più ha infastidito chi si aspettava un gioco più tradizionalmente epico e serioso.

Creare e sviluppare il personaggio

La creazione del personaggio è lunga e minuziosa.
All’inizio dovremo “codificare il DNA”, cominciando con la scelta tra sei Specie che vanno dal guerriero più forte privo di intelletto, all’essere più evoluto, fisicamente debole ma molto intelligente.
Successivamente potremo operare sugli “Attributi” (Vitalità, Forza, Intelligenza, Agilità, Carisma, Fortuna). Durante questa operazione, curiosamente e felicemente, si modificherà profondamente anche la struttura fisica del personaggio.

L’Hyla di default

 

Lo stesso Hyla dopo che la sua muscolatura è stata pompata

Insomma: i nostri animaletti sembrano incroci tra procioni, chihuahua, topolini domestici ecc.
Poi potremo scegliere un “Resistenza”, stile e colori della pelliccia, la Classe (Tiratore, Commando, Psicofolle, Sabotatore, Sentinella).
L’”Impronta” e l’abbigliamento del nostro Eroe potranno essere successivamente affinate modificando altri dettagli dell’aspetto.
A questo punto il nostro “Procione senza nome” dovrà incamminarsi verso il suo destino che implicherà (guarda un po’) di trovarsi sulle spalle l’arduo compito di salvare il mondo .
Mossi i primi passi scatterà già un bivio, fisico e/o morale. Dovremo decidere se seguire la Via della “Luce” o all’”Oscurità”.

Il primo bivio tra la “luce” e l'”Oscurità”

Il gioco promette grosse varianti di trama e finali diversi a seconda dell’orientamento scelto, ma in pratica l’andamento della main non muta molto e gli effetti più immediati si riscontrano nella successiva possibilità di usufruire di certi “Poteri Psionici”.

Menù e inventari

Dopo un interminabile tutorial potremo finalmente disporre di un gran numero di menù relativi alla crescita del personaggio e alle abilità che guadagnerà progressivamente, al diario, all’inventario, alla mappa, alla catalogazione delle tribù che incontreremo, al crafting, ecc..
Anche i materiali più inusitati possono essere necessari per risolvere una determinata missione.

Ci potrà capitare di dover raccogliere elementi veramente stravaganti

Il problema è che la loro gestione non è certamente ottimale e alcune schermate non sono affatto comode da maneggiare. In particolare quello delle “Creazioni” che consente una quantità di varianti esorbitante ma fornisce scarsi dettagli sui componenti.

Gameplay

Il gioco parte fin troppo lentamente. La sensazione iniziale (del tutto errata) è che si tratti di un banale picchiaduro con, in più, un protagonista miseramente limitato. Il fatto è che gli sviluppatori, astutamente ma coraggiosamente, hanno centellinato le trovate e le sorprese sperando di prolungare l’interesse anche dopo molte ore di gioco.
All’inizio, per esempio, ci renderemo subito conto che il nostro simil procione affoga inesorabilmente in una pozza d’acqua appena più profonda di una pozzanghera. Il problema è che il territorio è solcato da fiumi e costellato di ampi laghi mentre, naturalmente, il segnalino della missione è sull’altra sponda.
In compenso, meglio di un gatto, non subisce danni anche se precipita da grandi altezze.
In più molte zone ci sono precluse per fumi tossici, radiazioni, fuoco, gelo ecc.
Ma, progressivamente, il nostro Eroe guadagnerà resistenze o si doterà dei manufatti adatti per superare qualsiasi ostacolo. In effetti, dopo un po’ di ore di gioco, il protagonista potrà “fare quello che vuole e andare dove vuole” (vi ricorda qualcosa?).

In sella a un alce turchino? Ma no! Cerchiamo di essere seri!

Questo anche per la presenza di un auto livellamento discreto degli avversari e di un viaggio rapido fortunatamente meno becero del solito.
Il gioco è lunghissimo e incredibilmente ampio ma, se non si precipita nel completismo e si affronta solo la main, si riesce a portarlo a termine in meno di trenta ore. In questo modo, però, si perderanno molte attrezzature e manufatti utili, decisamente fuori di testa e talvolta assai divertenti da usare.
Gli scontri sono frequenti, praticamente avvengono ogni volta che si visita una nuova location, ma la maggior parte del tempo è assorbita dall’esplorazione e dai dialoghi con la miriade di buffi personaggi che si incontrano ovunque.

Cosa vorrà questo vecchio lupo di mare con un pesce vivo sulle spalle?

La mappa è molto grande e assai densa di punti di interesse e piccole avventure, tanto che sembra quasi impossibile che una tale quantità di contenuti sia frutto di un team così ristretto. Il copia/incolla naturalmente imperversa come in tutti gli Open World, ma è tangibile lo sforzo di variare il più possibile almeno gli scenari.
Spesso dovremo misurarci con presunti “Enigmi” che però sono sempre di una semplicità ai limiti dell’offensivo: di solito si tratta semplicemente di ruotare delle manopole per fare combaciare un paio di colori. Il numero dei tentativi accordati è in funzione del grado di “Intelligenza” del personaggio.

L’Enigma (se vogliamo chiamarlo così) degli Scalda-e-Friggi (Fornetti a microonde)

Le possibilità di crafting sono numerosissime vista la gran quantità di elementi recuperabili e le quasi infinite possibilità di combinazione. Purtroppo sia quello che il commercio perdono rapidamente interesse dal momento che le armi e le armature migliori si guadagnano completando missioni. L’inventario, praticamente illimitato, induce al looting compulsivo e, andando avanti nel gioco, disporremo di un arsenale mostruoso e di un altrettanto nutrito guardaroba.

Combattimento

Piuttosto vivace e divertente. All’inizio si potrà contare solo su scontri ravvicinati ma, in seguito, guadagneremo armi a distanza, Poteri PSI (vulgo: incantesimi) e bislacchi dispositivi d’offesa che in questa sede naturalmente non anticiperemo.
Il Nostro è dotato di incredibili agilità e velocità d’azione, è un mago del salto e della capriola e può cambiare arma istantaneamente tramite un comodo menù radiale.
Inoltre potremo apprendere le tecniche del “Wung-Fu” che ci consentiranno ulteriori prodezze ricorrendo a un buon numero di combo, sia nel corpo a corpo che negli attacchi a distanza.

Questi sono proprio grossi, ostili e tanti. Ma noi non conosciamo la paura!

Kung Fu Panda, il famoso film d’animazione del 2008, è stato evidentemente una delle maggiori fonti di ispirazione. Ma, forse il più vistoso dei richiami è quello all’iconico Rocket di Guardiani della Galassia (il film Marvel del 2014).

Rocket di “Guardiani della Galassia”

In definiva, fortunatamente, le tante tecniche di combattimento e una buona varietà dei nemici procrastinano l’insorgere di noia e ripetitività.
Ma attenzione: a livello di difficoltà “media” eventuali sconfitte si possono subire solo per estrema distrazione o sciatteria. Chi desidera un minimo di sfida dovrà misurarsi con “difficile” o meglio “estremo”.

Grafica e realizzazione tecnica

L’Unreal 4 si conferma un engine affidabile e funzionale. La ricchezza dei dettagli sembra miracolosa in un prodotto quasi indie, abbondano le scenografie grandiose e/o artisticamente ispirate. Da sottolineare, su PC, l’assenza di effetti pop in anche se, saltuariamente, abbiamo riscontrato qualche incertezza all’ingresso di zone nuove e durante certe corse forsennate. Il gioco è comunque molto scalabile.
Il ciclo giorno/notte e gli eventi metereologici sono assai ben realizzati.

La pioggia e gli elementi bagnati sono veramente realistici

Particolarmente suggestivi sono certi temporali e certi tramonti.

Ceri tramonti sono veramente spettacolari

Nota: malgrado le vaste dimensioni del gioco, il download è di solo 12,3 GB e lo spazio occupato su disco di circa il doppio.

Sonoro e parlato

Ottime e pertinenti sono sia le musiche che i suoni ambientali.
Grosse criticità si riscontrano invece nella sceneggiatura. I dialoghi sono frequentissimi e spesso a risposte multiple, ma raramente interessanti e particolarmente ben scritti.
I personaggi si esprimono tramite squittii e suoni gutturali, quindi la comprensione è delegata a un “Narratore” che farà da interprete. Ma durante i dialoghi verrà spontaneo premere compulsivamente il pulsante per skipparne la voce finendo per perdere molte frasi.
Qui si capiscono le ragioni per cui è stato possibile doppiare il gioco in tante lingue: in realtà la quasi totalità delle stringhe di testo è letta da un unico doppiatore cui si affiancano altri due attori (per il petulante Diavoletto dell’Oscurità e l’altrettanto petulante Angioletto della Luce). Ma i testi riservati a questi ultimi due sono molto pochi.
Di default, invece, il narratore principale bercia continuamente e continuamente si produrrà in pistolotti moraleggianti o massime sentenziose di insostenibile banalità: “Meglio un sole opaco di una notte eterna”, “Questa non sarà un’escursioncina. Si fa sul serio” e così via.
Purtroppo frasi di questo genere vengono ripetute continuamente e spesso a sproposito.
Malgrado il sicuro mestiere e l’evidente impegno, a volte la noia traspare un po’ perfino nella voce del doppiatore italiano, il povero Gianni Quillico.
Questo è forse l’aspetto del gioco che più ha infastidito tutti. Gli sviluppatori hanno preso atto del problema e adesso, nell’apposito menù, i fastidiosi interventi possono essere minimizzati o, addirittura, del tutto eliminati.

In conclusione

Biomutant non rimarrà certo nella storia degli RPG ma resta un prodotto onesto, curato e riuscito. A fronte di alcune ingenuità e criticità, fornisce un gran numero di ore di spensierato divertimento.
All’inizio ci chiedevamo: “La tenerezza è compatibile con i Giochi di Ruolo?”
Ora sappiamo che la riposta è decisamente sì, tra panorami meravigliosi e baruffe furibonde ci troveremo spesso a fare “oh!” con lo stupore che, credevamo, possono provare solo i bambini.
Non è certo un risultato da poco.

IL VERDETTO

7.5
A CHI POTREBBE PIACERE?
Agli esploratori amanti degli Open World e agli inguaribili teneroni.
PRO
  • Mondo vasto, denso e abitato da personaggi adorabili
  • Graficamente incantevole e curato, scorrevole
  • Buon bilanciamento tra le fasi esplorative e quelle combattive
  • Ci fa ritornare bambini
CONTRO
  • Narrativamente modesto
  • Narratore petulante e insopportabile
  • Profondità ruolistica più apparente che effettiva
  • Troppi infantilismi

DATI DEL GIOCO

Piattaforme: Windows, PlayStation 4, Xbox One

Sviluppatore: Experiment 101

Distributore: THQ Nordic

Data di uscita: 25/05/2021

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PEGI: 12+

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