Si sono chiusi i cancelli di Lucca Comics & Games 2025: un’edizione in cui, mentre l’invasione mediatica di Stranger Things catalizzava le masse, nelle sale incontri si scriveva la storia del nostro medium preferito.

L’Olimpo del Gaming (Kojima, Amano, Shimomura)
L’area videogiochi di quest’anno ha puntato molto sulla cultura dei videogames, facendo indubbiamente centro.
Il protagonista assoluto è stato, senza discussione, Hideo Kojima. Per chi avesse bisogno di presentazioni, Kojima è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi autori del videogioco, quasi un regista cinematografico prestato al gaming: è la mente visionaria che ha creato l’intera saga di spionaggio Metal Gear Solid e, più di recente, il fantascientifico Death Stranding.
La sua presenza non è stata un semplice meet & greet: il panel al Teatro del Giglio, preceduto dalla proiezione del suo documentario “Connecting Worlds”, è stato un momento di divertimento, stupore e riflessione profonda.
Il vero colpo da maestri, però, è stato l’incontro che ha visto sul palco una triade che non capita di incontraritutti i giorni. Accanto a Kojima, infatti, sedevano due colossi dell’arte: Yoji Shinkawa (l’illustratore che ha dato vita a personaggi come Solid Snake e ha definito l’estetica di Death Stranding) e Yoshitaka Amano (colui che ha definito l’estetica fantasy, sognante ed eterea, dei primi Final Fantasy, e che ancora oggi realizza gli iconici loghi della serie). I tre hanno discusso del loro approccio alla creazione, parlando a lungo di Death Stranding 2 non in termini di gameplay, ma di temi: se il primo capitolo parlava di connessione, il secondo esplorerà la separazione e le conseguenze delle nostre scelte.
Per noi fan degli RPG, l’altro momento da brividi si è tenuto all’Auditorium San Francesco: il panel “Armonie senza tempo” con Yoko Shimomura. Anche qui, per chi non la conoscesse, parliamo di una delle più grandi compositrici di musica per videogiochi viventi, la madre delle colonne sonore di capolavori come Kingdom Hearts e Final Fantasy XV. Sentirla parlare dal vivo della creazione di quelle musiche ci ha ricordato che l’arte videoludica non è solo visiva, ma è fatta anche di sinfonie entrate di prepotenza nel nostro immaginario collettivo.
Tetsuo Hara: il Giappone che Entra agli Uffizi
Un capitolo a parte lo merita un Maestro che ha segnato una generazione di appassionati di anime, come il sottoscritto: Tetsuo Hara. La mostra a lui dedicata a Palazzo Ducale, “40 anni di un Colosso d’Acciaio”, è stata un pellegrinaggio obbligato.

Vedere dal vivo alcune delle tavole originali di Hokuto no Ken (Ken il Guerriero), oltre a riportarci indietro di almeno trent’anni, ci ha fatto capire quanto la sua influenza sia andata oltre la semplice carta. Hara ha, di fatto, inventato un canone estetico: il “post-atomico muscolare” che ha plasmato l’immaginario di innumerevoli JRPG e picchiaduro negli anni ’80 e ’90. Ogni protagonista macho e taciturno di un RPG d’azione deve qualcosa al suo Kenshiro.
Una mostra che ha ricordato come Hokuto no Ken abbia avuto varie iterazioni anche nel mondo dei videogiochi, tra cui la serie Fist of the North Star: Lost Paradise (creata dallo studio Ryu Ga Gotoku, quello di Yakuza), che ne cattura perfettamente lo spirito.
L’evento si è chiuso con una notizia di portata storica per tutto il mondo del fumetto: è stato annunciato che un autoritratto di Tetsuo Hara, realizzato appositamente per l’occasione, entrerà a far parte della prestigiosa collezione di autoritratti della Galleria degli Uffizi a Firenze. Un riconoscimento incredibile che eleva definitivamente il mangaka al rango di Maestro rinascimentale, sdoganando la sua arte nei templi sacri della cultura mondiale.
Videogiochi, fumetti e board games: una commistione vincente
Se i maestri giapponesi rappresentavano l’Olimpo, il futuro ribolliva nell’area dedicata agli sviluppatori indie. La vetrina del Lucca Comics & Games Award per l’Original Video Game ha mostrato una salute invidiabile per la scena italiana, con molti team che stanno chiaramente cavalcando l’onda del successo di Baldur’s Gate 3 per proporre nuovi CRPG ambiziosi, spesso ispirati al folklore nostrano.
Poco distante, il colossale stand di Riot Games al Cavallerizza era una calamita. Oltre ai tornei di Valorant, l’attenzione era tutta per la seconda stagione di Arcane. La sinergia tra la serie animata e i contenuti in-game di League of Legends è l’esempio perfetto di come un universo narrativo possa espandersi in modo coerente su più media.
Lo stand di Need Games è stato preso d’assalto per il GDR cartaceo di Fallout, un successo trainato in modo evidente dalla popolarità della serie TV. In perfetta sincronia con l’hype per Assassin’s Creed: Shadows, è stato presentato anche il GDR ufficiale di Assassin’s Creed, che promette di farci vivere avventure in qualsiasi epoca storica.
Ma le vere bestie da fiera sono stati, come al solito, i board games. Allo stand di Steamforged Games abbiamo potuto ammirare i modelli di produzione finale di Elden Ring: The Board Game, mentre CMON mostrava le miniature di Cyberpunk 2077: Gangs of Night City. Non sono mancate le espansioni per l’ormai classico The Witcher: Old World.
Tra gli stand di Panini, Saldapress e J-POP, l’offerta di comics legati al mondo dei videogiochi è stata massiccia: oltre alle consuete (ma sempre ottime) serie a fumetti dedicate a Horizon e Cyberpunk 2077, gli scaffali erano dominati dagli artbook. Il più cercato? Senza dubbio il massiccio The Art of Elden Ring: Shadow of the Erdtree, un tomo che da solo giustificava la fatica della fiera, insieme a numerosi lore book che approfondiscono gli universi di Diablo e World of Warcraft.
Lucca Sottosopra: Stranger Things 5
Infine, l’evento mediatico che ha travolto la città. L’installazione di Vecna che squarciava Piazza Anfiteatro è stata la foto più scattata della fiera, ma l’evento al Cinema Moderno è stato il vero colpo grosso di Netflix.
Ad animare la giornata del 31/10 sono arrivati i fratelli Duffer (registi e sceneggiatori della serie) insieme a Finn Wolfhard (Mike), Gaten Matarazzo (Dustin), Caleb McLaughlin (Lucas) e Noah Schnapp (Will). Hanno parlato della quinta e ultima stagione di Stranger Things, definendola un ritorno alle origini, un cerchio che si chiude tornando al feeling della prima stagione e alle radici di Dungeons & Dragons che hanno dato il via a tutto. Non sono stati mostrati trailer pubblici, ma la promessa di un finale epico ha caricato l’attesa per il 2026 a livelli stellari.

Grazie Lucca!
Anche quest’anno si chiude un Lucca Comics & Games carico di eventi, in un mondo in cui ormai quella che è un tempo era una passione di pochi sfortunati “reietti”, è diventata (nel bene e nel male) un linguaggio culturale di massa, capace di dialogare alla pari con il cinema e la letteratura. E questa fiera ne è stata, ancora una volta, la celebrazione definitiva.

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