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  • I migliori DLC: se il gioco base non basta

I migliori DLC: se il gioco base non basta

Uno dei terreni di scontro sui quali nel mondo dei videogiochi si formano più spesso schieramenti contrapposti è quello dei DLC: favorevoli o contrari? I contenuti scaricabili si sono infatti dimostrati in grado di portare un impatto notevole nel panorama videoludico, a prescindere dalle opinioni personali. Ad essi alcuni guardano come contenuti in grado di dare nuova vita e supporto a giochi che altrimenti, una volta terminata la narrazione principale, avrebbero ben poche ragioni per continuare a essere giocati; altri, al contrario, li ritengono volti principalmente a una reiterata monetizzazione, bloccando dietro un paywall contenuti che spesso sono già presenti tra i file del gioco base. Se è vero che la verità sta probabilmente in un punto mediano tra i due concetti agli antipodi, è altrettanto vero che, a prescindere dalle opinioni soggettive, alcuni DLC si sono sicuramente distinti per essere dei prodotti di incontestabile valore, andando ad aggiungere un tassello importante al gioco base.

È per esempio questo il caso di The Conquerors, espansione di Age of Empires 2. Uscito nel 1999, il secondo capitolo della fortunata serie di strategia in tempo reale è ancora oggi, per molti, uno dei meglio riusciti. Nel 2000 ne è stata lanciata l’espansione attraverso la quale venivano introdotti nuovi edifici, unità e, soprattutto, civiltà tra le quali Spagnoli, Aztechi e Maya. Fu una mossa azzeccata principalmente per le conseguenze della tipica ricerca storica sulle meccaniche del gameplay: le popolazioni precolombiane non possono contare sulla cavalleria, mentre l’unità speciale degli Spagnoli è il conquistador. Si è trattato di un DLC che ha contribuito non poco alla longevità del titolo e che molti si augurano possa fungere da precedente per il suo successore spirituale, recentemente uscito.

Probabilmente, però, lo scettro di miglior DLC è detenuto a pari merito dalle due espansioni di The Witcher 3: Hearts of Stone e Blood and Wine. Già il gioco base, in effetti, si era segnalato come gioco dell’anno per il 2015: l’ambientazione fantasy, d’altra parte, è sempre stata molto utilizzata, allargandosi anche oltre i confini videoludici e dimostrandosi in grado di fornire setting apprezzati persino nelle slot machine, sia quelle digitali presenti su PokerStars Casino sia su macchinari tradizionali, e anche in questo caso si è dimostrata vincente applicata a un open world curato in ogni minimo dettaglio. Le espansioni, tuttavia, sono state in grado di portare nuove storyline complesse e appassionanti e, nel caso di Blood and Wine, anche una nuova area della mappa di gioco: entrambe diventate parte essenziale dell’esperienza di gioco di The Witcher 3, sono non a caso portate a esempio di ciò che dovrebbe essere un DLC.

Un franchise che, tra alti e bassi, ha sicuramente tratto beneficio dai suoi DLC è Assassin’s Creed, specialmente nei suoi ultimi capitoli. Si può pensare a Jack the Ripper, in Syndicate; a The Hidden Ones, in Origins; oppure a Legacy of the First Blade, in Odyssey. Si tratta di contenuti caratterizzati dalla presenza di un’importante componente narrativa, il cui pregio è stato talvolta persino quello di mettere qualche toppa ai capitoli principali di una serie che ormai, data la sua fama, soffre in maniera preoccupante un’evidente mancanza di originalità. Per l’ultimo capitolo uscito, Valhalla, è stato recentemente annunciato Dawn of Ragnarok, incentrato sulla mitologia norrena e che si aggiungerà ai contenuti aggiuntivi già usciti: si vedrà se potrà essere ricordato tra i migliori DLC della saga.

Un altro DLC che negli scorsi anni si è distinto è The Following, add-on di Dying Light. Il titolo Techland, uscito nel 2015, forniva un open world incentrato sul genere horror e survival, trattando la storia dei sopravvissuti a un’epidemia zombie in una fittizia città turca. L’espansione narrativa introduce in particolare due novità: una nuova mappa, caratterizzata dalle ambientazioni rurali, e soprattutto una dune buggy per esplorarla, ampiamente personalizzabile. Si è trattato di un’aggiunta apprezzatissima, che ha contribuito molto a creare una fan base che ora attende con impazienza l’imminente uscita del seguito.

Infine, merita sicuramente menzione The Lost Crowns, il DLC che aggiunge tre nuovi episodi a Dark Souls II. Uscita nel 2014, l’espansione aggiunge nuove aree e soprattutto boss al gioco base, esponente di spicco degli RPG high fantasy che, con gli altri capitoli della serie, ha ispirato giochi che non a caso si definiscono Soulslike. Si tratta di un DLC talmente apprezzato da essere implementato nella versione aggiornata di Dark Souls II uscita nel 2015, Scholar of the First Sin, diventandone perciò parte integrante: anche in questo caso, un risultato non da poco per un contenuto opzionale.

2021-12-28T13:38:55+01:00

Autore:

Gabriele Aroni
Giocatore sin dai tempi in cui a stupire era la grafica di Alone in the Dark, tra un videogioco e l’altro si occupa delle recensioni su RPG Italia. Quando non gioca per piacere trova il modo di farlo per lavoro, insegnando storia del design con Assassin’s Creed II e cercando scuse accademiche per usare videogiochi un po’ ovunque, dagli ospedali alle università.