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Recensione The Witcher 2 2017-04-26T22:55:52+00:00
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    The Witcher 2

    Recensione The Witcher 2

Nel 2007 il team polacco CD Projekt RED stupì il mondo videoludico con un RPG capace di trasportare il suo pubblico in un mondo maturo, ricco di dettagli, intrighi politici e con un’enfasi notevole sulle scelte compiute durante l’avventura.
Una struttura non lineare, un lore decisamente corposo tratto dalle opere dello scrittore Andrzej Sapkowski, un mondo di gioco credibile e temi maturi furono in breve il segreto del grande successo ottenuto da questa produzione.
Inevitabilmente l’annuncio di un secondo episodio, preceduto però da diverse dichiarazioni strizzanti l’occhio al mercato console, ha scatenato l’entusiasmo ma anche le preoccupazioni dei fan che temevano di assistere all’ennesima caduta di un brand nato esclusivamente per il mondo PC.

Le paure sono però state presto cancellate: The Wicher 2 – Assassins of Kings non solo si conferma una grande produzione videoludica e ruolistica ma sancisce la definitiva ascesa dei CD Projekt nell’Olimpo delle software house.

La trama

The Witcher 2 inizia subito da dove era finito il capitolo precedente: sventato l’attentato da parte di un losco assassino probabilmente a sua volta un Witcher, Geralt di Rivia si ritrova al fianco di Re Foltest nell’inusuale veste guardia del corpo personale . Il Re di Temeria è impegnato nell’assedio del castello di La Valette, occupato da baroni dissidenti la cui speranza è sfruttare i figli illegittimi del sovrano per insidiare una nuova linea dinastica.
La scena della battaglia è a dir poco epica. Grandi baliste e macchine d’assedio sfogano l’ira di Foltest contro i difensori della fortezza. Geralt si ritrova in mezzo alla mischia e attraversando prima le mura e poi il borgo della cittadella, sfuggendo all’attacco di un drago, arriva assieme al Re alla torre dov’è custodita la prole tanto contesa.
Purtroppo per il Lupo Bianco, Foltest viene sgozzato da un assassino in combutta con gli Scoia’tael, l’esercito di nani ed elfi in lotta contro la stirpe umana.
Incastrato da un’accusa di regicidio, Geralt riesce a fuggire dalle segrete di La Valette grazie all’intercessione di Vernon Roche, capo della squadra creata da Foltest per la soppressione dei non-umani.
Desideroso di ripulire il proprio nome, il Witcher parte verso il villaggio di Flotsam per scovare Letho, il regicida.

Come per il precedente “The Witcher”, le scelte compiute nel corso della risoluzione delle quest hanno un peso notevole sull’evolversi dell’avventura. In ogni caso sono presenti due o più varianti per portare a termine gli incarichi più importanti, con conseguenze quasi sempre differenti.
Il conflitto tra i sovrani dei regni dei Nord è il tema principale del gioco, il razzismo perpetrato verso i non-umani acuisce il rischio di una guerra totale.
Molti degli episodi trattati sono senza dubbio adatti ad un pubblico maturo. Le scene erotiche si spingono ben oltre il semplice nudo integrale o sesso di coppia ( la “lesbomanzia” citata da Zoltan poi è esilarante).
Colpi di scena magistralmente orchestrati e scelte morali mai banali ditribuite lungo i tre atti di cui si compone il titolo, elevano The Witcher 2 ad un livello superiore alla media dei giochi di ruolo.

Grafica e sonoro

Altro punto di forza è decisamente il dettaglio grafico, punta di diamante degli attuali videogiochi di ruolo. Abbandonato l’ormai vetusto Aurora Engine, i CD Projekt hanno combinato tecnologie già esistenti per creare un motore grafico dalle enorme potenzialità, il Red Engine.
Paesaggi mozzafiato, un’ampiezza di visuale enorme e un una mole di dettagli a schermo semplicemente superlativa restituiscono un’esperienza visiva davvero senza paragoni.
La sceneggiatura del gioco porta Geralt a visitare località molto differenti tra loro ( il riutilizzo di modelli, aree e texture è bassissimo), tutte quante estrememente d’impatto e ad alto tasso epico.
Il numero di NPC presenti in diversi frangenti raggiunge un numero molto elevato e le texture di alta qualità contribuiscono a realizzare ambienti credibili, dal taglio quanto mai realistico.
Stilisticamente si assiste però all’utilizzo di colori più vivaci, lontani dalle tonalità grigie e decadenti del primo capitolo, ridimensionando in parte l’atmosfera dark della serie.

Ovviamente tutta questa bellezza si paga in termini di risorse hardware richieste. Complice un’ottimizzazione non proprio perfetta al momento del lancio, The Witcher 2 per essere goduto al massimo della risoluzione e del dettaglio richiede configurazioni prestanti, arrancando non poco su PC più datati. Una scheda video potente fa decisamente la differenza tra giocabilità e frustrazione nell’esser costretti ad abbassare i dettagli, circostanza che diventa obbligatoria per poter godere di una buona risposta del personaggio ai comandi del giocatore, cosa impossibile se inficiata da un basso frame rate.

Il sonoro invece risulta decisamente controverso: il doppiaggio dei personaggi lascia spesso a desiderare. Geralt ha un tono di voce piatto, mai carismatico mentre molte frasi sembrano esser state registrate utilizzando un volume troppo elevato o apparecchi non all’altezza; il suono è poco pulito.
La colonna sonora d’altra parte risolleva enormemente il comparto audio. Mai invasiva e sempre evocativa, è il perfetto accompagnamento per le gesta del Witcher.
Nel cofanetto delle versioni Premium e Collector’s del gioco è presente un CD audio contenente tutte le tracce del titolo. L’ascolto delle medesime è d’obbligo.

Combat system e crafting

All’annuncio dell’abbandono del controverso combat system di “The Wicher” i fan hanno senza dubbio gioito: basato sul dover cliccare al momento giusto il tasto sinistro del mouse per vedere seguire da Geralt le piroette più disparate, era forse l’aspetto meno riuscito del primo lavoro dei CD Projekt e affossava non poco il divertimento derivante dalle azioni bellicose.
Con The Witcher 2 il team polacco abbraccia invece un sistema action, fondato sulla pressione ripetuta e/o alternata di due solo tasti: attacco veloce e attacco potente. Consolizzazione e caduta di stile? In parte. Rimane la dicotomia tra spada d’acciaio per gli umani e spada d’argento per i mostri. Invertire il loro utilizzo conduce a scarsi risultati e morte prematura.
L’azione di gioco diventa estremamente frenetica e a volte fin troppo caotica. Un pad garantisce un’esperienza ed un feedback superiore all’accoppiata tastiera e mouse. Ciò farebbe già storcere il naso a molto PCisti integralisti. Il puntamento dei bersagli non è sempre perfetto e combinato con una telecamera a visuale semi-libera può portavi a maledire Geralt perchè all’improvviso abbia deciso di andar a menare un mob fino a quel momento inoffensivo, a causa di un rapido cambio di target.
I segni magici sono utili per sopraffare o tener a bada gruppi di nemici permettendovi di concentrarvi singolarmente su uno di essi mentre gli altri sono stati fatti volare in aria, bruciare, intrappolati o respinti da uno scudo magico. La ruota di selezione delle magie permette di passare da un segno all’altro senza però mettere in pausa l’azione di gioco ma rallentando solamente il trascorrere del tempo. Ciò rende necessario un pensiero maggiormente tattico durante l’evolversi degli scontri.

L’alchimia, la customizzazione di oggetti e personaggio e la difficoltà di gioco mettono una pezza ad una situazione che sarebbe potuta degenerare in un “ArcaniA 2” ( ci sono pure le capriole laterali…).
Andiamo con ordine. Come per il precedente capitolo, distillar pozioni assume un ruolo fondamentale nel garantire la sopravvivenza negli scontri. Aggiungendo l’impossibilità di bere infusi curativi durante i combattimenti, si capisce che pianificare attentamente le schermaglie sia il vero segreto per sopravvivere alle sfide della Via del Witcher.
Sono disponibili diverse ricette per preparare pozioni con malus e bonus. Senza di esse a livello normale ( in certi frangenti) e difficile ( quasi sempre) diventa impossibile sopravvivere.

Lo sviluppo di Geralt sblocca nuove mosse, statistiche migliorate e abilità in combattimento. Particolarmente carine le combo finali disponibili dopo aver generato il giusto quantitativo energia pestando più nemici possibile. Animazioni di prim’ordine rendono i volteggi del Witcher realistici e allo stesso tempo spettacolari, senza però sforare nel ridicolo con salti da supereroi ( ogni riferimento a Dragon Age 2 è puramente casuale).

Il crafting offre una garanzia in più per eccellere in battaglia. Creando armature, armi, bombe e trappole ( finalmente in buona quantità e varietà) si acquisisce un vantaggio non indifferente sul campo di battaglia, di nuovo fondamentale ai livelli di difficoltà più elevati come per l’alchimia.
Combinando diversi elementi come cuoio, trofei ottenuti dall’uccisione di mostri, placche metalliche ecc. è possible creare una vasta varietà di componenti per l’equipaggiamento che garantiscono una maggiore personalizzazione del proprio Geralt.

Elementi ruolistici

Si dice che gli RPG debbano vertere su tre elementi fondamentali per esser considerati tali: personalizzazione del personaggio, esplorazione e scelte coerenti e vincolanti.

 

The Witcher 2 limita fortemente il primo di questi fattori per la natura stessa della saga: essendo basata sulle avventure di Geralt di Rivia, non sarebbe logico snaturare l’universo creato da Sapkowski inserendo una figura inedita.
Tuttavia la possibilità di sviluppare il proprio Witcher rimane notevole. Sono disponibili tre scuole di abilità: segni, spadaccino e alchimia. Prima però occorrerà concentrarsi sull’addestramento di base dei Witcher che fornirà le capacità elementari di combattimento.
Per progredire in uno dei tre alberi occorre selezionare un’abilità partendo dal basso ( ognuna ha poi due livelli di apprendimento) e sbloccare così il percorso verso i rami più alti, sempre più potenti e in grado di ospitare l’inserimento di sostanze mutagene le quali migliorano ancor più le prestazioni di Geralt.
Nella comune esperienza di gioco è impossibile ottenere la piena padronanza di più di uno di questi alberi. Bisognerà quindi scegliere se specializzare Geralt in un solo albero comprendone ogni ramo oppure distribuire i talenti per ognuno dei tre percorsi disponibili per creare un personaggio ibrido. Questa scelta però si rivela dannosa ai livelli di difficoltà maggiori perchè di fatto si ottiene un personaggio monco. Il fatto poi che ogni abilità possa essere appresa due volte e la seconda volta vengano sbloccati effetti superiori, rende ancor meno attraente l’idea di spargere casualmente i talenti.

L’esplorazione migliora tantissimo rispetto al primo capitolo, le zone aumentano di dimensione e interattività facendo pensare a tratti di esser davanti ad un RPG free-roaming. Rimangono tuttavia dei limiti imposti probabilmente dalle scelte di progettazione dei CD Projekt e dalle risorse richieste dal RED Engine: non è possibile arrampicarsi su sporgenze e simili se non premento il pulsante sinistro del mouse quando compare il corrispondente indicatore su schermo. Lo stesso vale per saltare da una sporgenza all’altra. Sono presenti barriere invisibili che impediscono al giocatore di avventurarsi per esempio in acqua o oltre certi confini ambientali.
I caricamenti presenti al passaggio da un’area all’altra sono stati rimossi, o meglio nascosti sapientemente obbligando Geralt ad eseguire una particolare animazioni aprendo determinate porte poste strategicamente in diversi punti dei livelli. La percezione da parte dell’utente è praticamente nulla dando l’impressione di esser davanti ad un mondo in streaming.
I paesaggi e la bontà grafica del titolo fanno però dimenticare queste magagne e un level design di prim’ordine unito a una varietà di modelli, texture e ambientazioni noteveole , invogliano a perdersi nelle foreste di Flotsam o tra le case di Vergen, la città dei nani.

Le scelte sono invece il vero punto di forza del gioco, capaci di garantire immersività e una longevità veramente esagerate. Se tra dieci anni ricorderemo ancora questo capolavoro degli RPG, sicuramente sarà per la grande enfasi posta sulla libertà di arbitrio offerta al suo pubblico.
La storia viene letteralmente plasmata dal giocatore. I CD Projekt forniscono varie linee guida attraverso le quali è possibile costruire la propria esperienza, il carattere e l’evolversi di Geralt di Rivia.
Basti pensare che al termine del primo atto una semplice scelta determinerà non solo il compagno a voi più vicino durante i due successivi capitoli ma anche storia e quest che dovrete affrontare, cambiando radicalmente lo svolgimento della narrazione.
A partire da quel punto The Witcher 2 si ramifica in due canovacci che starà poi al giocatore riempire con le proprie decisioni e conferimenti di potere agli schieramenti coinvolti.
La possibilità di rigiocare il titolo è quindi notevole.
Il diario, scritto di fatto da Dandelion, è una vera e propria chicca, forse uno dei più belli mai visti in un gioco di ruolo.

Non tutto è perfetto però…

Come ogni videogioco però The Witcher 2 ha dei difetti. In primis i menù: pensati per una navigazione basata sull’utilizzo di pad e non di mouse e tastiera, si rivelano decisamente macchinosi e scomodi. I font utilizzati sono poi troppo piccoli per schermi di grosse dimensioni.
Le sequenze interattive che prevedono il click compulsivo del tasto sinistro del mouse sono una contaminazione decisamente scocciante del mondo console con un contributo al gameplay nullo se non negativo.
Il sistema di targeting dei nemici è da rivedere, spesso cambia improvvisamente bersaglio per un movimento errato del mouse.
L’ottimizzazione del gioco su macchine più datate lascia a desiderare: la differenza tra qualità bassa e media è notevole, le texture sgranano parecchio seppur i benefici in termini di frame siano veramente risicati.
All’uscita del gioco nei negozi CD Projekt ha poi fallito completamente nel garantire un buon supporto online: i server sovraccarichi, l’approssimazione nel creare codici di attivazione non sempre chiari hanno impedito a molti giocatori di godere serenamente da subito di questo titolo tanto atteso e di usufruire dei DLC disponibili al day-one.
La varietà di mostri è nella norma tuttavia fortemente migliorabile perchè spesso ci si ritrova a massacrare le stesse ondate di mob diverse volte. I trofei rilasciati sono poi in quantità sovrabbondante rispetto alle necessità del gioco.
Qualche piccolo appunto anche alla difficoltà del gioco che a livello facile e normale inizia con un buon tasso di sfida, a seconda delle capacità del giocatore, per poi calare vistosamente verso la metà del secondo atto quando si rende disponibile dell’equipaggiamento superiore.

DATI DEL GIOCO

Piattaforme: Windows, Linux, Mac OS, PlayStation 3, Xbox 360

Sviluppatore: CD Projekt RED

Distributore: Bandai Namco Entertainment

Data di uscita: 18/12/2018

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