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Recensione Tom Clancy’s The Division 2016-11-27T11:24:04+02:00
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    Recensione Tom Clancy’s The Division

Tutto ha inizio durante una delle più famose giornate d’America dedicate agli acquisti folli, ovvero il Black Friday, nel quale tantissime persone della città di New York, e non solo, acquistano i più disparati articoli utilizzando le consuete banconote, senza quasi far caso all’innumerevole passaggio di mano in mano di queste ultime. Tuttavia nessuno sospetta minimamente cosa si celi su questi piccoli ritagli cartacei, ma lo scoprirà purtroppo presto.

Scemata l’iniziale frenesia di acquisti sempre più cittadini nei giorni seguenti ai saldi invernali iniziarono ad ammalarsi, con sintomi all’apparenza simili a una prematura influenza stagionale. Ben presto l’ipotesi di un male di stagione venne accantonata e fece per la prima volta la comparsa tra i notiziari la parola vaiolo. I primi morti non tardano ad arrivare, così come l’impossibilità di fermare il diffondersi di questa malattia, dai sintomi e dalla mortalità maggiori rispetto a un consueto virus.
La situazione precipitò ancora di più quando i servizi primari, come acqua e corrente elettrica, vennero interrotti, la popolazione indignata scese per le strade e alcuni approfittarono del caos per effettuare i primi saccheggi.
Per le strade di New York scoppiò inevitabilmente la guerriglia urbana e neanche la Guardia Nazionale scesa in campo riuscì più a contenere la situazione.

Con l’isola di Manhattan ormai nel caos più totale e tagliata fuori dal mondo venne così attivata la Divisione, un’agenzia governativa segreta composta da un’élite di professionisti costituita per affrontare ogni tipo di minaccia e di cui fanno parte all’apparenza delle persone che svolgono una vita normale, almeno finché non vengono richiamate al proprio dovere.
Una volta attivati gli agenti della Divisione sono al di sopra di qualsiasi ordine o grado che non faccia parte della loro organizzazione.

Il giocatore impersona uno di loro: l’ultima speranza di fermare le bande criminali, e peggio ancora, che scorrazzano indisturbate tra le strade di New York City e di salvare ciò che rimane della popolazione ormai condannata a una morte per via della pandemia o per mano di persone senza scrupoli.

Ma sarà effettivamente possibile arrestare questo virus, ormai noto come il “veleno verde”, che sembra essere stato creato a tavolino nella sala di un laboratorio e riportare l’ordine in una metropoli ormai data per spacciata da tutti?

Primi minuti di gioco

I primi minuti di gioco di Tom Clancy’s The Division saranno impiegati principalmente dal giocatore per creare il proprio agente attraverso un variegato editor, non tanto complesso e curato come ci si può aspettare da un MMO con elementi da gioco di ruolo, ma neanche così poco articolato.
Sarà possibili infatti scegliere tra vari modelli pre-impostati le fattezze principali e il sesso del proprio alter ego, modificandone attraverso varie opzioni il taglio di capelli, la tonalità della pelle e il colore dell’iride. Aggiungendo in seguito cicatrici, tatuaggi, piercing e occhiali.

Nonostante le molteplici opzioni, durante l’avventura tra le strade di New York si potranno incontrare alcuni cloni tra i vari agenti della Divisione, visto il fatto che non è possibile modificare i tratti somatici di questi ultimi; un aspetto che avrebbe senz’altro fatto piacere ai giocatori se fosse stato introdotto da Massive e avrebbe alzato l’asticella del realismo, togliendo di conseguenza il fastidioso senso di dèjà vù.

Una volta completata la customizzazione del proprio alter ego inizierà un breve tutorial per introdurre il giocatore nelle meccaniche principali di The Division, ovvero gli scontri a fuoco. Il feeling che si percepisce con le armi è immediatamente positivo e realistico, nel quale si può notare fin quasi dalla prima ora di gioco il grande lavoro compiuto da Massive Entertainment dietro a questa feature.

Il primo compito dell’agente sarà quello di rendere sicuro il quartiere di Brooklyn, nel quale si sono ammassate le forze della seconda ondata della Divisione e quelle di supporto della JTF (Joint Task Force), composte quest’ultime da membri delle forze dell’ordine, dell’esercito e di organizzazioni mediche, per poi poter portare soccorso a quelle stanziate nell’isola di Manhattan.
Durante questa fase si potrà inoltre prendere confidenza abbastanza rapidamente con le varie meccaniche di gioco attraverso le prime missioni secondarie e principali, nonché iniziare a conoscere uno dei personaggi chiave, l’agente Faye Lau, e l’autentica situazione di Manhattan.

Situazione disperata nella quale si sono persi i contatti ormai da tempo con gli agenti che fanno parte della prima ondata, a cui si aggiunge l’improvvisa e sospetta morte dei vertici della Divisione in stanza a New York e le rimanenti forze della JTF stanziate nell’isola ormai allo sbando.

Gunplay e Arsenale

Tom Clancy's The Division - Recensione 05Il gunplay è uno dei punti forti di Tom Clancy’s The Division. Estremamente curato dagli sviluppatori si basa principalmente sulle coperture dalle quali il giocatore dovrà fare fuoco dopo aver individuato un’adeguata posizione di tiro, sfruttando inoltre il momentaneo effetto sorpresa sui nemici.
Affrontare a viso aperto questi ultimi a parità di livello con quello dell’agente, o per di più a livello superiore, porterà a una morte rapida. Sopratutto se si affrontano determinati avversari o boss, sia nelle prime ore di gioco che per tutta la partita.

Massive ha curato magistralmente le coperture dedicando, in più, solamente un comando per passare da un riparo all’altro. Feature utile per organizzare al meglio la propria strategia negli intensi scontri contro i boss di gioco, nei quali una minima distrazione potrebbe costare cara.

Benché di base la formula “copertura, punta e spara” si ripeta durante tutto il titolo, l’IA dei nemici riesce in più occasioni e abbastanza bene a smorzare la ripetitività cercando, in proporzione al livello e al grado dell’avversario di turno, di far uscire il personaggio dal proprio riparo o di tenerlo sotto pressione con lunghe raffiche di fuoco, collaborando al contempo con i vari nemici nelle vicinanze.
Il tutto per costringere il giocatore a muoversi per non essere facilmente sopraffatto, di conseguenza aumentando l’adrenalina negli scontri a fuoco, che altrimenti sarebbero stati noiosi.

The Division è prettamente un TPS (Third Person Shooter), infatti può vantare un nutrito arsenale composto da mitra, mitragliatori, fucili d’assalto, di precisione, shotgun e pistole. Le armi sono caratterizzate da un determinato rateo di fuoco, capienza del caricatore, precisione, rinculo, gittata e velocità di ricarica. Inoltre sparare anche con armi appartenenti alla stessa categoria può dare una sensazione diversa, ma sempre realistica alle caratteristiche, peculiari e non, dell’arma: gli shotgun con un caricatore più capiente o quelli con un volume di fuoco più alto ma con soli due proiettili in canna daranno un feeling diverso.

Proprio all’insegna del realismo impiegare un’arma non adatta alla posizione di tiro in cui si trova il proprio agente può condizionare l’evolversi dello scontro e in alcuni casi portare alla sconfitta. Utilizzare uno shotgun per colpire un nemico dalla distanza risulterà estremamente inefficace, Tom Clancy's The Division - Recensione 07così come impiegare un fucile di precisione per gli scontri ravvicinati. Trasportare un arsenale equilibrato permetterà al giocatore di gestire in maniera ottimale la maggior parte delle scontri.
Sempre in ambito di realismo Massive ha inoltre introdotto la simulazione in-game del tremolio della mira, dovuto alla respirazione del protagonista, il quale si avverte maggiormente al di fuori dei ripari. Il tremolio ricopre un ruolo importante sopratutto quando si utilizzano delle armi a lunga gittata.

A rendere gli scontri a fuoco ancora più immersivi e convincenti, si unisce la possibilità di distruggere alcuni elementi dello scenario di gioco. Capiterà infatti di colpire alcune auto nel bel mezzo degli scontri a fuoco, fonte primaria dei ripari in The Division, causando scoppi dei pneumatici o la distruzione dei finestrini. Anche i muri e le colonne, insieme alle vetrine, insegne e scatole di legno subiranno dei danni una volta colpite.

Il mondo di gioco

Tom Clancy's The Division - Recensione 16Il mondo di gioco di Tom Clancy’s The Division non si estende per tutta l’isola di Manhattan, ma per una vasta porzione, orizzontale, situata poco a sud della celebre area verde di Central Park.

Gli ambienti di gioco non comprendono solo le molteplici strade di New York, ma anche i tunnel della metropolitana e delle fogne, insieme ai vicoli, all’interno degli edifici, alle terrazze e ai tetti.
Ogni ambiente è stato magistralmente realizzato dal team di Massive e arricchito da svariati elementi dello scenario, come l’onnipresente spazzatura, gli scaffali saccheggiati e all’immancabile passaggio del veleno verde caratterizzato da una fila di cadaveri, per rendere il tutto ancora più credibile.

L’attenzione maniacale per riprodurre realisticamente quello spaccato di New York City in cui si svolgono le vicende del proprio agente si può notare fin da subito, con la caratterizzazione dei vari quartieri: da quello prettamente popolare di Hell’s Kitchen caratterizzato dalle tipiche abitazioni dai mattoni rossi, al quartiere appartenente alla classe d’èlite di Turtle Bay.
Tuttavia capiterà più volte di vedere gli stessi elementi dello scenario, come casse o sedie, utilizzati in diversi ambienti; benché più volte utilizzati, tali oggetti saranno sempre inerenti al contesto dell’edifico e della zona.

La minuziosa esplorazione di questi ambienti verrà sempre ricompensata attraverso la scoperta di qualche segreto, oggetto o cassa dell’equipaggiamento, invogliando il giocatore a controllare ogni angolo per non lasciarsi sfuggire un potenziale tesoro.

Tom Clancy's The Division - Recensione 14I vari quartieri saranno inoltre caratterizzati da graffiti, simboli e bandiere in base alla fazione che vi si è stanziata, in modo da permettere a un giocatore attento di capire con chi si dovrà scontrare e prepararsi di conseguenza.

Il mondo di gioco è in più vivo e in movimento. Si potranno vedere pattuglie di nemici che si scontrano tra di loro in base alla fazione di appartenenza, o contro la JTF, così come si vedranno per le strade molteplici civili che svolgono varie attività caratterizzate da alcune scene random ripetute all’infinito: come quella dei rivoltosi che spogliano un cadavere, dei cittadini che litigano per un pezzo di cibo o che tentano di scassinare un auto.
Qui viene a galla il vero tallone d’Achille di The Division, la ripetitività, in quanto le scene realizzate dal team sono limitate e il senso di dèjà vù si farà sentire abbastanza spesso.

Il completamento delle varie missioni e incarichi avrà delle ripercussioni anche sulle frasi espresse dai cittadini e dai soldati della JTF al passaggio del proprio agente, elogiandolo per questo o quell’incarico portato a termine.

Una parentesi va aperta in questo caso per segnalare, anche qui, la ripetitività dei contenuti e degli incarichi, sia all’interno delle missioni secondarie che in alcuni casi in quelle principali, benché sia le prime che le seconde si evolvano progressivamente in complessità durante la partita.
La liberazione di ostaggi si ripeterà, nelle missioni secondarie, sempre con lo stesso schema e durante lo svolgimento di una determinato tipo di side mission ho inoltre notato la ripetizione, parola per parola, di una stessa frase pronunciata dai nemici per iniziare lo scontro.
A lunga andare tutto questo annoia e irrita, sia quando si svolgono lunghe sessioni di gioco che quando si è ormai in una fase avanzata dello stesso. Durante lo svolgimento delle “indagini” si riesce tuttavia a spezzare un po’ la routine di sparatorie, benché questo tipo di missione si svolgono ugualmente con il medesimo schema.
Ridimensionare la mappa e variare gli incarichi avrebbe senz’altro giovato a questo TPS/MMO con elementi da gioco di ruolo, sia nel gameplay che nel voto finale.

Altre due aree sono degne di nota nel mondo di gioco: la Zona Nera, che tratteremo in seguito, e la base operativa. Quest’ultima ricopre un ruolo abbastanza importante all’interno di The Division, permettendo al giocatore di ampliarla investendo una determinata quantità di risorse con le quali potrà, sbloccando un determinato reparto, avere dei bonus abbastanza concreti e visibili, come nuovi rivenditori o abilità.

La Zona Nera

Tom Clancy's The Division - Recensione 17Questa particolare area è il punto zero in cui si è per la prima volta diffusa la pandemia e nel quale la cittadinanza è stato colpita più duramente.
L’esercito ha inizialmente tentato di arginare il diffondersi del veleno verde innalzando un muro di contenimento, ma alla fine ha ceduto all’evidenza ritirandosi dall’area il più in fretta possibile. Lasciando nella zona il proprio prezioso equipaggiamento alle bande criminali e agli agenti della Divisione, entrambi alla ricerca di un ricco bottino nonostante la consapevolezza dei pericoli che si celano nella Zona Nera.

La Zona Nera, prettamente incentrata sul multigiocatore, è una corposa area della mappa di The Division che può essere considerata come un gioco nel gioco, in quanto dotata di un proprio accumulo di esperienza e conseguente avanzamento di livello, staccato dal resto del titolo.

La sua funzione primaria è quella di fornire un equipaggiamento di alto livello al giocatore e nulla di più. Quest’area è caratterizzata anche da particolari meccaniche di gioco, come gli scontri PvP e le varie estrazioni: i primi si svolgono quando un agente guidato da un giocatore decide di attaccare i propri colleghi, diventando di conseguenza un traditore meglio conosciuto come “rogue”. I rouge possono attaccare, ed essere a loro volta attaccati dagli altri giocatori umani, in cambio di un quantitativo di esperienza, di crediti utilizzabili solamente nella Zona Nera e del bottino accumulato dal malcapitato giocatore umano abbattuto. Tuttavia rispetto alla beta Massive ha innalzato la penalità per chi tenta di intraprendere questa via e viene ucciso. Penalità alle volte superiore alla maggior parte del bottino che si può accumulare come agente traditore; i secondi invece si svolgono solo in determinate aree all’interno della Zona Nera e servono, come suggerisce il nome, a estrarre il bottino contaminato trovato all’interno di quest’ultima area. Tuttavia prima di caricare il proprio pacco nell’elicottero dalla JTF si dovrà affrontare, nove volte su dieci, un corposo assalto nemico. Durante queste fasi un pizzico di fortuna e buonsenso non farà mai male. Una volta che il carico sarà al sicuro il giocatore potrà prelevarlo da apposite casse sparse per i vari rifugi e nella base, utilizzandolo come meglio crede.

Nonostante la Zona Nera sia fine a sé stessa e completamente staccata dalla main quest, la corposa dose di adrenalina che si prova nell’attraversarla con un bottino di tutto rispetto e guadagnato con fatica, magari collaborando con un agente momentaneamente non ostile, ma che potrebbe tradire la causa della Divisione da un momento all’altro, in più scontrandosi con nemici veramente ostici capaci alle volte di uccidere con un singolo colpo, spezza egregiamente la routine del resto del gioco.

Elementi da gioco di ruolo? Sì, eccoci.

In Tom Clancy’s The Division sono effettivamente presenti vari elementi da gioco di ruolo, lo stesso gameplay è profondamente legato all’accumulo di esperienza, da abilità e statistiche, nonché dai vari livelli che caratterizzano, non solo il protagonista, ma anche le armi, l’equipaggiamento e tutti i nemici.

Come in un qualsiasi gioco di ruolo affrontare un nemico di livello superiore sarà una sfida ardua, che sfocerà in una sconfitta certa quando si andranno ad affrontare, in The Division, nemici di cinque livelli superiori al proprio agente. Il grado di sfida rimane abbastanza elevato anche quando si affrontano nemici di pari livello. Inoltre impiegare un equipaggiamento di livello inferiore negli scontri con questi ultimi avversari, si farà sentire in termini di danni minori e non solo.

In The Division si potrà accumulare esperienza abbattendo i vari nemici, completando sia missioni principali che secondarie e scoprendo alcuni segreti sparsi per New York. Dopo aver accumulato un tot di punti esperienza l’agente salirà di livello, permettendo di conseguenza al giocatore di accedere a un migliore equipaggiamento e abilità. Le abilità saranno legate al gameplay e importanti per quest’ultimo, in quanto permetteranno al proprio personaggio di specializzarsi in un determinato campo, tra medico, tecnologico e di sicurezza o di equilibrarsi tra due di essi, in modo da avere dei vantaggi specifici in battaglia: ad esempio una cura istantanea o l’aumentare del danno dei colpi critici.

Il proprio agente, così come le armi e l’equipaggiamento, è legato anche a determinate statistiche. Non quelle tipiche dei RPG old school, ovvero “forza” o “costituzione”, ma ugualmente importanti e influenti nel gameplay, le quali sono divise in tre differenti rami: arma da fuoco, vigore ed elettronica.
Alzare progressivamente il valore di queste tre statistiche, attraverso un equipaggiamento sempre migliore, permetterà di aumentare i danni inflitti ai nemici tramite le armi e le abilità, nonché di sbloccare gli “attributi” delle armi da fuoco e pezzi dell’equipaggiamento di alto livello.

Queste ultime infatti sono caratterizzate da specifiche abilità, note come “talenti”, che possono essere attivati grazie al raggiungimento di un certa cifra nelle tre precedenti statistiche. Ogni arma, anche se identica a quella già posseduta, potrà avere dei talenti completamenti diversi. Essi andranno ad aumentare, per esempio, la precisione nelle lunghe sventagliate di un mitragliatore pesante o riempire completamente un caricatore a determinate condizioni; solo per toccare la punta dell’iceberg.

La personalizzazione del proprio agente e del proprio arsenale è un altro dei punti di forza di The Division e tipicamente presente nei giochi di ruolo. La personalizzazione si estenderà a vari pezzi dell’equipaggiamento, come giubbotti anti-proiettile o zaini, solo per citarne alcuni, ognuno dei quali avrà delle proprie statistiche che andranno a potenziare quelle del protagonista, nonché a modificarne l’aspetto esteriore.
Attraverso l’aggiunta di silenziatori, caricatori particolari, impugnature o mirini, si potranno cambiare e potenziare radicalmente le proprietà di un’arma e in misura minore anche di un pezzo dell’equipaggiamento.

Oltretutto i nemici di Tom Clancy’s The Division sono caratterizzati da un proprio livello, grado, classe e fazione di appartenenza. Con il proseguire della storia e in base alla zona, gli avversari saranno caratterizzati da livelli via via superiori; aspetto interessante utilizzato da Massive per non precludere “fisicamente” fin dall’inizio alcuna area della mappa di gioco.

Il grado dei nemici è diviso principalmente in: normali, veterani ed elite; le classi invece variano da corpo a corpo, lanciafiamme, medico, ingegneri, cecchini, media distanza e ravvicinata. L’IA degli avversari varierà sopratutto in base a queste ultime due feature.
I nemici corpo a corpo e lanciafiamme tenteranno sempre di avvicinarsi il più possibile, per stanare dal riparo l’agente, in modo da permettere ai cecchini di finire il lavoro. Oppure gli ingegneri non si faranno scrupoli a impiegare torrette automatiche per tenere il protagonista sotto pressione.

Ogni fazione avrà inoltre delle esclusive classi di nemici: i Purificatori saranno gli unici equipaggiati con il lanciafiamme in linea con il proprio lore; l’Ultimo Battaglione invece, come organizzazione militare, potrà permettersi di impiegare il meglio del meglio.
Più sarà elevato il grado più i nemici saranno reattivi nel proprio ruolo; anche se in alcune circostanze l’IA che gestisce i nemici in The Division lascia un po’ a desiderare, facendoli incappare nello loro stesse trappole o esporre quando non dovrebbero.

Una parentesi va inoltre aperta per i capi della varie fazioni di gioco. Massive poteva senz’altro osare rendendoli alquanto più presenti all’interno della main story, invece di trattarli, quasi, alla stregua di semplici boss di alto livello senza una propria storia alle spalle. Più missioni incentrate su di essi avrebbero fatto affezionare i giocatori e gustare di più lo scontro finale.
Aspetto invece curato per quanto riguarda i membri della JTF che forniscono gli incarchi al proprio agente, con una personalità ben curata e mai ripetitiva, diversamente da come accade con le loro fattezze fisiche.

Purtroppo va inoltre detto che le feature da gioco di ruolo non si estendono in nessun modo alla storia principale di The Division, a dir poco lineare e in alcuni tratti priva di spessore, benché capace di regalare qualche colpo di scena di un certo impatto.
Oserei aggiungere che se Massive avesse introdotto dei bivi narrativi, inerenti alla trama apocalittica e alle tematiche mature trattate nel titolo, The Division sarebbe potuto essere considerato un vero e proprio RPS. Ma così non è stato.

Grafica, sonoro e localizzazione italiana

Grazie al motore grafico “SnowDrop” impiegato esclusivamente in Tom Clancy’s The Division, la grafica di questo TPS/MMO è estremamente curata e dettagliata. Capace di rappresentare al meglio e realisticamente tanto le tormente di neve, le fonti di luce, le esplosioni, la nebbia, i raggi crepuscolari, quanto il semplice, si fa per dire, vapore scaturito dalla canna dell’arma surriscaldata dopo un lungo utilizzo e il tremolio dell’aria intorno a essa.
Un vero piacere per gli occhi, sopratutto a settaggi alti, che danno il meglio di sé nella rappresentazione della neve.

Anche il comparto sonoro è ben curato sotto tutti gli aspetti: dagli spari isolati a lunghe raffiche di fuoco, dal latrare dei cani in lontananza al passaggio di un jet. Inoltre la colonna sonora ben si sposa con il lore e gli ambienti di gioco, lasciando il compito ai suoni ambientali di incorniciare la desolante Manhattan e sapendo esaltare magistralmente alcuni momenti chiave, come gli scontri.

La localizzazione italiana è stata ben realizzata, così come il completo doppiaggio audio, benché agli ascoltatori più attenti capiterà di riconoscere la voce di alcuni doppiatori in più occasioni impiegate nel dare vita a diversi personaggi e nemici. Inconveniente che non accade mai con i personaggi principali e con il protagonista in quanto, nel suo caso, non proferirà parola per tutto il gioco.

Anche nella Divisione sono presenti i bug? Già proprio così

The Division non è particolarmente afflitto da bug importanti. Tuttavia i pochi che ho incontrato durante la mia avventura riguardavano alcune missioni secondarie e una principale: i primi non mi hanno permesso di completare tale missione, i secondi mi hanno costretto a ri-iniziare la missione principale, fortunatamente il bug si è presentato in quell’occasione nelle fasi iniziali della quest.

Va inoltre menzionata l’impossibilità da parte di realizzare qualsiasi tipo di video in-game utilizzando la tecnologia ShadowPlay di Nvidia. I bug legati ai driver grafici si fermano però qui.

Conclusioni

Nonostante la quasi nauseante ripetitività dei contenuti, la main story alquanto insipida, breve, che tuttavia saprà regalare qualche colpo di scena di spessore, circondata inoltre da un lore di tutto rispetto apprezzabile in via opzionale attraverso alcuni file audio e video in cui si potranno vedere vari spaccati della vita quotidiana della metropoli, la presenza di alcuni bug anche in una missione principale e la veloce e fuggevole presenza dei boss chiave nella storia, le conclusioni finali riguardanti The Division sono positive.

Il gunplay estremamente curato, così come la grafica e il comparto sonoro, la variante di gameplay data dalla Zona Nera, il divertimento scaturito da dover affrontare le missioni in compagnia di più amici, anche se è godibile in solitaria, l’evolversi del titolo anche dopo la conclusione della main quest, benché i contenuti non varieranno di molto, e sopratutto il profondo legame a vari elementi da gioco di ruolo, rendono Tom Clancy’s The Division un buon videogioco.

In breve un singolare mix tra meccaniche da sparatutto, da multigiocatore e da gioco di ruolo.

Altre immagini del gioco

IL VERDETTO

7.5
A CHI POTREBBE PIACERE?
Piacerà a chi non farà caso alla ripetitività dei contenuti e alla main quest priva di spessore, gustandosi, con una grafica mozzafiato, il singolare mix di meccaniche da TPS, MMO e da RPG.
PRO
  • Gunplay estremamente curato, così come grafica e sonoro
  • Profondamente legato ad alcuni elementi RPG
  • Singolare e appropriato mix di varie meccaniche: TPS, MMO e RPG
  • Main quest con colpi di scena di un certo effetto
  • Apprezzabile in singolo, ma meglio se in compagnia
CONTRO
  • Nauseante ripetitività dei contenuti
  • Main quest breve e priva di spessore
  • I boss chiave potevano essere più presenti nella main quest
  • Presenza di bug nelle quest secondarie e raramente in quelle principali

DATI DEL GIOCO

Piattaforme: Windows, PlayStation 4, Xbox One

Sviluppatore: Massive Entertainment

Distributore: Ubisoft

Data di uscita: 08/03/2016

Sito Ufficiale

Spazio dedicato nel forum

PEGI: 18+

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Matteum Primo

Nutro sin dall'infanzia una smodata passione per l'universo dei videogame. In passato ho giocato alle vecchie glorie dei JRPG, come Legend of Dragoon e Final Fantasy IX.


Di recente invece mi sono dilettato tra vari ARPG come The Witcher 3: Wild Hunt (epico!), rimanendo tuttavia sempre alla ricerca di un titolo che colmi la mia inesauribile fame di fantascienza, RPG e azione. Mass Effect ci era riuscito a suo tempo, ma attendo con ansia Cyberpunk 2077!


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