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Recensione Le Cronache di Myrtana: Archolos 2022-11-28T21:37:24+01:00

È indiscutibile che Le Cronache di Myrtana: Archolos, pur essendo una total conversion amatoriale, splende di luce propria e può essere serenamente annoverata tra i migliori Action RPG degli ultimi decenni.
Purtroppo la perfezione non esiste e anche questa meraviglia presenta qualche ingenuità e alcuni limiti dovuti soprattutto al fatto di basarsi sull’antico motore grafico di Gothic 2, ossia su una struttura vecchia di oltre vent’anni.
È comunque incredibile che un’opera di queste dimensioni e di questa qualità provenga da un piccolo e sconosciuto team polacco (The Chronicles Of Myrtana Team) e che sia totalmente gratuita per chi possiede il gioco base. Stiamo parlando di un degno erede del sommo secondo capitolo della saga, che con quello condivide pregi e pecche.
Il motore grafico, in particolare, consente le visuali sconfinate che tanto ci impressionarono nel lontano 2002, ma si porta dietro anche i limiti che all’epoca erano imposti dalla scarsa potenza dell’hardware. Sarà quindi preferibile evitare di avvicinare troppo la camera ai personaggi e giocare con la visuale in prima persona.
Il corpo dei personaggi infatti è composto da pochi poligoni cui sono state sommariamente appiccicate delle texture, i volti sono grossolane maschere applicate su semplici prismi e lo stesso vale per le mani e le altre parti del corpo. Le animazioni restano legnose e primitive, la camminata ha quell’andamento un po’ comico e infantile che però, già nei primi Gothic, finiva per diventare un tenero tratto distintivo.
In compenso Archolos è una versione molto pesantemente modificata del motore originale, con ambienti sufficientemente dettagliati per restituire le atmosfere immersive e spettacolari che tanto ci impressionarono due decenni fa.

L’ampio respiro di certi scenari è ancora impressionante

La mappa dell’Isola

Inoltre si può ricorrere a una formidabile applicazione che consente di giocare in 4K, usare il fantomatico ray tracing e altre “diavolerie moderne”. Così facendo tutte le possibili opzioni grafiche possono essere regolate con estrema precisione anche in funzione della potenza dell’hardware. Attenzione però: con tutte le impostazioni al massimo il vecchio motore grafico diventa pesantissimo.
Archolos va giocato rigorosamente con mouse e tastiera anche se, con appositi programmi, sarebbe possibile configurare un pad visto che l’interfaccia è minimale e non sono mai richiesti virtuosismi da pianista.
Al di là dei limiti visivi e tecnici siamo comunque davanti a un gioco enorme che offre un’esperienza straordinaria sia sul piano narrativo che per l’immane quantità di ruolismo che trasuda da ogni pixel.
La vicenda si svolge su un’ isola cui approda un barcone di rifugiati in fuga dalla loro terra natale conquistata dagli Orchi. Le prime ore di gioco fungono da semplice tutorial, la grandezza del gioco si manifesta successivamente e progressivamente, soprattutto da quando il nostro eroe riuscirà ad accedere alla capitale.
Marvin, il protagonista, è una versione ringiovanita dell’”Eroe senza nome” dei Gothic originali. Anche lui all’inizio è il classico perdente, un debole che, sudando sangue, riuscirà a evolvere in eroe di formidabile potenza. Ma da subito si nota che è arguto, a volte addirittura caustico e con un formidabile senso pratico. In definitiva: la simpatia del protagonista è tanto travolgente da “costringerci” a immedesimarci in lui.
Le dimensioni dell’isola sono abbastanza ridotte ma la densità di luoghi e occasioni è altissima.

La quest principale è lunghissima, appassionante e costellata di sorprese, anche se la soluzione finale è pressoché univoca e con limitate varianti nella sorte degli altri personaggi più importanti, le nostre scelte ne modificheranno profondamente lo svolgimento.
Come da tradizione nei Gothic, per esempio, la scelta che faremo aderendo a un determinato gruppo implica una lunga serie di quest specifiche del tutto diverse da quelle dell’altro. A qualcuno potrà dispiacere che in tutta la prima metà del gioco saremo portati a sviluppare forza e destrezza in quanto le arti magiche cominceranno a essere disponibili solo in un secondo tempo.
Le missioni secondarie sono in numero enorme (oltre centosettanta)  e spuntano, spesso inaspettatamente, in ogni angolo della mappa. Alcune sono molto brevi, altre lunghissime ed articolate, altre non documentate, ma il loro livello varia da “interessante” a ’”eccellente” e raramente sono banali. Come se non bastasse, la lunga avventura è ulteriormente arricchita da incontri (più o meno) casuali (oltre duecento). Tutto comunque è sempre molto divertente.

Purtroppo ci capiterà di imbatterci in questo balordo dal nome decisamente onomatopeico

Inoltre può avvenire, sorprendentemente, che vicende apparentemente e frettolosamente concluse in un determinato capitolo riprendano vita in uno successivo con nuovi e imprevedibili sviluppi, riportando dall’oblio personaggi che non si immaginava di incontrare un’altra volta.
Quest’altro eccellente espediente narrativo è tra gli elementi che contribuiscono a scatenare il completismo più esasperato. Quindi non solo dovremo “parlare con tutti”, ma ci troveremo, con la “fame” di nuovi eventi, volenti o nolenti, a effettuare pellegrinaggi magari infruttuosi tra personaggi già conosciuti e luoghi già visitati.
Analogamente, complici l’inventario infinito e la cronica inadeguatezza del protagonista nelle prime fasi del gioco, saremo portati a frugare ovunque nella ricerca più compulsiva di piante, pozioni, vivande, armi più potenti, monete d’oro ecc..
Uno dei tanti aspetti miracolosi di Archolos è proprio questo: è difficile trovare un angolo della mappa che non meriti di essere analizzato.

Troveremo qualcosa di utile anche in quel campo di zucche?

Contemporaneamente, però, l’enorme inventario può creare ansia: quasi tutti gli elementi hanno vari utilizzi alternativi alla vendita. I più impulsivi, per esempio, useranno immediatamente la “radice del drago” per conquistare un agognato “+ 1 forza” ignorando che, una volta diventati maestri di alchimia, quella particolare pianta sarà basilare per creare pozioni ben più retributive.
Il sistema di crescita, faticoso ma perfetto, deriva direttamente da quello dei Gothic.
Per i neofiti sarà destabilizzante il fatto che, nei primi capitoli, il protagonista viene asfaltato da chiunque, esclusi i soli scarafaggi. Questa è un’altra splendida eredità dei Gothic: certamente la crescita è lentissima ed è indispensabile affannarsi per guadagnare Punti Esperienza sfruttando qualsiasi artificio possibile, ma le soddisfazioni nelle fasi più avanzate del gioco sono impagabili.
Resta, fortunatamente, l’esilarante possibilità di provocare un nemico ben al di sopra della nostra portata, farsi inseguire fino al primo centro abitato e sfruttare la reazione delle folle allertate e inferocite. Così facendo i cittadini lasceranno molte vittime sul campo, ma noi potremo incassare Punti Esperienza come se avessimo compiuto l’impresa da soli (!).
Un altro aspetto che alcuni troveranno esaltante e altri insopportabile è il fatto che, come si usava un tempo, il gioco non prende per mano.
Le mappe sono, come da tradizione, scarsamente dettagliate e il diario è altrettanto scarno. Quindi sarà giocoforza ricorrere a sforzi mnemonici per ricordare il nome dei luoghi nei quali dovremo ritornare e, soprattutto, la posizione degli NPC che dovremo incontrare di nuovo.

Anche il porto della città di Archolos brulica di vita notturna.

Ma qui entra in ballo un’altra inspiegabile e straordinaria “magia” dei Gothic: anche se gli NPC sono molto numerosi (Archolos ne vanta oltre 1400!), grossolanamente sbozzati, con personalità poco definite e aspetto uniforme, finiamo stranamente per individuarli e ricordarli quasi tutti.
I loro script contribuiscono inoltre a creare il mondo più vivace e credibile che mai si sia visto in tutta la storia degli RPG (e forse dei videogiochi tout court). Questo risultato è raggiunto, tra l’altro, con le varie routine quotidiane e con la sorprendente reattività di tutti gli NPC alle azioni del protagonista: i proprietari di case, per esempio, si allertano quando Marvin si intrufola in locali proibiti o viene colto mentre ruba. In questo caso capita addirittura che chiamino rinforzi. Dovremo anche evitare di estrarre le armi in situazioni tranquille, è un’azione considerata aggressiva che porta a reazioni sgradevoli. Inoltre anche cercare un determinato personaggio non sarà sempre un compito banale: potremo, per esempio, trovarlo in luoghi diversi a seconda dell’orario, come se disponesse di una propria autonomia.
È un grado di interattività ben superiore a quello dei tanti figuranti sostanzialmente inutili che troviamo nella maggior parte degli open world contemporanei (quali i vari Assassin’s Creed e The Witcher).
Contrariamente a quanto avveniva nei Gothic, Archolos ci regala anche alcuni dungeon veramente spettacolari.

Per arrivare nelle profondità di questa antica tomba avremo bisogno di tutta la collaborazione possibile

Questi in realtà non sono mai eccessivamente enormi e contorti come quello, per esempio, che abbiamo visitato nella seconda parte di Risen, ma l’assenza di una mappa locale e l’abile dosaggio dei pericoli ci indurrà a muoverci con circospezione, favorendo una suspense ai massimi livelli.
Però, come anticipato, non tutto è perfetto. Il combat, per quanto divertente, soffre della tradizionale rigidità di movimento e della scarsa reattività del protagonista ai comandi. Situazione aggravata da evidenti errori di bilanciamento: per quanto si sia raggiunto un livello del personaggio adeguato a quello di certi boss, la difficoltà presenta talvolta delle impennate improvvise e ingiustificate, tali da indurre a usare il famigerato “Marvin mode”.
E qui i dev ci regalano un altro easter egg, visto che il nome del protagonista è proprio Marvin.
Inoltre è assai facile che sembri impossibile completare certe sub. In realtà, nella maggior parte dei casi, non c’è alcun bug. Il problema può derivare dal fatto che non si è verificato un qualche evento che pareva irrilevante o che qualche azione non sia stata esattamente svolta come la storia prevede. A chi scrive, per esempio, era capitato di non avere in inventario nel momento giusto una bevanda alcoolica speciale. Quindi una corposa e splendida sub, raccolta nel secondo capitolo, è faticosamente arrivata a buon fine solo nel quarto!
Ma purtroppo il gioco non è scevro da veri e propri errori: in un’altra circostanza il gioco indicava l’area in cui trovare un personaggio fondamentale. Dopo lunghe ricerche in orari diversi, ho scoperto in rete che l’indicazione era sbagliata in partenza, sia nella versione polacca che in quella inglese (e di conseguenza anche in quella nella nostra lingua).

Dove sarà finito quel malandrino? (Per fortuna ci possiamo consolare con questo splendido panorama)

La cosa è grave ma teniamo conto che il gioco presenta una colossale quantità di testo, ben superiore a quella dei Gothic originali e certamente non inferiore a quella di un qualunque TES (pur essendo, appunto, una produzione amatoriale e gratuita). Anche per questo non potremo mai ringraziare adeguatamente gli immensi traduttori di Piranha Bytes Italia che ci hanno eroicamente regalato questa eccellente traduzione.
Nota: nel sito ufficiale del gioco si promettono almeno sessanta ore di gioco. In realtà per ottenere un PG in grado di competere con gli avversari più ostici è inevitabile cercare di completare più sub possibile (e sarà un piacere) e spendere tempo con grinding, farming, artigianato, commercio ecc.. In sessanta ore è forse possibile eseguire una speed run usando cheat e guide, limitandosi alla sola main e skippando i numerosissimi dialoghi. Per una partita soddisfacente e “leale” il tempo necessario è di almeno il triplo.
Tutt’altro che trascurabile è il comparto sonoro: il doppiaggio è solo in polacco e deve essere scaricato a parte come dlc. Le musiche sono quasi tutte derivate da quelle, meravigliose, dei Gothic con l’aggiunta di brani creati specificamente per questo gioco.
In definitiva e malgrado qualche minore pecca, irrilevante di fronte all’immensa maestà del gioco, Le Cronache di Myrtana: Archolos è (come Morrowind e i primi due Gothic) un altro tesoro che “non si gioca, si vive”.

La città grande è splendida

Per questo eviteremo qualsiasi anticipazione sulla storia e sulle storie, tutto va scoperto andando avanti, sudando copiosamente e pagando cari i propri errori di valutazione. Ci sentiamo di anticipare solo che all’evoluzione del personaggio corrispondono grandi eventi e sommovimenti nel mondo di gioco e che con una sola run è letteralmente impossibile conoscere tutte le immense ricchezze e variabili che il gioco offre.

IL VERDETTO

9
A CHI POTREBBE PIACERE?
Agli amanti degli RPG d'azione a mondo aperto.
PRO
  • Gioco enorme e appassionante
  • Completamente gratuito
  • Impegnativo e grondante Ruolo
CONTRO
  • Motore grafico obsoleto
  • Qualche problema con la reattività dei comandi
  • Bilanciamento imperfetto

DATI DEL GIOCO

Piattaforme: Windows

Sviluppatore: The Chronicles Of Myrtana Team

Distributore: The Chronicles Of Myrtana Team

Data di uscita: 10/12/2021

Sito Ufficiale

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