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Recensione Call of Cthulhu: The Official Video Game 2018-11-18T17:29:12+00:00
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    Recensione Call of Cthulhu: The Official Video Game

Ero un grande fan di H.P. Lovecraft una ventina d’anni fa, e se non altro Call of Cthulhu è stata una buona occasione per rileggersi un po’ di uno dei miei autori preferiti. Come ogni buon autore che si rispetti, le sue opere possono essere affrontate da diversi punti di vista, ed ognuno porta con sé ricordi un po’ differenti di quello che ha letto. Indubbiamente Call of Cthulhu è riuscito a catturare almeno alcuni degli aspetti che hanno fatto la fortuna dei racconti di Lovecraft, e che sono con il tempo diventati stereotipi del genere horror, come il non sapere se si tratti tutto di un’illusione del folle protagonista ed i culti che vogliono resuscitare antiche divinità. Tutto questi rimandi sono stati sapientemente usati in Call of Cthulhu, tanto che anche la copertina è un chiaro omaggio ad Alone in the Dark 2, mitico gioco del 1993 ispirato anch’esso ai racconti di Lovecraft.

Oltre ai racconti di Lovecraft, l’altra fonte di Call of Cthulhu è l’omonimo gioco di ruolo cartaceo, pubblicato in Italia come Il richiamo di Cthulhu, dal quale mutua il sistema di gioco, in particolare l’idea della sanità mentale del giocatore. Di quanto Call of Cthulhu sia un vero RPG o no, probabilmente potremmo stare a discuterne per ore, specialmente nel panorama attuale, dove alberi della abilità e punti esperienza li troviamo ormai anche nella minestra, o in Assassin’s Creed.

La schermata della abilità.

Il sistema di Call of Cthulhu è semplice ma ben strutturato, specialmente vista l’ambientazione piuttosto limitata: non potremo scegliere il personaggio, non ci sono classi o razze, ma impersoniamo un investigatore privato chiamato Edward Pierce che avrà a che fare con uno specifico caso. Non ci sono veramente quest principali e secondarie, sebbene talvolta avremo degli obiettivi opzionali da completare. Il nostro personaggio avrà cinque abilità che potremo migliorare con l’acquisizione di punti esperienza, più due che potranno solo migliorare con specifici libri ed oggetti trovati nel gioco. Questo rende quantomai importante la distribuzione dei punti iniziale, in quanto sarà praticamente impossibile portare Medicina od Occultismo al massimo senza aver dedicato loro attenzione all’inizio.

Alla fine si tratta più di un’avventura con elementi RPG, che un gioco di ruolo vero e proprio. Al tempo stesso, le scelte che faremo relative alla crescita del personaggio hanno un impatto sulla storia

Alla fine si tratta più di un’avventura con elementi RPG, che un gioco di ruolo vero e proprio. Al tempo stesso, le scelte che faremo relative alla crescita del personaggio hanno un impatto sulla storia, ed arriveremo a diversi finali in base a come risponderemo ai dialoghi, e le opzioni disponibili variano in base alle abilità sviluppate. Detto questo, le situazioni in cui ci verremo a trovare non potranno essere veramente affrontate in modi molto diversi, e i risultati saranno spesso sempre gli stessi. L’impressione di semilibertà che avremo nella piccola città iniziale, dove potremo parlare con diversi personaggi ed effettivamente risolvere alcuni dei problemi con approcci diversi, svanirà presto, ed il gioco diventerà molto più lineare. Non aspettatevi hub alla Deus Ex, qui ci sono barriere invisibili ovunque, ed al termine di una sezione, semplicemente ci sposteremo automaticamente nella locazione successiva.

L’arrivo nella cittadina di Darkwater.

Tuttavia, non è che manchi la varietà. Ci sono sezioni furtive (non proprio il massimo, a dire il vero, ma tant’è), altre investigative, ed alcune con più azione, ma come detto, non sta veramente a noi la scelta su come affrontarle, e le alternative e le scelte che facciamo sono praticamente sempre nei dialoghi ed in base a come abbiamo distribuito le abilità. Anche alcune scene che sarebbe stato interessante giocare sono infatti scriptate, ma bisogna dire che gli enigmi presenti sono perlopiù ben fatti. Se adorate le avventure grafiche vecchio stampo con enigmi assurdi che vi costringono a girare intorno per ore, magari lo troverete troppo facile, ma se non siete masochisti in Call of Cthulhu hanno trovato un buon bilanciamento, e bisogna spremersi le meningi senza diventare matti. Quello che fa diventare matti è il salvataggio a checkpoint, che dovrebbe essere illegale in ogni videogioco. Non sono troppo rarefatti, per cui non è necessariamente terribile, ma specialmente in sessioni dove c’è la possibilità di morte istantanea, diventano veramente noiosi. Inoltre, il gioco salva ogni volta che facciamo un’azione che comporta un tiro di dadi virtuali, per cui se proviamo a forzare una serratura e non ci riusciamo, non potremo ‘barare’ e caricare finché non avremo successo.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, gli scenari sono molto ben curati ed evocativi, anche se non sono del tutto convinto dell’aspetto lo-fi che gli sviluppatori hanno usato, con strane textures in bassa risoluzione. Al tempo stesso, il risultato globale è decisamente convincente, anche se si nota che non si tratta di una produzione ad altissimo budget, con animazioni abbastanza limitate. Le recitazione colma tuttavia molte di queste lacune, con un doppiaggio di buonissimo livello, ed un design sonoro decisamente sopra la media. Da notare la presenza di alcuni bug, che hanno infatti ritardato l’uscita di questa recensione. La prima patch è appena uscita e dovrebbe averne risolti molti, ed aggiunto anche l’opzione per cambiare il FOV. Personalmente, il bug per cui occasionalmente non possiamo selezionare nessuna scelta in un dialogo è riapparso lo stesso, ma ricaricare il checkpoint precedente ha risolto (una volta sono riuscito a farlo funzionare semplicemente con alt+tab).

Durante le investigazioni vedremo ricostruzioni delle scene del crimine.

In definitiva, essendo chiaro quello che bisogna aspettarci, Call of Cthulhu è un buon gioco. Nonostante l’ispirazione del GdR cartaceo non c’è da aspettarsi un vero gioco di ruolo, ma se siete alla ricerca di una buona avventura non troppo impegnativa, anche dal punto di vista del tempo (ho impiegato circa 9 ore a completarlo con calma), è un gioco da considerare. Gli appassionati di Lovecraft troveranno un gioco fedele ai temi dello scrittore, sebbene solo ad alcuni di essi, ma è anche vero che molte delle sue idee sono abbastanza difficoltose da proporre in forma ludica. Ma Call of Cthulhu dovrebbe essere in grado di soddisfare la vostra fame di avventure horror investigative, un po’ meno se cercate un vero RPG.

IL VERDETTO

8
A CHI POTREBBE PIACERE?
Agli appassionati di Lovecraft, dell'horror e delle avventure investigative.
PRO
  • Ottima atmosfera
  • Finali multipli
  • Sistema RPG...
  • Scelte nei dialoghi
CONTRO
  • Salvataggio a checkpoint
  • Qualche bug
  • ... ma non troppo
  • un po' lineare

DATI DEL GIOCO

Piattaforme: Windows, PlayStation 4, Xbox One

Sviluppatore: Cyanide Studio

Distributore: Focus Home Interactive

Data di uscita: 30/10/2018

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PEGI: 18+

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Autore:

Mesenzio

Giocatore sin dai tempi in cui a stupire era la grafica di Alone in the Dark, tra un videogioco e l’altro si occupa delle recensioni su RPG Italia. Quando non gioca per piacere trova il modo di farlo per lavoro, insegnando storia del design con Assassin’s Creed II e cercando scuse accademiche per usare videogiochi un po’ ovunque, dagli ospedali alle università.

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