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Oggi ho finito di giocare a... la mia piccola recensione

Discussione in 'Videogiochi' iniziata da f5f9, 29 Giugno 2014.

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  1. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    Sicuro.
    Comunque: Studio Ghibli enter the chat.
    Direi che per quanto non si può dire che c'è una quantità enorme di materiale che mi fa cringiare male, il Giappone da vita anche a tante perle, sia animate che del gaming.
     
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  2. Mesenzio

    Mesenzio Contemptor Deum Editore

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    Sì, ma anche perché c'è una quantità enorme di materiale in primo luogo. Vent'anni fa si facevo una cinquantina di anime per anno, ora quasi 200. Ovviamente la stragrande maggioranza fa schifo.
    I manga mi pare siano rimasti più o meno stabili, quindi c'è sempre più materiale di qualità, anche perché sono stati meno sdoganati nell'occidente anglosassone.
    Meglio per i giochi, ritengo che i giapponesi abbiano comunque mantenuto una certa linea.
     
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  3. Varil

    Varil Galactic Guy

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    Disney, Amazon, Netflix... A livello morale non sono molto superiori all'ISIS.
    Come d'altronde ogni buona mega corporation che si rispetti
     
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  4. f5f9

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    io l'ho considerato tale dopo averlo giocato, anche se corto, mi aveva già un po' annoiato
    non me lo ricordo woke dal punto di vista ecologico ma lo era certamente sul lato gender: mi sembrava un astuto tentativo di cavalcare quell'ideologia che stava cominciando a invaderci, con tanto di giovani eroine fluide e cattivone maschio etero
    insomma un argomento che, qualche anno prima, mi sarebbe sembrato intrigante, innovativo e di rottura mentre, all'uscita, l'avevo già letto come lezioncina con tanto di ditino alzato
    this, sono diventati i miei idoli
    finalmente qualcuno che si preoccupa di fornire divertimento allo stato nascente senza messaggi politici subliminali: cosa si può fare di meglio per garantire un futuro all'umanità?
     
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  5. Mesenzio

    Mesenzio Contemptor Deum Editore

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    Ma guarda, invece non lo trovai stucchevole neanche sotto questo punto di vista.
    Il veterano burbero e severo alla fine è buono.
    Farlo ambientando i giochi sempre nello stesso posto, facendoli girare su hardware di anni fa, e dimostrando che si possono fare giochi meravigliosi senza spendere il PIL del Lussemburgo.
    Sono ancora stupito che nessuno li copi.
     
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  6. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    perché? (questo IMHO no)
    questo invece assolutamente sì (ma io sono la prova vivente che già ne esistono non pochi)
     
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  7. Mesenzio

    Mesenzio Contemptor Deum Editore

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    Mica da fare sempre s'intende, ma mi sembra una cosa che viene accuratamente evitata da ogni gioco senza ragione, quando sarebbe invece perfettamente fattibile, specialmente negli open world.
    Aggiungere storie può bastare a fare un gioco nuovo.
     
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  8. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    come praticamente fanno i ryu ga gutoku, intendi? ;)
     
  9. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    Oggi ho finito di giocare a... Radiant Tale!

    Pregevole otome visual novel che spicca per lo squisito stile artistico e Character design curato ed elegante, merito delle penne del duo artistico che si presenta col nome d'arte Kagero Usoba, che ha il mio stile anime preferito, e che ho già potuto apprezzare grazie a Variable Barricade
    ed alla collaborazione della non meno bravissima Miko, anche lei tra le mie artiste otome preferite, grazie al suo lavoro su Code:Realize - Guardians of rebirth ed i due sequel - future blessings e Wintertide miracles
    e seppur sia palese (almeno ai miei occhi, dopo tante ore passate in compagnia dei lavori delle rispettive artiste) quale personaggio sia nato da una penna o dall'altra, nulla toglie alla bellezza dei personaggi.

    Premetto: Radiant Tale non è un titolo privo di difetti, ma ha un carisma classico e per certi versi, unico. È una storia che sa di un filone che è quasi scomparso, specie nel mondo occidentale, che ricorda per dolcezza e l'enfasi messa nella costruzione ed evoluzione dei personaggi un anime classico alla The Slayers (conosciuto come Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo da noi), e una Disney che da alcuni anni non esiste più, che sapeva intessere tra tragedie e cattivoni qualche momento di tenero romanticismo. Radiant Tale è prima di tutto il racconto di un'avventura in un mondo fantastico, dove creature fatate, spiriti elementali, e fiori magici che sbocciano grazie alle emozioni delle persone sono all'ordine del giorno, assieme ai lati oscuri dello stesso mondo, e dei rapporti che si schiudono tra i vari personaggi, romantici e non.

    Il gioco racconta, anche attraverso adorabili versioni chibi dei suoi personaggi, l'avventura di Tifalia, una giovane cameriera desiderosa solo di aiutare la zia che l'ha cresciuta col batuffolo rosa Radie nella locanda di Liberl, situata a Artheir, capitale del continente di Escholtia. Ma dopo un "fortuito" incontro con Vilio, Fey Drago (effettivamente un nobile - ehm... - drago in grado di prendere forma umana) si ritrova spinta proprio dalla zia ad aiutare un gruppo di sgangherati circensi improvvisati, capitanati dal pigro ed appariscente Jinnia. Vilio, un Fey drago con il temperamento di un golder retriver e poco controllo dei propri poteri. Zafora, il burbero clown con una lingua che taglia peggio di un coltello che principalmente lavora come informatore. Pashallia, elegante mago con la testa tra le nuvole e poca esperienza del mondo. Ion, silenzioso soldato dalla forza mostruosa ma con zero capacità sociali. Inutile dire che il primo spettacolo è un disastro. Ma rinunciare non è un'opzione, non quando il Circo è un modo per far sbocciare i semi di Flora, un fiore magico che sboccia quando circondato da forti emozioni positive, ed il cui nettare è necessario per curare Colivus, il principe ereditario che è rimasto bloccato in una stasi magica.

    Radie e Tifalia si aggregano quindi a Circus, e partono per l'avventura, che li porta a visitare le grandi capitali di Escholtia, ognuna con una storia legata ai grandi spiriti elementali fondatori della nazione, e che vengono raccontate attraverso gli spettacoli messi in scena di volta in volta. Escholtia è tanto protagonista della storia di questa Visual Novel quanto i suoi personaggi, ed è palese data la bellezza delle ambientazioni, con le città in preda ai propri problemi, tutti ben descritti ed in qualche modo legati ai vari personaggi. Non mancano i temi forti, i momenti di azione, tradimento, dramma. Il tutto ben dosato e distribuito tra tutti i protagonisti, compresa la nostra Tifalia, che ha anche lei le sue tristezze e traumi come bagaglio personale.
    Stranamente, Radiant Tale non ha finali traumatici da sborsare, solo Happy ending o normal ending. Non posso dire di essere troppo triste a riguardo, ma con le tematiche trattate, non sarebbero stati fuori luogo - dai gladiatori obbligati ad uccidersi l'un l'altro, malati terminali, autoimmolazione, e quant'altro. Pur non andando mai troppo oltre, la storia non disdegna di andarci pesante, ma forse gli scrittori non hanno voluto rovinare L'atmosfera fiabesca della storia, andando a piantare dell'amarezza in più, per quanto facoltativa.

    Ho apprezzato molto questa Visual Novel, e ho già il sequel fan disk, Radiant Tale: fanfare! Che inizierò presto.
     
    Ultima modifica: 14 Aprile 2025
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  10. f5f9

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    Ho appena finito:

    Inizialmente “Like a Dragon Ishin!”, uscì solo in Giappone nel 2014 per l’allora nuovissima PS4. Si trattava di uno spin off della serie “Yakuza”, di cui ereditava tutti gli stilemi: trama intricata, eroismi e tradimenti, intrighi politici, cast corale, retorica, ingenuità tipicamente orientali, senso del teatro, ritmi sincopati, gameplay vivace ma mai frustrante ecc..
    In fondo non cambia molto anche se la vicenda è ambientata nella seconda metà dell’’800, ai tempi dei primi contatti col mondo esterno da parte di una società che potremmo definire “sigillata” e lacerata tra rischiose istanze aperturiste e miopi radicamenti nella conservazione più rigida.
    “Like a Dragon Ishin!” fortunatamente conserva anche l’amabile scorrettezza politica e l’umorismo di fondo della “Saga madre” e, anche nei momenti più drammatici, ci ricorda che stiamo solo giocando.
    La trama, come sempre, è estremamente intricata ma questa volta può contare su una sua “geometria” interna e qualche lieve spennellata gialla. A parere di chi scrive la storia ha una forte e apprezzabile impennata quando viene introdotto il tema del “Doppelgänger” (qualcuno di voi ha letto il “William Wilson di Poe?). La soluzione finale è abbastanza (e volutamente) telefonata ma ma non intacca la nobiltà dell’espediente narrativo.
    Per il resto gli elementi portanti della Saga ci sono tutti: guerre e intrighi tra fazioni e posizioni politiche diverse, rovesciamenti di alleanze (con i peggiori nemici che diventano improvvisamente alleati e viceversa), cospirazioni, tradimenti, spudorati colpi di scena godibilissimi anche quando ampiamente prevedibili.
    Un’altra caratteristica della Saga è la coralità, ossia felice la presenza di una quantità abnorme di personaggi che, per quanto ben caratterizzati individualmente, purtroppo rischia di generarci qualche incertezza nella comprensione della storia a causa dei nomi giapponesi.
    La psiche dei comprimari è quanto di più variato: eroi senza macchia e senza paura ma anche viscidi trafficoni traditori con tutte le sfumature intermedie. I pochi personaggi di altra etnia sono occidentali e vengono trattati, tutto considerato, con benevola ironia o, al massimo, come patetici comici.
    Il protagonista ricalca l’omonimo e inquieto “Sakamoto Ryoma”
    https://it.wikipedia.org/wiki/Sakamoto_Ryōma
    il vero Sakamoto Ryoma.jpg
    Il vero Sakamoto Ryoma
    realmente vissuto nella stessa epoca e negli stessi luoghi. In Giappone è considerato un eroe nazionale degno di monumenti e celebrazioni. Molti eventi del gioco sono effettivamente ispirati alla realtà storica, e addirittura il protagonista vive una delicata storia d’amore con una fanciulla che si chiama Oryo come la vera moglie del vero Sakamoto.
    La sua popolarità è sempre viva tanto che, restando in campo videoludico, Sakamoto è coprotagonista nel recente e ingiustamente ignorato “Rise of the Ronin”, dove la realtà storica è assai più rispettata malgrado i voli pindarici necessari per vivacizzare il gameplay.
    Sakamoto Ryoma in Ishin e in rRise of the ronin.jpeg
    Sakamoto Ryoma in "like a Dragon Ishin!" e in "Rise of the ronin"
    Invece in “Like a Dragon Ishin!” su queste basi è stata spavaldamente costruita una intricata vicenda in larghissima parte fantastica per raccontare un eroe sempre integerrimo e vincente.
    Il succo della storia ruota sul principio che: “è meglio far l’amore che la guerra” (chi l’avrebbe mai potuto immaginare? :emoji_thinking:).
    Così il nostro eroe passa le sue giornate ad affettare nemici e a riversagli addosso tonnellate di piombo in un tripudio di schizzi di sangue, ma i poveretti sopravvivono quasi sempre riportando solo qualche lieve ammaccatura. Il tutto è molto divertente.
    Inoltre il protagonista è la copia conforme (ma con un po’ di barba) del Kazuma Kiryu della serie “Yakuza” (forse un suo antenato?):
    Kazuma Kiryu Yakuza.jpg
    Kazuma Kiryu nella Saga Yakuza
    Il gioco si svolge su mappe molto ridotte rispetto a quelle abituali della Saga madre, ma questo rende l’inevitabile backtraking assai più svelto e fruttuoso dal momento che si riescono presto a memorizzare i luoghi veramente utili da rivisitare più volte tipo, per esempio, un ristorante che vende cibi da asporto, il fabbro presso il quale si possono creare nuove armi o potenziare quelle già in possesso, le scuole in cui si possono affinare le arti marziali.
    La maggior parte dei tredici (canonici) capitoli si svolge in un ridente e articolato paesone che qui si chiama ancora “Kyo” e che, in seguito, diventerà la metropoli di Kyoto. Anche su questo ambiente gli sviluppatori si sono presi un bel po’ di libertà rispetto alla realtà storica visto che, anche se all’epoca la capitale era già stata trasferita a Tokio, Kyoto lo era stata per undici secoli e fino a pochi decenni prima, tanto da essere nota come “la città dei mille templi”.
    In “Like a Dragon Ishin!” invece di templi ce ne sono tre, mentre abbondano delle piccole cappelle in cui si può pregare (per guadagnare un po’ di “Virtù”) e accedere alle scorte.
    Come al solito i Ryu Ga Gotoku incrementano la longevità con una massa di simpatici minigiochi vari, ma hanno dimostrato un po’ di buonsenso rinunciando a deliziarci con gli originali giochi elettronici della Sega.
    Come da tradizione, inoltre, la mole dei contenuti (compresi quelli non obbligatori) è enorme e tra le tante le missioni secondarie si trovano anche piccole perle, originali e articolate.
    Chi scrive ha trovato migliore del solito il combattimento rigorosamente in tempo reale. È possibile scegliere tra quattro specializzazioni: rissa a mani nude, katana, pistola e accoppiata spada/pistola. Al di là delle preferenze personali diventa divertente cercare di sviluppare tutti gli stili, visto che le occasioni per usarli non mancano.
    A “normale” il gioco è, come sempre in questa Saga, tutt’altro che punitivo, in fondo basta sviluppare abbastanza “Virtù” per sbloccare gli ampliamenti dell’inventario in modo da trasportare abbastanza generi di conforto da consentirci di superare agevolmente anche le parti del gioco più lunghe e brulicanti di boss e orde di nemici.
    Mi astengo dal fornire altre informazioni sul gioco perché, come sempre Ryu Ga Gotoku, il maggiore piacere è quello di bighellonare per le strade scoprendo nuovi luoghi e nuove avventure e concludo con l’osservazione che sia in “Like a Dragon Ishin!” che in “Rise of the Ronin” gli sceneggiatori hanno sorvolato sul fatto che il vero Sakamoto Ryoma morì in giovane età (poco più che trentenne), forse per un tumore, forse in seguito all’accoltellamento da parte di un traditore suo ex amico.
    Consigliatissimo
     
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  11. Mesenzio

    Mesenzio Contemptor Deum Editore

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    Quando diventi protagonista di un Ryu Ga Gotoku la gloria è imperitura.
     
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  12. alaris

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    Ottima rece...mi hai incuriosito
     
  13. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    sono giochi veramente "carini"
    mi divertono e mi rilassano (cosa si può volere di più da un vg?)
     
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  14. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    E perché non avete visto Sakamoto (e Saito, e tutti gli altri) in Hakuoki :emoji_blush::emoji_grin:


    Mamma mia se questo periodo storico e la Shinsengumi non è una fissa per i giapponesi, sia maschi che femmine... Hakuoki tra anime, continue riedizioni, spin off, è non caso considerato la Skyrim di Otomate. È dai tempi della PS2, credo, che stampa soldi. Ed è stata la Visual Novel che in pratica ha aperto le porte alla localizzazione di questo genere in occidente.
     
  15. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    uffah! mi avevi convinto ma vedo che l'ita non c'è :emoji_disappointed:
     
  16. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    Per le visual novel purtroppo no :emoji_pensive: ma almeno non è questione di fare figli e figliastri (per dire, non è che c'è la traduzione francese, tedesca, spagnola, elfica e nanica e manca l'italiano-come certi giochi :emoji_angry:) è proprio che otomate e colleghe sono restie già a rilasciarle fuori dal sol levante questi prodottini di nicchia. Anche se di anno in anno aumentano le importazioni.
    In compenso, se hai voglia di aprire i condotti lacrimali, puoi vedere l'anime di hakuoki (io lo vidi coi sottotitoli ita all'epoca, ma non so se è mai stato doppiato, e se i sottotitoli erano amatoriali o meno). Però Sakamoto, Soma e Iba non sono presenti, dato che sono stati inseriti con la riedizione Steam Edo Blossoms e Kyoto Winds (il trailer che ho messo è la versione completa per Switch con entrambi i capitoli).

    Cioè, se pensiamo che di tutti i personaggi del trailer, nella realtà vera solo Nagakura e Saito sono effettivamente sopravissuti alla guerra...:emoji_cry: e buona parte di quanto si sa della Shinsengumi è proprio dalle memorie scritte di Nagakura.
     
    Ultima modifica: 6 Maggio 2025
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  17. f5f9

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    :emoji_fearful: oibò! ho continuo a trovarmela in tanti giochi che ho fatto recentemente (rise of thr ronin, like a dragon ishin ecc.)
     
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  18. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    sì, ormai ho il riflesso condizionato ogni volta che vedo un personaggio in haori azzurro con i triangoli bianchi sui polsi, o bianchi con i triangoli azzurri :emoji_sweat_smile: la fissa è veramente marcata.
     
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  19. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    Oggi ho finito di giocare a... Rune Factory: Guardians of Azuma

    Spin off della serie Rune Factory (a sua volta spin off di Story of seasons/Harvest Moon) questo capitolo si stacca notevolmente dalla saga numerata per stile e design, pur mantenendo alcuni dei capisaldi intatti se non migliorati, e semplificando altri.

    Guardians of Azuma esplora una parte del continente di, appunto, Azuma, finora mai visitato nella saga, che è di marcata ispirazione giapponese.
    È palese da subito una ispirazione stilistica a Genshin Impact, sia su gameplay (l'attacco con l'arco, novità per la serie, è molto simile) che nelle traversate a mezz'aria con l'ombrello. Le similitudini sono comunque superficiali, GoA ha una sua personalità e dei suoi obbiettivi ben precisi.
    Come da tradizione, il gioco ci catapulta nei panni di uno dei due protagonisti (Kaguya e Subaru) che dopo un incidente aereo combattendo contro il personaggio che non avremo scelto (e che comparirà nel gioco come antagonista-almeno per un certo tempo) precipiterà in un tempio privo di memorie.
    Da qui avremo modo di scoprire cose su Azuma ed i nostri poteri. Siamo infatti un earth dancer, controparte di Azuma degli Earthmate, persone con particolare affinità alla terra e che contribuiscono alla rigenerazione delle rune che rendono la terra fertile. Solo che in questo caso i nostri protagonisti riescono ad usare i loro poteri attraverso la danza con vari tipi di oggetti rituali, dai ventagli, ai tamburi, e così via, tutto di ispirazione dal sol levante.

    Azuma non se la passa per niente bene. Un cataclisma una sessantina di anni prima dell'arrivo del nostro personaggio ha fatto sparire le divinità guardiane e portato ad un impoverimento del terreno ormai a pochi passi dal desertico. Spopolamento e mostri sempre più aggressivi sono all'ordine del giorno.
    Aggiungiamo l'arrivo di un drago nero cavalcato dalla nostra controparte a razziare le poche rune ancora presenti, e siamo a posto.
    Qui scopriamo che la mascotte di turno (che fortunatamente non priva il nostro personaggio della parola ed è un personaggio a sé stante e non irritante come il più delle volte succede-in questo rune Factory la fa da maestra, prende archetipi tipici irritanti e li reinventa per togliere il fattore irritevole, come dare personalità e voce ai suoi protagonisti) è il drago bianco che abbiamo cavalcato nell'intro, una bestia mitica che si oppone al drago nero ed al suo cavaliere.

    Presto scopriamo che la nostra danza può risvegliare le divinità di Azuma, a partire da Ulalaka, dea della primavera e protettrice del villaggio su cui siamo precipitati. Man mano che viaggiamo tra i villaggi e risvegliamo divinità dalle personalità più disparate (dal tengu hikkikomori all'oni in perenne debito, alle festaiola dea dell'estate e così via) facciamo amicizia con vari personaggi più o meno varipinti. Mauro, esploratore fracassone ma di buon cuore (che urla parole in italiano a caso, Yuki Kaji ti adoro ma certe volte dei "bravooooo!" mi facevano salire la rogna-sempre meglio del doppiaggio di Lucanis in Veilguard, comunque) Hina, la ragazza volpe diventata agente che abbiamo conosciuto bambina in Rune Factory 5, Murasame, il samurai errante, Cuilang l'automa, è così via.
    Tutti con una loro storia da scoprire man mano che si aumenta l'affinità con loro, come tradizione della serie, attraverso doni, ma anche con simpatici siparietti di uscite assieme (che consumano tempo in gioco, ma sono una simpatica alternativa allo spam di doni), o risolvendo alcune richieste per conto loro, dalla caccia a certi mostri alla consegna di determinati materiali.
    Rispetto alla serie principale c'è meno attenzione alla parte agricola del titolo per dare più spazio ad esplorazione e combattimento (il titolo è molto più un Action jrpg che non un farming game) ma sopperisce con l'introduzione del city management, dove dovremo ricostruire parti dei vari villaggi man mano che sblocchiamo decorazioni ed edifici dnella storia principale. Esplorare è molto remunerativo, sia per raccogliere materiali, sanificare zone corrotte, e scovare altari e collezionabili per sbloccare ricette di vario tipo.

    La storia, pur non brillano di chissà quale originalità, non risulta banale, e scorre bene, con anche qualche scelta forte qua e là e colpi di scena apprezzabili, seppur con una parte finale un po' sbrigativa, che avrebbe meritato qualche missione in più prima del finale. Il gioco è comunque bello lungo di suo, anche senza contare le missioni dei vari personaggi, quindi è perdonabile.

    Di certo il punto forte del gioco sono il suo cast di personaggi, soprattutto i romanzabili (sette maschi e sette femmine), che godono di un cast di doppiatori di prim'ordine (almeno nella versione giapponese, ho evitato il doppiaggio anglofono come faccio sempre in questi giochi) un design estremamente curato, molte storie personali, dialoghi e party banter (sì, questo gioco ha vari banter a seconda dei personaggi che puoi portarti in giro per aiutarti nei combattimenti, ognuno con una sua specializzazione) e adorabili scenette nelle uscite assieme. Finora ho romanzato solo Kurama, tengu dio dell'autunno hikkikomori appassionato di giochi da tavolo e adorato dai bambini nonostante l'indole brontolona, Ma la scelta non è stata facile, e col tempo vedrò di vedere anche altre opzioni.
    Unica pecca, la scarsità di gioco post storia. È palese che si sia data priorità ai romanzabili per le storie secondarie, ma questo rende la parte post matrimonio un po' arida, dato che bisogna attendere di avere almeno un figlio per sbloccare l'ultimo Dungeon del gioco, e non è una cosa breve.

    Dal punto di vista tecnico: ho giocato su Switch base, quindi la versione più "debole", (il gioco c'è anche su Switch 2 nativo e su pc) con personaggi che si muovono a scatti in distanza, per poi essere fluidi una volta più vicini (nota a sé, le animazioni in media sono molto ben fatte) ma a parte ciò, il gioco scorre bene e in solo due situazioni ho avuto qualche scatto, possibilmente patchato in seguito, e nessun bug evidente o crash. I villaggi sono vivi, con cittadini e personaggi che viaggiano di luogo in luogo ed hanno le loro routine. I passi in avanti rispetto a Rune Factory 5 sono abissali. E uno schiaffo in faccia a Pokemon leggende arceus, per dire. Contando che stiamo parlando di uno studio che forse, molto forse, può sfiorare la doppia A scarsa, ma essendo un genere di nicchia, dubito.

    Note dolenti: due dei personaggi, Cuilang e Pilika, sono un dlc day One, cosa un po' irritevole, anche perché sono veramente interessanti. Erano compresi nella versione Deluxe che ho comprato.
    E. La mancanza dell'italiano, che però non è una novità della serie.

    Alla fine, Guardians of Azuma è una ventata di freschezza nella serie Rune Factory, un gioco longevo e con un gameplay soddisfacente che mescola un'avventura classica jrpg, dating Sim, esplorazione, farming e town building, con la giusta dose di serietà, sarcasmo, dolcezza. Un solido 8 su 10 da parte mia, e che mi rende molto curiosa su cosa sforneranno per il già annunciato rune factory 6, di cui si sa solo che tornerà nella zone geografica più occidentaleggiante/classic fantasy.
     
    Ultima modifica: 11 Luglio 2025
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  20. f5f9

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    mi avevi convinto ma
    7 (sette) lingue ma non l'ita
    scaffale :emoji_triumph:
     
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