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Oggi ho finito di giocare a... la mia piccola recensione

Discussione in 'Videogiochi' iniziata da f5f9, 29 Giugno 2014.

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  1. WillowG

    WillowG Ombra Grigia Ex staff

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    Oggi ho finito di giocare a... Roots of Pacha.

    A dir la verità. come ogni farming game che si rispetti, Roots of Pacha è tecnicamente infinito, ma ho deciso di averlo "finito per adesso". Sia perchè ho completato le sfide presenti nel gioco, sia perchè nei prossimi mesi arriveranno ingenti aggiornamenti con nuove sfide e attività di gioco, che mi faranno riprendere in mano con piacere questo gioco (per quanto mi sia scocciata di questa moda di non avere mai un gioco completo, manco negli indie).

    Tanto per cominciare: Roots of Pacha è un farming sim, discendente di Harvest Moon, esattamente come Stardew Valley. E con quest'ultimo condivide lo stile in pixel art, e la possibilità di giocare in multiplayer fino a quattro giocatori (mi pare).
    Quello che contraddistingue Roots of Pacha è l'ambientazione: una landa preistorica da colonizzare per il clan di cui facciamo parte, apprendendo metodi di coltivazione, allevamento e artigianato, e nel frattempo superando le prove che i vari spiriti totemici ci mettoni davanti per sbloccare nuove idee e materiali. E far tornare alla pace i due clan vicini, uno adoratore della luna e uno del sole, da generazioni in contrasto.
    In realtà, i due clan tendono solo a guardarsi in cagnesco e lanciarsi qualche insulto, il gioco è assolutamente tranquillo e non violento.
    I membri dei clan sono variegati e perlopiù interessanti, anche se i ritratti non hanno una qualità artistica uniforme (alcuni ritratti sono proprio brutti, o non c'entrano proprio con l'età che il personaggio dovrebbe dimostrare) e gli eventi personali non sono moltissimi, ma credo si vedrà altro in futuro (una delle cose che deve arrivare è visitare e quindi conoscere meglio i due clan vicini).
    Fatta molto bene e divertente è la questione dell'allevamento, che forse è la parte più originale del gioco: dovremo far sì che gli animali selvatici si fidino di noi per poterli portare al villaggio, e poi potremo dare via al nostro allevamento (se abbiamo maschio e femmina a diposizione) ottenere prodotti animali di qualità empre più alta generazione dopo generazione, e se abbiamo troppe bestiole, possiamo rilasciarle in natura o mandarle al cacciatore locale per macellarle. Quando avremo portato alla stalla un certo mumero di bestie di una certa razza, appariranno per la mappa versioni "leggendarie" delle creature (come struzzi dorati o blu) che possono essere addomesticate e allevate come le altre.
    Non c'è un sistema di combattimento, ma le grotte dove trovare materiali sono piene di sfide e rompicapo da risolvere per superare le prove degli spiriti totemici, alcuni più facili da comprendere di altri.
    Una delle cose più belle del gioco sono le musiche, semplici, orecchiabili e molto d'atmosfera. E che tra minigiochi e storia hanno una discreta importanza.
    Ho giocato su switch, ma non ho avuto alcun bug o problema, unica pecca la mancanza della lingua italiana, e non so se sia in programma una traduzione.

    Consiglio per chi ha voglia di un Stardew Valley/Harvest Moon/Story of Seasons alternativo, leggero e tranquillo.
     
    Ultima modifica: 19 Marzo 2024
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  2. Mesenzio

    Mesenzio Contemptor Deum Editore

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    Io ho pianto con Kiryu.
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  3. Shaun

    Shaun Livello 1

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    Sono riuscito a finire anche Dragon's Dogma.
    Titolo indubbiamente originale, capisco perchè abbia conservato una nicchia di appassionati a distanza di anni.
    E capisco anche perchè alcuni lo paragonino a Dark Souls anche se il gameplay non c'entra nulla: nel mondo di gioco si percepisce un po' la stessa sensazione di desolazione mista a ineluttabilità che permea ogni inquadratura del titolo From .
    Non ho apprezzato la volontà palese di aumentare la longevità con scelte di game design del tutto punitive (nessuna cavalcatura, viaggi rapidi risicati, respawn ossessivo dei nemici).
    In generale per ogni suo punto di forza c'è sempre il suo aspetto negativo:
    - Il mondo di gioco è vasto ed evocativo ma allo stesso tempo vuoto e disabitato.
    - Le musiche sono incantevoli ma alla lunga ridondanti.
    - Il crafting incuriosisce ma l'inventario è pessimo e la maggior parte degli oggetti non si utilizzeranno mai.
    - La trama sarebbe anche interessante ma striminzita e si dipana tutta nel finale.
    Devo essere sincero, ho scaricato una mod che aumenta di 10 volte la stamina e il peso trasportabile altrimenti non credo che avrei avuto la forza di finirlo.
    Comunque, al netto di tutto, un'esperienza sicuramente positiva.
     
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  4. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    e se giochi l'ultimo Like a Dragon - Infinite whealth non preparare i fazzoletti: prepara qualche set di lenzuola! :emoji_laughing:
    tra l'altro: è stupendo ed enorme, uno di questi giorni, se trovo le forze, ci faccio su uno dei miei mattoni :emoji_sunglasses:
     
  5. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    Rise of the Ronin

    Il Team Ninja è uno Studio giapponese notissimo anche da noi per alcuni titoli che si sono distinti per la particolare difficoltà e complessità del combat (Wo Long: Fallen Dynasty, Ninja Gaiden, Nioh ecc.).
    Ma questa volta, sotto il controllo di Sony, ha lanciato il suo gioco più ambizioso e, finalmente, accessibile a tutti. Questa volta c’è infatti anche una modalità chiamata “Alba” (ossia “Storia”) che consente di arrivare alla fine gioco anche a chi non è un esperto di Souls Like.
    Rise of the Ronin è un enorme OW estremamente avvincente ma non scevro da ombre.
    Vediamo.
    Narrativamente non fa gridare al miracolo, ma è comunque un’opera corale con molte decine di personaggi molto ben caratterizzati e diversificati. In particolare i (non molti) personaggi femminili sono quasi tutti di sfolgorante bellezza.
    Un’ottima trovata è quella di dover stabilire un “legame” con la maggior parte di essi. Se, tramite scelte e dialoghi si riesce a portare il legame a un determinato livello, potrà capitare che l’NPC ci affidi ulteriori missioni e/o ci segua e aiuti in altre.
    Rise of the Ronin è un gioco estremamente verboso. Come da usanze nipponiche, tramite lunghi (e sempre solenni) dialoghi è talvolta possibile far cambiare atteggiamento a un avversario, talvolta non dovendo neanche far ricorso ad abilità quali “persuasione” o “intimidazione”. Scegliendo le risposte corrette, un avversario che stavamo per combattere potrebbe diventare un prezioso alleato che fornirà nuove missioni e che potremo reclutare per altre imprese.
    All’inizio potremo costruirci il nostro protagonista (maschio o femmina) con un editor molto ricco e complesso. Contemporaneamente dovremo definire anche la nostra “Lama Gemella” che, per motivi narrativi, sarà dell’altro sesso. Secondo le tradizioni i due sono come una persona sola, ma il destino è in agguato.
    Terminata l’impostazione del personaggio veniamo immediatamente scaraventati nell’azione. In realtà c’è un lungo tutorial ricco di scene di intermezzo che porranno le basi per la main ma che risulta utile soprattutto per prendere dimestichezza con i controlli. I quali non seguono pedissequamente i modi correnti, tanto da lasciare un po’ interdetti all’inizio. Basti dire che il tasto del controller che dovrà essere premuto più spesso è “R1”. In seguito e ci renderemo conto che questa configurazione è estremamente flessibile e consente di eseguire in tempo reale un enorme numero di azioni e scelte.
    Poi la storia prende veramente avvio. Siamo nella seconda metà dell’800, il Giappone è ancora rigidamente feudale e dilaniato dalle guerre tra i clan e tra questi e il tramontante shogunato. Gli stranieri che cominciano ad arrivare portando usi e tecnologie occidentali sono elementi ulteriormente dirompenti. Lo Shogun ancora in carica vorrebbe intrattenere con loro rapporti amichevoli e proficui ma un nutrito numero di tradizionalisti teme che l’antica cultura del paese possa venire contaminata o sconfitta.
    In pratica siamo in una sorta di “Crepuscolo dei Samurai”. Da qui si scatenano ulteriori guerre fratricide, tra paci improvvise e frequenti cambi di schieramento.
    Seguire questo groviglio di accadimenti non è la cosa più semplice del mondo e l’esorbitante numero di personaggi, anche a causa di nomi non facilmente ricordabili da noi occidentali, complica ulteriormente le cose. Inoltre, anche se in fondo l’end game è sostanzialmente uno, è sempre necessario valutare attentamente le risposte nei frequentissimi dialoghi a scelta multipla. Questo soprattutto perché l’affinità o meno con molti NPC scatena o preclude l’ottenimento di numerose missioni e incide in discreta misura anche sull’andamento della storia principale.
    Si combatte molto ma la maggior parte del tempo si passa tra esplorazione e spostamenti. Anche se si deve andare da una parte all’altra della mappa, viaggiare è assai veloce, sia per il viaggio rapido (i caricamenti su PS5 sono molto brevi) che per la velocità di corsa del nostro eroe e, ancor più, del suo cavallo. L’”aliante” è spettacolare e assai utile visto che consente di superare grandi dislivelli senza schiantarsi.
    Comunque andare da un punto A a un punto B non è sempre immediato visto che molti percorsi sono piacevolmente tortuosi (ma raramente frustranti).
    L’esplorazione è particolarmente importante perché rivela molte missioni secondarie e, oltre agli incontri più o meno casuali, consente di adempiere alle molte attività collaterali (cercare i gatti, fare fotografie, trovare bauli con importanti oggetti, raccogliere elementi per il crafting, pregare presso tempietti per guadagnare ulteriori Punti Esperienza, allenarsi in varie arti e molto altro. Ma soprattutto è indispensabile per far crescere il personaggio a livelli adeguati agli avversari più ostici.
    La ripetitività, come sempre negli OW, è in agguato ma fortunatamente queste “attività collaterali” sono sempre facoltative e la possibilità di selezionarle aiuta a scongiurare la noia.
    L’aspetto più riuscito del gioco resta, com’era prevedibile, il combat. Questo è complesso ed estremamente ricco, sia per il gran numero di combo che per la possibilità di imparare e perfezionare alcuni “stili” che garantiscono una gran varietà strategica. Ottima la gestione della stamina, del contrattacco, delle parate, delle capriole. Abbastanza riuscito anche lo sthealth. Ovviamente per apprezzare adeguatamente tutto ciò è necessario giocare a livelli di difficoltà più alti.
    Potremo muoverci liberamente in tre grandi aree: Yokohama, Edo e Kyoto. In ognuna di esse è presente una casa detta, “Nagaya”, che ci farà da base. Qui potremo sbizzarrirci con l’arredamento, chiacchierare con gli amici presenti, cambiare l’abbigliamento del protagonista, riassegnare i Punti Esperienza negli Alberi delle Abilità, dedicarci al giardinaggio, viaggiare rapidamente nelle macro aree precedentemente frequentate per completare le sub in sospeso o, addirittura, rifare da capo anche le missioni già concluse e altro ancora
    Rise of the Ronin è profondamente impregnato dall’anima e dalle tradizioni giapponesi. Ma questa volta il Team Ninja ha osato percorrere nuove strade, abbandonando le storie guidate per tentare spericolatamente l’Open World di stampo occidentale. Quindi ritroveremo molti modi e schemi serenamente copiati da blockbuster quali gli Assassin’ Creed e The Witcher 3, con i pro e i contro (soprattutto il copia/incolla) che è facile immaginare. Fortunatamente dagli AC hanno ereditato anche l’agilità del protagonista e, soprattutto, la puntigliosa ricostruzione di ambienti e monumenti storici. È particolarmente divertente andare in rete per controllare la corrispondenza di certi templi riprodotti nel gioco con la loro controparte reale. La ricostruzione è sempre molto accurata e l’unica differenza pesante è che nel gioco hanno un aspetto più “antichizzato” e non plasticoso come quelli veri, che spesso sono stati restaurati con eccessivo zelo.
    Un ulteriore pregio del gioco è il completo doppiaggio in italiano. Certamente così si perde una grossa quota di atmosfera ma, anche in Rise of the Ronin, per esempio, sono assai frequenti le fitte conversazioni durante gli spostamenti a piedi o a cavallo. Dal momento che questa “moda” (criminalmente lanciata da Rockstar) rischia spesso di far perdere importanti pezzi della storia o di fa andare fuori strada il nostro eroe, il doppiaggio nella nostra lingua risulta particolarmente utile.
    Niente di eccelso, ma mediamente le voci sono piuttosto adatte ai personaggi. Però può capitare che i doppiatori italiani usino toni concitati mentre i dialoganti continuano a conservare la tipica impassibilità ieratica orientale.
    Invece la realizzazione grafica presenta più di un problema. Se la direzione artistica è, quasi sempre, più che adeguata e i filmati sono mediamente di buon livello, le texture delle parti giocate sono ben lontane da quelle dei Tripla A odierni. Anche attivando il Ray Tracing, non aspettiamoci le folgoranti meraviglie di, per esempio, Ghost of Tsushima che pure era uscito con la generazione precedente di console. Molti ambienti, oggetti e personaggi ci appaiono perciò un po’ slavati e poco definiti. A nostra consolazione possiamo dedurre che questo modesto grado di definizione favorisce certamente la velocità dei caricamenti e che, nella futura edizione PC, si potrà far girare il gioco anche su macchine non aggiornatissime.
    In definitiva: Ronin, Samurai, Shogun e Ninja mantengono sempre il loro fascino, soprattutto se immersi in ambientazioni giapponesi così accuratamente riprodotte. Ma nel complesso Rise of the Ronin patisce un po’ l’eccessiva ambizione degli Sviluppatori che si sono avventurati nei territori, per loro finora ignoti, degli Open World occidentali, creando un ibrido che talvolta mostra un po’ la corda, chiaramente anche per l’ansia di piacere a tutto il mondo. Il livello della scrittura è mediamente buono anche se raramente eccelso, si percepisce chiaramente che gli sviluppatori avevano, finora, fatto solo giochi brevi e improntati sul combattimento e non sull’esplorazione e la scrittura. Non ci resta che vedere se, nel seguito, vistosamente anticipato nel finale, dopo questo primo tentativo il Team Ninja riuscirà a offrirci un prodotto più maturo e innovativo.
     
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