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I racconti di Arcania: Gothic IV

Discussione in 'Gothic Saga' iniziata da Vontrippen, 15 Settembre 2008.

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  1. Vontrippen

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    In questo topic riporterò tutte le storie su personaggi luoghi o quant'altro su Arcania in modo da non farli perdere nel topic di discussione.Il topic resterà però chiuso in modo da raccogliere solo le storie;per i commenti utilizzate il topic di discussione.
     
  2. Vontrippen

    Vontrippen L'Uno Ex staff

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    Re: I racconti di Arcania: a Gothic tale

    Lo sceneggiatore di Gothic 4, Hans-Jörg Knabel, presenterà il mondo di Gothic 4-Arcania in una serie di brevi racconti. Dopo la pubblicazione della prima storia su German Gamemag Gamestar ora verranno pubblicate su World of Gothic. Ci saranno inoltre alcuni artwork.

    Queste storie dovrebbero rivelarci piano piano gli eventi di quei dieci anni che separano Gothic 3 dall'inizio Gothic 4 e introdurranno importanti personaggi di quest'ultimo. Nella prima storia scopriremo alcuni aspetti di Murdra, la padrona della taverna "Cleaved Maiden" ( Vergine Spezzata). Nei prossimi mesi saranno pubblicate altre storie anche su altri siti.

    Inoltre Hans-Jörg Knabel risponderà ad ogni domanda riguardo alle storie nella Spellbound-Board.

    Ecco quindi il primo di questi racconti:

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    La taverna Cleaved Maiden si trova a nella zona a sud di Stewark. Si trova ai margini della foresta degli Orchi dove la vecchia via commerciale unisce Stewark con Setarrif ad est e Tooshoo alla biforcazione più a sud. Un visitatore della taverna, guardando fuori da una finestra, dai magazzini superiori o attraverso le fenditure tra le sudicie assi della palizzata , non solo gode di un ottima visuale verso la Foresta Oscura, ma anche verso il vorticoso mare che si schianta sulle spiagge ad ovest di Argaan.

    Il nome della proprietaria della "Cleaved Maiden" è Murdra, una donna di mezza età robusta, burbera e rozza che nessuno osa mai contraddire. Un giorno quando la taverna si chiamava ancora "Tiller’s Rest" - un nome scelto dal marito e che proprio non piaceva a Murdra – lei stava passeggiando per una pietraia oltre la Valle del Sangue. Tra le pietre scoprì una vecchia e consumata statuetta. I dettagli erano stati erosi dal tempo – l'unica cosa che poteva affermare con certezza era che rappresentasse una donna il cui capo fosse stato tagliato in due. Dopo averla esaminata per qualche tempo, Murdra ebbe una rivelazione: quella era la rappresentazione di una ragazza la cui testa era stata spaccata da un'ascia. Vista che avrebbe potuto attrarre dei clienti, Murdra la riportò alla taverna determinata a mandare Tiller a Beliar e cambiare finalmente quel nome. Suo marito cedette dopo una lunga discussione, e finalmente la taverna ebbe un nome adatto, almeno per quel che ne pensava Murdra.

    [​IMG][​IMG]

    [​IMG]

    Traduzione by Emelos
     
  3. Vontrippen

    Vontrippen L'Uno Ex staff

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    Re: I racconti di Arcania: a Gothic tale

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    [​IMG]

    Dovrebbero strozzarsi tutti quanti!

    Murdra sgusciò tra la folla con le sue carafe di idromele, accompagnata da roche risate. Nessuno che beve ma stanno tutti in mezzo in mezzo ai piedi e io devo fare le acrobazie!. Gettò le caraffe sopra la testa di Elgan che caddero sul tavolo così forte che l’idromele si sparse sul legno di quercia. Elgan spostò la sua sedia, diede una lunga occhiata alla sua pipa e sorridse a Murdra rivelando I suoi sudici denti. »Sei di cattivo umore oggi, vero Murdra?« disse mentre il fumo della sua pipa usciva dal suo naso e dalla sua bocca »Continua e non avrai altro,« replicò Murdra arrabbiata , »e potrai fumare quella tua pipa da solo sotto la pioggia.« Attraversò la sala commune e ritornò nella sua cucina. Elgan le urlò dietro qualcosa, ma la sua voce si perse nel vociare della folla. Alle spalle di Murdra uno dei suoi clienti abituali rise con gusto. Dovrei buttarli fuori tutti quanti! , si disse – quindi si sentì strattonare la gonna.

    Che nervi! Murdra si girò con occhi infuocati. Feren, il giovane mercante di Stewark che passava alla Cleaved Maiden ogni settimana, le sorrise. »Siediti con me, Murdra«, disse indicando una sedia vuota al suo tavolo»Ti piacerebbe!« Murdra si giro per andarsene, ma la mano di Feren afferrò il suo avambraccio nudo. Aveva una mano soffice e affusolata, senza alcun segno di sporco. Murdra sentì un brivido lungo la schiena.

    »Vieni ora,« disse Feren continuando a tenerla.

    Bè dopo tutto è abbastanza carino, pensò Murdra guardando la sua mano. E ha anche degli anelli….

    »Solo per un po’«, decise e si sedette al tavolo di Feren.

    »Mio zio è tornado sull’isola«, disse Feren a Murdra battendo sul dorso della sua mano con le sue dita. I suoi anelli d’oro si muovevano in modo seducente sotto la luce delle candele. »E’ arrivato ieri da Vengard«

    »Huh«, replicò Murdra immaginando come sarebbero stati quegli anelli se li avesse infilati lei.

    »Ha detto che gli Orchi sono battuti, ed è tornato con molte storie dell’Eroe Senza Nome e di Xardas, il mago. «

    »Wardas«, disse Murdra. Feren la guardò attonito. »Wardas, è così che si chaima il mago«, disse Murdra decisa. »Lo sanno tutti!«

    »Mio zio ha detto..«

    Murdra scosse la testa. Carino ma abbastanza sciocco, pensò. I suoi anelli non possono aiutarlo in questo. Crede a ogni parola dello zio e non sa manco come si chiama il Mago.

    » Comunque mio zio mi ha detto che Xardas…«

    »Non voglio saperlo «, disse decisa Murdra e si alzò dalla sua sedia. » Tuo zio manco sa il suo nome, che storie pretende quindi di raccontare? «

    Feren stava per replicare ma lei si era già voltata e guardava la sala comune vedendo alcuni clienti reclamar da bere »Si, si«, grugnì Murdra, » Ve ne porterò finchè ne avrete abbastanza« Quindi andò in cucina.

    Belgor stava aspettando dietro al bancone, con una mannaia nella sua mano callosa guardò Murdra con uno sguardo assassino. Questo qua non ha nessun anello..., pensò Murdra arrabbiata.

    “Cosa c’è?” gli chiese.

    „Eri di nuovo seduta con un uomo?“

    Sospirò seccata. Non avrei dovuto sposarlo, che marito è che non ha manco un anello? Belgor aspettava una risposta. Murdra poteva sentire la sua rabbia e la sua gelosia. Ma c’era un luccichio nei suoi occhi, che tradiva la sua speranza che lei non si fosse seduta con un altro uomo.

    „Nessuno che ti riguardi“ sbottò. Il lucchichio di speranza di Belgor morì. Lui sbattè la sua mannaia sul lombo del maiale che stava affettando e uscì dalla porta sul retro, afferando la sua pipa. Nuove richieste per l’idromele arrivarono dall’altra stanza. Fumare è la cosa che gli riesce meglio, pensò Murdra. E io devo fare tutto il lavoro, che Beliar se lo prenda. Afferrando le caraffe già riempite si diresse verso la sal comune dove fu accolta da un coro di risate.

    Caratteristiche di Murda

    Razza/Sesso: Umana/Donna

    Età: 35

    Ruolo: Padrona della taverna "Cleaved Maiden"/Leader della locale gilda dei mercanti

    Carattere/Aspetto: Robusta,burbera,grezza.Pensate ad un mattarello che colpisce il mento.Maniche arrotolate,grembiule sporco.Brutta.Quando si tratta di uomini bada all'aspetto ed alla ricchezza(una cattiva conquista per il marito).

    Ostinata.Difende la sua posizione anche se sbagliata(per esempio quando ritiene che "Xardas" si chiami "Wardas")

    Particolarità: Giocherella con la sua saliva nella bocca.Sputa come segno di rabbia o di trionfo(ad esempio su suo marito).Usa una grammatica scorretta e fa errori idiomatici.

    Omette molte lettere.Tende a strutturare diversamente le frasi: "Soffocato,è ciò che tutti dovrebbero essere!"

    [​IMG]

    Traduzione by Emelos
     
  4. Vontrippen

    Vontrippen L'Uno Ex staff

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    Re: I racconti di Arcania: A Gothic Tale

    Il Coltello

    [​IMG]

    L'immagine mostra un viaggiatore al suo arrivo alla “Cleaved Maiden”. Questo artwork dà un'idea della pioggia e del temporale durante una notte ostile nelle Isole Meridionali

    [align=justify]Con un abile movimento del polso, il nodo fu tirato stretto ed i polli ciondolarono dal soffitto del capanno. Murdra svuotò il secchio sanguinante delle teste di pollo oltre il recinto e riprese il coltello da macellaio che aveva lasciato su un barile, strofinandolo sul suo grembiule per pulirlo. Sentì la porta del magazzino dietro di lei chiudersi con un tonfo. Sia maledetto quel ragazzo, pensò Murdra. Sbatte sempre quella porta! Infilò la brocca del latte nel secchio, raccolse il tutto e si trascinò attraverso il cortile con rabbia.

    Quando si avvicinò alla porta del magazzino, Murdra sentì qualcosa muoversi alla sua sinistra. A-ha, pensò. Sta di nuovo bighellonando qui in giro? Fece capolino dietro l'angolo, determinata a trascinare nell'osteria il ragazzo per i suoi capelli unti, ma di lui non c'era traccia. Con disgusto, Murdra vide la figura di un uomo che giaceva sotto la finestra del magazzino. Era avvolto in una cappa nera e puzzava di idromele.

    «Dormire nel cortile invece di pagare una stanza», sbraitò Murdra. Dovrei svegliarlo con un colpo o due, pensò, usando il coltello, o con un calcio! Ma non fece niente del genere.

    Questo è un affare per mio marito. Che se ne occupi lui!

    Murdra tornò alla porta, posò il secchio e incastrò il coltello dietro la brocca. Tirò con entrambe le mani le pesanti doppie porte. «Quel vagabondo otterrà quel che si merita quando mio marito lo troverà», borbottò arrancando nel magazzino. Dopo alcuni passi, la colpì un pensiero: Che succede se si sveglia e tracanna il latte? Prima il latte e poi il marito, decise, e si voltò.

    [​IMG]

    Il suo cuore saltò un battito.

    Tutto quello che Murdra vide fu una giacca di cuoio marrone e delle mani che andavano verso la sua faccia. Innos mi aiuti! Pensò e provò a gridare, ma una forte mano premette contro le sue labbra e la ammutolì.

    «Silenzio!» sibilò il suo aggressore. Lanciò un'occhiata nervosa alle doppie porte, quindi si girò di nuovo verso Murdra. In quel momento lei lo riconobbe. Era Gonter, il cacciatore dalla Valle del Sangue.

    La paura di Murdra si tramutò rapidamente in rabbia. «Giù le mani!» ringhiò fra le sue dita. La mano di Gonter non si mosse. «Non hai intenzione di gridare, vero?» chiese sospettoso. Cosa starà pensando? pensò Murdra e rispose con un grugnito di rabbia. Gonter esitò. «Devo parlare con te, in privato» egli disse, e con cautela levò la mano dalla sua bocca.

    Murdra lo ringraziò con uno schiaffo. «Quante volte devo dirtelo? L'accesso al magazzino è vietato!» sputò. Gonter si strofinò la guancia. Murdra avrebbe desiderato buttarlo fuori a calci immediatamente, ma era curiosa. «Cosa vuoi?» chiese, incrociando le braccia.

    «Volevo chiederti un favore a te ed ai tuoi amici della gilda dei mercanti.»

    Murdra fece una smorfia di disgusto. «Nessun favore», disse. «Niente soldi, nessun accordo.»

    «Va bene, va bene», acconsentì Gonter. «Dimentica il favore. Necessito dei tuoi servizi.»

    «A-ha!» Disse Murdra. «Così è meglio!»

    «Hai sentito parlare di Ethorn?» Chiese Gonter.

    «Il sommo signore», rispose Murdra ed annuì entusiasta.

    «Allora sei per la guerra?»

    «Guerra?»Inorridì Murdra. «Nessuno vuole una guerra sanguinosa!»

    «Hai ascoltato i tuoi clienti?» Replicò Gonter. «Ognuno di loro è per la guerra», aggiunse, indicando la porta dell'osteria.

    Stupidi, tutti quanti, pensò Murdra. Quando finirà l'idromele perché i sommi signori si sfonderanno la testa a vicenda, si lamenteranno! Ma preferì tener chiusa la bocca. «Di che genere di servizi stai parlando?» chiese invece.

    «Ethorn di Setarrif è uscito dal suo nascondiglio», disse Gonter. «Si sta preparando ad affrontare Lord Tronter per porre fine al domino di Myrtana su Argaan una volta per tutte. Corre voce che Ethorn voglia sfidare il governatore del re morto quando viaggerà al Castello di Silverlake a consegnare le tasse a Thorniara.»

    «Tutti lo sanno!» Schioccò Murdra, anche se questa era nuova per lei. «E questo come dovrebbe riguardare te o la gilda?»

    «I signori di Stewark vogliono unirsi a Ethorn nella battaglia. I cacciatori dalla valle del Sangue saranno al loro fianco.»

    «Siamo commercianti, non guerrieri!» Interruppe Murdra.

    «Non lo siete, no», ammise Gonter, «ma i paladini non vi sospetteranno. Alcune armi, nascoste sotto le merci dei tuoi amici… Potrai introdurle di contrabbando nella valle del Sangue. Ciò renderebbe un gran servizio a Ethorn di Setarrif... Un grande servizio per libertà di Argaan!»

    «Nessun servizio per la gilda!» Sibillò Murdra, sputando sul pavimento di pietra. «Guerra nella valle del Sangue, il passo per Thorniara e Setarrif bloccati! Come pensiamo di trafficare allora?»

    «Non c'è mai stato un momento più opportuno», disse Gonter, facendo un passo verso Murdra. «Rhobar II è morto, ucciso da un'anima coraggiosa che combatte per libertà. Si dice che un uomo chiamato Lee ora conduca i paladini, ma la sua influenza è limitata a Vengard e ad una piccola parte di Myrtana. Il resto del paese presto verrà messo a ferro e fuoco. Pensa solo agli uomini del nord: si stanno sfaldando fra loro in gruppi. Il Varant ha molti re, ciascuno determinato ad ottenere il dominio supremo. Se ora prendiamo le armi, non ci sarà nessuno a correre in soccorso di Lord Tronter. Il governatore del re morto è da solo! Credimi, Murdra, la guerra per il dominio di Argaan sarà decisa rapidamente. Difficilmente avrete qualcosa da perdere. Al contrario: potrete parteggiare per i vincitori, pensa al profitto!»

    Murdra scosse la testa testardamente. «Nessun accordo!»

    Il cacciatore afferrò il braccio di Murdra, tirandola verso di sé.

    Dopo aver riflettuto, Murdra gli diede un forte calcio in mezzo alle gambe. Preso di soprassalto, Gonter gemette e cadde in ginocchio. Ha ottenuto ciò che meritava, pensò Murdra con aria compiaciuta e gli diede un altro calcio. Voltandosi, si diresse verso la porta dell'osteria, da cui si potevano sentire risate smorzate e urla. Murdra aprì la porta sbattendola. Il rumore dall'osteria la avvolse. Si fece largo fra i clienti e si diresse in cucina.

    [​IMG]

    «Belgor!» E ancora: «Belgor!»

    I clienti fecero silenzio. Tutti gli occhi furono puntati su Murdra. Il ragazzo la fissò a bocca aperta.

    Belgor comparve dalla porta della cucina, aggrottando le ciglia. «Cos'è sto bordello?»

    «Gonter sta diventando un seccatore!» Murdra replicò. «Quel cane mi ha aggredita nel magazzino.»

    Un'ombra scese sulla faccia di Belgor. Si tirò su le maniche e passò oltre Murdra. Forse, dopo tutto, è buono a qualcosa, il marito, pensò Murdra. Ma due uomini sono meglio di uno. Afferrò il ragazzo per il colletto e lo spinse verso Belgor, seguendo i due nel magazzino.

    «È scappato», Murdra sentì dire da Belgor mentre lei attraversava la porta. Suo marito stava in piedi davanti ad un barile di vino, pugni sui fianchi. Non c'era traccia di Gonter.

    «È là! Nel cortile!» urlò il ragazzo, dando un'occhiata attraverso le doppie porte.

    «Gonter, cane!» tuonò Belgor, precipitandosi fuori. «Ti ridurrò in poltiglia!»

    Mentre Murdra lo seguiva passando attraverso le porte, per poco non inciampò nel secchio. Dannazione, pensò, agitando convulsamente le braccia. La brocca colpì il secchio con un suono metallico, rovesciando il latte sul pavimento. Qualcosa non andava. Una volta che Murdra ritrovò il suo equilibrio, capì che cosa: il coltello era sparito.

    «Uh, oh», disse, guardandosi intorno.

    Belgor stava in piedi nel mezzo del cortile. La sua collera sembrò volatilizzarsi. «Gonter?» Disse dando l'impressione di essere proccupato. Il cacciatore si trovava in parte sotto il capanno che Murdra aveva usato per appendere i polli. Qualcosa gli sporgeva dalla schiena. Murdra si trascinò in avanti. Poteva già vedere l'impugnatura di legno del suo coltello da macellaio. Belgor si inginocchiò di fianco a Gonter e gli mise due dita al collo. Si girò, guardando Murdra.

    «Sarebbe bastato picchiarlo», bisbigliò.

    Pensa che sia stata io, comprese Murdra.

    Fissò l'impugnatura del coltello e la macchia umida e scura sulla giacca. Il sangue di pollo gocciolava sulla schiena di Gonter, mescolandosi al suo. Per la prima volta nella sua vita, Murdra rimase senza parole. Poteva sentire i passi e le voci dietro di lei. La curiosità aveva portato i suoi clienti nel cortile.

    «C'è qualcuno che corre laggiù!» Urlò Elgan, indicando oltre il recinto con la sua pipa.

    Murdra alzò lo sguardo. L'uomo che correva sul prato si stava dirigendo a destra, verso la Foresta degli Orchi, e indossava una cappa nera. «A-ha!», lei disse. Non dormiva, quel maiale, ma ascoltava di nascosto! Sentì i capelli sul collo rizzarsi. Questo è ciò che la guerra gli ha portato, pensò Murdra, fissando il manico di legno che sporgeva dalla schiena di Gonter. Allora il suo sguardo si rivolse verso l'uomo con la cappa, osservandolo mentre spariva fra gli alberi…

    Ecco il secondo racconto dedicato ad Arcania: a Gothic Tale. Tradotto da Saturas92e ZaZi91 di Gothic Italia.

    Fonte originale
     
  5. Vontrippen

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    Re: I racconti di Arcania: A Gothic Tale

    Fumo tra le montagne

    [​IMG]

    Alcuni Orchi nella Valle del Sangue dopo una battaglia.

    I boschi raffigurati sono gli stessi in cui Ethorn VI sconfisse Lord Tronter.

    [Fonte Originale]

    Una pesante nube di fumo denso e scuro incombeva sulla Valle del Sangue, risalendo lentamente il fianco ovest delle Montagne dell'Occhio Bianco ed innalzandosi sempre di più. Murdra la osservò con sospetto. Un forte vento dissolveva la parte superiore della nube e trasportava grigie spire dalla ripida parete del monte verso Stewark. Forse era solo la sua immaginazione, ma a Murdra sembrò di poter già sentire l'odore di fumo. Questo le fece venire la pelle d'oca.

    «Dannata guerra!» Distolse lo sguardo dal fumo e avanzò faticosamente verso la parte posteriore del giardino delle erbe. Poteva sentire il mormorio delle voci provenienti dall'osteria e urla di rabbia dal cortile; un acuto grido di dolore sovrastò il chiasso.

    «Ortica del fuoco ed erba del fuoco», mormorò Murdra, spazzando foglie e rametti. Non ne rimanevano ancora molti. Frettolosamente raccolse ciò che poté e gettò il tutto nel suo cesto di vimini. Attraverso un'apertura nella palizzata, spiò i due uomini che salivano a fatica la strada che portava dalla Valle del Sangue alla sua taverna. Nessun altro di loro, pensò, raddrizzandosi. Allora vide un'altra figura che correva verso la “Cleaved Maiden”. Voltandosi indietro con uno sbuffo, si diresse alla porta della cucina.

    «È tutto quello che ci è rimasto», disse Belgor mentre Murdra entrava in cucina. Lui stava indicando tre ciotole di legno piene per metà di brodo di carne ed alcune fette di pane sottili.

    «Quelli rimangono qui!» Decise Murdra mentre passava oltre. «Dobbiamo mangiare anche noi.»

    Il ragazzo stava in piedi al tavolo vicino al focolare, versando l'acqua nei boccali. La birra si era esaurita tempo fa, poiché i carrettieri si erano fermati presso la “Cleaved Maiden” a causa della guerra. Quando Murdra la sequestrò due giorni prima, stava per scoppiare un tumulto. I carrettieri avevano protestato rumorosamente, ma Murdra non capiva perché i suoi rifornimenti avrebbero dovuto essere razziati mentre la gente che intasava il suo cortile avrebbe dovuto essere risparmiata. Era stata accompagnata dal marito, dal ragazzo e da sette taglialegna corpulenti armati di randelli. Un breve combattimento terminato con un naso rotto regolò la faccenda – i taglialegna sollevarono i barili dai carri e li fecero rotolare dentro il magazzino. Il giorno dopo avevano preso tutto il cibo dai carri, ma ora anche quello era finito.

    Murdra prese una caraffa da birra piena di acqua dal tavolo, aprì il lucchetto della catena con cui aveva chiuso la cucina e si fece largo nell'osteria con la caraffa e il cesto. Contadini e taglialegna, carrettieri e soldati erano praticamente ammucchiati uno sull'altro, la puzza di fumo, sudore e sangue ristagnava nell'aria. Un butterato soldato bloccò il passaggio per le scale a Murdra. La sua fronte era coperta da una sudicia benda e aveva il braccio sinistro legato al collo.

    «Acqua?» Gridò con rabbia, sbattendo il suo boccale in faccia a Murdra. «Ho bisogno di alcol, non di un bagno!»

    «Fuori dai piedi!» Sibilò Murdra, afferrando il soldato per il braccio rotto e spingendolo da parte. Anche le scale erano piene zeppe di persone. Feccia, pensò Murdra, facendosi strada per il secondo piano e dirigendosi poi verso il ponte coperto che collegava l'edificio principale alle stalle.

    Di sotto regnava il caos. I carri, i buoi e le tende erano sparpagliati in tutto il cortile, mentre carrettieri e soldati feriti stavano ammassati uno sull'altro. Quattro cadaveri giacevano davanti alle stalle, negligentemente coperti da stracci. Il tanfo dello sterco di bue, carne bruciata e decomposizione era opprimente. In mezzo alla ressa, un carrettiere aveva imbrigliato il suo bue. Era circondato da una folla in collera.

    «Quel carro rimane dov'è!» Gridò un commerciante arrabbiato.

    «Credi davvero che aspetterò che Lord Tronter uccida Ethorn di Setarrif e invii i suoi uomini a Stewark?» Rispose urlando il carrettiere. «Sposta la tua tenda fuori dai piedi, Mill, o ci passo attraverso con il bue!»

    «Provaci solo e ti spacco il muso!» Urlò rabbiosamente il commerciante e si mise davanti al carrettiere, pugni pronti.

    Questo dovrà aspettare, decise Murdra e attraversò il ponte. Altre minacce e insulti si udirono nel clamore. Jilvie, una giovane cacciatrice, era raggomitolata per terra vicino alla porta del dormitorio. La sua faccia era in disordine, macchiata di sangue, sporcizia e cenere. Il suo arco era rotto, ma lo teneva fermamente con entrambe le mani.

    «Tieni», disse Murdra, mettendo la brocca d'acqua sotto il suo naso.

    Jilvie la guardò con occhi stanchi. «Loro... loro ci stavano aspettando», farfugliò. «Grom, io...» Le sue parole lasciarono il posto ai singhiozzi. Le lacrime iniziarono a scendere sulle sue guance. Murdra si chinò e strinse la brocca nelle mani di Jilvie. «Bevi», disse, accarezzandola goffamente sulla spalla. Lasciando la ragazza dietro di sé, si voltò ed entrò nel dormitorio.

    [​IMG]

    Il castello all'uscita della Gola dei Penitenti (in basso a sinistra).

    La stanza era esattamente sovraffollata come le altre. Almeno due feriti giacevano su ogni letto. Altri stavano seduti sul pavimento, appoggiando la schiena contro i muri. Gemiti e lamenti riempivano la stanza. Grom stava sdraiato sul grande tavolo di quercia al centro della stanza – era privo di sensi e gli mancava una gamba. Il suo sangue gocciolava sul pavimento, formando una grande pozzanghera.

    «Eccoti», disse Danken, il guaritore, posando la sega. La sua faccia e il grembiule erano ricoperti di sangue.

    «È successo di tutto», rispose Murdra e gli passò il suo cesto.

    «Speriamo che Ricklen riesca a trovare nella Foresta degli Orchi le erbe curative di cui ho bisogno.», disse Danken, e si girò verso Craglan, il gran maestro della gilda dei ranger. Da un fianco gli sporgeva l'asta di una freccia; Murdra fece una smorfia di disgusto.

    «Ricklen è un bravo ragazzo», disse Craglan tossendo. «Non vi deluderà.»

    Danken studiò attentamente la ferita di Craglan. «Hai spezzato la freccia», disse, riflettendo. Danken scosse tristemente la testa. «Se le costole sono rotte, il midollo entrerà nel sangue, e potrai aver la febbre e morire – oppure si formerà una ciste e vivrai.»

    «Maledetti paladini», ringhiò Craglan, la cui faccia era contorta di dolore. «Qualcuno deve avergli detto del nostro piano.»

    Murdra ebbe un sospetto. Il coltello da macellaio nella schiena di Gonter balenò nella sua mente, la figura incappucciata che spariva fra gli alberi della Foresta degli Orchi. Ma si trattenne la lingua.

    «Continua a parlare», disse Danken distrattamente, tirando fuori dalla sua borsa delle grandi tenaglie del ferro. «Oh», ansimò Murdra. Si affrettò verso la porta, ma Danken afferrò il suo braccio e le fece cenno di tener fermo Craglan.

    «Ci hanno attirati in una trappola all'uscita della Gola del Cacciatore, separandoci da Ethorn ed i suoi uomini», disse Craglan mentre Danken teneva le tenaglie sulla fiamma di una torcia. «Questo successe quattro giorni fa! Nessuno avrebbero pensato che la battaglia sarebbe durata così a lungo! Nessuno!»

    «Si dice che Lord Tronter dopo tutto abbia ricevuto degli aiuti dal continente», s'intromise un soldato che era seduto sul pavimento vicino a Craglan.

    «Alcuni dicono che il Generale Lee in persona abbia condotto la battaglia nella Valle del Sangue», aggiunse un arciere.

    «Sciocchezze!» gridò Craglan mentre le tenaglie di Danken serravano la freccia rotta. Si agitò, ma Murdra lo trattenne con tutta la sua forza. «Sciocchezze!» gridò ancora, mentre la punta della freccia sfregava contro le sue costole. Allora crollò inerme.

    «È privo di sensi», osservò Murdra ed allentò la presa.

    «Meglio così», disse Danken e provò a torcere la punta della freccia ancora un po'. Gli occhi di Craglan si aprirono di colpo ed ansimò. Maledizione, pensò Murdra, irrigidendosi.

    «Il Generale Lee», disse Danken distrattamente, girando ancora di più la punta della freccia. Il gran maestro della gilda dei ranger strinse i denti e cercò evidentemente di distrarsi dal dolore concentrandosi sulle parole del guaritore. «Come... come avrebbe potuto aiutare Tronter così rapidamente? È impossibile. Inoltre», la sua voce si interruppe e prese un lungo e rumoroso respiro, «ha i suoi problemi altrove, a Myrtana.»

    «Che mi dici di Ethorn?» Chiese Danken, asciugandosi il sudore dalla fronte.

    «Lo abbiamo visto solo da lontano», rispose Craglan e gemette per il dolore. «Ha ricevuto truppe ausiliarie. Uomini da Torgaan. Se c'è stato qualcuno che gli ha salvato la pelle, allora sono i guerrieri neri dell'isola della giungla. Si dice che non abbiano bisogno di speranze per vincere – e qui non ci sono state speranze da molto tempo.»

    Danken diede a Murdra un segnale. «Adesso», disse, afferrando le tenaglie con entrambe le mani. Murdra schiacciò il gran maestro contro il pavimento con tutto il suo peso. Danken tirò. Craglan urlò e si accasciò a terra di nuovo. «È fatta», disse Danken, sollevando la punta di freccia insanguinata.

    Murdra ne aveva abbastanza – lei non aveva problemi a macellare galline e capre, ma la chirurgia le faceva venire la nausea. Devo uscire da qui, fu tutto quello che riuscì a pensare e se ne andò velocemente attraverso la porta del dormitorio, tornando verso il ponte coperto. Afferrò la ringhiera e fece un profondo respiro. Di sotto, il carrettiere e il mercante si stavano rotolando nel fango, azzuffandosi.

    Murdra li guardò per un momento, fino a quando la sua attenzione non fu catturata da un giovane uomo in armatura leggera che attraversava di corsa i cancelli della “Cleaved Maiden”. Costui si fermò e si piegò in due per riprendere fiato. Raddrizzandosi di nuovo, urlò: «Vittoria! Abbiamo vinto la battaglia!»

    Il silenzio scese sul cortile della taverna. Tutti gli occhi erano puntati sul cancello e sul giovane soldato. Persino i due attaccabrighe avevano interrotto la loro rissa.

    «Ethorn di Setarrif ha sconfitto Lord Tronter in un onorabile combattimento», gridò il soldato, cercando ancora di riprendere fiato. «Il governatore di Myrtana e i suoi generali onorano le prigioni della Gola dei Penitenti. Ethorn è Re di Argaan!»

    Nessuno disse una parola. Quindi una sola voce proclamò: «Lunga vita a Ethorn VI! Lunga vita al re di Argaan!» Molte persone si unirono e così l'intero cortile fu inondato da acclamazioni.

    Mudra pensò di poter sentire di nuovo l'odore il fumo , ma, questa volta, non sembrava minaccioso. «Hm», disse sollevata e si diresse faticosamente verso la cucina.

    Traduzione a cura di Saturas92 e ZaZi91.[Fonte Italiana]
     
  6. Vontrippen

    Vontrippen L'Uno Ex staff

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    Re: I racconti di Arcania: A Gothic Tale

    La mano di Grom

    Da Hans-Jörg Knabel

    [​IMG]

    Prima bozza di Ethorn VI, re di Argaan.

    silenzio della notte fu interrotto all'improvviso da dei ruggiti fragorosi.

    Che Innos ci aiuti, pensò Murdra mentre un brivido le scendeva lungo la spina dorsale. Gli uomini del re non sembravano condividere le sue preoccupazioni. Al contrario, quei ruggiti non sembravano aver avuto altro effetto che aumentare la loro sete. Alzando le loro coppe, proposero un brindisi al coraggio del re ed alla sua abilità venatoria. Murdra afferrò una brocca e versò dell'altro idromele nei boccali che si trovavano sopra al tavolo della cucina.

    «Hai paura?», chiese Grom con una voce profonda e rimbombante. Era il maestro di caccia, nominato dal re in persona.

    Murdra scosse la testa, ma le sue mani tremavano.

    «Non preoccuparti», disse lui sorridendo. «La gabbia è stata forgiata con metallo nordmariano di prima qualità e la bestia è ben legata. I nodi li ho fatti io stesso, sigillandoli poi con del piombo.» Flesse i muscoli del suo braccio scoperto, mostrando i bicipiti perfettamente sviluppati.

    È forte, questo è certo, pensò Murdra osservando i muscoli del maestro di caccia guizzare. E nobile. Grom indossava un paio di guanti in pelle di vitello di ottima qualità, riccamente decorati e sui quali erano stati inseriti zaffiri dal blu intenso. Murdra non aveva mai visto prima un cacciatore indossare guanti come quelli.

    «Sono io l'incaricato alla sorveglianza del trofeo del re, e nessun altro», continuò Grom, «e nessun animale è mai sfuggito alla mia custodia, non importa quanto grande o forte fosse.» Mise la sua mano sulla testa della serva seduta vicino a Murdra, scompigliandole i capelli castani lunghi fino alle spalle.

    «Non è forse così, Karella?» La serva annuì e diede un morso alla mela che aveva appena rubato dal cesto di Murdra. Aveva circa quindici anni, forse sedici, ed era una ragazza indisponente e ribelle. Murdra afferrò la mela e la gettò nel cesto vuoto. La serva le lanciò un'occhiataccia e si soffiò via dalla faccia un ciuffo di capelli in maniera risentita. Grom non disse nulla, ma si fece scuro in viso.

    Era strano. Agli occhi di Murdra, la serva non era adatta al seguito del re. Ognuno dei Setarrifani era nobile e maestoso, anche l'ultimo dei garzoni. Solo la serva era sporca. Indossava normali pantaloni di pelle scura ed un semplice gilet. Il pugnale al suo fianco sembrava abbastanza pregiato, ma il fodero era sporco, come le sue mani. I suoi avambracci erano segnati da ferite sanguinolente procuratele dai rovi del giardino di Murdra, dove aveva allegramente decimato le sue fragole. Murdra l'aveva colta in flagrante e tirata per un orecchio fino in cucina, dove l'aveva bloccata su uno sgabello in modo da sorvegliarla. Ma nessuno fra i seguaci del re sembra far caso alle sue mani sporche ed al suo comportamento indisciplinato. Stranamente, la trattavano con cortesia, e perfino con rispetto. Murdra non riusciva a comprenderne il motivo. Osò sfidare per pochi attimi lo sguardo irato del maestro di caccia, prima di volgere altrove gli occhi. Con riluttanza, prese un'altra mela dal cesto e la offrì all'indisponente ragazza.

    «Ecco», borbottò. «Questa è molto più succosa.»

    La serva sogghignò maliziosamente afferrandola. Grom si rilassò visibilmente.

    Un altro ruggito risuonò nella notte.

    «È l'ora del pasto», disse Grom svuotando la sua coppa in un solo sorso. «Meglio non farlo attendere. Diventa pericoloso se è troppo affamato.» Appoggiò la coppa sul tavolo e si allontanò da Mudra. Lei lo fissò da dietro, guardandolo attraversare la stanza con passo deciso, superando i guerrieri radunati per mangiare ed uscendo dalla porta, diretto alla gabbia vicino alle stalle.

    Grom era appena svanito nell'oscurità quando la figlia del re entrò in cucina. Aveva circa un paio d'anni in più rispetto alla serva ed era molto più bella di qualsiasi altra donna Murdra avesse mai visto. Il suo vestito era ricamato in oro, i suoi lineamenti erano delicati.

    «Dov'è andato Grom?», domandò.

    «Cortile», rispose la serva senza voltarsi. Diede un altro morso alla mela.

    «A fare cosa?»

    «Secondo te? Sta dando da mangiare alla bestia», rispose la serva con la bocca piena.

    Un giorno o l'altro andrà troppo oltre, quella là, pensò Murdra. Ma non aveva intenzione di aspettare di vederla ricevere la punizione che si meritava. Murdra posò la caraffa, si pulì le mani con il grembiule e chiese: «Posso esservi utile?»

    «Vostra altezza», disse la figlia del re, guardando arrogantemente Murdra. «"Posso esservi utile, vostra altezza?" è la maniera giusta per rivolgersi alla futura regina di Argaan. Tienilo a mente, se non vuoi finire nei guai.»

    Murdra annuì obbedientemente e s'inchinò goffamente.«Posso esservi utile, vostra altezza?»

    «Così va meglio», disse la principessa. Girò lo sguardo intorno per osservare la cucina di Murdra ed arricciò il naso. «Voglio fare un giro dell'abitazione. Tu mi farai da guida.» Tornò indietro e, con un gesto impaziente, fece uscire Murdra dalla cucina.

    Questa afferrò al volo una torcia e fece per uscire. La serva si alzò dallo sgabello, ma Murdra ringhiò: «Tu resti qui!» La figlia del re scoppiò a ridere. «Puoi accompagnarci, Karella», disse divertita. «hai il mio permesso.»

    Si alzò un altro ruggito furente. A Murdra parve ancora più selvaggio di prima. «Da questa parte», disse con voce tremante, guidando la principessa e la serva attraverso la stanza, oltre i guerrieri che stavano gozzovigliando. Belgor stava in piedi vicino a re Ethorn VI, con un boccale in mano, colmando la coppa del re ogni volta che egli beveva un sorso. Era visibilmente a disagio, Murdra glielo leggeva negli occhi. Non ci posso fare nulla, pensò aprendo la porta della cantina. Nemmeno lei era tranquilla, con tutti quei ruggiti e quel gruppo di nobili nella sua taverna.

    Murdra entrò nella cantina, sporgendo la sua torcia nell'oscurità. «È qua che conserviamo vino ed idromele.»

    «Lo vedo», rispose la principessa, lanciando uno sguardo annoiato ai barili che riempivano la stanza. La serva si cacciò il torsolo della mela in bocca, con il gambo e tutto il resto.

    «Questa casa puzza», disse la principessa. «Andiamo in cortile, se non ti dispiace.»

    Murdra andò verso la porta doppia e spinse. Una strana quiete pervadeva l'impenetrabile oscurità della notte. Lo schiamazzo degli ubriachi, attenuato dalle spesse mura, era tutto ciò che si riusciva a sentire. Nemmeno i buoi nella stalla facevano rumore. A Murdra venne la pelle d'oca. Tremava, nonostante l'aria della notte fosse tiepida.

    Armatura a piastre

    Armatura a piastre degli spadaccini di Setarrif.

    «Che stai aspettando?», disse la principessa spronandola. Murdra uscì nel cortile. Non voleva che una persona d'alto rango come la principessa pensasse che lei fosse una codarda. Qualcosa di blu risplendeva alla luce della torcia. «Che cos'è quello?», chiese la serva, fiondandosi fuori dalla cantina. Murdra la seguì.

    «Un guanto», disse la serva. Murdra adesso lo poteva vedere chiaramente. Giaceva abbandonato in mezzo al cortile, gli zaffiri ora risplendevano davanti alla fiamma. Vedendo un'ombra scura sul suolo, Murdra rabbrividì. Sangue! Le si attorcigliò lo stomaco, fece un altro passo avanti e poi si fermò. Un osso scheggiato sporgeva dalla manica del guanto. La figlia del re sussulto. «È forse...?»

    «È la mano di Grom», sussurrò la serva. Sputò il gambo della mela ed estrasse il pugnale. La principessa iniziò a gridare. Anche alla calda luce della torcia, era pallida come un cencio. Le sue labbra tremavano. Un ruggito profondo risuonò alle spalle di Mudra.

    Lei si girò lentamente.

    Due occhi luminosi apparvero nel buio vicino alla cantina, quindi un'enorme testa scivolò all'interno della luce della torcia. Dalle fauci della bestia d'ombra colò della bava. Era bava mista a sangue. Il cuore di Murdra ebbe un sussulto. «Indietro!», strillò con voce rotta. Con un urlo la serva si lanciò in avanti.

    «Per Setarrif!»

    Murdra reagì prontamente, afferrando la ragazza per un braccio e tirandola indietro. Inciampando nella principessa, Karella perse l'equilibrio, e le due ragazze caddero l'una sopra l'altra. Adesso Murdra era da sola fra le ragazze e la bestia. Alzando lo sguardo verso la sua mostruosa testa, si chiese perché mai era intervenuta invece di mettersi in salvo.

    La bestia d'ombra guardò verso il basso, studiandola con il suo sogghigno malefico.

    «Non muoverti!», urlò Belgor. La testa della bestia d'ombra scattò di lato. Belgor corse verso il letamaio ed afferrò il forcone, agitando convulsamente la torcia con l'altra mano. La bestia d'ombra fece un salto, atterrando fra Murdra e la doppia porta. Il suo sguardo era fisso su Belgor. Murdra poteva vedere i muscoli contratti sotto la sua pelle.

    Belgor si lanciò verso la bestia.

    Questa abbasso il muso. Belgor urlò. Il forcone rimbalzò sul suo corno, e la bestia d'ombra colpì Belgor, ferendolo e facendolo volare in aria. Cadendo contro il tetto del capanno, la figura incosciente di Belgor cadde a terra. Murdra poteva vederlo giacere inerte, la gamba piegata sotto di lui. Poi il cortile si riempi di torce, uomini e spade. Qualcuno la spinse con vigore, e Murdra cadde.

    Uno degli uomini del re caricò la bestia a testa bassa, la spada alzata pronta a colpire. La mostruosa testa si mosse velocemente, affondando i denti nella gamba del guerriero. Lo spadaccino urlò mentre la bestia dilaniava le sue carni, scuotendo la testa di qua e di là. La gamba si staccò, ed il guerriero urlante cadde addosso a due dei suoi compagni che correvano in suo aiuto con le spade sguainate.

    Un quarto soldato, cogliendo l'attimo, affondò la sua spada nel fianco della bestia con entrambe le mani, ma il mostro si girò a velocità incredibile e lo colpì in pieno petto con il suo corno. I suoi polmoni si svuotarono e Murdra udì le sue costole incrinarsi. Cadde all'indietro gambe all'aria, atterrando sopra ai suoi commilitoni.

    Quindi il re si scagliò fuori dalla porta nella sua armatura dorata, tenendo saldamente una mazza pesante in mano. La bestia d'ombra lo caricò, con uno schianto di corno contro metallo. Le sue fauci si serrarono, ma il re evitò agilmente l'attacco, con la rabbia negli occhi che sfidava la furia dell'animale. Una freccia sibilò al suo fianco, mancando di poco la testa della bestia. L'animale avanzò, costringendo il re ad arretrare. Una seconda freccia attraversò l'oscurità, colpendo l'occhio della bestia d'ombra. Il re non si lasciò sfuggire l'opportunità: mentre la bestia si contorceva per il dolore, si portò rapidamente al suo fianco dalla parte dell'occhio ferito, colpendo con la mazza il suo cranio massiccio. Una volta, due, poi un'altra ed un'altra ancora, finché il re, ruotando sui talloni, diede un ultimo possente colpo. La bestia d'ombra inciampò. Gli uomini del re corsero insieme verso l'animale, continuando a colpirlo finché questo non si impennò, emise un ultimo agghiacciante ruggito e collassò.

    Ethorn si allontanò dalla bestia morta e si diresse a grandi passi verso Murdra, porgendole la mano. «Tu e tuo marito... avete salvato le mie figlie.»

    «Figlie?», bofonchiò Murdra, ancora sconvolta da ciò a cui aveva assistito. Guardò Karella, che s'era già rialzata in piedi.

    «Hai la mia gratitudine.»

    Murdra si pulì le mani sul grembiule e strinse quella del re. «Mio... mio marito", balbettò, mentre Ethorn la aiutava ad alzarsi. Il re guardò addolorato in direzione del capanno.

    «I miei guaritori personali si prenderanno cura di lui", disse. «Sono i migliori del regno.»

    [​IMG]

    Armatura a piastre degli spadaccini di Setarrif.

    [Fonte Italiana]
     
  7. Vontrippen

    Vontrippen L'Uno Ex staff

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    Re: I racconti di Arcania: A Gothic Tale

    L'oste vacillante

    By Hans-Jörg Knabel

    [​IMG]

    Uno schizzo di due armature dei paladini al servizio del re Rhobar III.

    Thunck

    Il rumore del legno contro la pietra...

    Thunck

    Murdra guarda oltre la sua pentola e diede un'occhiata in direzione di Belgor. Stava zoppicando di fronte al tavolo dove Feren e gli altri ranger erano seduti. “Sta provando la sua nuova gamba” pensò . Le sue stampelle erano appoggiate ad un angolo della credenza. Non le toccava da almeno due settimane. Belgor stava ancora combattendo per avere un buon equilibrio nella sua andatura zoppicante ma ora la gamba di legno non scivolava più via come aveva fatto invece all'inizio e per questo era caduto sul pavimento, sbattendo la faccia. Clagan gli fece un segno col capo e lo fece sedere. Belgor si sedette di fianco a uno dei ranger, con un gemito di dolore e poi allungo la sua gamba finta sotto il tavolo. “Ah, l'Oste Vacillante” scherzò Feren. Belgor lo ignorò. Fin dalla notte in cui aveva affrontato la Bestia d'Ombra, armato solamente di torcia e forcone, molti dei suoi abituali clienti avevano iniziato a deriderlo, chiamandolo mezzo-uomo, storpio e credendolo incapace di gestire una taverna. Feren non era l'unico ma sicuramente non era il peggiore. Gli piaceva dargli diversi nomignoli come “l'Oste Vacillante”,” Gamba di Legno” e “ Piede-Forcone”.

    “Dovrei sbatterlo fuori” pensò Murdra. Ai suoi occhi ora Blegor era più di un uomo, dopo aver provato di essere un eroe. Lontana da essere un difetto, perchè non lo era, la gamba di legno era un segno distintivo, una medaglia d'onore data a suo marito come prova della sua lealtà verso il Re. Prese un ultima porzione di stufato e la mise dentro la scodella che aveva preparato personalmente per Belgor ed uscì dalla cucina andandosi a sedere al loro tavolo.

    “Di cosa state parlando?” chiese Belgor non appena Murdra gli ebbe servito lo stufato. “Di nulla” rispose Feren con un voce annoiata, mentre giocherellava con i suoi anelli, “Nulla di cui uno storpio debba preoccuparsene”. Murdra si alzò di scatto e preso uno strofinaccio cominciò a pulire il tavolo con movimenti ampi e violenti. Craglan lanciò un'occhiata gelida nei confronti di Feren e rispose all'oste: “Parlavamo del Re e delle notizie che giungono dal continente”.

    “ Si fa chiamare Rhobar III” aggiunse Ricklen” un nome davvero poco originale, secondo me”.

    “Hai sicuramente ragione” asserì Feren.

    “Non lo so” disse Craglan “i re scelgono attentamente i loro nomi. Come sicuramente avrai saputo, si fa anche chiamare re di Midland e non solo di Myrtana. Credetemi amici, sta per scatenarsi una tempesta, quel nome mette in chiaro una cosa: vuole riunire il Vecchio Regno. Non dimenticatevi che le Isole del Sud facevano parte di quel reame!”

    “Se credi alle semplici voci che girano” lo contraddisse Jilvie “ è alto due passi e impugna con una mano una spada che gli altri uomini impugnerebbero con due”.

    “Si” aggiunse Ricklen “ho sentito dire che sfidi qualsiasi uomo che osi intralciare il suo cammino. E' solo un grosso bruto....qualcuno prenderà la sua testa molto prima che posi i suoi piedi sulle nostre isole”.

    “Se sia un bruto o no, non lo posso dire” intervenne Craglan “ ma da quello che ho sentito dire, non sarebbe solo un maestro spadaccino ma anche uno stratega di alto livello. Il popolo di Myrtana è al suo fianco e lui ha promesso loro una pace duratura”.

    “Noi abbiamo già la pace” disse Jilvie “non vogliamo un Re di Midland!”

    “Non lo vogliamo” concordò Craglan “ma nel continente le cose vanno veramente male. Ovunque si combattono guerre”.

    “Cosa sapete invece dell'aquila che si dice accompagni il suo esercito ovunque vada?” chiese Ricklen.

    “Non so nulla al riguardo ma ad ogni modo, Rhobar III ha scelto un'aquila per le sue insegne” replicò Feren “ e la sua campagna contro gli Orchi è stata benedetta dagli dei, li ha cacciati da Myrtana e Thorus ha lasciato il continente con un pugno di uomini”.

    “Sta per fa vela verso Torgaan” esclamò Jilvie.

    “Bè spero che non venga proprio qui” disse Belgor “ l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di un gruppo di Orchi guerrafondai”. “Pensa quello che ti pare” disse Feren “ se fossi in te non mi preoccuperai tanto degli Orchi quanto del forcone che ti trascini dietro a mo' di gamba”.

    Improvvisamente calò un silenzio minaccioso sulla loro conversazione. I ranger si scambiarono sguardi imbarazzati. “Quel maiale” pensò Murdra. “ Se cerchi guai Feren, li hai trovati” tuonò Belgor sbattendo un pugno sul tavolo, così forte che parte dello stufato fuoriuscì dal suo piatto.

    Cercò di alzarsi ma Cralgan lo trattene facendo forza con la mano sulla sua spalla. “Non farlo” sussurrò il ranger. “Si invece” disse Belgor spostando violentemente il braccio del suo vicino e afferrando il giovane mercante. “Avrò anche una gamba solo, persino un topo-talpa potrebbe accorgersene, ma è tutto quello che mi serve per sbatterti fuori dalla mia taverna”. Fece il giro del tavolo e andò a fermarsi proprio di fronte a Feren. “ Non credo proprio” disse freddamente il mercante ora alzatosi in piedi. “ Aspetta Belgor” disse Craglan “lo porto fuori io”. “ Fermò” tuonò la voce dell'oste. La sua gamba di legno era piantata nel pavimento, quasi fosse una quercia. Feren sorrise. Belgor non esitò. Si avvicinò bruscamente a Feren ma questi semplicemente indietreggiò. Belgor perse il suo equilibrio mentre la gamba scivolava a lato a causa di una crepa nel pavimento. Oscillò ma non cadde. Belgor colpì ancora ma questa volta usando la sinistra. Feren la bloccò senza difficoltà e diede un calcio alla gamba di legno facendo cadere Belgor sulla pietra, sbattendo la faccia.

    L'eroe di Murdra era caduto. “Ora ha passato il segno” pensò Murdra., prendendo la sua scopa con entrambe le mani. “Fuori” urlò a Feren “qui non sei più benvenuto!”.

    “Pensaci Murdra” disse il giovane ridendo “ pensi davvero di poter tirare avanti senza il mio oro?”

    “Che sia dannato il tuo oro” pensò mentre colpiva la faccia di Feren con la sua scopa. Il ramo di betulla centrò occhi, guance e labbra. Il suo sorriso beffardo scomparve immediatamente.

    “No, lo sbatto fuori io” grugnì Belgor. Murdra lo sentì ma non poté trattenersi, saltò addosso a Feren come un'arpia pazza, sbattendolo a destra e a sinistra. Feren indietreggiò cercando di bloccare i suoi colpi ma Murdra lo incalzava proprio come aveva fatto il Re nel suo scontro con la Bestia d'Ombra, usando scopa e grembiule al posto di mazza e cotta di maglia. Presto la faccia di Feren prese a sanguinare a causa dei ripetuti colpi, lui si girò e scappo dalla porta ma lei non lo mollò. Feren inciampò ma riusci ad afferrarsi ad una sporgenza, Murdra approfittò del suo precario equilibrio e colpì ancora una volta facendolo finire a terra. “E non sperare di mostrare nuovamente la tua faccia in questa locanda” strillò la moglie dell'oste sbattendo la porta. Murdra si girò e vide Craglan aiutare Belgor a rimettersi in piedi. L'oste sbuffò . La pelle sopra il suo zigomo era sbucciata e ormai stava diventando viola. Evitò gli sguardi di Craglan e Murdra, si diresse verso le scale tenendo gli occhi bassi mentre la sua gamba di legno sbatteva sul pavimento di pietra.

    Thunk ,Thunk ,Thunk

    Murdra lo guardò andarsene mentre ancora stringeva la scopa tra le mani. Belgor scomparve dalla sua vista ma lei potè ancora sentire il sordo rumore della sua camminata vacillante.

    Thunk ,Thunk ,Thunk

    La porta della loro camera da letto sbattè violentemente

    Thunk ,Thunk

    Qualcosa di umido sfiorò la guancia di Murdra, non si era mai sentita come il quel momento da tanto tempo.

    Thunk

    “Non puoi farci nulla” disse Craglan e asciugò la guancia di lei con la sua manica.

    [​IMG]

    Uno scudo con l'aquila, simbolo di Rhobar III.

    Traduzione in italiano a cura di Emelos.

    [Fonte originale]
     
  8. Mesenzio

    Mesenzio Contemptor Deum Editore

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    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    Twohunnerd’n‘fiftyeight days. Murda’s jaws clenched so hard that she could hear her teeth grind. For two hundred and fifty-eight long, solitary days, the peg leg had been silent. Now it was sounding again but the rhythm was uneven.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “The hideout is no good, right?” Rauter’s voice echoed through the dark cave. “It is big enough all right but you can’t hold it. And the entrance... bloody hell! A paladin could find it with his visor down.” Murdra could hear Rauter talking but his words floated over her like leaves in an autumn storm. All she could focus on was the steady thumping of wood on stone.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “Rauter’s right” Grom rumbled as he hobbled through the cave.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “I don’t want to hold it”, Craglan put in. “Soon as Lorn sounds his fog horn we rangers are going to fall back to the woods. I’m only looking for a dry, and not too obvious place to hide some bowstrings and arrows.”

    “And you were thinking of Murdra’s storage cave?” Rauter asked.

    Craglan shrugged “Why not? We could stash them against the far wall behind Murdra’s supplies.”

    Murdra wanted to butt in but the stomp of the wooden leg swept away any thought that came to her.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    Two hundred and fifty-eight days had passed since Murdra had last heard the clacking of the wooden leg on the rough stone of the taproom floor. For two hundred and fifty-eight days, she had stolidly denied the pain, had served the patrons day after day, night after night, all alone, with no husband, without Belgor. Now, after all this time, Grom’s wooden leg had chipped away at her stony resolve and brought sorrow to her heart and eyes.

    Craglan brushed a tear away from her cheek and put a hand on her shoulder smiling reassuringly. “Don't fear, Murdra”, he said. “The Myrtanians won't sack the Maiden. At the most, they'll occupy your yard and taproom, but eventually they'll march on to Stewark or Tooshoo. But rest assured that we will strike only when they are well away from the tavern.”

    Fear, as if, Murdra thought. She did not feel fear, just sorrow. She wanted to yell at Craglan, scream at him how thick and dense he had been to drag the cripple with him to the cave, but the pain that hit her with each Thunk of Grom’s wooden leg, tightened her throat, made her mouth go dry and left her tongue-tied.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    All she managed to do was clear her throat – but still no words came. Rauter spoke up for her: “You rangers really believe that the Myrtanians will come ashore here, right?”

    Craglan removed his hand from Murdra’s shoulder and turned to Rauter “You don’t?”

    “Thorniara was taken half a year ago, since then I haven’t seen a single Myrtanian. What about yourself?”

    “No”, Craglan admitted, “but I want us to be prepared in case they do come this way.”

    Men, Murdra thought. They can talk about war, but they dun un’erstand a thing, nothing at all! Coming to me with the cripple, letting him tap on the floor with that cursed leg! Her pain gave way to seething anger and the anger untied the knot in her throat.

    “Out!” Murdra yelled all of a sudden.

    Rauter and Craglan fell silent. All eyes were on Murdra. The wooden leg was silent.

    “Just now you wanted to help”, Craglan ventured. Rauter and Grom didn’t dare to move.

    “How was I to know that ye’d bring the cripple” Murdra shot back, pointing at Grom. She understood all too well the sting of the word “cripple” for a man with a wooden leg. Time and again the patrons of the Cleaved Maiden had tortured Belgor with that word and Murdra had been the one to console him. And who comforts me? She asked herself.

    “The cripple has to go” Murdra stated with steel in her voice.

    Grom didn’t say anything but Murdra could see the hurt growing in his eyes. Craglan looked first at Murdra, then at Grom and his gaze finally rested on the wooden leg. He understood.

    “Wait outside, Grom”, he ordered with a gentle voice.

    Grom hesitated a moment but then unsteadily, with bleary eyes and slumped shoulders, limped past Murdra towards the entrance.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    For the space of a heartbeat, Murdra felt compassion rise up inside her, but she remained resolute as with each step that Grom took the tap-tap of the wood echoed in her ears. “Out with you!” She shouted after him when he had almost made it to the cave’s exit. Grom hobbled on into the fog outside the cave.

    Thunk, Tha-thunk.

    Grom froze in mid-step. A deep, mournful sound rolled up to the cave from the shore.

    Lorn’s horn! Murdra recognized it immediately.

    Craglan threw his torch on the ground. “Douse the torches!” he ordered, stamping on its flames with his heavy boots. Murdra was covered in darkness.

    “What about the supplies?” she heard Grom asking.

    “Forget about the supplies” Craglan said, close to Murdra but moving away towards the exit. “Send Jilvie down to the beach. I need to know how many they are. Everyone should grab what they can carry. We're making for the woods.”

    Once more the sound of Lorn’s horn rolled up to the cave.
     
  9. Emelos

    Emelos Editore Editore

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    Ecco la traduzione del decimo racconto, già postato da Mesenzio in inglese.

    "Legno su Pietra"

    by Hans-Jörg Knabel

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “Duescentocinquantottogiorni”. La mandibola di Murdra stridette così forte che lei stessa sentì i propri denti scricchiolare. Per duecentocinquantotto lunghi e solitari giorni la gamba di legno era rimasta silente. Ora tornava a risuonare ma il ritmo no era affatto regolare.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “Il nascondiglio non è poi così buono, eh?” la voce di Rauter rimbombò attraverso il buio della caverna. “ E' abbastanza grande, d'accordo, ma non la si può difendere. Per non parlare dell'entrata...per la miseria! Un Paladino la potrebbe scovare anche con la visiera abbassata”. Murdra poteva sentire Rauter parlare ma le sue parole semplicemente scorrevano come foglie in una tempesta autunnale. Al momento era completamente concentrata sul rumore sordo prodotto dal legno contro la pietra.

    [​IMG]

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “Rauter ha ragione” brontolò Grom zoppicando mentre attraversava la caverna.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    “Ma io non la voglio difendere”, s'intromise Craglan. “ Non appena Lorn suona il suo corno noi rangers torneremo nella foresta. Sto semplicemente cercando un posto asciutto e non troppo ovvio e facile da trovare dove nascondere delle conrde per l'arco e alcune frecce”.

    “E hai pensato alla caverna-deposito di Murdra?” chiese Rauter.

    Craglan disse con leggerezza “Perchè no? Potremmo nasconderle contro la parete più interna dietro alle provviste di Murdra”.

    Murdra avrebbe voluto interromperlo ma il rumore sordo della gamba di legno cancellò ogni pensiero che le era venuto.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    [​IMG]

    Duecentocinquantotto giorni erano passati da quando Murdra aveva sentito per l'ultima volta il rumore del legno contro la pietra ruvida del pavimento dell'osteria. Per duecentocinquantotto giorni lei aveva imperturbabilmente negato la sofferenza, aveva servito gli avventori del locale giorno per giorno, notte dopo notte, da sola senza suo marito. Senza Belgor. Ora, dopo tutto questo tempo, la gamba di legno di Grom aveva scheggiato la sua rocciosa risoluzione e riportato la sofferenza nel suo cuore e nei suoi occhi.

    Craglan asciugo una lacrima dalla guancia di lei e aveva appoggiato una mano sulla sua spalla, sorridendole in maniera rassicurante. “Non temere Murdra”, disse “ La gente di Myrtana non saccheggerà la Maiden. Al massimo occuperanno il tuo cortile e l'osteria ma dopo andranno oltre, marciando verso Stewark o Tooshoo. Ma ti assicuro che colpiremo solo quando saranno ormai lontani dalla tua taverna”.

    Paura, se lo fosse, penso Murdra. Non provava timore ma solo sofferenza. Avrebbe voluto urlare a Craglan, gridargli quanto ottuso e insensibile era stato portare con sé lo storpio dentro la caverna ma il dolore che la colpì ad ogni Thunk della gamba di Grom le serrava la gola, rendeva la sua bocca asciutta e bloccava la sua lingua.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    Tutto quello che riusci a fare fu di schiarirsi la gola ma ancora una volta non potè parlare. Rauter parlò per lei: “I tuoi rangers credono davvero che i soldati di Myrtana sbarcheranno qui? “.

    Craglan tolse la mano dalla spalla di Murdra e si girò verso Rauter “Tu no?”

    “Thorniara è stata presa sei mesi fa, da allora non abbiamo più visto nessun invasore. Tu puoi dire il contrario?”.

    “No,” ammise Craglan, “ ma voglio fare in modo di esser preparati se ma i dovessero venire da queste parti.”

    Uomini, pensò Murdra. Parlano sempre e solo della guerra ma no capiscono nulla! Venir in mia presenza con lo storpio, lasciarlo zoppicare con la sua maledetta gamba! Il suo dolore sparì per lasciar posto alla rabbia ed essa sciolse il nodo alla sua gola.

    “Fuori!” urlò Murdra all'improvviso.

    Rauter e Craglan fecero silenzio. Gli occhi dei presenti erano tutti puntati su Murdra. La gamba di legno taceva di nuovo.

    “Solo ora vuoi aiutare”, osò Craglan. Rauter e Grom non osarono fare una mossa. “Come facevo a sapere che avresti portato lo zoppo?” Murdra replicò, indicando Grom. Capiva fin troppo bene l'effetto di“zoppo” su di un uomo con una gamba di legno. Tempo addietro i clienti della taverna avevano torturano Belgor con quella parola e Murdra era stata l'unica a consolarlo. “E chi mi rassicura invece?” si chiese.

    “Lo storpio deve andarsene” sentenziò Murdra con voce quasi metallica.

    Grom non disse nulla ma Murdra poteva vedere la ferita nel suo animo dalla luce dei suoi occhi. Craglan guardò prima Murdra e poi Grom e il suo sguardo finalmente si posò sulla gamba di legno. Capì.

    [​IMG]

    “Aspettaci fuori Grom”, gli ordinò con voce gentile.

    Grom esitò un momento ma poi con passo malfermo e gli occhi appena offuscati, passò oltre e si diresse verso l'uscita.

    Thunk, Tha-thunk, thunk, Thunk.

    Per il breve periodo del battito di un cuore, sentì un moto di compassione in lei ma poi rimase risoluta ad ogni passo che Grom compiva con quel rumore caratteristico che tanto le affliggeva l'animo.

    “Fuori di qui!” urlò quando Grom era ormai quasi fuori nella nebbia.. Grom si addentrò nel grigiore e scomparve.

    Thunk, tha-thunk.

    Grom si bloccò a metà del suo passo malfermo. Un profondo e cupo suono risuono nella caverna dalla spiaggia.

    Il corno di Lorn!

    Murdra lo riconobbe immediatamente.

    Craglan lanciò la sua torcia sul pavimento “Spegnete le torce!” ordinò immediatamente, spegnendo la fiamma della proprio con il suo stivale. Murdra si ritrovò nell'oscurità.

    “Come siamo messi con le provviste?” senti chiedere Grom.

    “Dimenticati delle provviste” disse Craglan, vicino a Murdra ma ormai diretto verso l'uscita. “Manda Jilvie giù alla spiaggia. Ho bisogno di sapere quanti sono. Ognuno porti con sé quanto può. Dobbiamo ripiegare verso la foresta”.

    Ancora una volta il suono del corno scosse la caverna.
     
  10. Emelos

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    Vipere del Sangue

    Hans-Jörg Knabel

    Murdra aveva appena perso quel poco che restava della sua cena, tornò correndo dalla grotta ripostiglio con Rauter. Ora se ne stava in cucina, le ascelle inzuppate di sudore, il sapore amaro di bile sulla lingua, cercando a tentoni la gamba di legno che teneva sempre a portata di mano, dopo la morte di Belgor, proprio a fianco del zuppiere. Aveva afferrato la gamba con le dita traballanti, ma non era riuscita a calmare i suoi nervi. “Stanno arrivando”, pensò più e più volte. “Stanno arrivando!”. Nella sua mente, la locanda Cleaved Maiden era già un mucchio di macerie fumanti e la gamba di Belgor ridotta in cenere. "No!" Borbottò Murdra risolutamente, tirando la gamba di legno al petto. Non avrebbe mai mollato, giurò a se stessa. Non importa come! Afferrò strettamente la gamba e lasciò vagare lo sguardo attraverso la stanza.

    I suoi clienti erano ammucchiati davanti alla finestra rivolta verso il mare, premendo il naso contro il vetro, sostenendo rumorosamente di aver visto con i loro occhi forme vaghe nella nebbia.

    "Vele!"

    "Dove?"

    "Ecco! Dieci di loro, almeno! "

    "Non riesco a vedere nessuna vela."

    "Sei cieco?"

    "Cosa? Quelli sono alberi! "

    "So distinguere un albero da una vela, ignorante!"

    "Non arriveremo da nessuna parte!" La voce Rauter riecheggiò attraverso le chiacchiere. "Questa dannata nebbia ci rende inquieti, giusto? Dovremmo spegnere le luci. Non ci troveranno con le luci spente!"

    Dalla folla si levarono mormorii di approvazione, e i clienti iniziarono velocemente a spegnere ogni torcia e candela che potessero raggiungere.

    "Perché non lasciate semplicemente le luci accese?" Murdra non riconobbe la voce. Uno straniero era seduto vicino all'ingresso, non lontano dal bancone. Non lo aveva notato prima. Indossava una camicia bianca con maniche larghe sotto una giacca di pelle liscia e i suoi capelli brizzolati erano tirati indietro a coda di cavallo. Sul tavolo davanti a lui c'era una sciabola inguainata in un fodero ornato.

    Giusto quello che mi serviva, pensò Murdra. Un pirata!

    Rauter si fermò al tavolo del pirata. "Il Myrtaniani stanno arrivando", spiegò. "Dobbiamo proteggerci, giusto?"

    "Stando seduti al buio?"

    "Non troveranno la Cleaved Maiden se lo facciamo!"

    Il pirata sollevò un sopracciglio. "Se il Myrtaniani sono veramente là fuori, conoscono già la taverna e dove trovarla. E se non la troveranno stasera, sarà domani".

    "Sangue e tuoni, hai ragione", tuonò Rauter. "Allora, cosa facciamo?"

    "Niente", rispose il pirata.

    "Niente? Ci faranno a pezzi!"

    "Non siete soldati", rispose il pirata. "I paladini vi trascineranno in giro vi daranno lezioni su Innos e le virtù dell’ordine, ma non vi uccideranno".

    "Non è quello che ho sentito", mormorò Grengar che stava li vicino, nervosamente aggrappato alla sua ascia da boscaiolo.

    "Chiacchiere", rispose il pirata.

    Grengar cercò di controbattere, ma qualcuno lo zittì.

    "Sento passi nel cortile!"

    "Il Myrtaniani!"

    ”Stanno arrivando”!

    "Questi non sono i Myrtaniani", disse il pirata. "Questo è un amico".

    "Come lo sai?" mormorò Grengar sospettoso.

    "Torniamo da un lungo viaggio, io e lui", il pirata rispose. "So che sono i suoi passi."

    "Stai mentendo!”, sibilò Grengar. "Una spia - questo è quello che sei! Vuoi metterci in balia dei Myrtaniani, ma non potete ingannare i boscaioli di Stewark!". Sollevò l'ascia e si piantò davanti alla porta. Lo sconosciuto alzò gli occhi e scosse la testa, ma non si mosse per prendere la sua sciabola. Tutti fissavano Grengar. Murdra notò che le sue braccia stavano tremando.

    La porta si spalancò.

    Innos ci protegga, pensò Murdra, stringendo la gamba di legno al petto. Un guerriero dalla pelle scura con muscoli scolpiti varcò la soglia. Indossava una pesante armatura di cuoio rinforzato con sporgenti coprispalla di ferro che lasciavano scoperte le braccia nude e forzute. Il manico di una potente ascia da battaglia a due mani sporgeva da sopra una spalla. Murdra aveva già visto un guerriero scuro prima, ma non con un’enorme scure sulla schiena - o un guanto di ferro grondante sangue.

    Grengar non si spostò. Il guerriero oscuro si fermò. Corrugando la fronte girò uno sguardo incuriosito al boscaiolo con la scure in mano. «Che cos'è questo?" Chiese con calma, indicando l'arma.

    "Uhm ... la mia ascia ", balbettò Grengar.

    Il guerriero oscuro si mise a ridere. "Questa è a malapena un'accetta, ragazzo." Gettò il pollice sopra la spalla. "Questa è un’ascia!". Senza prestargli ulteriore attenzione, superò Grengar e si diresse verso il tavolo del forestiero. Le braccia di Grengar si abbassarono. Seguiva il guerriero scuro con gli occhi e uno sguardo impotente sul suo volto. C'erano gocce di sudore sulla sua fronte.

    "Qui", disse il guerriero oscuro, lanciando il guanto di ferro sul tavolo. Un serpente, rosso come il sangue, si intravvedeva sul guanto, era stato dipinto sul fasciame di ferro. Il pirata diede uno sguardo all’emblema. "La Vipera di Sangue", disse.

    "Circa due dozzine”, affermò il guerriero oscuro. "Sono sbarcati giù alla spiaggia. Ho preso uno dei loro esploratori che violentava una ragazza".

    "Jilvie?" chiese Rauter con voce preoccupata.

    "Come faccio a saperlo?" brontolò il guerriero oscuro. "Ha vomitato quando ho tagliato la mano ed è scappata via nella nebbia".

    "Queste Vipere di Sangue, sono Myrtaniani, giusto?" chiese Rauter.

    Il pirata annuì. “Sono mercenari. Uomini di Drurhangi”, disse. "Mercenari con una reputazione… ripugnante."

    "Che cosa significa?" chiese Grengar.

    [​IMG]

    Il guerriero oscuro lo guardò da sopra la spalla." È ora di mostrare che cosa puoi fare con quella piccola accetta , ragazzo", disse seccamente. Si allontanò dal tavolo e si diresse verso le scale.

    "Dà loro un caloroso benvenuto, amico mio", gli disse il pirata, "ma aspetta finché un po’ di gente non si sia radunata nella taverna questa volta!".

    "Sì, sì", borbottò il guerriero oscuro, salendo a grandi passi per le scale. "Sì, sì". Sparì dietro l'angolo, ma Murdra poteva ancora sentire i suoi passi pesanti in galleria. Un crack forte risuonò proprio sopra di lei, poi un altro. “Mi sta sfasciando la ringhiera, il cane”, pensò Murdra fissando imbronciata una scheggia di legno che era caduta sul bancone.

    "Non eviteremo lo scontro, giusto?" chiese Rauter.

    "Esatto!”, disse il pirata. "Chiunque abbia un arco farebbe meglio a mettersi sul balcone per coprire il cortile. Gli altri dovrebbero nascondersi nelle stalle e attaccare le Vipere di sangue dal retro. Ma aspettate di sentire il mio amico spaccare qualche testa. Questo sarà il nostro segnale."

    L’uomo lasciò i tavoli. Alcuni seguirono il guerriero scuro al piano superiore, altri si diressero verso le scuderie. Solo Murdra e Rauter rimasero. Il pirata si alzò afferrando la sciabola. "E tu?", chiese a Rauter.

    "Ti coprirò le spalle", disse Rauter. "Terrò d’occhio la porta della cucina. Se uno di loro dovesse cacciar fuori il suo brutto muso, glielo farò a pezzi! "

    Il pirata annuì. "E tu?", chiese a Murdra.

    "Io resterò dietro il bancone", disse con fermezza.

    Il pirata strinse le spalle, poi si voltò e si diresse verso la cantina in fondo alla locanda. Murdra sentì un tonfo pesante. Aveva appena sbarrato la doppia porta del cortile. Rauter si avvicinò alla porta della cucina, girò la chiave nella serratura e verificò che fosse saldamente chiusa. "Non ti preoccupare", disse, e la raggiunse dietro il bancone.

    Dopo quella che sembrava un'eternità, Murdra udì dei passi e il tranquillo sferragliare delle armi nel cortile. Rauter si accucciò dietro il bancone. "Faresti meglio a cercare una copertura!" sussurrò, ma Murdra rimase ostinatamente dove si trovava. Voleva vedere cosa stava per accadere nella sua locanda. Poi era troppo tardi per cambiare idea - la porta si aprì con un botto, e una dozzina di mercenari, con un serpente rosso sangue dipinto sul petto, fece irruzione nella stanza. Due avevano balestre cariche e a portata di mano, gli altri erano armati di spade e mazze. Uno di loro si voltò verso Murdra con un sorriso.

    "Ehi Tock", rise, "vieni a dare un'occhiata a questa! E’ ancora più brutta della tua ultima donna!". Si avvicinò con insolenza al banco, ridendo, e si mise davanti Murdra. "Nessuno qui, eh?" Sogghignò. Murdra scosse velocemente la testa. Il mercenario rise di nuovo e sputò sul pavimento. "Oh, li staneremo col fumo, va bene. Tutti abbiamo bisogno di un piccolo fuoco." Alzò una mano e afferrò Murdra per la gola. "Hai visto un brutto bastardo con la pelle nera e un enorme ascia passare qui? O un fanfarone vestito come un damerino?". Murdra non rispose. Stava lottando per respirare. "Su sputa il rospo! Potremmo anche lasciare la tua schifosa baracca intera!". Il mercenario allentò la presa, e Murdra tossì, senza fiato. Sopra la testa, poteva udire rapidi passi pesanti, seguiti da un forte crack e il suono di legno che si scheggia.

    La pesante galleria piombò tra la folla. Prese il loro capo proprio sulla testa, fracassandogli la faccia sul bancone. Nella fretta, i balestrieri lanciarono le loro frecce, ma senza colpire niente. Con un grido selvaggio, il guerriero oscuro balzò dalla galleria, abbattendo un altro uomo con il peso della sua ascia.

    "Io sono Gorn!", tuonò alzando la sua ascia. "Chi vuole giocare?" Il mercenario di fronte a lui non ebbe tempo per rispondere. Cercò di alzare lo scudo, ma era troppo lento. La scure lo colpì sull’elmo con fragore, scaraventandolo di lato. Il resto del gruppo battè precipitosamente in ritirata verso la porta della cantina, dove incontrarono la sciabola del pirata. Nel frattempo, Rauter saltò sul bancone e affondò la spada nel collo di un mercenario che lottava per liberarsi dal parapetto.

    "Amo questa merda!" ruggì il guerriero oscuro, abbattendo i suoi avversari.

    Altre urla e sferragliare di armi si sentiva dal cortile. Murdra fissò il mercenario il cui corpo contratto era accasciato sul bancone, e la massa polposa che una volta era la sua testa. Si sentiva risalire la bile in gola. Devo uscire da qui, pensò correndo verso la porta della cucina e armeggiando con la serratura. Quando aprì la porta, una figura oscura balzò verso di lei sbucando fuori dalla nebbia. Murdra fece oscillare la gamba di legno, colpendo il suo aggressore sull’elmo. Lui inciampò e Murdra lo colpì di nuovo, questa volta proprio sul naso. Il mercenario cadde in ginocchio, sanguinante, cercando di concentrare lo sguardo su Murdra. Radunò le forze per un colpo finale, ma il suo aggressore afferrò le cinghie di cuoio della gamba di legno e gliela strappò dalle mani. Murdra fuggì passando dalla porta della cucina, su per il sentiero dietro la Cleaved Maiden. Guardando indietro, riuscì a malapena a distinguere il recinto di legno della sua taverna attraverso la nebbia ed i suoni attutiti del combattimento in lontananza.

    Come si fermò per riprendere fiato, realizzò di aver perso la gamba di Belgor. “Andata. Per sempre”, pensò con amarezza. “Avrei voluto salvarla”. Era troppo tardi ormai: dietro di lei, poteva sentire passi e rabbiose maledizioni. Mi sta inseguendo! Pensò Murdra incespicando fuori dal sentiero. Corse su per la collina che porta al bosco, e ben presto raggiunse i primi alberi.

    Mentre correva davanti a un grosso masso, qualcuno l'afferrò e la tirò a terra. Provò a urlare, ma le fu impedito da una forte mano saldamente premuta sulla bocca. Come i suoi occhi spaventati riuscirono a mettere a fuoco, vide il volto noto di Craglan. Il maestro della dei rangers mise un dito davanti alla bocca. Sentiva il rompersi di rami più in basso, quindi il banco di nebbia si gonfiò rivelando il suo inseguitore. Craglan alzò il dito sulle labbra e lo puntò verso il mercenario. Il breve sibilo delle frecce si stagliò nella la notte, poi tutto tacque. L'uomo vacillò, si rovesciò, e rotolò giù per la collina. Craglan alzò la mano dalla bocca di Murdra. "Ce ne sono altri?", sussurrò.

    "Non so", balbettò Murdra. Ascoltò eventuali segni di inseguimento, ma tutto quello che poteva sentire erano le urla in lontananza.

    "E’ perduta. Per sempre! ", gemette.

    "Che cosa è perduta?" Chiese Craglan.

    "Gamba di Belgor", singhiozzò Murdra." l'ho abbandonata, in cucina. Volevo salvarla, l’avevo giurato, e ora starà bruciando con la locanda!"

    "Io non la penso così", rispose Craglan, alzandosi. "Ascolta!"

    Dalla taverna si sentiva esultare. La lotta era finita. Murdra si rimise in piedi e corse giù per la collina. Entrando dalla porta della cucina, trovò il pirata in piedi dietro il banco. Stava esaminando la gamba di Belgor.

    "Questa è tua, non è vero?", chiese. Murdra annuì, resistendo alla tentazione di strappargliela dalle mani. "Questa è una lavorazione impressionante», disse porgendole la gamba con un cenno di approvazione. Lei la prese rispettosamente e corse la punta delle dita sul legno. Ogni segno e ogni tacca era a posto, proprio dove dovevano essere.

    "Re Ethorn ordinò di crearla. Per mio ultimo marito", disse.

    "Capisco."

    Tese una mano la mano. "Sono Murdra".

    "Diego", rispose il pirata, e la strinse.

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  11. Emelos

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    I Volontari

    Hans-Jörg Knabel

    "È storto!", urlò Murdra dal balcone digrignando i suoi denti. I taglialegna avrebbero fatto un lavoro migliore, si rese conto, ma i pescatori pretendevano meno soldi. Se paghi poco riceverai poco!

    "Sicura?", chiese Lorn. Stava giusto per piantare un chiodo con il martello.

    "E' troppo basso a sinistra. Lo vedrebbe qualsiasi idiota!"

    Lorn sistemò il martello alla cintura. "Va bene", disse sospirando. "Hiulad, un po' più in alto, che ne dici?". La faccia di Hiulad, già rossissima per la fatica, divenne purpurea. Con un grugnito per via dello sforzo, sollevò la balaustra più su di un palmo di mano. "Così?", gemette. Murdra corrugò la fronte. "Puoi spronarli anche te, sai?", ruggì in direzione di Grengar, seduto là vicino mentre sorseggiava il suo idromele con uno sguardo sornione stampato sul volto.

    "Io mi faccio gli affari miei! Non hai voluto che facessimo questo lavoro, ora lasciamo tutto il divertimento ai pescatori. Noi restiamo a guardare". I taglialegna al loro tavolo alzarono i boccali e risero. Rimasta senza parole, Murdra schiumava letteralmente di rabbia. "Ora è troppo in alto, amico mio", disse una voce da dietro le sue spalle.

    Murdra si voltò contrariata e rimase senza fiato. E' proprio come un demone, pensò. La faccia dello straniero era coperta di tatuaggi ma il suo sguardo era amichevole e la sua voce dolce. Murdra fissò la mazza alla sua cintura. Deve essere passato dalla cantina. Dovrei chiudere a chiave quella maledetta porta!

    L'uomo tatuato indicò Hiulad. "Un po' più in basso", disse."ma solo di poco".

    Ad ogni parola che lui pronunciava, Murdra sentiva odore di erba di palude. Si girò verso il balcone, squadrò la balaustra e gridò:"Ha ragione!". Hiulad borbottò qualcosa e la abbassò di qualche centimetro. "Così dovrebbe andare", disse lo straniero. Murdra approvò con un grugnito mentre Lorn batteva il primo chiodo. "Vuoi qualcosa da mangiare?", chiese allo straniero "ho del pesce con patate già pronto".

    "Le patate andranno bene", rispose lo straniero con un sorriso amichevole "ma niente pesce per favore".

    "Accomodati pure", borbottò Murdra. "Basta che scegli un tavolo. Vado a prenderti da mangiare". Il rumore delle martellate sul balcone era ora aumentato. Murdra entrò in cucina e prese una ciotola di legno da sotto il bancone. Quando guardò nuovamente verso la taverna lo straniero era a fianco dei taglialegna.

    "È libero questo posto?", chiese.

    I taglialegna lo guardarono sospettosi, fissando i tatuaggi sulla sua faccia. Dopo un attimo Grengar osò chiedere: "Per Beliar, e tu chi saresti?"

    "Il mio nome è Lester, amico mio." Lo straniero si sedette al suo fianco. "Vengo da Tooshoo. Non dall'albero... ho una capanna nelle paludi. Un mio amico mi ha detto di incontrarci qui. Magari lo conosci, si chiama Diego".

    "Sì, l'ho già incontrato qualche giorno fa, adesso è a Stewark" disse Grengar riluttante.

    "Mmm..." Lester appariva scontento.

    Murdra tornò al suo tavolo. "Deve tornare", borbottò, sbattendo la ciotola fumante davanti al nuovo ospite. "Oggi o domani, ha detto".

    "Aspetterò qui allora. Avete una stanza libera?"

    Murdra annuì ma si era già voltata. Poteva sentire i pescatori scendere le scale.

    "Abbiamo finito", disse Lorn. Murdra alzò lo sguardo verso il balcone. La balaustra era perfetta, come nuova. "Potremmo bere tutti un bel boccale di..." stava dicendo Lorn, quando la sua voce si affievolì. Guardò oltre Murdra, fuori dalla finestra. "Soldati" mormorò.

    C'era almeno una dozzina di uomini nel cortile, vestiti con la stessa identica armatura di Setarrif e con spade e scudi sulla schiena.

    "Vengono da Silverlake" mormorò Grengar. "Cosa ci fanno qui?"

    "Uh", si azzardò a dire Hiulad. "Magari erano a Stewark, dal Barone. Adesso saranno affamati ed assetati."

    Alcuni di loro stavano già dirigendosi verso la porta. Murdra corse verso il bancone e prese dell'idromele. I soldati volevano sempre idromele, idromele ed ancora idromele. C'erano ancora altri soldati nel retro, vicino alla porta aperta della cucina. Quanti sono?, penso Murdra. Non c'è abbastanza spazio nel cortile?

    La porta della taverna si aprì. Un setarrifiano dall'aspetto imponente e con addosso una corazza dorata varcò la soglia. Alcuni dei suoi uomini gli passarono a fianco e salirono le scale senza esitazione. Gli altri rimasero di fianco al loro comandante. Il setarrifiano diede un'occhiata alla taverna con uno sguardo autoritario sulla faccia. "State bevendo? Durante il pieno giorno?", tuonò. "Non avete nulla da fare?!"

    "Siamo taglialegna e pescatori, stiamo solamente mangiando un boccone", disse cautamente Grengar.

    L'ufficiale guardò i suoi uomini. "Dieci uomini che mangiano da una sola scodella? Il baronato di Stewark deve essere ancora più povero di quanto pensassi!" I soldati dietro di lui scoppiarono a ridere fragorosamente e l'ufficiale si unì a loro. Poi smise di colpo e guardò Grengar dritto negli occhi. "Ecco cosa penso io: siete un branco di pigri bastardi e dovreste vergognarvi di voi stessi!" I pescatori ed i taglialegna rimasero in silenzio con gli occhi abbassati, ma Lester si limitò ad aggrottare le sopracciglia, si mise qualcosa in bocca e cominciò a masticare.

    "Vedo che se non altro avete ancora la decenza di vergognarvi", continuò l'ufficiale. "Siete fortunati! Io posso offrirvi una gloriosa opportunità di lavar via il peccato dalle vostre anime. Il Re cerca uomini coraggiosi, volontari per sconfiggere i myrtaniani nella gola di Thorniara." Avanzò verso Hiulad. "Nulla da dire?"

    "Uh", balbettò Hiulad, lento e goffo come sempre. "Mi sembra... una buona idea?"

    "Così si fa! Come ti chiami, ragazzo?"

    "Sono Hiulad il pescatore."

    L'ufficiale guardò i suoi uomini con la coda dell'occhio. "Scrivete: Yoolud, un pescatore di Stewark, nuovo volontario per servire il Re sul campo di battaglia."

    "Huh?", riprese a balbettare Hiulad, ma l'ufficiale non ci fece caso.

    "Nessun altro?"

    Grengar si alzò lentamente.

    "Te?, abbaiò l'ufficiale.

    Grengar scosse la testa. "Sono un taglialegna. Non so combattere."

    "Imparerai." L'ufficiale spintonò Grengar verso i suoi uomini. "Verrai con noi." Il suo sguardo si posò su Lester. "Tu sembri essere una specie di necromante", disse. "Sai lanciare incantesimi?"

    "No".

    "Sai combattere?"

    "Quanto serve".

    "Quella che hai al fianco sembra una bella mazza potente", lo pungolò l'ufficiale.

    "Quella, amico mio, è solo un deterrente", disse Lester calmo. "Non ne ho bisogno".

    L'ufficiale rise ed afferrò Lester affondando il pesante guanto nella sua spalla. "Muoviti", ruggì. "Ti faremo vedere come si impugna una mazza".

    Lester, resosi conto che non lo avrebbero lasciato andare, si alzò. "Se proprio devo" disse.

    "Devi" ruggì l'ufficiale, tirandolo via dal tavolo.

    "Nessuno di sopra, signore!", gridò un soldato dal balcone.

    "Peccato." L'ufficiale indicò gli uomini rimanenti. "Portateli via tutti. Lasciate la donna, no servirà a nulla in battaglia."

    I soldati setarrifiani avanzarono ed afferrarono gli uomini rimanenti, strattonandoli per le braccia. L'ufficiale spinse Lester verso la porta assicurandosi che non tentasse gesti improvvisi, tenendo la mano ben ferma sulla sua spalla. Lester non oppose resistenza. Si limitò a ruotare gli occhi e a continuare a masticare, mentre la sua mazza pendeva inutilmente dalla sua cintura.

    Lorn non aveva intenzione di seguire i soldati tranquillamente. Si liberò dalla presa del soldato e corse velocemente verso la porta della cucina. Scordatelo, pensò Murdra. I soldati sulla porta avevano un gran ghigno sul volto.

    "A terra, ragazzo!" Uno dei soldati colpì violentemente lo stomaco di Lorn con il suo pugno corazzato ed il pescatore si piegò in due, con la guancia appoggiata sulla corazza del soldato. I soldati gli lasciarono riprendere fiato per un momento, poi lo riportarono indietro nel cortile attraverso la cucina.

    La porta si richiuse violentemente.

    La taverna ora era ora silenziosa e vuota agli occhi di Murdra. Si potevano ancora sentire delle urla violente nel cortile.

    Se non altro la balaustra è a posto, pensò Murdra. Tirò fuori un libretto, una penna ed un calamaio da sotto il bancone. Una volta che il rumore fu cessato, annotò quanto gli uomini le dovevano, dal primo all'ultimo pezzo di rame.
     

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