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I Nostri Scritti

Discussione in 'Lo scannatoio' iniziata da Supernova, 5 Gennaio 2008.

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  1. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    In onore del terremoto in Abruzzo, ho scritto una specie di poesia, per tutto quello successo. lo posto sia qui che nel topic del terremoto...

    [spoil]Una candela

    per un bambino senza vita

    un muto e innocente corpo

    un'anima pia e ridente

    non più qui, con noi.

    Una candela

    per un nonno

    che ha visto la falce della morte troppo presto

    su di sé, sui suoi cari, i conoscenti.

    Una candela

    per lei, fuggita a fatica,

    viva per un soffio

    sospesa in un sonno senza sogni

    in bilico, fra vita e morte.

    Una candela

    per le case distrutte

    le macerie rimaste, la distruzione

    la disperazione e il senso di solitudine.

    Una candela

    per tutti coloro che hanno dato addio

    alla propria patria

    per coloro che sono morti

    servendola, fino alla fine,

    per coloro che hanno lottato

    perendo nel farlo.

    Una candela

    per chi è vivo

    e non si spiega come sia possibile

    per chi ha qualcuno da piangere

    per chi è in attesa di sapere

    se le lacrime hanno ragione di cadere

    o no.

    Una candela

    per chi, sfinito,

    scava fino a farsi sanguinare le dita

    che, intorpidite,

    eseguono movimenti

    che il cervello non segue più,

    per chi è corso via dalla propria casa

    rispondendo al richiamo d'aiuto

    dicendo no ai piaceri e le comodità

    per aiutare loro.

    Una candela

    per chi non ha fatto sentire soli

    i vivi

    e per chi ha seppellito e reso onore

    ai morti.

    Una, due, tre, dieci, cento candele

    per combattere l'oscurità

    lasciata dietro dal passaggio della morte

    vestita da Terra,

    armata di potenti vibrazioni

    e scosse.

    Una luce

    per combattere le sofferenze

    le lacrime

    per ricacciare indietro il terrore

    per riuscire a illuminare il futuro;

    perchè il passato è perso

    il presente lacrime e silenzi inspiegabili

    ma il futuro può cambiare

    portare luce e speranza

    e non proseguire quel gelo sceso

    fra le troppe anime che hanno perso tutto

    ma non il miracolo della vita.

    Una stella

    per dare speranza

    e un senso a quello perso

    e quello rimasto,

    per aiutare tutti a trovare una via

    un punto da cui ricominciare

    una prima pietra da posare.

    Sorrisi, abbracci, qualche apprezzamento

    e tanto affetto

    quello di cui hanno bisogno gli spiriti

    perchè se con il cemento puoi ricostruire una casa

    se con una medicina guarire un'infezione,

    solo con dolci gesti e accorata generosità,

    con la propria presenza e la forza dentro di sé,

    si possono rimettere in sesto e incollare

    i mille frammenti che prima formavano

    un'anima.

    Una clessidra

    per far scorrere in fretta il tempo

    per ritornare alla vecchia normalità,

    o perlomeno per trovarne una nuova,

    calma e tanta tranquillità;

    perchè il tempo scorra veloce

    e con il suo potere porti via

    tristezza e sofferenza,

    lasciando solo speranza

    e voglia di ricominciare, e vivere.

    Una lacrima

    per tutto quello che non ho potuto fare

    per tutto l'aiuto che avrei voluto dare

    sotto qualunque forma fosse statomi concesso,

    una lacrima

    perchè posso solo scrivere

    e così dimostrare tutta la mia solidarietà;

    dispiacere

    perchè non posso portare sulle mie spalle

    un po' di quel dolore così diffuso

    fra tende e campi d'emergenza;

    perchè non posso fornire parole, sorrisi, conforto,

    una semplice spalla su cui piangere.

    Che il sole possa risplendere su di voi,

    che l'Aquila possa tornare al suo splendore

    che le sue chiese possano tornare a

    far suonare le campane per

    matrimoni e battesimi,

    e non per lutti,

    che le stelle possano aiutarvi nel ritrovare voi stessi,

    che la gioia torni ad inondarvi

    che i vostri sforzi vengano premiati

    che la speranza non vi abbandoni mai

    perchè non siete soli.[/spoil]
     
  2. Supernova

    Supernova Ex staff Ex staff

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    saggio breve in breve, scritto così in fretta, per scuola, su Baudelaire... roba che c'ho messo 10 minuti.

    [spoil]Baudelaire, un poeta maledetto nonché uno dei promotori del simbolismo, visse la seconda metà dell'ottocento in maniera contrastante rispetto l'ideologia positivista; si ritrovò poeta privato della sua aureola, costretto ad affondare nelle profondità più oscure nell'animo umano, emarginato della società e con il desiderio di distinguersi a sua volta dalla massa incolta.

    Nell'Albatro parla di come i marinai, per divertirsi, catturino gli albatri, eleganti uccelli, e si divertano a vederli soffrire dibattersi sul ponte della nave; paragona questi uccelli raffinati, crollati a terra e sottoposti alla volontà del marinaio, ai poeti ottocenteschi, esiliati a terra in mezzo agli sberleffi.

    Le ali dell'albatro sono come la grandezza spirituale e la forza immaginativa del poeta, doti preziose nell'ispirazione ma dannose e ingombranti, non più aggraziate, nel mondo quotidiano, dove è il materialismo a dettar legge e i valori della produzione e del profitto, che non lasciano spazio ad un'attività unicamente spirituale come la poesia.

    Baudelaire descrive con precisione il distacco fra popolazione e scrittore acculturato che si va ampliando verso la fine del 19esimo secolo; il poeta non è più una guida spirituale, si sente incompreso, un maledetto, e si allontana dal pubblico, criticandolo e disprezzandolo. Ed ecco quindi che nei luoghi comuni il poeta si sente oppresso, e cerca di darsi un senso sprofondando laddove ancora nessuno ha il coraggio di andare, ossia le profondità umane, con l'aiuto di droghe e bevande come l'assenzio, ed elevandosi a pionere, ridonandosi di una nuova eleganza, sebbene stavolta non vesta di un bianco splendente ma di un nero oscuro.

    Il modo di reagire alla nuova società di Baudelaire e dei suoi poeti maledetti non rappresentò la sola reazione letterale ai mutamenti del secolo: i naturalisti, per esempio, assunsero il ruolo di scienziati letterari, utilizzando la scrittura per analizzare le problematiche umane con occhio oggettivo e per poterle urlare al mondo intero, così come erano vissute dalle fasce più povere della popolazione, senza merletti letterali e filtri dell'autore. In un qualche modo, però, come ammise lo stesso Zola, scesero a patti con il modo di pensare borghese, cedendo ad una mercificazione della letteratura.

    I poeti maledetti non sono da biasimare per la loro condotta di vita particolare ed estrema, poiché erano il frutto di un grande mutamento cui non sentivano di far parte, e trovarono rifugio solamente nelle loro profondità, dove però albergavano anche le deviazioni dell'uomo più oscure e nascoste.

    Per loro il poeta rappresentava un'élite; hanno ricercato solo un modo per ritrovare questa loro peculiarità, sebbene di dubbio gusto in alcuni casi.

    Tuttavia, il poeta, il genio letterario, si è sempre dovuto distinguere, nel corso della storia, andar contro il modello corrente, portar dentro una rabbia, una gioia, una tristezza fuori misura, qualcosa che lo rendesse diverso dal normale della sua epoca. Se il normale all'epoca dei poeti maledetti era il perbenismo e la morale borghese, con l'esasperazione del materialismo, allora queste anime ribelli reagirono a modo loro, esiliandosi dalla società e rifugiandosi in quei posti da cui gli altri scappavano.

    [/spoil]
     
  3. hex alby

    hex alby Ex staff Ex staff

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    Re: Nostri scritti

    accidenti sembra un saggio letterario su quell'individuo estratto da un encicploedia, complimenti!
     
    Ultima modifica da parte di un moderatore: 10 Settembre 2012
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    Re: Nostri scritti

    Complimenti supernova proprio una bella poesia! [smilie=icon_klatsch.gif]

    Anche se con modestia la chiami "una specie di poesia" si vede che l'hai scritta con il cuore ma anche con la mente, si vede che conosci le figure retoriche e le tecniche per comporre, e non hai semplicemente scritto di getto seguendo le emozioni, come molti pensano si debba fare per scrivere una poesia. Se la leggevo "a caldo" avrei anche corso il rischio di commuovermi... [smilie=icon_frown.gif]
     
  5. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    Nova , ecco un'anteprima del 2° capitolo del mio libro , è ancora incompleto , ma la fretta è nemica dell'arte :lol: [spoil] Aranel si svegliò di soprassalto , sudato e tremolante , e non era di certo per il freddo , essendo estate inoltrata , il suo sonno era stato turbato dalla visione di una strana pietra , grossa come la sua testa , nera come la pece , luccicava come se fosse stata appena tolta dall’ acqua . Emanava un’ aura blu notte , anch’essa trasparente , e continue venature rosso incandescente la attraversavano per tutta la sua superficie , come se all’interno ci fosse qualche cosa che attirava le strane venature al suo interno. Aranel , si drizzò seduto , ripensando al sogno , pensando a cosa poteva significare. In quel periodo buio , i sogni di questo tipo potevano avere solo un significato , stava per succedere qualche cosa di serio . solo qualche giorno prima , era arrivata la notizia che cinque mesi prima era stato trafugato un oggetto dal palazzo imperiale del regno elfico alleato , e le guardie che lo custodivano trucidate senza aver avuto il tempo per sguainare le spade . Il suo villaggio era molto lontano dalla capitale elfica , ma ancora di più da quella umana , e molti pericoli si trovavano tra le foreste che si trovavano lungo il cammino , i venditori ambulanti , che fino a qualche tempo prima arrivavano frequentemente al villaggio , ora arrivavano in minor numero e molto raramente , perché dovevano pagare la protezione di guardie e guerrieri per venire protetti durante il tragitto tra le varie città del regno . Anche l’ esercito reale era in subbuglio , le reclute continuavano ad aumentare , lungo le frontiere continuavano le piccole incursioni di bande armate , per razziare i villaggi del confine , ma questo durava già da anni , ora le incursioni aumentavano in maniera preoccupante , se prima le legioni in distaccamento al confine erano composte da un centinaio di miliziani , ora nei forti , erano ammassati piccoli eserciti , ogni guarnigione era composta da duecento guerrieri , centocinquanta arcieri e una settantina di cavalieri . Le vettovaglie arrivavano incessantemente da ogni regione , tutte con un piccolo drappello di soldati per difendere le carovane dalle scorribande , i giovani che fino a qualche settimana prima lavoravano nei campi , ora marciavano verso le città per apprendere il mestiere del soldato , lasciando i loro cari , e con il dubbio di non tornare più nella terra natia . Aranel era stato fortunato , aveva l’età giusta per partire con gli altri giovani , ma svolgeva un mestiere fondamentale per l’esercito , era un fabbro , come lui suo padre , e il padre di suo padre prima di lui , un’arte che gli uomini avevano imparato molto bene dai nani , anche gli elfi ovviamente erano ottimi forgiatori di armi , ma privilegiavano soprattutto la costruzione di archi e frecce e lance . Ormai erano già due settimane che costruivano spade per l’esercito ,ormai le scorte di minerali stavano esaurendo , presto sarebbe dovuto partire per la città più vicina per fare scorta del materiale ferroso di cui abbisognava . Ogni notte , visto che al buio si riconosceva meglio la temperatura dei metalli da lavorare tramite le tonalità color arancione , giallo e bianco , finito il lavoro , dopo aver messo a posto i vari martelli e pinze , si poneva davanti alla forgia , e , illuminato dalle braci che fino a poco prima gli erano occorse per creare strumenti di morte , studiava gli antichi scritti che venivano tramandati di nascosto , così imparava la storia dei suoi avi , le loro conoscenze , il loro sapere , e , soprattutto le leggende che parlavano di magia . Per le persone normali era proibito apprendere le arti magiche , pena al morte , coloro che volevano imparare i segreti e i poteri che derivavano dalla conoscenza e dagli astri , doveva andare alla capitale , fare una richiesta scritta da recapitare al consiglio del regno , e poi , doveva sottoporsi ad una interminabile serie di prove fisiche e mentali , e anche allora , non era sicuro di entrare a fare parte della congregazione di maghi del regno. Finita la pausa in cui apprendeva la storia del suo popolo, incominciava quello con la spada , la maggior parte degli elfi , erano assai pratici nel maneggiare spade , archi , martelli e azze , ma Aranel , aveva dalla sua , un piccolo vantaggio , un suo antenato , un uomo di nome Eleborn era stato un grande guerriero al servizio del re , aveva combattuto contro ogni sorta nemico che aveva cercato di varcare i confini del regno , ma in età ancora giovane ,morì in combattimento . Quel giorno , Eleborn , era caduto in un’ imboscata tesagli dagli orchi che assalivano le carovane , purtroppo , il suo manipolo di soldati era di ritorno da una guerra che durava da 3 anni , la stanchezza , le ferite e la lontananza da casa per troppo tempo , giocarono a favore dei ribelli .Il grosso dell’ esercito era già rientrato nel regno , a difesa delle frontiere , ma lui , con una piccola scorta di soldati , aveva posticipato il rientro , ripristinando alcuni vecchi fortini sulle vette delle montagne che facevano da frontiera caduti in disuso da qualche secolo , usandoli come avamposto per razziare i campi di orchi accampati nelle valli fertili ai piedi delle montagne. Finito anche questo compito , si apprestavano a rientrare nella sua patria , ma vennero sopraffatti da un piccolo esercito di orchi , comandati da alcuni elfi oscuri , un centinaio in tutto , anche se avesse avuto il doppio dei guerrieri , Eleborn , non avrebbe potuto vincere questa battaglia . Vennero attaccati in una stretta gola , gli arcieri dall’alto , scoccavano nuvoli di frecce , ma la maggior parte , rimbalzava sulle argentee armature , ma qualcuna trovava bersaglio nei colli , o tra le aperture degli elmi . Presi alla sprovvista , dopo qualche momento trovarono tempo di reagire , e li vennero attaccati da orchi armati di martelli enormi , bastoni appuntiti induriti dalle fiamme , a da spade lunghe il doppio di quelle umane , ma dalle scarse armature , infatti , la maggior parte dei nemici , aveva solamente delle tuniche di cuoio lavorato , bracciali di folta pelliccia di orso , in grado di parare anche un fendente di spada , e scarponi chiodati , pesanti , grossi , ma molto utili per colpire i nemici alle gambe , a cui erano state applicate degli spuntoni di ferro , per creare varchi nelle formazioni nemiche. Accerchiati , e votati alla morte , fecero l’unica cosa da farsi , vendere cara la pelle , e uccidere più nemici possibili , e così fecero. A parte gli arcieri , che erano restati illesi grazie alle rocce , solo 12 orchi tornarono indietro , gli altri , giacevano sopra o in parte ai 35 uomini ed elfi che avevano ucciso . Questa storia , l’aveva ascoltata molte volte ,e spesso , si ritrovava a pensare di compiere le stesse gesta del suo avo, non sapendo che gli aveva tramandato alcune doti molto utili . All’inizio di maggio , dopo aver finito un’altra serie di spade per l’impero , decise di andare a caccia , visto che per qualche giorno non avrebbe avuto molto da fare alla forgia , il materiale spedito dalla capitale , era finito e in parte rubato dai predoni durante una delle spedizioni , e perciò restava solo da aspettare un’altra carovana . La mattina , quando il sole non era ancora spuntato dai monti Hastaroth , prese l’arco in legno di tasso , una dozzina di frecce , e il coltello da cacciatore , qualche tozzo di pane , ed un’ otre di acqua di sorgente , passò dalla bottega del padre . Dalor , un abile fabbro umano vicino ai cinquanta anni era intento a sistemare i vari utensili , aggiustando quelli rotti nell’attesa che qualche cliente arrivasse alla sua bottega . Appena vide entrare il figlio , lo salutò con la mano apostrofandolo : –“ Già sveglio di buon ora , Aranel ? Pensavo che visto la carenza di materiale saresti stato a letto fino a tardi … “- , Aranel , con un sorriso , si avvicinò dicendo : “ Era una delle varie opzioni , padre , ma ho deciso di rendermi utile andando a caccia . Sono due settimane che non prendo niente , neanche una misera lepre , un po’ per il lavoro che mi porta via energie e tempo , un po’ per la sfortuna , ci tocca campare mangiando carne secca e cereali ! Se riesco a prendere un cervo , almeno riusciremo a mangiare un po’ di carne fresca , la pelle la potremmo vendere al mercante vicino alla fontana , visto che anche lui ultimamente ne è a corto , e le ossa e i palchi di corna , le potremmo utilizzare per creare coltelli da caccia , che ne dici ? “- Dalor intanto , aveva finito con i martelli , aggirando le due incudini vicino alla forgia , aveva iniziato a sistemare le varie barre di metallo utilizzare per creare i vari oggetti di uso quotidiano come falcetti , ferri di cavallo , pentole , sistemandole per grandezza nell’apposito scaffale , senza nemmeno fermarsi brontolò : -“ Vai pure , te lo sei meritato un po’ di riposo , tanto per il lavoro che abbiamo …. Il capo villaggio ieri mi ha detto che i prossimi rifornimenti arriveranno da qui a una settimana , se non di più . Con tutti questi disgraziati che continuano a attaccare le miniere e le carovane , saremo fortunati se ci arriverà ancora del metallo. “- disse rabbuiato , sistemando malinconicamente l’ultima sbarra sul ripiano più alto . Fatto questo , prese uno strofinaccio dal tavolo vicino , e iniziò a pulirsi le mani intanto che si avvicinava alla forgia. Gettò lo straccio ormai sporco in un secchiello di metallo che usava come pattumiera , prese la pala e iniziò ad aggiungere il carbone , dopo un paio di badilate , iniziò a azionare il mantice , facendo prendere aria ai carboni ardenti del giorno prima , non del tutto spenti . Intanto che pompava aria , tra uno sbuffo di fatica e l’altro continuò : -“ Oggi deve venire Murdoc , ha rotto di nuovo il suo aratro come sempre , non riesce a vangare per più di un’ora che riesce a far danno ! “- padre e figlio scoppiarono a ridere all’unisono , ben sapendo che il vecchio Murdoc , benché fosse una brava persona , era estremamente goffo , e la maggior parte degli oggetti che toccava , o li rompeva o gli cadevano per terra, e di sicuro dopo aver rotto per l’ennesima volta il perno dell’aratro , avrebbe passato il pomeriggio maledicendo piante , terra , sassi e tutti quelli che gli chiedevano il perché di tanta ira . Aranel , si sfregò gli occhi per la levataccia , e con un ultima battuta : -“ Mettiamola così padre , con la scarsità di lavoro per l’esercito , almeno lui ci tiene impegnati , e di soldi per pagarci ne ha abbastanza …. Allora , se non ti serve una mano , io vado , altrimenti sarei di ritorno per la prossima rottura dell’ aratro di Murdoc ! “- Ancora le risate li colpì , e tra una risata e l’altra , Dalor gli rispose -“ Vai pure , non penso che mi occorra il tuo aiuto oggi , però , non stare via troppo , è vero che non ci sono banditi qui in zona , ma sono tempi strani , è meglio essere prudenti , buona caccia allora! “- , e con un gesto della mano liquidò il figlio e tornò al mantice . Aranel , guardò il padre gettare una barra di metallo nelle braci incandescenti , e dando ancora aria tramite il mantice per aumentare la caloria della fiamma , poi chiuse la porta e uscì dalla bottega . Il sole stava sorgendo , e nel paese la vita si stava risvegliando ,attraversò la piazza del paese , salutò i vari mercanti e contadini che iniziavano a esporre le varie merci da vendere sui banchetti , o , in qualche caso , per terra . fece il giro del piccolo santuario , e arrivò alla porta del paese . Si incamminò per la strada maestra che dal paese portava al crocevia dove si diramavano le varie strade per le città del regno . Per un paio di ore , seguì la strada lastricata , leggermente convessa per aiutare il defluire delle acque nel periodo dei temporali , che attraversava una piccola macchia verde di betulle e frassini , fino a che non arrivò al punto in cui partiva un sentiero laterale che si tuffava nei boschi vicino al suo villaggio . Le sue escursioni , erano la sua seconda vita , la libertà , il silenzio , le nottate passate davanti ad un bivacco improvvisato sotto un abete , o al riparo di una grotta , gli davano una sensazione di pace , come se fosse un’unica cosa con l’ambiente circostante , dandogli la sensazione di non essere un intruso , ma parte integrante della foresta. Appena lasciata la pista tracciata che divideva in obliquo la massa enorme di alberi, e che conduceva ai villaggi dall’altro lato , subito trovò delle orme che si dirigevano al fiume , probabilmente era un gruppetto di cervi . Ormai era via da due giorni , si accampava sempre nelle baracche abbandonate che usavano esclusivamente cacciatori e tagliatori di legna disseminate ogni mezza giornata di cammino una dall’altra , ma non aveva trovato orme fino a quel momento . Chinatosi a terra per vedere meglio le orme , sentì un rombo provenire dal cielo , che ormai si stava schiarendo ,ed una luce abbagliante abbracciò l’intero bosco , riempiendolo di una luce dorata , Allarmato , si accucciò in anfratto tra le rocce , pensando –“ cosa diavolo sta succedendo …maledizione , un’altra tempesta di meteore !“- L’ ultima volta che era successo , bruciarono ben tre fattorie , dal cielo erano piovuti frammenti di rocce incandescenti , che a contatto con un qualsiasi materiale infiammabile e non , avevano sprigionato fiamme difficili da spegnere , avevano impiegato ben quattro giorni per domare l’incendio , ora , un dubbio gli fece perdere un battito del cuore –“ …e se le fiamme avvolgono i cespugli in giro , cosa faccio , mi sarebbe impossibile fuggire ….” - , subito , si alzò di scatto e si mise a correre a capofitto , scavalcando piante abbattute da fulmini e vento , si inciampò e cadde in un groviglio di rovi , ma si rialzò quasi subito , imprecando per le minuscole ferite procurate dalle spine , e riprese a correre . Ma fu troppo tardi , un meteorite , cadde nel rifugio dove si era nascosto poco prima , e all’ impatto con il terreno , creò uno spostamento d’aria che lo fece volare per una settantina di piedi , restando stordito per il rumore e il calore provocato dalla caduta . Si svegliò dopo qualche ora , tastando il terreno , con le mani graffiate , a stento , riuscì a mettersi in ginocchio , toccandosi la fronte , dove trovò un grumo di sangue , che gli aveva impiastricciato i capelli -“ Che botta ! Un altro po’ , e mi crolla la foresta sulla testa …”- .Si guardò alle spalle , e restò profondamente sconvolto da quello che vide . Il nascondiglio di prima , non esisteva più , al suo posto , una voragine tre volte grande la sua casa . Le piogge di meteoriti erano frequenti nelle notti di autunno , ma ora , essendo piena estate , era un fatto piuttosto strano , di sicuro sarebbe stato preso per un segno divino dalle sacerdotesse del villaggio , ma per Aranel , l’importante era essersela cavata con solo qualche graffio e con qualche livido . Dopo essersi ripreso dallo spavento , si avventurò nel cratere , per vedere se ci fosse qualche traccia del raro e costoso materiale alieno che veniva dal cielo , sapeva infatti , che le armi e le armature dei re e degli eroi di cui amava tanto le leggende , erano quasi sempre costruite con il materiale caduto dal cielo , difficili da forgiare , ma superiori ad ogni altra arma o armatura fatta dal ferro normale . Incamminandosi con passo incerto , e incespicando ogni due o tre passi , per il ripido pendio , si accorse che il terreno scottava ancora in maniera impressionante , le radici che sporgevano dalla terra erano bruciate , alcuni massi si erano sciolti , creando delle piccole colate color grigio , insetti e lombrichi , giacevano carbonizzati , nei casi di esemplari grossi , di altri , non era rimasto solo che l’ esoscheletro . Dopo qualche momento , e dopo tante cadute , si ritrovò sul fondo del cratere , la terra aveva preso una tonalità tra il nero e il marrone scuro , si alzavano ancora alcuni pinnacoli di fumo dove le radici più profonde , e i depositi legnosi coperti da anni e anni , stavano ancora bruciando , levando un odore acre che pungeva le narici e che faceva lacrimare gli occhi . –“ Di sicuro , neanche con la magia si riuscirebbe a fare un danno del genere … “- , Disse Aranel ad alta voce , ma la sua attenzione venne subito catturata da un oggetto distante qualche passo , un informe massa dal colore del metallo lucido , ma con una tonalità blu notte grossa come la sua testa , emanava ancora qualche filo di fumo grigio chiaro , avvicinandosi piano , Aranel vide che il materiale era tiepido , al contrario dei detriti che lo circondavano , alcuni fusi e altri bollenti , come tizzoni di carbone appena tolti dal fuoco. Si arrischiò a alzare la pietra , restando sorpreso , pesava quasi la metà di un pezzo ferroso corrispettivo . Visto che la battuta di caccia era andata male , decise di tornare al villaggio , magari creando un’arma con il metallo appena fuso , certo che , vendendolo , avrebbe preso in un sol colpo il prezzo di svariati mesi di duro lavoro . Uscito a fatica dal cratere prese la via del ritorno , vedendo che altri luoghi erano stati distrutti dalle meteoriti , ma non trovò altro materiale , dovevano essere state di piccola taglia , disintegrandosi con il suolo , alcune , erano cadute in prossimità del fiume e degli stagni , in un caso ,addirittura dentro uno di essi . La piccola pozza , fumava ancora , creando una nebbiolina che arrivava a stento al suo ombelico , tutti i pesci ora , galleggiavano con la pancia rivolta verso l’alto , cotti dall’acqua bollente , sembrava un’enorme padella in cui erano stati fatti bollire i pesci per un intero villaggio . Aranel si inginocchiò sulla riva , e , con un guizzo della mano , sentì la temperatura dell’acqua , erano passate già quattro ore dalla pioggia di meteoriti , ma l’acqua era tiepida , l’ideale per un bel bagno caldo , tuttavia Aranel si limitò a spruzzarsi viso e collo , lavandosi via la sporcizia dovuta alle sue cadute nel cratere . Dopo essersi asciugato nella camicia , gli venne un’idea , non aveva preso selvaggina , ma adesso aveva a disposizione svariate libbre di pesce cotto pronto da mangiare , si guardò in giro , e vide cosa gli occorreva , alcuni piedi più in là , c’era una pianta di nocciole , si avvicinò e tagliò uno dei rami più lunghi e sottili con il coltello da caccia , gli fece la punta come un giavellotto , e cominciò ad arpionare i pesci più grossi che galleggiavano vicino alla riva . Dopo mezz’ora , aveva riempito lo zaino di carpe , tinche e storioni enormi , alcuni dei quali , erano ancora crudi per metà , -“ poco male “ pensò Aranel , -“ li affumicherò con legna di pino , e potremo usarli questo inverno …”- . Senza altre interruzioni , arrivò al villaggio poco dopo il tramonto , sfinito dalla fatica di portare tutto quel pesce e lì scoprì che non era successo niente , anche se la paura era stata grande , per via dei brutti ricordi delle piogge meteoritiche precedenti , alcuni avevano perso amici e familiari , perciò era una cosa piuttosto comprensibile . Arrivò al villaggio tre giorni dopo , rallentato dal peso del pesce che rallentava i movimenti , alla bottega del padre , l’ambiente era ancora illuminato dalle ultime braci della giornata , Dalor era intento a pulire e riassettare i ferri del mestiere , la sala era rettangolare , all’ingresso un lungo bancone di legno massiccio che aveva visto troppi inverni divideva la parte anteriore dalla bottega ,al di sopra , c’erano tre candele ormai consumate per metà , una piccola cassetta in legno con un lucchetto e una piastra di rinforzo conteneva i guadagni della giornata , qualche foglio di pergamena era arrotolato distrattamente vicino a una penna d’aquila consunta e ad una piccola ampolla piena di inchiostro nero che servivano a annotare eventuali riparazioni o a ricordare cosa mancava o chi doveva ancora pagare . Dietro al bancone , c’era uno sgabello mezzo sgangherato su cui appoggiava un rozzo coltello ma estremamente affilato , un ottimo argomento per chi intendeva fare il furbo e non pagare , o , per uno dei tanti disperati che si trasformavano in ladri per racimolare qualche moneta e poter comprare da mangiare . Una leggera parete in legno con una tela grezza marrone che fungeva da porta separava la bottega dalla fucina vera e propria , appena entrati , la cosa che colpiva era l’odore acre e pungente del metallo, poi , abituatisi gli occhi alla penombra che aleggiava , si scorgevano i vari elementi sul fondo . Un enorme portone sul fondo , serviva per fare entrare i carretti colmi di materiale o da aggiustate , un paranco in legno partiva dalla parete , attaccato sia al muro in pietra che alle travi del tetto , rinforzato con sbarre di metallo da cui pendeva una lunga catena che terminava con un rampino ricurvo , che serviva per scaricare ,spostare e caricare le travi , i blocchi di metallo grezzo o ad alzare i carretti per le riparazioni di emergenza e che , grazie a una serie di ruote dentate collegate e azionate da una sbarra a altezza dell’ombelico vicino alla porta , permetteva di alleggerire un peso si quasi la metà , alcune catene poi , permettevano di fare girare il braccio in un qualsiasi punto della sala . Al centro , sorgeva la forgia vera e propria , un quadrato di pietra che poteva contenere due maiali adulti, pieno di carboni perennemente rossi e sovrastato da una enorme cappa per aspirare i fumi prodotti dal carbone e dal metallo arroventato . Nel locale , erano presenti cinque incudini , ognuna aveva vicino un barile colmo di acqua salata . Una , era talmente grossa che servivano sei persone per spostarla , due più piccole e utilizzate maggiormente , pesavano circa centosettanta libbre l’una , erano disposte a una ventina di piedi una dall’altra per agevolare le azioni ed il passaggio , poi , quasi a ridosso della parete sinistra , c’erano due minuscole incudini , una grossa come una testa umana , l’altra , poco più di due pugni , servivano entrambe per fare piccoli lavori quali molle o piccoli oggetti che si potevano solo lavorare sulle due punte minuscole dell’incudine . Nella parte destra del locale , c’era il magazzino che non era altro che uno scaffale con infilate per ordine di spessore e durezza , delle barre di metallo già fuse dal materiale grezzo della dimensione di un pollice , di lunghezza tra un avambraccio ed una persona alta. A ridosso della parete , erano attaccate al muro varie mensole su cui appoggiavano martelli di varie forme e dimensioni , pinze , tenaglie enormi per tenere saldamente le barre più grosse , lime , scalpelli e bulini . Accortosi della presenza di qualcuno , Dalor si girò di scatto , gettando velocemente sul banco una pinza ricurva , sembrò vagamente disinteressato dalla presenza del figlio : _” Ah , sei tu , preso qualcosa ? “ disse al figlio lasciandosi andare di peso su un secchiello rigirato , Aranel , si avvicinò con il suo carico di pesce –“ Selvaggina non ne ho trovata , ma in compenso ho qui pesce per molti giorni , e già cotto pure , ma dimmi padre , cosa c’è ? Ti vedo preoccupato , e non mi pare sia per la pioggia di meteoriti …” , prendendo anche lui un secchiello , lo rigirò e si mise a sedere vicino a lui , lo guardò in faccia e vide che sul suo viso erano apparse molte rughe sulla fronte ,suo padre invece , osservò i tegli del figlio che aveva sul volto –“ Mmh , il taglio sulla fronte ha un brutto aspetto , intanto che ti sistemo quella testona , dimmi cosa è successo nel bosco ! “ Dalor si alzò , spostando lo zaino de figlio sul tavolo , prendendo un secchiello di acqua e , da una cassetta sotto il bancone della bottega , una scatoletta di legno intagliato con dentro un lungo e sottile ago e un rocchetto di filo bianco , che usavano per ricucire vestiti e , soprattutto , i frequenti tagli , tornò da figlio ,che nel frattempo aveva gettato qualche pezzo di legno nella forgia in maniera da creare luce e si sedettero entrambi sui rispettivi secchielli . Aranel cominciò a narrare quella strana giornata mentre Dalor puliva i lembi di pelle tagliati e li ricuciva , aveva ormai finito che il figlio accennò al meteorite , estraendolo dallo zaino e appoggiandolo sul bancone , aspettando la reazione del padre , che non arrivò . Il fabbro era curvo sulla pietra , osservandone le sfaccettature color blu , vedendo le impurità presenti sul minerale , saggiandone la qualità con qualche leggero colpo di martello . Dopo quella che sembrò una buona mezz’ora , Dalor parlò , ma a bassa voce , quasi più a se stesso che non al figlio : -“ La qualità è buona , anzi , quasi ottima , e che mi venga un colpo se questa non è la più grossa pepita mai caduta nella nostra regione di cui abbia sentito parlare …” il tono scettico e spaventato non presagiva niente di buono , ma Aranel si arrischiò a parlare –“ Potremmo venderla , con quello che costa questo strano materiale potremmo guadagnarci un bel gruzzolo , almeno fino a quando non ci arriverà il ferro per le spade ! “ vedendo la faccia stupita del padre capì di aver sbagliato frase “ Figliolo , non rammenti le vecchie leggende ? Questo minerale per essere forgiato , deve essere messo in ammollo con un il sangue di chi lo ha trovato , il metallo si assoggetta alla prima persona che lo tocca , e solo con il sacrificio di sangue si può lavorare , anche a vendere la tua pepita , non ci guadagneresti molto , a meno di non essere già stata in ammollo . “ alcuni passi all’esterno della fucina , spezzarono il momento di silenzio creatosi davanti alle braci incandescenti [/spoil]
     
  6. Supernova

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    grazie a tutti... ^.^

    Mingo, domani leggo, ora sto scrivendo una poesia. poi edito e la posto!

    edit: bravo Mingo, continua così! poi magari un giorno ne parleremo per bene di questa tua storia.

    allora, concorso di poesie. tema la mia italia. io sono giudice, e non posso partecipare. però leggo tutte cose che non mi piacciono, che non ci prendono per nulla... così dico alla mia migliore amica: su, scrivi anche tu. ne puoi mandare tre di poesie.. una tua, una mia, una assieme.

    in ordine:

    quella di bea, sonetto puro, endecasillabe, bla bla

    [spoil]Lei Italia

    È bella donna lei che, stanca, giace

    dopo le fatiche del giorno. Sogna:

    e innanzi a lei l'avvenir tace

    e s'inchina; lo brama, lo agogna.

    È lei che, vanesia, sé rimirando,

    il viso guarnisce con sporche mani;

    del passato glorioso indossando

    va le vestigia e suoi arcani.

    Ignora che, in lei, il nuovo seme

    concepito ha una creatura:

    assopita è la figlia- la speme.

    Lei s'ammira: e nei suoi respiri

    respirano molti; nei suoi occhi

    la tua anima, tu stesso, miri.[/spoil]

    quella mia, rima incatenata, tutte terzine

    [spoil]"nazione, qual oscuro significato

    dimora in questo movimento di bocca

    erede di uno splendore passato

    sparito col tempo, scordato, a cui tocca

    svanir e lasciar il posto ad un mondo

    in cui patria è tutto e al contempo solo una rocca

    dove ci si è rifugiati, e girando in tondo

    si vede solo se stessi, il proprio egoismo

    e una morale di finto perbenismo, in fondo.

    L'Italia in tutto questo è burattino

    in balia degli eventi in corso

    come una vittima di un assassino

    eppur, ancora c'è chi in suo dorso

    a dispetto di scandali e arroganza e ignoranza

    ha un ricordo dell'Italia e per rimorso

    si oppone, sebbene in silenzio, alla sua asservanza

    e fino a che ci sarà anche un singolo cuore

    ad elogiar e considerar la sua patria mantenendo speranza

    un'Italia ci sarà, non mia o tua, ma ciò non avrà importanza."[/spoil]

    quella nostra, incrociata, tutte quartine.

    [spoil]

    Eccolo: ruggisce, e l'aria trema.

    Passi dissonanti lo circondano;

    una spada è sguainata, in una mossa estrema:

    si schieran loro che la libertà cercano.

    Tre gole, tre lamenti -un concerto dilaniante:

    la Superbia, più alta tra le teste;

    l'Ignavia, spettatrice tentennante;

    l'Ingordigia, vorace e dalle fauci leste.

    Il mostro attende -i guerrieri avanzano;

    così la battaglia nasce e infervora, straziante.

    Babilonia dilaga: ché quando gli uni parlano

    gli altri non comprendono; caos regnante.

    Destra e sinistra, dall'alto e dal basso,

    fendenti, dispersi, di tanti ma soli

    che pensano a se stessi nel compier ogni passo;

    non popolo, un solo, ma popolo di popoli.

    Nei loro cuori la paura li affligge

    e la bestia lo sa: è in loro, è loro.

    Uniti, -Su, forza!- Una sola lama che infligge,

    chi scudo, chi daga, voci di uno stonato coro.

    La battaglia è finita, un sol vittorioso gioisce:

    la bestia ruggente o il popolo che si congiunge?

    Chissà, chissà; un sol disfatto perisce;

    il destin dell'Italia che infine soggiunge.[/spoil]
     
  7. Liantror

    Liantror Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    Io non scrivo testi,in genere scrivo musiche,però un testo l'ho scritto,che è stato poi riadattato nel contenuto,nella lingua e nelle dimensioni per esigenze musicali.

    Beh,a lettura degli altri appare un testo molto scontato,però giuro che non l'ho scritto per scrivere qualcosa,insomma,non è nulla di forzato.

    L'unico pensiero

    Un giorno come gli altri

    un giorno senza vita

    da tempo non sentivo più

    quelle emozioni che

    non ti fanno pensare

    a nient'altro se non

    a farti capire che

    stai vivendo

    e non sopravvivendo.

    Ma in una di quelle solite giornate,

    qualcosa andò diversamente...

    non pensavo di trovare

    in un simile giorno

    in un simile posto

    la ragione della mia vita.

    Per una serie di casualità

    per chissà quali forze

    il destino ci ha fatti incontrare...

    ora ci penso,e credo che quello

    sia stato il giorno

    più fortunato

    della mia vita...

    quando credi che tutto è perduto

    che non troverai quello che cerchi

    quando cominci a credere

    che quello che vuoi

    non si avvererà mai...

    ecco la speranza..

    incontrai la speranza

    era bellissima

    un viso meraviglioso

    uno sguardo penetrante

    uno sguardo che mi fece capire

    che quella era la mia unica

    possibilità...

    non mi sembra ancora vero

    per una varietà infinita di coincidenze

    per cambi di programma improvvisi

    non ci credo ancora a volte

    che in questo modo ho trovato

    l'amore della mia vita.

    Degli occhi stupendi

    un sorriso così coinvolgente

    un viso così dolce...

    la persona che più ho amato nella mia vita

    la persona che ho sempre cercato in ogni ragazza della mia vita

    e alla fine

    l'ho trovata per puro caso...

    non so chi o cosa ringraziare per tutto questo,

    ma poco importa...

    ho trovato l'amore della mia vita

    ho trovato la cosa più importante del mondo.

    Ho trovato la persona

    di cui non posso fare a meno per un istante

    amore mio

    ti amo più della mia stessa vita

    ti amo più di ogni altra cosa.

    Sei il mio unico pensiero fisso

    sei l'unico pensiero

    che mi permette di svegliarmi la mattina

    e coricarmi la notte

    e pensare solo alle cose belle,

    pensare a te…

    ti meriti tutte le cose belle del mondo

    ti meriti tutto il mio amore,

    ti amo,

    Maria
     
  8. gothicMan

    gothicMan Signore degli Inganni

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    Ho scoperto di aver conservato praticamente TUTTO da quando ci conosciamo, in ordine sparso e confuso ma c'è... Ho rivissuto tutta la prima settimana, e non potevo non scriverti. Cosa scriverò? Non lo so. Non è facile, questa mail ha un obbiettivo: donarti un po' di gioia. Non so come ci riuscirò, nemmeno se ce la farò, ma se non ci provassi sarei proprio pessimo. Parliamo di noi. Quasi due anni sono passati, e sai che non sono tipo da ricordare le date, gli anniversari. Questa volta è diverso. Perchè, ti chiederai. Be' ecco, rileggendo tutto quello che ci siamo scritti, due giovincelli poco più che ragazzini, ancora illusi dal miraggio dell'anima gemella... Rileggere, ricordare, rivivere è stato bello. QUello che abbiamo provato in quei giorni non è stato vano, non è finito, non era virtuale: è lì, ogni carattere di ogni mail ne è intriso. Fanno tenerezza, quelle parole. Due giovani che pensano di aver trovato l'anima gemella. Il sentimento, la passione che esprimono quelle righe sono veri, forti. Forse lo dico solo perchè c'ero dentro, so cosa quel ragazzo stava provando mentre scriveva, so cosa provava mentre aspettava la risposta, so cosa provava dopo averla letta. Era un crescendo di emozioni. Amore? Non lo so. Non l'ho provato, mai sinora, nè lo immagino, in realtà. Tutto quello che sinora ho vissuto era mediato, filtrato da altro, dalla consapevolezza inconscia che sarebbe finito. Troppi problemi, intoppi, complicazioni perchè durasse per sempre. Come l'amore. Come l'amicizia. Quest'ultima, miracolo della vita. Non esiste nulla di più potente, di tanto forte da mantenere legate due persone così. E non importa che tipo di legame sia, purchè ci sia. Ci conosciamo come avatar, come chat, tu e io. Qualche rara telefonata. Aumenteranno. E nonostante ciò, nonostante la fragilità di questo legame, nonostante la diffidenza che un esterno potrebbe riservarci, noi andiamo avanti. Come due pianeti, ora più vicini, ora più distanti. Le nostre orbite sono distinte, è vero. Ma rimangono costanti, e quando siamo nel punto più vicino, be', è bellissimo. Mozzafiato. Forse è la distanza che ci rende così. Con gli amici, chi più chi meno, che ho qui, dal vero, non è così. Abitudine, magari. Insofferenza, dopo un po'. Con te è diverso. Non mi annoio mai, quando parliamo. Vero, non succede spesso e comunque non è come in quei giorni, ma la consapevolezza di quello che abbiamo vissuto e superato è unica. Non esisterà mai altro di così profondo, per me. E non perchè non ci sia davvero, arriverà qualcosa di più forte un giorno, chissà quando. Però la tua compagnia o, in mancanza di essa, il tuo ricordo, non mi abbandoneranno mai. Forse anche ora ti chiedi perchè. In fondo, nemmeno ci siamo mai visti. Per ora, certo. Rimedierò, rimedieremo. Ma non è questo il punto. Quello che questa sera ho visto confermato è che mi hai cambiato. Radicalmente. La mia vita sarebbe diversa, senza la tua conoscenza. Peggiore, ne sono sicuro. Mi hai cresciuto più di quanto chiunque abbia fatto, mi hai insegnato più di quanto scuola e genitori possano fare. Perchè non mi hai detto o spiegato nulla, mi hai vissuto. Io ho vissuto te. Esperienza. Provare sulla pelle cosa significa dipendenza, abbandono, rifiuto, disperata ricerca, mancanza, bisogno, riappacificazione. Perdono. Sembra facile a dirsi, io stesso l'ho sempre proclamato come condizione interna allo stato di amicizia. Quanto mi sbagliavo. Perdonare va oltre questo. Perdonare contiene voler bene. Mi hai perdonato. Mi hai dimostrato che la mia arroganza, testardaggine, insensibilità, freddezza non sono nulla di fronte a un gesto così grande. Mi hai dimostrato e insegnato che voler bene va oltre alla persona e alla personalità di ognuno, viene da dentro, e non importa chi si è o a chi si destini. C'è, è così e basta. Nasce spontaneo, e non muore mai. Sto dicendo questo perchè non ho mai voluto bene a nessuno. Mi faccio quasi pena, perchè non so provare emozioni. Una volta sola mi è successo, e ora mento, mento a un sacco di gente. Amicizia. Sei mio amico, sei mia amica, tutte bugie. Ma non posso fare a meno di dirle. Non ho una vita vera, è un espediente per costruirmela. Quanto vorrei conoscerti davvero. Vorrei emozionarmi ancora, solo questo ora come ora sarebbe in grado di farlo. Il resto, ed è orribile da dire, mi scivola addosso. Lo sai, non sono normale. Ho bisogno di qualcosa di altrettanto speciale per sentire qualcosa di più di quanto fingo quotidianamente, in base a misere idee su amicizia e sentimenti vari. Non sarò mai una persona normale, e ne soffro. Ne soffro tanto. Non ho nessuno al mondo a parte te, e questo perchè sono stato io a crearmelo. Per questo ti sto scrivendo. Devi saperlo, magari lo pensavi ma non ne eri sicura. E anche queste righe, queste poche righe di un malato sentimentale come me, sono pensate. Ragionate. Decise. Non sto scrivendo con il cuore, forse perchè il mio cuore non è a posto. Razionalità, rigore, logica, ragionamento, intelligenza. Io sono questo. Se ti serve un consiglio, un aiuto, un supporto, un ascolto, una confidenza, io sono perfetto. Ma questa condizione richiede un sacrifico crudele. Sono perfetto per questo perchè non ho empatia. Non so provare nulla. Dirò sempre la cosa giusta al momento giusto, perchè non mi riguarda. Nulla. Mai. E ne soffro. Per una volta nella vita, un'altra volta almeno, voglio sentire quel brivido che il contatto umano sa regalare, la presenza fisica di un altro essere vivente che mi sappia scaldare. Voglio cambiare. Ho bisogno di cambiare. Perchè questa non è vita, è esistenza. Giovo agli altri, ma distruggo me stesso. Quante parole, idee ho espresso. Tutte giuste, sicuramente. Ma distaccate. Vorrei sbagliare in nome di un'emozione, ma non ne sono in grado. Vorrei fare una pazzia dettata da un sentimento. E non ci riesco, perchè non ha senso, e questa maledizione mi impedisce di agire senza riflettere. Voglio vederti. Voglio guardarti negli occhi, e capire se c'è speranza. Sono, ancora una volta, egoista. Voglio scoprire se questa sensazione, l'impressione che tu sia la persona giusta perchè viva, una volta, è corretta. Voglio che tu sappia che conti tanto, per me. Perchè sei l'unica che, in quei pochi giorni, mi abbia saputo donare un po' di calore. Poi il nulla, in cui ho piantato radici. Aridità. Deserto. Mai un temporale, ma nemmeno una brezza. La mia vita è piatta, e spero che questi due anni, ormai, mi abbiano aiutato come spero. Da quando ti ho conosciuta ho iniziato a provarci, a vivere. Sapere che, in fondo, una persona che stesse con me per come sono mi ha aiutato a farmi avanti, a provare nuove cose. Amicizie, relazioni. Nessuna come te, ma ci ho provato. Tu mi conosci, sai che tipo sono. Sai di cosa ho bisogno. Di te, anche. Perchè in fondo da troppo tempo sei, ora più ora meno, parte di me. Della mia vita. Di ciò che provo a provare. Tu non sai quanto ti penso, quante volte penso a cosa diresti. Ma non perchè ne abbia davvero bisogno. Perchè so che poi un giorno te ne parlerò, e voglio anticipare quel momento. Un giorno ti promisi che ti avrei raccontato un po' della nostra storia, di quest'altalena impazzita. Di come l'ho vissuta io. Forse nemmeno hai mai creduto che l'avrei fatto, e forse sotto sotto nemmeno io. Mi conosciamo entrambi troppo bene per crederci. Però ci avevo pensato. Perchè solo tu puoi capire quello che siamo, per me. Non penso racconterò mai di noi, a nessuno. Non si descrive, una cosa così. Non ci sono termini. Si può solo vivere. E quando ci sei dentro, non ne puoi uscire. Perchè ormai è parte di te, ed è irreversibile. Sei parte di me. Per sempre. Non so quante altre volte litigheremo, quante altre volte saremo sul punto di lasciarci e mi metterò quasi a piangere. Succederà. Forse. Forse no, magari sarò cresciuto. Quello che conta davvero è quello che hai già fatto per me e quello che farai finchè ci sarà la possibilità. Forse è solo una questione di tempi. Sei stata la prima amica che ho avuto, forse è normale che ora stia così. Per una volta, normalità. Provieniente da un'anormalità come le amicizie virtuali, certo. Ma forse è questo che mi aspetta, per sempre. Virtualità. Triste, davvero. Ma me lo sono creato, non lo combatterò. Avrò un motivo per accettarlo. Tu. Finchè sarai parte di questa virtualità, allora andrà bene. Perchè, tutto sommato, non sono triste. Non sono niente. E questo è triste. Chissà se davvero sei l'unica in grado di guarirmi. Sarebbe bello. E potrei anche dimostrarti per davvero, per la prima volta, cosa significhi per me. In fondo, non deve essere molto difficile. Ti prenderò per mano, un giorno. Allora capiremo.
     
  9. Supernova

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    Liantror, veramente un bel testo. Un solo consiglio (sono diventata puntigliosa con le poesie, fare il giudice in un concorso monta la testa): non usare i puntini di sospensione, la poesia non ne ha bisogno. andando a capo e con un punto, basta quello.

    GothicMan, wow. per scrivere qualcosa che comunichi, si devono provare sensazioni pure. Ti dirò solo questo.
     
  10. Supernova

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    Allora... un vano tentativo di scrivere una storia vera e propria, ossia articolata in capitoli.

    libro è un parolone ;)

    molto sullo stampo de "il gladiatore", anche se il mio è un racconto che storicamente riporta le tecnologie dei primi secoli d.C., ma i territori, il mondo, non è quello nostro.

    un cross-over fantasy-storico diciamo.

    Per ora, il prologo, o primo capitolo.

    a voi.

    [spoil]Estrasse la lama insanguinata dal ventre dell'uomo ormai senza vita, per poi pulirla sul bordo della sua giubba, lasciandosi una scia vermiglia dietro.

    Era l'ultimo, pensò soddisfatta, d'improvviso l'adrenalina della battaglia venuta meno e la sensazione della stanchezza pulsante, pronta per affiorare e colpirla.

    Non ancora pensò. Ancora non era giunto il momento del meritato riposo, del distendersi sul letto e chiudere gli occhi, cercando di scacciare quelle macchie di sangue che tormentavano i suoi sogni -o forse era più indicato definirli incubi-.

    Scene cruente, radure cosparse di corpi senza vita, fantasmi che la accerchiavano, puntandole il dito contro e mormorando “assassina, assassina” con accorato disprezzo.

    Quanti corpi aveva dilaniato la sua spada? Quante mogli vedove aveva lasciato, quanti bambini privati del padre?

    Non poteva pensarci, non poteva permettersi il lusso di compiangere le sue vittime, né di considerarle poco più di un semplice nemico, deturpato di ogni umanità.

    Chissà quante storie avrebbero potuto raccontarmi... Centinaia di vite che fatalmente hanno intrecciato la traiettoria di un mio fendente, che condannate sono nate sotto la sovranità di un uomo che avrebbe dichiarato guerra al mio re... Centinaia di esseri umani, della cui morte sono io la responsabile.

    Scosse la testa, scacciando, almeno per il momento, quei dolorosi pensieri.

    Si guardò attorno, cercando di stimare le perdite fra le sue fila, collegando ad ogni corpo giacente a terra un volto sorridente, un'espressione costantemente imbronciata, quella del soldato mentre leggeva una lettera d'amore, quella di un sottoposto che la guardava con timore e reverenza, una sorta d'ammirazione.

    Mi ammirano per come uccido, per come pianifico uno scontro, per il coraggio e la fiducia che dà loro il semplice avermi accanto. Ma come si può stimare una persona perchè uccide bene? Dovrebbero disprezzarmi... Eppure, la mia capacità di uccidere, la mia destrezza e la fiducia che ho, aiuta loro stessi a difendersi dalla propria morte, a rimandare l'arrivo della Morte. Per loro sono la salvezza, per chi si trova sull'altro fronte l'estrema unzione. E per me stessa? La dannazione. Perchè ogni soldato che esala l'ultimo respiro poco prima di cedere ai miei colpi mi avvicina di un passo all'inferno. Sarà lo stesso Belzebù a venirmi a prendere, e non io ad andare da lui.

    Stava impazzendo, non c'erano dubbi.

    Quel che un tempo era stata una stupenda radura, fatta di verde fogliame intrecciato a sgargianti fiorellini distribuiti su un manto erboso, di un vivace verde, circondata da alti alberi dai tronchi forti e senza macchia, ed un rivo azzurro, puro e cristallino, nel quale ci si poteva rispecchiare e scorgere piccoli pesciolini rompere la nostra immagine, era ora ridotta ad un mero campo di battaglia:

    cadaveri ovunque disturbavano quel quadro così pittoresco, ora divenuto la scena di un atroce crimine; i tronchi degli alberi sporcati dal sangue, molte lame incastrate nella corteccia. Il corso d'acqua, divenuto rosso, cercava di lavare via la macchia ed il peccato da quel luogo, oramai profanato, oramai dissacrato.

    Ecco, cosa facciamo. Prendiamo la bellezza, e la distruggiamo, pezzo per pezzo. Come se prendessimo una statua e cominciassimo a mutilarla. Come se prendessimo una tela... e cominciassimo a sporcarla e graffiarla.

    Rebecca si chinò in avanti, sporta sopra quel corso d'acqua. Sfiorò la sua immagine, striata di vermiglio.

    Così adatta a me... la mia immagine, sporca di sangue. I miei capelli rossi, rossi di quel sangue che non andrà più via da me e dalle mie mani, dalla mia coscienza. I miei occhi, così glaciali... che in questo rivo, divengono rossi...

    Accarezzò un fiore, l'unico rimasto puro in quel paesaggio di desolazione e crudeltà. Bianco, puro e candido. Si pulì una mano, passandola sui pantaloni di pelle, e lo raccolse con delicatezza. Un barlume di speranza, una luce distante.

    “Comandante, Lord Damian la vuole.”

    Si girò, il silenzio rotto da un soldato, ancora tremante per la battaglia.

    È eccitato... rifletté, quasi schifata. Prima c'è l'eccitazione... la febbrile lotta, lo sferrare un colpo dopo l'altro, la non coscienza di ciò che si sta facendo. Poi, c'è la notte insonne, i cadaveri che tornano a ricordarti quel che hai fatto.. Poi, la presa di coscienza. E infine, lo spirito dei morti che non ti lascia in pace, mai. Diventi un assassino, indipendentemente dal motivo per cui lo fai. Per quanto possa esser giusto, per quanto sia la cosa migliore... uccidi, e ciò porta via la tua fanciullezza, la tua spensieratezza... la tua purezza. E resta solo la dannazione.

    “Bene, soldato. Va' pure ora”

    Detto ciò, Rebecca si avviò verso l'accampamento, cercando di ignorare l'odore del sangue e la vista dei feriti fra le sue fila.

    Ho imparato a non affezionarmi ai miei soldati... Sarebbe una sofferenza vederli morire. E lo sarebbe anche solo portarli in guerra, a contaminare la propria anima. Perchè una volta che si impara a combattere, si dimentica tutto il resto. Si può vivere solo su un campo da battaglia, perchè fuori impazziresti. Anche qui, ma almeno sul campo, spada in mano, ha più senso tutto.

    Superò le guardie, scansando la stoffa rossa che lla divideva dall'interno del padiglione del comandante, dove si incontravano i generali e Lord Damian per decidere le strategie di guerra.. Il secondo figlio del re... Mentre il primo è impegnato a ordire complotti, sperando che il padre muoia, Damian è qui, almeno a far finta di essere interessato a quanto accade. Quando forse è stato sbattuto al fronte, da qualcuno speranzoso che lui ci lasci la pelle... o quando ha scelto lui stesso di venire qui, lontano dai veleni della corte.

    “Principe” Annunciò la propria presenza, inchinandosi.

    “Comoda, comoda. Sono io, che devo rendere onore a te, per come stai conducendo questa battaglia. Ma non ti ho fatta chiamare per adularti. Volevo parlarti in privato”

    Una pallida mano si sporse oltre la pesante tunica color zaffiro, ad indicare uno spazio adiacente.

    Senza proferir una parola, avanzò nella direzione indicatole, leggermente turbata da quell'improvvisa.. familiarità.

    Si trovò in un ambiente molto più caldo del precedente, con dei comodi divanetti in tinta con il rosso della tenda. E con il sangue dei caduti.

    Un tavolino basso e di cristallo, ornato da dei centrini bianchi, ospitava un vassoio d'argento con un completo da thè, con tanto di piattino per i biscotti glassati.

    “Siediti pure, Rebecca.”

    Rebecca… al diavolo le formalità, eh, principe? Siamo in vena di rivelazioni, quest’oggi?

    Silenziosamente, eseguì il suo ordine, o almeno preferì pensare così, al suo gentile invito.

    “Come mai mi avete fatta chiamare, Milord?”

    Si aspettava il suo classico sbuffo, ed una risposta che incitava a calmare i bollenti spiriti.

    Si aspettava un sospiro, e l’inizio di un elenco di aspetti negativi di quella battaglia, richieste respinte dal re di rinforzare i ranghi delle proprie truppe.

    Si aspettava, sperava, di poter ascoltare quelle dolci parole, che tanto sognava. Congedo… Vai a casa, basta.

    E invece, Damian agì in maniera imprevedibile.

    Le sorrise. E le si sedette accanto.

    “Rebecca, Rebecca, dammi del tu. Rifammi la domanda, su, ma dandomi del tu”

    Sorpresa, cercò di nascondere lo stupore.

    “Come mai mi av… mi hai fatta chiamare, Damian?” Calcò il tono sul suo nome, pronunciato per la prima volta senza titoli.

    “Meglio, molto meglio. Avevo voglia di parlare con quell’indomita guerriera che continua a far furore. Sapessi che voci girano, su di te…” Le fece un occhiolino, il tono della voce esplicitamente malizioso.

    “Che… voci?”

    “Eh, curiosa Rebecca? Molti soldati diciamo che ambiscono a farti compagnia nelle ore notturne. Ma ovviamente non hanno il coraggio di farsi avanti. Temono tu banchetteresti con il loro cuore, se la loro presenza non fosse in grado di allietarti. Ma lo dicono colmi di stima, tranquilla. Dovrei quasi stare attento, sono più fedeli a te, che a me.”

    È un brutto sogno, e presto mi sveglierò…

    “Non dovete temermi. Ehm, non devi. Sono una leale sottoposta, e non intendo sfruttare la mia posizione in alcun modo.”

    “Tranquilla, era ironica la mia frase. Ma dimmi… Quando finirà questa battaglia, ci sarà qualcuno ad aspettarti, a casa?”

    Rebecca abbassò lo sguardo.

    “Nonna, nonna!! Dove stiamo andando?”

    Una piccola bambina, paffuta e con una lunga treccia rossa, saltellava, mano nella mano con la sua cara nonna. Era presto, il sole sorto da pochi minuti, e lei stava beatamente dormendo quando, improvvisamente, sua nonna Clara era venuta a buttarla giù dal letto.

    Fuori, su un carro, l’aspettava nonno Alberto, con un frustino in mano per governare i due cavalli.

    “Nonna, non ho preso Sissi…” Sissi era il suo pupazzo preferito. In realtà era una statuina che raffigurava una bella donna con una lira, ma in ogni caso lei ci teneva molto.

    “Tesoro, ora non c’è tempo, ti comprerò una statuina uguale identica, anche più bella e più grande. Ma ora andiamo, ti spiegherò tutto poi.”

    La fece salire sulla carrozza, dove la avvolse in una coperta.

    “Ora dormi piccola”

    A quel tempo, all’alba della sua vita, non aveva problemi ad addormentarsi, anzi. Aveva solo 6 anni, ed era l’alba, e lei assonnata. Così dimenticò tutte le domande che le turbinavano nella mente, e diede retta alla nonna.

    Poco prima di crollare, si chiese dove stava suo fratello Giulio, e come mai i genitori non erano già in piedi.

    Voleva salutarli, spiegar loro la cosa, ma poi pensò che la nonna doveva averli già avvisati. Magari la stava solo portando alla fiera, dove tanto voleva andare, e non aveva intenzione d’anticipare nulla perché era una sorpresa.

    Non immaginava che non avrebbe più rivisto i suoi genitori, né tantomeno suo fratello. Si sarebbero salutati un’ultima volta al loro funerale. E poi, ogni notte in sonno.

    Peste, così le disse poi nonna Clara. Lei ancora non l’aveva contratta, e così la salvarono, portandola via dalla sua vecchia casa, poi bruciata e cosparsa di sale, per scacciare la malattia, e la “maledizione”. La sera del funerale, la nonna venne a salutarla, a darle il bacio della buonanotte.

    La trovò seduta per terra, schiena poggiata contro il muro, a guardare il soffitto, tentando di soffocare le lacrime, singhiozzando e tirando su con il naso.

    Sarebbe stata dura. Inizialmente, soprattutto. Doveva accettare la cosa, ma soprattutto prendere una coscienza della morte. Era obbligata a crescere più in fretta di quanto avrebbe dovuto, e questo lasciò un alone di tristezza nel cuore di nonna Clara. Le diede ben presto, al posto del suo vecchio gioco, tre statuette di terracotta.

    “Sono i Lari, gli dei che rappresentano gli spiriti degli antenati. Puoi pregare per i tuoi genitori, per tuo fratello. Salutarli, raccontar loro i tuoi segreti, chiedere aiuto e forza nel momento del bisogno. Continueranno a proteggerti e ad amarti, anche se non sono più qui”

    Abbracciò la sua nipotina, di nuovo in lacrime, e la lasciò sola. Sono cose che vanno superare da sole. Bisogna trovare la forza dentro di sé, temprarsi ai mali della vita. Se l’avesse consolata troppo, se l’avesse alleggerita dal peso della situazione, poi non avrebbe imparato a tenere a bada quelle situazioni, cercando sempre qualcuno in grado di darle la luce, di illuminarla, di farla vivere. Così invece, sarebbe riuscita a bastare a se stessa.

    “Se mia nonna ha ceduto alla vecchiaia, no. Non mi aspetta nessuno.” Fece una pausa, il principe sembrava sorpreso. “Cos’è, non lo sapeva?”

    Lui si schiarì la voce, guadagnando tempo.

    ”No, beh… Non ho mai avuto bisogno di verificare il tuo passato. Io… mi spiace, non immaginavo. Pensavo sorridessi, dicendomi che un bel ragazzo sposato prima di partire ti aspettava.”

    Lei lo guardò divertita.

    “All’età di 15 anni sono entrata nell’esercito. Da quando ho 7 anni so uccidere. Certo, prima mi limitavo a cacciare, ma in ogni caso potenzialmente avrei potuto. Ho passato gli ultimi 10 anni della mia vita a combattere, o comandare, salvo sporadici momenti trascorsi in pace, anche se non sono mai tornata dai miei nonni. Distante e… doloroso. Per loro, e per me. E stando qui, diciamo che come tu hai ben detto, vengo più temuta e rispettata che altro.”

    Damian tacque. Aveva di fronte a sé una donna straordinaria, un comandante ineccepibile, una guerriera talentuosa, che con una spada in mano faceva miracoli. Eppure, un velo di tristezza così pesante le copriva i chiari occhi da non permettergli di scorgere nient’altro lì dietro.

    È così che Imperia ripaga i suoi fedeli servi, coloro che più la amano e coloro che per essa danno di più? Abbandonandoli in una guerra senza fine, privandoli di ogni sogno, lasciando loro solo i ricordi più brutti, e notti insonne in cui cercano di combatterli? È questo che il destino le riserva, tornare a casa e non trovare nessuno accanto a lei, pronto a volerle bene, ad amarla… a farle dimenticare tutto questo?

    “Non intendevo accusarti, né giudicarti. Sei la sola donna qui al fronte, devi mostrarti forte.” Ma quanto lo sei per davvero? Un pensiero non detto, che rimase intrappolato nella mente del principe.

    “Beh, dato che ho appena scoperto che sei libera, quando vuoi vieni a trovarmi, o può darsi accada anche il contrario, non devo temere di ingelosire qualcuno adesso.”

    Lei accennò una risata e si alzò.

    “C’è altro che devi dirmi? Perché sono stanca, dopo la battaglia, sai. Vorrei andare a riposarmi un po’, prima della riunione di stasera.”

    Damian la fissò pensierosa. “Vai pure a riposarti Rebecca. Ci vediamo dopo”

    La riaccompagnò fuori la tenda, seguendo il suo profilo fino a che non sparì nell’accampamento.

    Come vorrei aiutarti… Pensieroso, il principe rientrò nella sua tenda. [/spoil]
     
  11. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    che dire Nova , tra una decina di anni , ti vedremo con il Nobel per la letteratura ( o se hai fretta , possiamo chiedere di anticiparlo :lol: ) , scherzi a parte , complimenti , e sempre un piacere leggere i tuoi testi :D
     
  12. raziel47

    raziel47 Livello 1

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    mi accodo ai complimenti di Mingo, Nova.

    Che dire, nonstante il casino in casa (tv accese, mia madre che urlava, ebbene si non parla, al telefono con mia sorella, e mio padre che faceva casino) mi sono completamente immerso nel racconto che scorreva piacevolmente sotto gli occhio e dentro la mia mente.

    Brava davvero, continua continua che mi ha appassionato il prologo/primo capitolo di questa storia ^^
     
  13. amk

    amk Livello 1

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    Anch'io scrivo, anche se mi riesce meglio esprimere i miei sentimenti con una chitarra in mano oramai. Prima scrivevo molto di più, ora la cosa si sta perdendo, ma comunque quando c'è l'ispirazione non perdo l'occasione di prendere una penna in mano e scrivere. Scrivo pensieri, che cerco di rendere poesie o canzoni, ma comunque sono sempre pensieri. Non riesco a definire un mio testo canzone o poesia, perché in fondo non lo so neanche io cos'è.

    Questo è un testo che ho scritto per un compito di filosofia, in cui si chiedeva di dare una definizione di infinito

    [spoil]Kant potrebbe definire l'infinito come un qualcosa di sublime, Schelling ritrova l'infinito nell'arte insieme al finito, dove l'artista riesce a unificare due concetti apparentemente distanti. Hegel definisce infinito uno spirito, quello dell'umanità, come un qualcosa in continua crescita ed evoluzione, quale la storia. Per me infinito è un qualcosa che può rinascere sempre, un qualcosa che anche se soggetto alla morte, ritrova se stesso in qualcos'altro. Non bisogna collegare la rinascita alla vita dopo la morte. La morte è di questa terra ed esiste per chiudere una linea che inizia con la nascita, ma dopo la morte noi torniamo a far parte di un qualcosa di più grande, la terra stessa. Siamo energia per dar vita ad una pianta, che darà i suoi frutti per nutrire un bambino, che a sua volta vive e fa parte del mondo. Hegel potrebbe definirla una spirale ascendente. La tesi, la nascita, poi l'antitesi, ciò che si contrappone di più alla nascita, la morte, e infine la sintesi, la rinascita, non coscente, per far parte di qualcosa di più grande, altra vita. E così all'infinito. Questo è ciò che penso dell'infinito, una linea che a noi sembra una retta, irrangiungibile, ma che invece è un cerchio, anzi una spirale ascendente. L'infinito non è da ricercarsi nell'eterno, nell'immortale, ma nella morte stessa. Il sacrificio delle persone per portare avanti un proprio ideale, i sacrifici di un genitore per amore dei propri figli, questa può essere senz'altro definita una morte spirituale, ma che porta in un genitore la soddisfazione di vedere i propri figli felici, ad un'idea di abbattere barriere insormontabili. La morte come atto di creazione. Ecco l'immortalita, ecco l'infinito[/spoil]

    Mentre questa invece è un pensiero che ho scritto un mese fa circa, pensando ad una ragazza [smilie=icon_megagrin.gif]

    [spoil]la salsedine arrugginisce l'anima

    mentre guardi il mare infuriare

    e disturbare il sonno perduto del paesaggio

    ormai nelle grinfie della tempesta

    raccogli gli ultimi petali rimasti

    sparsi ai quattro venti nei tuoi pensieri

    e gli guardi con occhi pieni di stupore

    mentre perdono il colore

    che là fuori pian piano la natura riacquista

    osservi immobile i raggi che filtrano dalle nuvole

    ma che non colpiscono il tuo volto

    oscurato dal grigiore del tempo perduto

    ad inseguire false speranze e oceani di tristezza

    la primavera rapisce la tua volontà di tentare

    per trasformarla in forza di agire

    per far rinascere quella magia perduta

    tra i venti dell'ovest e l'oscurità

    e tu ancora ti chiedi cosa ci sia di sbagliato

    nel dedicare un cuore ad un fiore[/spoil]
     
  14. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    complimenti anche a te amk il pensiero è molto intrigante ( eheheh le ragazze son la fonte di molte ispirazioni :( )
     
  15. MAGE divinity

    MAGE divinity Livello 1

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    scusate gli errori

    "fermo, a ladro " un grido ruppe il nero silenzio nella gelida notte, la corsa frenetica di un uomo dava un barlume di vita alle strade. L'oscurità lo ammantava, rendendolo invisibile. I passi erano silenziosi e rapidi sulle pietre della strada, anche se appesantiti da carico della refurtiva. La figura che correva per le strade svoltò in un vicolo, si fermo a metà di una delle due pareti di pietra rozza delle case cittadine. Si mosse velocemente, muovendo tre pietre, in un ordine preciso. Dal nulla un contorno irregolare si spostò creando un tunnel oscuro, che scendeva nelle profondità della terra‏. Corse nell’oscurità, mentre la porta irregolare si chiudeva un sorriso affiorò sulle sue labbra. Infondo al tunnel, al termine della discesa nera, un bianco chiarore brillò, intenso come il sole in estate in quell’oscurità. Un passo dopo l’altro l’uomo si avvicinò a quella luce, ed entrò in una ampia sala. Quest’ultima era enorme, le pareti piene di scritture e simboli arcani, l’illuminazione era scarsa resa viva da solo poche candele. L’arredamento era composto da: vari tavoli, ricolmi di oggetti di vario genere e strumenti per vari lavori, scaffali ricolmi del sapere rilegato in pelle, un letto in un angolo, e uno strano altare sul fondo. Esso era fatto di lapislazzuli, con vene del colore del sangue. Nella grande stanza vi era una seconda presenza però, una ragazza coperta da capo a piedi da un mantello nero e un cappuccio, seduta ad un tavolo. “come è andato il tutto?” chiese l’uomo. La ragazza alzò il capo mostrando solo degli occhi terrificanti, ogni occhio era senza pupila composto da due colori blu nel iride e nero nel resto del orbita, non vi era riflesso in quegli occhi. “come da programma ho attivato tutto, devi solo mettere i guanti la sopra”aveva una voce dal tono inspiegabile. l’uomo aprì la borsa che portava a tracolla e ne fece uscire i guanti, erano di cuoio borchiato, marroni con linee blu. “sicura che funzionerà ?” La ragazza annuì. L’uomo andò versò la ragazza e la guardò negli occhi innaturali. “Funzionerà?” La ragazza annui nuovamente e alzandosi disse “fidati di chi conosce la magia Geralt” l’uomo portò i guanti sul altare, poi arretrò. Non successe niente. Si girò verso la ragazza “ Aliza perché non funziona” il tono del uomo era irritato e impaziente. ”prima di scaldarti guarda attentamente” Infatti iniziò ad accadere qualcosa, una pallida luce iniziò a diffondersi nella zona dove vi erano i guanti, era una luce verde quasi benevola. Dopo qualche secondo quella luce divenne un raggio, che esplose generando una piccola onda d’urto. “visto hai avuto quello che volevi, la magia è ora a tua disposizione. “ Geralt corse verso i guanti e li indosso, prese di mira una sedia, ma prima che potesse fare qualcosa Aliza lo fermo urlando “Non fare niente devi imparare a controllare il potere” andò verso di lui. “vedi la magia non è un qualcosa che può essere controllato cosi dal nulla, devi percepirla e capirla. Apri le mani senti del calore sui tuoi palmi?” Geralt annuì “bene aumenta quel calore trasformandolo in qualcosa di percepibile, pensa a quello che vuoi fare e plasma con la tua volontà il potere. In parole povere vuoi il ghiaccio pensa al freddo al gelo alla fragilità e poi fallo diventare realtà” L’uomo annui di nuovo e per un lungo istante pensò. Nella sua mente prese forma un unico pensiero la distruzione al fuoco e al sangue . Guardl di nuovo la sedia e puntò nuovamente la mano, il pensiero si intensifico, la sedia cominciò a tremare e poi volarono schegge di legno, la sedia si stava incrinando . Infine lo scoppio, la sedia implose su se stessa. “Bel lavoro, rozzo, senza classe, ma come priva volta non ce male” Aggiunse Aliza. Geralt si girò verso di lei e l’ abbracciò,cosa alquanto insolita da parte sua. “Grazie Aliza” disse con le lacrime agli occhi “grazie a te ho quasi raggiunto il mio obiettivo” Aliza sorrise e lo scosto. “quindi vuoi davvero farlo ? sai che non potrai tornare indietro, neanche dopo il primo passo sono uomini potenti” Geralt si allontano di qualche metro e abbasso la testa.

    “lo so, ma devo, mi hanno portato via tutto. Il mio unico amore e …” si inginocchio “la mia vita” diede un pugno per terra, vi fu un lieve lampo e la pietra si frantumò. Aliza lo fece rialzare, stava piangendo. “ tranquillo se questo hai deciso io ti seguirò” Geral si scosto dalla ragazza e si sedette. “domani incominceremo le ricerche questo sarà la caduta per i re delle lingue di focus”
     
    Ultima modifica da parte di un moderatore: 23 Settembre 2012
    A Jake-Kast e Maurras piace questo messaggio.
  16. Maurras

    Maurras Wanna be Elf , but proud to be Hobbit ! ;)

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    Hai già un account su www.efpfanfic.net ? :)

    Oltre alla sezione dedicata alle FF infatti c'è anche quella per le storie Originali... (suddivise per genere) ;)

    Potresti provare a pubblicare anche lì ^_^
     
  17. Jake-Kast

    Jake-Kast Livello 2

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    Stavolta, visto che vedo delle potenzialità, e mi stai simpatico, mi sento di darti un paio di dritte:

    1)Prima di tutto ti consiglio di suddividere in paragrafi (andando a capo) il testo, rende più scorrevole e meno difficile la lettura da parte dei tuoi fruitori, oltre a separare i pensieri, a creare suspence e a sottolineare i cambi di scena o di narrazione.

    2)In secondo luogo, per quanto riguarda gli errori, aldilà che possa capitare, prima di postare, correggi con word, o un altro programma l'ortografia e controlla, una buona presentazione aumenta notevolmente l'interesse dei lettori.

    Aggiungerei quindi un terzo consiglio: non includere mai nei tuoi post, frasi del tipo "fa schifo lo so", "nessuno leggerà" o "è pieno di errori", è la tua opera, la tua produzione, devi difenderla (pensa a cosa sta difendendo Bioware, meriteranno di più i tuoi racconti :D ), non dare pregiudizi ai tuoi lettori prima ancora che leggano, si sicuro di te stesso.

    Sai essere più che bravo, fidati, prova a fare come ti dico e vedrai i risultati. ;)
     
  18. MAGE divinity

    MAGE divinity Livello 1

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    grazie jake mi servono sempre consigli cosi =)

    murras no non ho un account ma forse ne creerò uno

    ora ne ho creato uno di account
     
    Ultima modifica da parte di un moderatore: 24 Settembre 2012
  19. Maurras

    Maurras Wanna be Elf , but proud to be Hobbit ! ;)

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    Non so se sia lecito aprire un topic simile. ^_^

    Al massimo mi daranno una tirata d'orecchi i moderatori

    a cui nel caso chiedo scusa anticipatamente... ;)

    Ad ogni modo, comincio "Le danze"

    Sottoponendovi il Prologo di un racconto che mi frulla in testa da un pò. :D

    (Per chi fosse interessato/a al resto della storia invierò un mp col link...)

    Come da suggerimento di Uno, metto il comando spoiler per evitare di occupare un intera pagina con un post!

    Signori e signore, et voilà!

    Buona lettura (O dormita... fate vobis!)

    Prologo




    Il corriere



    Il sentiero che portava alla piccola città di Giukha quel giorno appariva decisamente più luminoso del solito. La luce primaverile si era fatta largo tra i rami dei grossi alberi, sfacciata come non mai. Un giovane camminava piano a fianco di un cavallo nero di cui teneva svogliatamente in mano le redini. L'animale nonostante la mole era docile e tranquillo, seguiva chi gli stava accanto non tanto come padrone quanto da amico. Il ragazzo, ogni tanto gli carezzava la criniera e il movimento del suo braccio che spostava la cappa da viaggio, scopriva la cintura cui erano attaccati due pugnali a lama lunga. Sulla sella dell'animale oltre due sacche, una per i viveri e l'altra per l'attrezzatura, era fissata una strana custodia dalla forma affusolata. “Siamo quasi arrivati...” Sospirò il viandante un attimo prima di montare in groppa al suo destriero, questo scrollò la testa sbuffando e partì subito al trotto senza alcun bisogno d'essere spronato.

    Il paese circondato da una grezza recinzione in legno, era un centro di campagna che non si vergognava della propria condizione povera ma dignitosa. La maggior parte degli abitanti si guadagnava da vivere con la vendita dei prodotti della terra che coltivava. C'erano anche alcune botteghe artigiane, una locanda, la caserma delle guardie e l'immancabile cappella degli Eletti. Le due guardie all'ingresso riconobbero a distanza il viaggiatore, non era la prima volta che si recava dalle loro parti. Lo fecero passare senza nemmeno chiedere i documenti. “Bentornato Erik!” Salutò l'uomo più robusto tra i due. “Salve Stoner! Novità dall'ultima volta?” Rispose l'altro prendendolo un po in giro “Come no! Al massimo avrà partorito una vacca... Beato te che hai sempre voglia di scherzare !” L'altro fece spallucce e una volta passata la soglia portò il cavallo alle scuderie adiacenti. Lasciò le borse sulla sella ma prese la custodia scura assicurandola dietro la schiena, non se ne sarebbe separato per niente al mondo. Pochi istanti dopo dirigeva a passo sicuro verso la propria destinazione. Era già la quarta volta in due mesi che percorreva le strade di quella cittadina, tuttavia la sua presenza attirava sempre lo sguardo incuriosito dei passanti. Per la maggior parte di loro l'aspetto di quel giovane era una contraddizione vivente, i suoi capelli lisci e neri cadevano sulle spalle perennemente spettinati, mentre gli occhi di un celeste talmente chiaro da ricordare il colore del ghiaccio, si sarebbero intonati meglio ad uomo delle regioni Zharanesi. Quella pelle poi, era talmente pallida che anche durante la bella stagione non si abbronzava mai del tutto e i suoi lineamenti rivelavano una genealogia dalle origini incomprensibili.

    Quel giorno, il giovane non era il solo visitatore, alla locanda infatti tra i diversi clienti si faceva notare un uomo di statura gigantesca. Indossava una divisa di cuoio e metallo che da sola avrebbe messo soggezione a chiunque avesse avuto un minimo di buon senso. Un grande falco di colore argento su uno sfondo nero ne indicava l'appartenenza alla guardia imperiale. Tre nastri rossi sul braccio sinistro rivelavano che si trattava di un ufficiale, probabilmente l'uomo era di passaggio. Da li alla capitale infatti, anche usando il migliore dei cavalli ci sarebbero voluti ancora quattro giorni e difficilmente un personaggio di quel calibro avrebbe avuto interesse a trattenersi in una così piccola città di campagna. L'oste gli serviva da bere con riverenza evitando il più possibile di fissare quel volto dall'aria severa, quel dettaglio non sfuggì all'ufficiale che accennò un lieve sorriso “Immagino non si vedano molti capitani da questa parti...” Disse per spezzare la tensione. “Decisamente no, signore” Rispose il locandiere mantenendo un certo distacco. “Tranquilli che non mangio nessuno! Questi giorni sono in licenza...” Scherzò poi il gigante aumentando il tono di voce per farsi sentire da tutti i presenti che tornarono velocemente ai propri affari. Ormai mancava poco alla città ed il nuovo arrivato per una volta, voleva soltanto essere considerato una persona e nulla più. “Posso sapere il vostro nome?” Chiese al padrone di casa. “Ma certo! Il mio vecchio mi ha battezzato Jonathan, ma per tutti sono semplicemente Jo” “Puoi chiamarmi Damian e ad essere sincero non ho più un cognome da molto tempo...” Si presentò lo straniero alzando le spalle. A quelle parole l'oste corrugò per un attimo la fronte, solitamente chi si arruolava rinunciando al proprio nome di famiglia non aveva un passato di cui essere felice, ma non chiese nulla e pochi secondi dopo aveva già raccontato al suo nuovo cliente la metà dei pettegolezzi che giravano nelle campagne. Aveva scoperto che contrariamente all'aspetto minaccioso, quell'ufficiale aveva un carattere piuttosto tranquillo, non parlava molto ed ascoltava senza interrompere ogni parola come fosse un dono prezioso.

    Quasi a mezzogiorno, l'altro ospite di quella cittadina varcava la soglia della taverna. “Ehyl Jo!” Salutò Erik avvicinandosi al bancone “Di nuovo qua?! Stavolta come faccio a cacciarti?” Scherzò Jonathan, mettendogli un tovagliolo sotto al naso “Cosa ti porto?” Chiese infine “E me lo chiedi? Carne e patate, e non lesinare il sale grazie !” Ordinò piazzandosi su uno sgabello. Guardandosi attorno notò che rispetto all'ultima volta la locanda era decisamente più pulita, e qualche trave del soffitto era stata sostituita prima che si staccasse da sola. Ai tavoli c'erano più o meno le stesse persone già viste, tuttavia all'angolo più a nord, riconobbe una figura familiare che proprio non si aspettava di vedere a quelle parti. Finito di mangiare si avvicinò a passo lento, socchiuse gli occhi un attimo prima di salutare 'Quanti ricordi...' pensò tra se. “Tu sei Damian? Che piacere rivederti...” Esordì appena furono vicini. Per un attimo l'uomo lo osservò incerto, c'era qualcosa di diverso in quel ragazzo conosciuto qualche anno prima. “Erik?” Domanda ed osservazione si fusero assieme nel tono della sua voce. Subito dopo lo fece accomodare al suo tavolo. “Sei davvero tu? Che diavolo è successo ai tuoi occhi?” Chiese con la sua tipica semplicità. “E' una lunga storia... vedo che ti sei trovato una nuova sistemazione. Com'è la vita da guardia imperiale?” Rispose mettendosi comodo. “La paga è più bassa, ma non mi lamento. Mi serviva un po di tranquillità, se così si può dire...” Rispose quasi in un sussurro il soldato. “E tu come te la passi?” Domandò poi. “Che devo dire? Faccio un po di tutto, per ora sto lavorando come corriere, poi si vedrà...” Raccontò il più giovane versandosi da bere.

    Erano passati quasi tre anni dall'ultima volta che si erano visti. In realtà si conoscevano appena e non potevano certo definirsi amici, tuttavia in quel momento erano accomunati dalla stessa condizione di “viaggiatore” e due chiacchiere se le concessero volentieri. Com'era da aspettarsi l'ex mercenario dimostrò da subito il suo valore nell'esercito ed era diventato ufficiale in breve tempo. Con gran sorpresa del ragazzo, tra un bicchiere e l'altro raccontò che stava dirigendo alla capitale per sposarsi. Erik per poco si strozzò con la birra “Che hai detto?” “Hai sentito benissimo, ti sembra così strano?!” Protestò imbronciato il capitano, non gli piaceva parlare di argomenti personali e il sorrisetto con cui lo guardava quel ragazzo gli fece pentire immediatamente di aver parlato troppo. “Dai non volevo offenderti..” Si scusò quest'ultimo “Solo che non me l'aspettavo.” Spiegò. “Propongo un brindisi alla tue future nozze! Che ne dici?” “Scuse accettate...” Disse l'altro versando nuovamente da bere ad entrambi.

    Nell'istante in cui Erik sollevò il proprio bicchiere, un dardo improvviso saettato da una finestra lo colpì, facendo schizzare la bevanda dappertutto. Sia il sodato che il giovane scattarono in piedi dal tavolo senza farsi ferire dalle schegge. Un attimo dopo, tra lo sgomento della clientela, schizzarono fuori dalla porta. Il veterano individuò una sagoma salire su uno dei tetti delle basse abitazioni li attorno ed il ragazzo si lanciò abilmente all'inseguimento. 'Che siano loro?' Si chiese mentre correva lungo un cornicione, riducendo la distanza che lo separava dall'aggressore. Quando mancava ormai poco a raggiungere la figura celata da un mantello marrone, un portale luminoso si materializzò a mezza aria e subito dopo inseguito ed incantesimo si dissolsero all'istante, lasciando il ragazzo a boccheggiare per riprender fiato. “Merda!” Imprecò passandosi una mano nella fronte, quindi tornò indietro alla locanda. Trovò l'ufficiale che lo aspettava davanti alla porta con uno sguardo serio. “Chiunque fosse era affiancato da un incantatore... è letteralmente sparito” Annunciò il giovane seccamente. L'altro continuava a guardarlo pensieroso. “Credo che ce l'avessero con me” Confessò sotto lo sguardo indagatore del giovane che credeva poco a quell'ipotesi. “Veramente stavo per dirlo io. Non è la prima volta che provano a farmi fuori, è molto probabile che fossi io il bersaglio...” Fece notare. “Non hai capito” insistette l'ufficiale. “Sono cose un po delicate...” Sospirò, poi tenendo basso il tono della voce aggiunse “Non dovrei dirtelo ma abbiamo motivo di credere che sia in atto una rivolta. Il cosiddetto Impero non è tanto amato come si pensava.” 'Che palle! Mi sono trasferito in questo stato perché avevo sentito dire che si stava bene...' Pensò tra se Erik senza avere il coraggio di rispondere. Il soldato avendo intuito i suoi pensieri lo invitò a tornar dentro e prendere delle camere per riposare. Gli attendeva un lungo pomeriggio, le guardie locali infatti chiesero loro un rapporto dettagliato sui fatti. La parola dell'ufficiale bastò a garantire anche per il più giovane esonerandolo da ogni responsabilità, tuttavia la gente se prima li guardava incuriosita, ora mal celava la diffidenza nei loro confronti. Sconvolgere la monotonia dei villaggi di campagna aveva sempre un caro prezzo: in meno di un ora erano diventati ospiti indesiderati.

    Quando la sera, furono fuori dalla caserma Erik si lasciò sfuggire un sospiro. “Fortuna che avevo consegnato la lettera prima di pranzo. Sono sicuro che il proprietario terriero avrebbe usato la scusa dell'incidente per non pagarmi!” “Per adesso è andata bene” Commentò l'ufficiale. “Ma è chiaro che dovremmo lasciare questo posto al più presto” Osservò “Dovevo comunque andarmene domani mattina...” Si stiracchiò l'altro. Ormai la reputazione in quel buco era rovinata, tanto valeva infischiarsene delle buone maniere. “Almeno datti un contegno!” Lo rimproverò Damian, mentre tornavano alla locanda. Com'era da aspettarselo stavolta ricevettero un'accoglienza tiepida, quindi dopo aver cenato in fretta si ritirarono in silenzio nelle rispettive stanze. Fu una notte di ricordi per il ragazzo che faticava a prender sonno, improvvisamente gli tornarono in mente i primi tempi, molti anni prima, quand'era arrivato là.

     
    Ultima modifica da parte di un moderatore: 24 Settembre 2012
  20. uno mas

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    Ciao Maurras...un argomento del genere esiste già. Appena lo rintraccio al limite io o Lord uniremo i topic. Intanto se vuoi/se volete, vai avanti su questo con l'accortezza di mettere in spoiler la storia che si scrive per evitare post chilometrici.