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I Nostri Scritti

Discussione in 'Lo scannatoio' iniziata da Supernova, 5 Gennaio 2008.

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  1. Darck37

    Darck37 Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    È bello come prologo, spero in un gran bel libro...

    Comunque io sto cercando di scrivere un racconto su un vampiro... tra una settimana, se me la sento, posto la prima parte...
     
  2. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    grazie :p
     
  3. Panur

    Panur Supporter

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    Re: Nostri scritti

    Mingo, perchè dovremmo ridere? :)

    Quello che hai scritto secondo me è un buon inizio, però se vuoi un parere cerca di ridurre il numero di "oggetti particolari" e di introdurre i luoghi in cui si svolgono le vicende del tuo romanzo con più calma, così mi sembra un pò dispersivo, non valorizza la trama :p

    (questo te lo dice uno che ha sperimentato abbastanza, dopo aver scritto e riscritto molti capitoli del mio primo racconto mi sono incavolato perchè non mi piaceva e l'ho cestinato di brutto [smilie=icon_ugly.gif] )
     
  4. gothicMan

    gothicMan Signore degli Inganni

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    Re: Nostri scritti

    Ma che ci capisci tu, che fai ancora le superiori... :p
     
  5. Panur

    Panur Supporter

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    Re: Nostri scritti

    detto da un altro che fa le superiori non conta niente :p
     
  6. gothicMan

    gothicMan Signore degli Inganni

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    Re: Nostri scritti

    Eh ma faccio il linguistico... IV linguistico
     
  7. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    diciamo che questo è un aspetto che volevo valorizzare in un altro capitolo , sai , creare un pò di suspence :p )
     
  8. Supernova

    Supernova Ex staff Ex staff

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    Re: Nostri scritti

    Allora, finalmente ho letto questo capitolo.

    Innanzitutto, Mingo, grazie per aver postato, mi sento in imbarazzo a postare solo io le mie one-shot, monopolizzo il topic e non voglio (affatto, neanche a dire fossi brava!).

    È carino questo prologo, anche se mi sembra troppo denso, troppo concentrato. O hai in mente molti avvenimenti (se sei arrivato al terzo capitolo credo di sì) e hai deciso di incentrare la storia sulla narrazione, o, secondo me (ovviamente il mio è un parere personale), dovresti cercare di diluire quel che scrivi, ossia focalizzarti maggiormente su alcune situazioni, spiegare.

    Ma ora ti chiedo, dato che sono incuriosita:

    come mai colei che sembra essere la protagonista è appunto una donna? è strano, solitamente siamo noi che usiamo le donne come protagoniste, non gli uomini...

    edit: gothicman, quando posterai qualche scritto avrai il diritto di criticare Panur
     
  9. gothicMan

    gothicMan Signore degli Inganni

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    Re: Nostri scritti

    Ogni mio post è uno scritto... Inconfutabile, no?
     
  10. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    :p ) , ed essendo di razze differenti , ho pensato di dare risalto ad ogniuno nella maniera congeniale alla sua razza , mi spiego , è meglio fare un attacco furtivo da un'elfa che è agile e leggiadra , piuttosto che ad un nano armato di mazza o ascia , o ad un umano con armatura lucente [smilie=icon_blush_org.gif] [smilie=icon_yes.gif]
     
  11. raziel47

    raziel47 Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    non avevo mai notato questo thread [smilie=icon_2thumbs.gif].

    Dal canto mio, io scrivo solo "testi" in linguaggio VB :p o al massimo letterizzo i manga che in italia non sono pubblicati da nessuna casa editrice eheh.... non ho la vena letteraria XD
     
  12. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    GothicMan, neanche ti rispondo... [smilie=icon_biggrin.gif] Sono creature molto leggiarde ed eleganti, è condivisibile la tua scelta [smilie=icon_biggrin.gif]
     
  13. crazy 88

    crazy 88 Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    ho trovato questo racconto girovagando per il web, ovviamente non l'ho scritto io e quindi non so se questo è il topic adatto...

    è un po' lunghetta ma in ogni caso vi consiglio di leggerla perchè è veramente bella...

    Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.

    A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora, ogni pomeriggio, per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo ed il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza.

    L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Cosi' i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.

    Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.

    Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.

    La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.

    Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.

    In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.

    Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla con gli occhi della sua mente, così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane.

    Un mattina, l'infermiera di turno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.

    L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.

    Non appena gli sembrò opportuno, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.

    Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.

    Essa si affacciava su un muro bianco.

    L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra. L'infermiera rispose che il suo amico morto era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.

    "Forse, voleva farle coraggio." disse.
     
  14. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    Crazy, questo testo già lo conoscevo.

    è molto bello, credimi, e profondo.

    Fa riflettere..

    e dà speranza, fiducia nel genere umano.

    Adesso, metto uno scritto, alla fine una riflessione frutto dell'imminente autunno (a livello astronomico è già arrivato, ma a livello biologico per l'ambiente che mi circonda ancora no)

    [spoil]L'autunno è alle porte ed un freddo vento soffia attorno a me, dita gelide che scivolano fra i miei capelli, un brivido che attraversa il mio corpo.

    I vigneti, ancora verdi, brillano colpiti dai raggi solari, l'odore di uva che si diffonde nell'aria.

    Fra poche settimane la vendemmia giungerà al suo epilogo e solo i grappoli più malconci e rovinati verranno lasciati spegnersi attaccati alle proprie viti.

    Le foglie, ora verdeggianti, assumeranno tonalità e colori che gradualmente si avvicineranno al marrone e lentamente diranno addio alla loro vite; come un paracadutista, tratterranno il respiro e si getteranno nel vuoto.

    Spiraleggiando verso terra penseranno alla loro vita e, toccando il terreno, la morte sopraggiungerà su di loro.

    Autunno, o malinconico autunno, la stagione dei ricordi, la stagione degli addi e di nuove rinascite.

    I fiori si congedano, tolgono in silenzio il disturbo...

    Perfino quelle rose che, nel Piccolo Principe, vengono coltivate con tanto amore. Eppure, il ricordo della rosa non svanisce, il tempo speso per lei resta e, nonostante la sua morte, lei continuerà a vivere, per noi, intrappolata fra i ricordi.

    Le rondini, unite in imponenti stormi, lasceranno le nostre grondaie, inondando di nero i nostri cieli.

    Con lo sguardo, come ogni anno, seguirò il loro migrare verso spiagge più calde, luoghi in cui l'inverno è solo un ricordo nascosto sotto la sabbia.

    Sorgeranno le classiche domande ed i desideri più insulsi e fantasiosi, come poter spiccare il volo assieme a quei volatili migratori e lasciarsi dietro i problemi, i pensieri molesti, situazioni del passato che ancora esitano, sperando di conservare un posto nel presente.

    Tuttavia, i miei piedi non si spostano di un centimetro, il volo non è roba per me.

    Lo lascio a loro, uccelli dai colori variopinti o di nero vestiti. Volate via, lontano, anche per me.

    E, se incontrerete lungo il vostro tragitto qualcuno che apparteneva al mio presente, osservatolo per bene, e riflettete su quando la vita possa assumere sfumature ora appartenenti ad un estremo, ora ad il suo opposto.

    Una pioggia autunnale scoppia fragorosa, goccia dopo goccia il vetro assume le sembianze di un volto rigato dalle lacrime.

    Per ogni zampillo che schizza irregolare, un ricordo torna.

    È autunno, e accetto le stagioni della natura come quelle del cuore.

    Ed ora, è tempo dei ricordi, della malinconia, di pensare al passato e, se possibile, di imparare dai propri errori.

    Rido, una risata triste e allegra, delusa e vuota, tranquilla e cristallina. Gli errori, mesi o anni dopo, appaiono sempre sciocchi.

    Eppure, nel momento in cui decisi di compiere quelle azioni, di seguire quelle scelte, non era così. Credevo, in quel che facevo.

    Ero fermamente convinta fosse giusto, che io avessi ragione, che fidarsi era una buona idea.

    Errori, adesso stupidi. Eppure, meritano rispetto.

    Non credo nei rimorsi, se potessi tornare indietro, se mi ritrovassi nella stessa identica situazione, farei le stesse cose -purtroppo-.

    [sentivo fosse quella la cosa giusta, in quel momento, è poi così da biasimare seguire la propria volontà?]

    Ah, maledetto autunno, il tuo lungo mantello tessuto con il filo dei miei ricordi è così ricco di sensazioni ed immagini che mi appartengono.

    [O forse appartenevano]

    Ed eccolo, che brilla colpito dai tiepidi raggi di fine settembre.

    Ora, mi ricorda un sorriso, il sorriso di una persona del mio passato, che ogni tanto torna.

    L'istante successivo, il sorriso lascia il posto ad un caldo abbraccio, perso ormai fra i veli del tempo.

    Un fiore visto in una terra lontana, un odore smarrito per sempre, un paesaggio di quella bella vacanza di tanti anni fa.

    Un libro regalatomi, prontamente divorato. Lo ricordo, eccome.

    Ricordo perfino le mie prime letture inglesi importanti, nella calda casa di uno zio che oramai non c'è più.

    Un ricordo più forte degli altri emerge dal mantello.

    Una voce, un volto sfocato.

    Eppure, basta.

    Il ricordo torna, prepotente spalanca con forza le porte della mia mente, indirizzandola lungo vie e sentieri non percorsi da tempo.

    [O forse, non percorsi da tempo con piacere]

    È tutto immutato, passa il tempo ma lì nulla cambia.

    D'improvviso torno in me e mi guardo attorno.

    I ricordi non si evolvono, ma il presente ha preso strade totalmente differenti.

    Il mantello comincia a dissolversi, sotto una nuova pioggerella.

    I ricordi si ritraggono, chiudo gli occhi e sento la pioggia sul mio volto.

    La notte cala, guardo il cielo.

    Le Pleiadi sono scomparse, l'estiva costellazione si nasconde dietro la linea dell'orizzonte.

    Arrivederci, Pleiadi.

    Voi, so che tornerete.[/spoil]
     
  15. raziel47

    raziel47 Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    @Supernova: Ribadisco qui quello che gia' ti ho detto in chat. Bellissime le tue riflessioni

    @Crazy: Bella anche il racconto postato da Crazy. Come dice Nova fa riflettere.
     
  16. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    Supernova , perchè non scrivi un libro ? le tue sono poesie , non riflessioni , complimenti
     
  17. Supernova

    Supernova Ex staff Ex staff

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    Re: Nostri scritti

    Raziel, grazie mille, non posso fare a meno di ringraziarti nuovamente...

    Mingo, mi fa piacere ti sia piaciuto quello che ho scritto Ogni tanto ci penso, mi piacerebbe scrivere un libro, ma è un sogno per adesso impossibile, non dispongo delle abilità necessarie per scriverne uno... Forse, in futuro... chissà ^.^

    Ecco cosa ho appena scritto... questa serata che mi ha un po' ispirata (Girare per roma aiuta a riflettere).

    le parti fra le virgolette, che metterò anche in grassetto, sono citazioni non mie.

    [spoil]“Quello che rende indissolubili le amicizie e ne raddoppia l’incanto è un sentimento che manca all’amore: la sicurezza.”

    Sicurezza, sicurezza... Quando un'amicizia assodata entra in difetto di sicurezza, quando la fiducia viene tradita, le speranze deluse e gli antichi legami mutati, si può ancora considerare indissolubile ed immutevole?

    Io mi chiedo questo, adesso.

    Ci sono amicizie in cui si crede, amicizie a cui si tiene davvero, amici ai quali si vuole bene dal più profondo del proprio cuore, persone di cui ci si fida e che occupano un posto speciale, nel nostro cuore.

    Coloro con cui si ride per una sciocchezza, coloro che non si possono vedere tristi, perchè il loro dolore diventa anche il nostro, coloro il cui silenzio, la cui offesa, la cui delusione nei nostri confronti, feriscono più di un cieco attacco irato di uno sconosciuto, o più di un fendente che mira dritto al cuore.

    Amicizia, sentimento elevato, nobile, candido e privo di pregiudizi, nei suoi casi più alti e puri.

    Eppure, non sempre è così.

    Delle volte legami affermati, legami considerati costanti della nostra vita, legami fondamentali e che oramai costituiscono un'abitudine, vengono a rompersi, per mutare, assottigliarsi, ferirsi, spezzarsi, ridursi a brandelli, perdere di forza ed elasticità.

    Come mai?

    Come può un'amicizia perdere il suo brio, perdere la sua brillantezza, il suo caldo conforto, la sua fresca sensazione di benessere?

    É più facile di quel che si crede, questo sentimento così forte ma potenzialmente così debole, paragonabile ad un diamante ma al tempo stesso alla grafite.

    Cosa cambia, fra questi due minerali? Il primo, di una forza e di una compattezza impareggiabile, il secondo friabile e poco affidabile.

    Cambia la forza del legame.

    La poca affidabilità è sinonimo di scarso legame, di situazioni sopravvalutate.

    L'amicizia si vede nel momento del bisogno, ma ancora di più nei momenti di serenità, in quei momenti in cui si è felici e si vuol comunicare la propria gioia a coloro a cui si tiene di più -idealmente-.

    Eppure, le amicizie che più ci deludono sono queste, quelle in cui non si tiene conto di chi c'è sempre stato nei momenti più solari e luminosi.

    Cosa c'è di peggio, per un amico, del sentirsi messo da parte, accantonato come un giocattolo vecchio quando ne arriva in casa uno più nuovo?

    Venire snobbati, accantonati, ignorati e relegati ad un angolo marginale e privo di significati del proprio presente, un tradimento dai risvolti più forti ed intensi.

    Come può l'amicizia temere l'amore, per esempio? Come può un qualcosa di così forte e costante temere una fiamma che divampa ma che può spegnersi?

    Come può il sole esser sostituito da un fuoco in un camino? Come può una persona perdere e dimenticare quanto sia importante il sole, quanto senza le fiamme scoppiettanti nel camino si possa vivere ma che non si possa fare lo stesso ragionamento per i raggi solari?

    Come si può permettere, come si può lasciar accadere che un'amicizia perda di forza ed intensità, come si può rischiar di perdere un amico per una persona che si ama ma per cui ci si deve sacrificare così profondamente, a volte inconsciamente?

    "Non che tu mi abbia ingannato,ma che io non ti creda più: questo mi ha scosso"

    Oh, sacrosante parole, così ricolme di verità da lasciar commossi.

    L'inganno, il tradimento, la disillusione, la sensazione che forse avevamo noi sopravvalutato quel legame lasciano un'amarezza inferiore e quasi fittizia rispetto la consapevolezza che non siamo più in grado di credere in colui che un tempo giudicavamo un vero amico.

    Non faremo morire quest'amicizia, NOI ne abbiamo troppo a cuore la sorte, noi, che ci teniamo così tanto, non la lasceremo scomparire, svanire nel nulla.

    Però, ci saranno delle conseguenze. Un simile affronto, un simile comportamento, un attacco così vile e profondo, non può restare impunito, non può passarla liscia, non può far sì che si pensa che ad un amico si può fare tutto, che tanto l'amicizia è anche perdono.

    L'amicizia è anche fiducia, rispetto, lealtà.

    E, quando vengono a mancare questi requisiti, allora si spegne, la fiamma che scoppiettava vivace, il sole che scaldava con tanta intensità, caleranno di forza, di energia.

    Perché mancherà l'ossigeno, mancherà ciò che brucia e permette cotanto calore e conforto, ciò che costituisce la base del legame: la fiducia.

    Da palla infuocata, il sole diventerà una fredda sfera gialla, il cui calore a malapena ci raggiunge, a malapena viene percepito dai nostri sensi, un sole ferito, un calore così triste e spento, così demoralizzato, così menomato, privato della sua forza più grande.

    Un'amicizia si può recuperare.

    Un'amicizia in fin di vita si può riportare a splendere.

    Non quanto prima, la delusione resta, le cicatrici rimargineranno la ferita ma non la faranno scomparire, la memoria non verrà resettata.

    Eppure, non è facile, affatto.

    Un albero ci mette decenni, secoli per crescere. Poi, però, può bruciare in un attimo. Per rinascere, per rigenerarsi, se ciò è possibile, impiegherà molto tempo.

    E così è l'amicizia.

    La ricrescita, la rinascita, è faticosa, a volte impossibile. Viene fatta, attuata, con la consapevolezza che il passato è passato, che ciò che è stato resta, che non si potrà mai tornare al punto di prima, che l'antico legame rappresenterà un asintoto, al quale ci si può avvicinare, ma non raggiungere.

    Ci vuole pazienza, ci vuole tempo, c'è la necessità di dimostrare che si è ancora in grado di mantenere antiche promesse, di essere ancora in grado di dar fiducia da una parte e di esser degni dall'altra.

    Ma, soprattutto, ci deve essere buona volontà e piena consapevolezza di dove e come è nato l'errore.

    Occorre disseminare la speranza, l'ottimismo, i sogni, augurandosi che nascano fiori e la fiducia necessaria per convincersi che “crederci ancora non sia una brutta malattia”.

    Nella spiaggia del nostro cuore, in riva alle acque della speranza, dovremo ripercorrere, o almeno cercare di farlo, antichi tracciati già solcati in passato, cercando di ricordare dove posammo i piedi, dove lasciammo le nostre orme...

    “L'amicizia è una strada che scompare nella sabbia se non la si rifà senza posa”[/spoil]
     
  18. mattjack

    mattjack Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    Azz bello questo topic e' tipo un laboratorio di scrittura creativa!!!!!!

    brava Nancy scrivi veramente bene!!! non lo dico tanto per dire!

    be' io anche so' scrivere!!!! forse non ci credete! [smilie=icon_biggrin.gif]
     
  19. Supernova

    Supernova Ex staff Ex staff

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    Re: Nostri scritti

    Troppo gentile Matteo ^.^

    D'estate è più facile che io scriva. Mi metto in balcone, di notte, e le stelle mi aiutano; il caldo provato durante il giorno viene alleviato da una lieve brezza, la musica culla i miei pensieri.

    In un libro di Paulo Coelho, “Brida” per la precisione, incontrai una profonda riflessione sulla classificazione degli uomini in costruttori e coltivatori.

    Come sicuramente chi può dire di conoscermi abbastanza bene avrà già intuito, io mi auto-inserisco nella seconda categoria. Faccio riferimento, quindi, alla figura di questo “coltivatore” nella breve storiella che segue.

    [spoil]La pioggia cadeva già fitta, una nebbia avvolgeva ogni cosa e catturava le immagini, intrappolandole. Imprevedibili giochi di luce si creavano nelle zone illuminate dai lampioni, baluardi luminosi nella sfocata oscurità.

    Un muro d'acqua la divideva dalla sua pianta.

    Sconsolata, si allontanò dalla finestra. Si era detta più volte di smetterla, di lasciarla andare, che era stato tutto inutile e qualunque ulteriore tentativo sarebbe stato vano.

    Ma niente, l'ostinazione, alimentata dalla sua irrazionale speranza che, moribonda, ancora resisteva, la tenevano inchiodata lì, naso a contatto con il freddo vetro, a guardare la protagonista dei suoi pensieri.

    Pensava in continuazione a quel bellissimo libro per bambini che solo più avanti con l'età si comprende appieno: “Il piccolo principe”.

    Una frase, in particolare, continuava a correre in tondo per la sua mente.

    "E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante Tu diventi responsabile di ciò che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa"

    Tristemente, si strinse maggiormente nei suoi vestiti.

    Aveva freddo ma, soprattutto, era triste.

    Il tempo che aveva speso per la sua rosa era stato totalmente inutile.

    Le cure, l'attenzione, l'amore con cui l'aveva accudita erano come lame conficcate nel suo petto.

    La consapevolezza, a giochi finiti, di aver fatto così tanto e senza motivo la distruggeva.

    Quella maledetta rosa non le apparteneva, non le era mai appartenuta.

    Erano senza dubbio incompatibili; non aveva bisogno di qualcuno che le dispensasse amore, ma di un terreno arido e sterile.

    Così, tempo addietro, si era alzata una mattina, gli occhi gonfi dal pianto, una fermezza e sicurezza solamente simulate in volto.

    Aveva accuratamente preso fra le mani quel vasetto e, con freddezza, lo aveva portato dall'altra parte della strada.

    Senza neanche un addio -non riusciva a credere fosse successo davvero-, passo lento e deciso, era tornata in casa.

    Aveva cancellato ogni segno della passata presenza della rosa -come se non fosse mai esistita- e, infine, si era lasciata cadere, stanca come non mai, sul divano.

    Pensava peggio.

    Era stato più facile del previsto.

    Fin troppo facile.

    Come se finalmente si fosse stufata di lottare contro il destino e l'inerzia di quella situazione, accettando l'inevitabile.

    Poi, cominciò a piangere. Ogni lacrima era collegata da un filo sottile ad un ricordo, ad un sorriso, ad un pianto già fatto.

    Le passò tutto, ogni istante, ogni singolo momento, davanti agli occhi. Fino a quando non finirono le lacrime, ma non perchè era venuta meno la voglia di versarle.

    Semplicemente, non ne aveva più.

    Quante volte, passato quel giorno, passeggiando e rientrando a casa, i suoi piedi si erano mossi verso la rosa.

    Solo all'ultimo riconquistava il controllo delle proprie gambe, la ragione vinceva e la faceva tornare a casa, soffocando quella radicata volontà di ricongiungersi con la sua rosa.

    Come in quel momento.

    Non c'era cosa che desiderasse maggiormente.

    Eppure, erano ore che giaceva ferma a guardare la pioggia, senza accennare movimenti verso la porta di casa.

    “Sarebbe una sciocchezza, nulla di più. Una futile speranza che presto svanirà, come i ricordi. Un giorno, mi lasceranno libera” se lo ripeteva in continuazione.

    Eppure, i ricordi sono un'essenza difficile da controllare.

    Non hanno consistenza, non si possono vedere ma, al tempo stesso, sono così forti da non poter essere dimenticati.

    Restano lì, radicati nella mente, scrigni che possiamo nascondere ma non far scomparire; scrigni che, prima o poi, si riapriranno.

    Un coltivatore dovrebbe sapere quando ogni gesto è vano e speranza mondata. Dovrebbe essere in grado di accettare la sconfitta, liberare quella pianta dalla propria influenza e riprendere la vita esattamente come scorreva prima dell'inizio di quella fallimentare esperienza.

    Ma questa è solo teoria.

    E, come disse Einstein, se i fatti e la teoria non coincidono, cambia i fatti.

    Fosse facile, però. Modificare la realtà si rivela particolarmente difficoltoso.

    Si impara ad amare, a voler bene a qualcuno, esattamente come si dovrebbe essere in grado di dimenticare.[/spoil]
     
  20. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    Chi si rifà viva quaggiù.. Panur, ti ho promesso tempo fa un testo..

    finalmente l'ho scritto, oggi in classe, durante chimica.

    è una cavolata, sulla mia prima immersione da subacquea.

    [spoil]Comincio a credere che i pensieri abbiano la stessa densità dell'aria, e quando vai sott'acqua loro non ti accompagnano, ma restano su, a galleggiare, in attesa che uno torni, per riprenderseli.

    Quanto ti immergi, man mano che scendi, senti la testa (ed il cuore) più leggeri; ma non è l'ossigeno che respiri a pieni polmoni, né l'azoto che comincia a disciogliersi nel tuo sangue, ma sono i pensieri che scompaiono.

    Resti tu, con il tuo corpo, le tue percezioni sensoriali, come un bimbo che vede per la prima volta i fuochi d'artificio, come un appassionato d'auto in un salone d'esposizione.

    Focalizzi interamente la tua attenzione sulla bellezza dei fondali, sui gesti degli altri subacquei, i movimenti improvvisi dei pesci, sulla sensazione di freschezza e sull'aria che fluisce nei polmoni, il rumore del respiratore e del tuo cuore che batte...

    ed il suono del mare, quello stesso che resta intrappolato nelle conchiglie, quella sorta di eco smussato.

    Ti muovi, senti il tempo scorrere, l'ossigeno diminuire, ed i pensieri sempre più distanti.

    Ma la colpa non è dell'azoto sempre più presente nel tuo sangue e che sta intorpidendo il tuo cervello.

    Sono i pensieri che non sanno nuotare. Ed è bello, tanto.

    Irreale, e per questo dura poco. Presto si deve risalire, e lo fai lentamente, devi farlo così.

    Ma non per le malattie da decompressione e el'embolia.

    Lo fai perchè se salissi rapidamente, ti scoppierebbero la testa ed il cuore, per i pensieri che voraci si fionderebbero su di te, le preoccupazioni e le sensazioni ad attanagliare il cuore.

    Le ore seguenti ti senti confuso ed intorpidito, ma lascia stare le cause biologiche; sono i pensieri, è la tua vita che torna.

    Ti sarebbe piaciuto, fuggirle, vero? Stavi senza pensare a cosa potrebbe succedere in quella situazione, se mai troverai il coraggio di muoverti;

    senza angosciarti e deprimerti sul perchè quella persona si comporta così da cani con te, e tu ci resti male;

    la tua testa era libera, non tormentata da quel pensiero martellante, da quella convinzione che ogni speranza è vana e che qualunque cosa tu farai, sarà un errore; non c'era bisogno di mentire a te stesso, dicendoti che basta solo non pensarci e che il tempo farà il resto.

    Esistevi semplicemente tu, ed il mare. La realtà di una solida statua in marmo, le sensazioni di un sogno, la bellezza che solo un fondale marino può avere.

    E la libertà che uno spazio così infinito a te può darti. Non oppressione, ma libertà. Non paura e terrore d'avere 15 metri d'acqua sulla testa, ma tranquillità e fluidità nei movimenti. Perchè laggiù, dove anche il sole fatica ad arrivare, puoi goderti la vita senza pensare.[/spoil]