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I Nostri Scritti

Discussione in 'Lo scannatoio' iniziata da Supernova, 5 Gennaio 2008.

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  1. Crash

    Crash Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    Ma povero malcapitato!!! [smilie=icon_biggrin.gif]
     
  2. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    Il comico quindi va bene... peccato abbia scritto solo questo!!! le altre cose sono più deprimenti...

    Crash, vogliamo provare? [smilie=icon_biggrin.gif]
     
  3. Crash

    Crash Livello 1

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    Re: Nostri scritti

     
  4. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    ed eccomi di nuovo qui...

    ecco il frutto della mia giornata scolastica, un piccolissimo racconto in chiave allegorica... una possibile situazione umana trasferita in un ambiente più naturale...

    [spoil]In un giardino senza né universo né tempo, in un luogo ove non esistevano città e la vita scorreva ininterrotta, i secondi, i minuti, le ore e gli anni senza importanza, vi era una distesa verde, tutti fili d’erba simili fra loro, che vivevano alla stessa maniera, pensavano in ugual modo. Poi, un po’ più raramente, si potevano scorgere piccoli fiorellini selvatici, così simili a ciò che li circondava che si mimetizzavano e, apparentemente, vivevano come loro; tuttavia, dentro, nell’anima, erano differenti, ma temevano di non riuscire a trovare i loro simili e quindi si adattavano, per non restare soli ed appassire velocemente. Così facendo, però, prolungavano solamente la propria agonia.

    E, ancora più rari, come perle in un guscio di un mollusco, come i pianeti abitati nell’universo, come un’aurora, c’erano i fiori, fieri di essere tali.

    Non importava loro dell’erba e di ciò che pensava; un unico cervello, un’unica idea per migliaia. Non aveva alcun valore per loro la vicinanza di quegli esili fili così poveri d’animo.

    Vivevano per loro stessi, utilizzando il proprio cervello, superando da soli i propri problemi, portando avanti la propria individualità, legando solamente con fiori di altrettanta nobiltà, vestendo ogni giorno petali con colori luminosi e sgargianti, colori di cui erano fieri, che sentivano propri, che li descrivevano.

    Nei giorni di pioggia, di nebbia, di tristezza e delusione, di rassegnazione, portavano colori scuri, vicini al nero;

    Nei giorni in cui la speranza vacillava, in cui l’ottimismo e la gioia venivano meno, nei giorni in cui non avevano voglia di pensare, non avevano la forza di distinguersi, si mimetizzavano, adottando colori spenti, opachi, morti;

    Nei giorni in cui invece erano allegri, la gioia dominava la loro anima e l’euforia governava il loro comportamento ed i colori erano quelli del sole, dell’arcobaleno, esplosioni di luci che scaldavano il cuore.

    Un fiore in particolare, che adorava assumere come colori le più svariate sfumature dell’azzurro, non era particolarmente allegro, la malinconia pervadeva le sue giornate, un piccolo vuoto lasciato dalla lontananza di presenze importanti per la sua vita, importanza scoperta solamente all’ultimo, nel giorno dell’addio.

    Tutto ciò fino a che non arrivò una farfalla nel giardino; subito questa straordinaria creatura notò il fiore così particolare, così differente dagli altri; e, dal suo canto, anche il fiore notò subito la nuova presenza.

    Mossi dalla curiosità i due si avvicinarono, si studiarono brevemente e la farfalla iniziò a passare sempre più tempo col fiore, ascoltandolo, vedendolo aprirsi e, appena l’apertura fu abbastanza grande, appena il fiore sbocciò, ella si infilò al suo interno, assuefandolo, riempiendolo di dolci attenzioni, curando i suoi mali, la sua tristezza, facendo svanire la malinconia, invadendo i suoi pensieri, promettendo un incantevole futuro.

    Amore, così fu chiamato questo legame.

    Poi, però, la farfalla capì che era impossibile, un concetto utopico.

    Si rese conto che fra loro due, in quel giardino, non ci sarebbe potuto essere amore.

    Così, volò via un breve periodo, lasciando il fiore solo, abbandonandolo al suo dolore;

    per il fiore furono lunghe ed infinite giornate, vuote, riempite soltanto da tristi lacrime e dal ricordo di ogni singolo bel momento condiviso con la sua farfalla.

    Fortunatamente il fiore non era solo, ma aveva accanto a sé altri dolci amici che lo consolarono, gli ricordarono che non era solo, e proprio in quel momento né scoprì un altro, un fiore affascinante che aveva trovato la sua metà e provava simpatia per questo povero essere sofferente, una sofferenza che tanto lo rammaricava.

    La farfalla tornò. Chiese scusa e il fiore, forse scioccamente, nella sua infinità bontà e per via della grandezza indescrivibile di ciò che provava per lei, la perdonò, le concesse nuovamente di posarsi sui suoi petali, ma stavolta la farfalla neanche cercò di penetrare le profondità dell’amico.

    Il fiore era di nuovo luminoso; certo, non radiante come all’inizio, la consapevolezza d’aver perso quel qualcosa in più, che non sarebbe mai tornato come agli albori, che il suo desiderio più grande non si sarebbe mai realizzato, gli poneva dei pesi alla base, ma l’averla accanto, ogni giorno, parlarci, sentire la presenza di quel legame, avere la consapevolezza di non aver perso la sua farfalla allietava il suo animo; sentirsi dire che gli voleva bene gli riempiva ogni volta il cuore di gioia, era una bella consapevolezza e nulla lo rendeva felice come il sentire quel dolce suono ripetutamente.

    Poi, la farfalla scomparve di nuovo e a nulla servirono le ricerche del fiore, le chiamate; per un giorno ed una notte il fiore rimase solo, senza respirare, il cuore chiuso in una morsa, il timore che avanzava ingrassandosi della sua ignoranza.

    Al suo ritorno, la farfalla fu fredda, insensibile, si comportò in maniera indifferente, come se non tenesse a lui, un modo così distante da quel che popolava i suoi dolci ricordi, talmente differente che lo spinse a chiedersi se non avesse sognato il periodo precedente.

    Disse al fiore che lei era così, poteva esserci come non, mossa soltanto dal suo volere, sparire inaspettatamente e poi, improvvisamente, tornare, unicamente tenendo conto di se stesso; per lei l’amicizia era esserci nel momento del bisogno, il resto non contava, non aveva utilità la sua presenza in altri casi, quando non urgeva un consiglio.

    Ma, nei casi di sofferenza, la farfalla si sarebbe offesa se lui non avesse chiesto a gran voce il suo aiuto, se lui non l’avesse cercata; detto questo, volò via di nuovo.

    Il fiore pianse per un giorno intero, solo nella sua solitudine, solo nel suo giardino, la presenza dei fili d’erba fittizia, i fiori amici una mera consolazione, un senso di disperazione che toccava ogni corda del suo essere, una melodia triste e malinconica, straziante, era sospesa nell’aria, come a ricordargli ogni istante la profondità della ferita infertagli.

    Si richiuse. Fu una delle prime reazioni, troppo doleva restare aperto, esposto ad eventuali altre sofferenze. Non aveva la forza di sopportarne altre, così si chiuse, tenendo al suo interno, però, il dolore inflittogli dalla farfalla, tenendo, conservando quel dolce profumo, la sua innocente polvere depositatasi fra i suoi lembi.

    Era triste, irrimediabilmente triste. Non poteva accettarlo, non poteva accettare anche quel sacrificio per la farfalla, troppi ne aveva già fatti. Non lo considerava giusto, giusto nei confronti, sembravano così immotivati quei “ti voglio bene” e “tengo a te”. Se veramente teneva a lui, come mai la sua farfalla non lo dimostrava, come mai pensava solo a se stessa, come mai non aveva un minimo di considerazione per lui, per ciò che provava, come mai gli esponeva con tranquillità concetti così taglienti?

    Se ne era andata, svolazzava libera, distante da lui, per nulla intaccata da quel che era successo.

    Mentre lui soffriva, sentiva il vuoto dentro, un vuoto lasciato dalla sua “partenza”, dalla sua ormai dichiarata presenza così labile e alternata, un vuoto cosparso come un campo minato da pericolosi ricordi, ricordi di un qualcosa che non sarebbe tornato. Un vuoto così difficile con cui convivere, una nuova ferita più profonda delle precedenti.

    E lei non c’era. Non percorreva velocemente strette traiettorie per raggiungerlo, non più.

    Non vi era alcun motivo perché la farfalla accorresse dal fiore, il fiore non stava sul letto di morte, non soffriva copiosamente. Ma neanche era allegro, neanche era felice.

    Perché, dopo tutto quel tempo, tutti quei giorni passati assieme, nulla nella vita della farfalla era cambiato, come se lui non fosse esistito, come se a lei non importasse nulla di lui, di quel fiore con cui tanto aveva condiviso.

    Il fiore iniziò a spegnersi, i suoi colori di un impalpabile azzurro, così distante dai colori cristallini e dalle sfumature oceaniche che soleva assumere.

    E non chiedeva il suo aiuto, non chiamava la farfalla. Non vi era un motivo abbastanza grande, non voleva scomodarla, non voleva fare discorsi futili con lei, non voleva invocare la sua presenza consapevole che per lei non avrebbe avuto alcun valore quel momento trascorso assieme.

    Si stava spegnendo, e la farfalla non lo sapeva.[/spoil]
     
  5. der Wolf

    der Wolf Niubbo

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    Re: Nostri scritti

    leggetelo è stupendo...
     
  6. Supernova

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    Re: Nostri scritti

     
  7. goblin

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    Re: Nostri scritti

    anch’io sto scrivendo un libro sullo stile fantasy-gotico di una storia di un gruppo di barbari del nord "una versione tarocca dei vichinghi" che devono sopravvivere a due giganteschi imperi che li stanno dando la caccia.

    Fra mostri terribili e furiose battaglie dovranno salvarsi la vita e impedire a uno dei due regni di sconfiggere l'altro
     
  8. Gandhoar

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    Re: Nostri scritti

    Wow Nancy è spettacolare...

    bellissimo...

    molto particolare...ma bellissimo
     
  9. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    Grazie Gando!!!

    My best friend c'è rimasta... m'ha detto questo:" Mi ha un po' sorpresa: non è nel tuo stile. Ma comunque ti è venuta bene!"

    Goblin, sembra carina la tua storia... se la costruisci bene ne sarai soddisfatto, credimi...
     
  10. goblin

    goblin Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    grazie mille :lol:
     
  11. The Lord of the Fears

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    Re: Nostri scritti

    Wow, gran lavoro!

    Hai un talento naturale, lo sai, Nova? Sfruttalo!
     
  12. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    [smilie=icon_blush_org.gif] Ooooh, grazie mille!!! ma non sono mica così brava...
     
  13. Witch-king

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    Re: Nostri scritti

    invece devo dire ke 6 proprio brava!io + ke altro me la cavo col disegno!ho fatto un fumettino fantasy.... è venuto anke benino....anke se mi vergogno parechio a postarlo....
     
  14. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    Hey, witch-king, se vuoi postare sei il benvenuto!!!

    Io, invece, ho scritto qualche riga... alla mia migliore amica è morta la nonna, per tirarla su e per farle sentire la mia presenza ho scritto questo breve testo... la parte in corsivo è un aforisma non mio...

    lacrime e poi luce

    [spoil]In questo istante, questa sera, in molti si stanno intrattenendo davanti alla televisione, guardando una partita di calcio, pensando e tifando con tutti se stessi.

    Molti altri stanno leggendo, giocando al computer, concentrati sulla propria attività.

    Tanta altra gente sta lavorando, pensando al proprio letto, alla propria famiglia, all’anima gemella con la quale ha discusso.

    Molti amati si stanno lasciando andare, cullati dalla passione, le mani di un qualcuno sul proprio corpo, le labbra arrossate.

    Qualcuno, poeta, scrittore, ragazzo, bambino, sta scrivendo, qualcuno come me, che vuole trasmettere un qualcosa, comunicare un qualcosa. Scrivere.

    E c’è chi, come la mia migliore amica, come la ragazza più straordinaria che io conosca, me compresa, avvolta in un sudario di sofferenze.

    La perdita di una persona cara, di un qualcuno che è sempre stato accanto a te, che da che ricordi ti ha sempre dispensato sorrisi, carezze, abbracci, sgridate magari, richiami dettati dall’affetto profondo che provava nei tuoi confronti.

    Provava, già. Provava, non prova. Provava, perché non proverà più.

    Paradiso, Purgatorio, Inferno, Aldilà. Non ha importanza, quella persona non ci sarà più.

    Non potrà più specchiarsi nei suoi occhi, non potrà più leggere gioia in quel luccicare, felicità per il fatto di trovarsi nella stessa stanza.

    Una parte della mia migliore amica è morta assieme a lei. Lo so, e non ci si può far nulla.

    So quanto si possa soffrire per la perdita di una persona cara, lo so perché mi è successo poche settimane fa.

    E stavo male. Malissimo.

    Magari non pensavo sempre a quell’anima legata a me non solo grazie all’albero genealogico, però comunque le volevo bene. Volevo, già. Che tristezza usare il passato.

    Però, ora c’è un vuoto in me.

    Nel momento in cui perdi una persona ti rendi conto di quanto ti abbia dato, ti rendi conto, quando sei consapevole del vuoto che ha lasciato in te, di quanto tu le abbia voluto bene.

    E piangi, pensando a tutto ciò che non le hai mai detto, pensando a quante volte le avresti voluto dire che le volevi bene e non l’hai fatto. E pensi al fatto che non potrai farlo mai più.

    E piangi, perché è l’unica cosa che ti è rimasta, perché le parole non hanno più senso.

    Piangi, perché le lacrime delle volte esprimono ciò che le parole non riescono a dire.

    Piangi, perché speri che l’anima della persona a cui volevi bene, vuoi bene e continuerai a volergliene, ovunque sia, sappia che tu non l’hai dimenticata. E che tieni a lei.

    E che la ricorderai.

    Piangi, perché non c’è sorriso sul tuo volto, non ora.

    Non ora che questa realtà ti ha colpito, non ora che la diga si è rotta e il fiume si riversa sulla valle, implacabile.

    Ci sarà un tempo dedito alla ricostruzione, ci sarà un tempo in cui quella diga verrà ritirata su, il fiume bloccato di nuovo.

    Resterà una cicatrice però.

    Un vuoto, che magari diventerà piccolo, quasi invisibile, un vuoto che magari colmerai con altri ricordi. Ma non scorderai; dimenticherai, sì, ma dimenticare non vuol dire scordare. Vuol dire ricordare senza dolore.

    Dimenticherai il dolore. Ricorderai con un sorriso amaro, magari una lacrima farà capolino. Ma tornerai a sorridere.

    La vita va avanti.

    E tua nonna, tuo zio, non vogliono che tu pianga. Non vogliono che tu sia triste.

    Vogliono che tu sia felice.

    Quindi, hai un motivo in più, ora, per essere felice e “vivere”.

    Lo fai anche per loro, per le persone care che non possono più starti accanto.

    Sorridi per loro, cacciando indietro quel senso di disperazione, quella voglia irrefrenabile di piangere che ti porti dentro.

    Sorridi, un sorrido amaro.

    Però, anche se tristemente, sorridi. Perché non aver la forza di sorridere è peggio.

    Non saper sorridere, non voler sorridere, è come prendere a calci la vita.

    The show must go on.

    E andrà avanti, sicuramente.

    Assieme, io e te, mia cara amica. Abbiamo perso una persona cara. Ma io ci sono ancora. Tu ci sei ancora.

    Per te ci sarò sempre, mia stella, mia compagna di attimi stupendi e brutti momenti.

    Abbiamo affrontato tante difficoltà, la maggior parte da sole, senza averci l’una accanto all’altra.

    Ma ora, ora che siamo unite, anche se scivoleremo in basso, anche se cadremo, ci rialzeremo assieme e, passo dopo passo, torneremo a camminare sotto la luce del sole.

    Torneremo a ridere. Anche per loro, anche per i nostri cari che ci sono stati sottratti.

    Assieme, ricostruiremo la nostra gioia.

    Anche il nostro cuore ha delle stagioni. Ora è inverno, un inverno rigido, una notte senza stelle.

    Ma ricordati, per quanto possa essere buia una notte, per quanto possa esser forte una tempesta, per quanto rigido un inverno, il sole torna sempre.

    Ci saranno di nuovo giornate luminose, albe limpide e i raggi solari sfioreranno la tua pelle, lambendola dolcemente, confortandoti, dicendoti che la notte è finita.

    Finita la tempesta, un arcobaleno starà sempre lì, pronto ad illuminare il tuo sguardo, pronto a riempirti di colori, a ricordarti che dopo la tempesta lui c’è sempre.

    E, soprattutto, l’estate torna sempre. Il calore tornerà sulla tua pelle. Torneranno le notti tempestate di stelle calde e rassicuranti, passate parlando con un’amica, magari con me.

    Torneranno le bibite ghiacciate, che rinfrescano e ristorano.

    E io ci sarò.

    Sempre.

    Non ti lascerò sola.

    Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio

    che racchiude la tua capacità di comprendere.

    E se potessi mantener il cuore

    sospeso in costante stupore

    ai quotidiani miracoli della vita,

    il dolore non ti sembrerebbe

    meno meraviglioso della gioia;

    e accetteresti le stagioni del tuo cuore,

    come hai sempre accettato

    le stagioni che passano sui tuoi campi.

    Si affronta l’estate con un ventaglio e tanta buona pazienza. Sarò il tuo ventaglio.

    Si affronta l’inverno con un piumone e degli stivali caldi. Sarò i tuoi vestiti, sarò quella coltre che ti avvolge riscaldandoti.

    Si affronta l’autunno con un ombrello. Sarò l’ombrello più resistente che tu possa trovare.

    Si affronta la primavera con un pacco di fazzoletti e un sorriso sul volto. Sarò il pacco di fazzoletti e sarò io chi condivide con te quel sorriso.[/spoil]
     
  15. goblin

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    Re: Nostri scritti

    complimenti sei veramente brava sono rimasto senza parole
     
  16. The Lord of the Fears

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    Re: Nostri scritti

    Senza dubbio non è l'ispirazione a mancare!
     
  17. Supernova

    Supernova Ex staff Ex staff

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    Re: Nostri scritti

    Scusate se mi permetto di uppare questo vecchio topic, ma a volte mi capita di scrivere, e mi farebbe piacere postare qui...

    Tanto non siete obbligati a leggere, però chi vuole, se mi lascia un commento, mi fa piacere..

    Più che altro, ho la sindrome di incompetenza, quindi ogni cosa che scrivo non è che mi piaccia molto...

    Questo testo, ancora senza nome, è un semplice "esercizio di scrittura" notturno, un lasciare andare la penna (o le dita sulla tastiera, come preferite)...

    [spoil]Le stelle, spettatrici della mia vita, brillano in lontananza, corpi celesti che bruciano migliaia di anni luce distanti.

    Roma, imponente, non dorme mai: un turbinio di luci spezzano l’oscurità notturna, la cappa di smog e inquinamento luminoso la avvolgono come una coperta, una pallida foschia.

    Chiudo gli occhi, un cicalio raggiunge le mie orecchie, accompagnato da una lieve brezza.

    Un brivido si dirama lungo la mia schiena; quanto desidererei, quanto vorrei fosse per il freddo.

    Invece no, il caldo afoso in cui mi muovo a fatica, l’aria densa che mi avvolge, continua a ricordarmi che, mentre gocce di sudore imperlano la mia fronte, dentro il gelo mi ghiaccia.

    Fuoco e neve, fiamme e brina.

    Un altro brivido.

    Le palpebre si fanno pesanti, bramano di chiudersi e che il mio corpo ceda al richiamo del letto.

    Non ancora, per questa notte.

    È troppo presto e so bene cosa succede quando la stanchezza fisica non è tale da portarmi per mano fra le braccia di Morfeo.

    So e temo quel che potrebbe succedere.

    Ricordi, pensieri, desideri che acquistano forma, fuggendo alle barriere, alle catene e alle gabbie che la mia razionalità impone loro.

    Desideri e paure.

    Delusioni, illusioni, speranze.

    Tutto si unisce, i contorni sfumano e ciò che mi allieta l’animo d’improvviso lo lacera;

    ciò che mi ferisce in uno schiocco di dita diviene unguento.

    Un turbinio di pensieri, di figure astratte mi danza attorno, mi bisbiglia strane litanie di cui colgo solo parte del significato.

    E voi, stelle, brillate e ridete di me, dei strani giochi con cui la mia mente si diletta, di puzzles di cui mescola i pezzi, componendo figure nuove.

    È forse questo il prezzo che devo pagare per la creatività?

    È forse una lama a doppio taglio, la mia fantasia, la mia immaginazione sfrenata?

    Le chiavi che schiudono significati nascosti di libri, azioni, gesti o semplici oggetti in realtà giocano anche a scacchi con me e ciò che sono o provo?

    La risata delle stelle raggiunge le mie orecchie, trasportata da un vento invisibile di cui ora sono l’unica depositaria.

    Volgo lo sguardo al cielo, percorro l’immaginaria linea che unisce gli astri del Grande Carro, in un attimo individuo la Stella Polare.

    Più in là, invece, Sirio brilla luminosa, unico puntino che rompe le Tenebre in quella porzione di cielo.

    Voi, immortali stelle in confronto a me, ridete.

    Vi fate beffe di me, e in fondo vi capisco.

    I miei deliri notturni sono un bello spettacolino, è il prezzo che pago per essere senziente e pensante.

    La ragione e la creatività, la razionalità, il romanticismo, l’indole del poeta e del guerriero, la forza d’animo ed il coraggio, l’irrazionalità e il potere dell’istinto.

    Quando voi fate la comparsa nel cielo, tutto si fonde e nuove alchimie nascono.

    E ridete di me, che mi lamento di questi doni, che impreco contro i miei fantasmi, invece d’invitarli a dialogare con me.

    Che verso lacrime sul passato, rinnegandolo, invece di affrontare serena il presente, ringraziando il cielo per aver avuto l’opportunità e la fortuna di vivere un qualcosa di così potente ed unico.

    Il ricordo di un abbraccio, la tonalità calda di una voce che mormora parole d’affetto, un sorriso che germoglia grazie ad una nostra parola, una risata cristallina…

    Cosa c’è di così meraviglioso?

    Eppure, in fondo, anche voi capite me, mi deridete pur comprendendo i motivi e la ragione dei miei pensieri.

    La malinconia a volte, come un’onda troppo forte che improvvisamente si infrange sulla battigia, mi bagna i piedi, sale lungo le mie gambe e mi attanaglia l’essere.

    I ricordi mi avvolgono, e hanno un sapore dolce come la frutta esotica e salato come il mare.

    Ricordi piacevoli, belli, densi di emozioni che mi offuscano la vista e mi obbligano a ripensare al passato.

    E, come una droga, come le ciliegie, ogni frammento di ricordo ne attrae un altro, e così via, in un susseguirsi di volti, gesti e parole.

    Allora, solo allora, farfalle che piangono lacrime di luce mi avvolgono.

    Un misto di tristezza e piacere, degli occhi che brillano vivi ma lucidi.

    Euforia e solitudine, rimorsi e sorrisi, brividi e tremori.

    Malinconia, semplice e di lacrime vestita, armata di raggi solari.

    Cedo alle sue lusinghe, alle carezze che ricordano terre lontane, di cui conservo il ricordo dei sapori, dei colori e degli odori.

    La accetto, accetto che si abbatta su di me.

    E, quando anche l’ultima farfalla scompare e la signora è ormai svanita in un caldo vento, mi resta come sola traccia di quanto accaduto una lacrima, accompagnata da tristezza e dubbi.

    È così che Morfeo mi trova.

    Sorride comprensivo e mi avvolge dolcemente, mentre l’oblio cala su di me.

    Le stelle, immortali e immutevoli, interrompono la propria risata, ma la loro luce no.

    Resta, simbolo di speranza,

    musa di poeti e scrittori

    o semplici appassionati che,

    come me,

    preferiscono riflettere

    percorrendo mentalmente la volta celeste

    che cedere subito alle lusinghe

    di morbidi cuscini.[/spoil]

    Questo, invece, è per la vittoria di Rafael Nadal alle olimpiadi, e la scalata dell'atp ranking portata a termine:

    [spoil]18 agosto, Santo Rafael Nadal, segnatelo sul calendario!

    Sinceramente, ancora non ci credo.

    È incredibile, davvero. Ieri ha vinto l'oro olimpico, ero commossa oltre ogni limite, non ho pianto solo perchè c'erano i miei accanto.

    Oro olimpico, mio caro Rafa.

    In piedi sul gradino più alto del podio, tu, soltanto tu, il mio campione, il mio gladiatore, tu, che mi fai provare così tante emozioni, per cui sono in grado di non dormire per giorni di fila, per cui faccio le ore piccole...

    Ti ho visto giocare primi turni e finali a ogni ora, della notte, della mattina, del giorno, del pomeriggio, della sera...

    Sempre, sempre libera per te, e in casi estremi attaccata al live score, ad uno streaming dove non si distingueva la pallina dal terreno, aggrappata ad un'altra Nadaloca che fedele alla causa mi aggiornava.

    È difficile spiegare cosa vuol dire Rafael per me, davvero.

    E sapere che lui ora è felice, che ha realizzato il suo sogno, a 22 anni, è INCOMENSURABLE.

    È un ragazzo fantastico, e odio, odio quando la gente dice che si dopa, che non ha classe, non ha talento...

    Perchè non è vero, è un ragazzo straordinario, con una morale fantastica, un gioco incredibile, e una testa fantastica...

    e un cuore eccezionale, una persona migliore di coloro che la criticano.

    E quest'anno, è stato incredibile...

    Montecarlo, Barcelona, Amburgo, ROLAND GARROS (Poker), Queen's, WIMBLEDON, Toronto...

    ORO OLIMPICO!!!

    E giustamente numero uno.

    Non importa di quanti punti, fossero anche due..

    è sopra, più in alto di tutti, agli US Open sarà la testa di serie numero uno.

    È una strana gioia.

    Per me, nel mio cuore, è SEMPRE stato il mio numero uno.

    Questa è una conferma.

    Devo ancora realizzare appieno.

    Però, vedere quel bellissimo video sull'ATP, mi ha resa più consapevole di cosa diamine ha realizzato quel ragazzo che mi fa battere il cuore.

    Mio fratello ha un anno in più di lui e, permettetemi il termine, non ha fatto un Ca**o nella sua vita.

    Rafael invece no, è andato oltre.

    È già nella storia.

    Il suo nome non verrà dimenticato.

    E io non lo dimenticherò mai.

    Non scorderò mai quel che provai quando vidi la sua prima partita, nel lontano maggio 2005, la finale contro Coria a Roma.

    Mi ritrovai ad esultare come una pazza per un ragazzo che era la prima volta vedevo giocare.

    Io che avevo in simpatia Coria, gli voltai la faccia così.

    E il Roland Garros, prima Federer, e poi Puerta. Quando mi accorsi che da quel ragazzo non mi sarei separata volentieri

    La tristezza, il senso di smarrimento quando lessi che aveva problemi ai piedi, che rischiava il ritiro...

    Ero triste, avvilita. Dispiaciuta, infinitamente.

    Poi, il ritorno.

    E Roma, Roma 2006.

    Quella finale, che non guardai dal vivo, per un insieme di sfigatissime cause.

    Inchiodata in camera mia di fronte alla tv.

    Parlavo in spagnolo quelle poche parole che sapevo.

    Avevo chiuso gli occhi sul 15-40, due matchpoint per federer.

    E riaperti, e pensato.

    "No, non ti lascio solo, guardo e soffro, per e con te."

    E la vittoria.

    Le lacrime, quante lacrime di gioia.

    La chiamata a Bea.

    L'euforia.

    Il ricordo di averlo visto dal vivo, in lontananza però...

    E un altro Roland Garros, l'iscrizione al forum di Rafa, il divenire attivamente sua aficionada, sapere tutto di lui, ogni partita, ogni match.

    Roma 2007, vissuta da addetta alla console.

    Quando lo conobbi, mi feci la foto con lui, quando lui mi sorrise, e toccai il cielo con un dito.

    Quando lo vidi correre sotto la pioggia, io imbambolata.

    Quando gli feci da addetta alla console, a lui e Carlos.

    E lo vedevo ridere con l'amico al cambio di campo. Così fantastico, eccezionalmente Rafael Nadal, incredibilmente naturale e semplice.

    Quando gli diedi il regalo del forum, quando mi presentai, lui mi strinse la mano, mi ascoltava educato, non mi metteva fretta, mi lasciava inciampare nelle mie parole, inglesi o spagnoli che fossero.

    E lui incuriosito mi ascoltava, così gentile, assolutamente indescrivibile (sono anni che non so più come descriverlo).

    E Mi ringraziò, con un sorriso così sincero, così... piacevolmente sorpreso, lieto, grato del regalo che avevamo fatto.

    Ero felice, per una volta noi fans avevamo dato qualcosa a lui.

    E non chiesi nulla in cambio, ero lì per lui. Non volevo chiedergli nulla.

    Gli feci un in bocca al lupo per tutto, un buona fortuna, quando già stava andando...

    E non posso scordarlo.

    Si fermò, si girò verso di me, mi sorrise e mi ringraziò.

    Corsì su per le scale, per vedere l'allenamento con Giulietta e Alessia, se ricordo bene...

    Scrissi un messaggio a non ricordo chi, credo Marina...

    e cominciai a piangere.

    Piansi così tanto, ero così emozionata, una gioia incontenibile.

    Come si piò non voler bene ad un ragazzo simile?

    Come si possono sparare cattiverie, dire brutte cose, falsità, su di lui?

    Non me lo spiego, affatto.

    So solo che è fantastico, che ogni sua vittoria è fantastica, e quando perde sono triste per lui. Perchè so che ci sta male. Ma non mi sento delusa, mai. Mi fido di lui, ho fiducia in Rafa, non può deludermi.

    E Roma 2008, quando per via delle piaghe fu costretto a ritirarsi.

    Quando dimostrammo a gran voce il nostro... disgusto verso quella massa di ignoranti e burini del pubblico, che erano felici, felici che Rafa avesse perso.

    Non per la vittoria di Ferrero, non gliene fregava nulla di lui.

    Felici per la sconfitta di Rafa.

    Non mi vergognai di dire "Che schifo di pubblico, mi vergogno di essere italiana, che massa di cafoni..."

    Una mierda total, come disse Reyes.

    E lui, il nostro campione, dolorante e sofferente dentro, venne fuori, per noi.

    Per prendersi il regalo che avevamo per lui.

    Piansi... io, Ale e Manu così con gli occhi lucidi, stavamo lì, senza far nulla.

    Colpite, ancora una volta.

    Perchè Rafa stupisce sempre.

    Ha giocato un roland garros fantastico, una finale che ha stupido.

    Ha vinto il Queen's.

    Ha vinto Wimbledon, stupendo tutti, persino noi che crediamo in lui.

    E, non pago di tutto ciò, ha dimostrato ancora una volta la sua umanità, uscendo fuori dalla struttura, concedendosi ai fans.

    Straordinario, mi commuove ogni volta.

    E ha vinto Toronto, primo torneo sul cemento.

    Inarrestabile Rafa.

    E adesso l'oro olimpico, e numero uno al mondo.

    ENAHORA BUENA RAFAEL!

    Lo meriti, meriti tutto ciò di buono che esiste su questo mondo, ogni gioia, io te la auguro.

    La auguro a te, perchè sei meritevole.

    La auguro a te, perchè mi rendi felice.

    La auguro a te, perchè sei la spiegazione del mio amore per lo sport e il tennis nella fattispecie.

    Auguro a te questa gioia, perchè sei un ragazzo fantastico che si mantiene puro.

    "Che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle."

    E, come dissero i cronisti spagnoli...

    "Djokovic Feliz.

    Gonzales contentissimo.

    Y Rafa?

    Rafa en la luna!"[/spoil]
     
  18. Darck37

    Darck37 Livello 1

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    Re: Nostri scritti

    Complimenti sei molto brava, e non mi riferisco solo agli ultimi 2, ho appena finito di leggere anche gli altri, e devo dire che sono stupendi, brava davvero

    :p

    Anch’io ogni tanto scrivo qualcosa, avvolte anche cose assurde...
     
  19. Supernova

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    Re: Nostri scritti

    Grazie Darck, gentilissimo!

    E cosa scrivi?

    Dimmi, o posta magari, mi piace molto leggere!
     
  20. mingo

    mingo L'Oracolo Bergamasco

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    Re: Nostri scritti

    [spoil]1. LA GROTTA ALLAGATA La ricerca era giunta al termine, dopo quattro mesi di ricerche estenuanti Sirya era arrivata all’ ingresso della grotta . Mentre riprendeva fiato non poté fare a meno di pensare al giorno in cui i maghi del consiglio avevano annunciato il grande pericolo che correva il regno . La pietra del sigillo reale era stata trafugata dalla sala del trono, le guardie che la custodivano , grandi guerrieri nominati in base ad antichi rituali basati sulla forza ,la volontà e la resistenza alle arti magiche, erano stati trucidati senza avere avuto la possibilità di difendersi. La regina Selidya aveva convocato il consiglio del regno, formato da maghi e stregoni , guerrieri e nobili per decidere il da farsi. Gli incantesimi che avrebbero dovuto difendere la pietra erano intatti , come se non fosse successo niente , o meglio , non avevano sortito nessun effetto sui nemici penetrati nel castello. Infatti non c’erano dubbi sul fatto che non poteva trattarsi di un solo intruso, a meno che non fosse abbastanza forte da sopraffare dodici guerrieri elfici tra i più forti del regno, e , allo stesso tempo , abbastanza abile da assorbire e controllare il potere delle barriere magiche dispose intorno alla sala del trono. Venne allora nominata una squadra di esploratori per setacciare l’intera area del regno, dalle gelide e brulle alture del nord fino alle paludi lugubri che confinavano a sud , Sirya in quanto erede al trono non avrebbe potuto unirsi alle ricerche, ma essendo testarda convinse la regina sua madre e il consiglio a farla partire. Ora , con lo sguardo fisso sull’apertura nella pietra che dava accesso alla grotta , la sua mente le fece rivivere ogni singolo momento trascorso dalla sua partenza, le giornate passate a setacciare i monti Hastaroth , le fughe per eludere le pattuglie di orchi dagli occhi rossi , le insonni notti passate a riflettere sul futuro, stava per uscire allo scoperto quando sentì un rumore che la bloccò di colpo, si nascose ancora dietro al masso in attesa di qualche cosa. Restò sgomenta nel vedere un manipolo di elfi oscuri uscire dalla grotta e disporsi a difesa di essa , come se fossero consapevoli della sua presenza. Due elfi avevano arco , frecce e piccoli pugnali dalla lama leggermente ricurva, certamente avvelenati come costume di quel popolo, mentre quattro avevano lunghe spade dall’elsa color rame, strani disegni apparivano sulle lame sguainate, capì che dovevano essere lame costruite dai nani che un tempo abitavano nelle montagne di Hastaroth , nella grande città sotterranea di Norghol . Come gli elfi oscuri ne erano in possesso per lei fu un mistero, visto che i nani erano scomparsi dalla faccia della terra da oltre quattrocento anni , ed erano famosi per la poca simpatia che nutrivano per gli elfi , con gli elfi oscuri poi , vigeva una faida che aveva portato alla distruzione di intere città e alla morte di interi clan . Studiò il paesaggio per vedere se c’erano punti da cui attaccare , ma la zona intorno alla grotta era spoglia , la grande parete a strapiombo non dava possibilità di essere scalata , essendo un suicidio tentare la discesa con due arcieri dalla mira infallibile , poi sarebbe occorso molto tempo per fare il giro della valle, salire sulla montagna e attraversare la foresta che la copriva ,- “ di sicuro avranno mandato delle pattuglie a perlustrare la foresta “- , pensò Sirya, -“ e poi le montagne sono infestate dai minotauri , come posso pensare di riuscire ad arrivare in cima senza nemmeno un’armatura e delle armi adeguate ? “- . L’unica soluzione era un attacco diretto, ma il problema persisteva, davanti a lei c’era un canyon spoglio di arbusti , solo qualche masso enorme riempiva il vuoto tra lei e i suoi nemici, il terreno era argilloso , ma coperto di sassolini che capì essere lo scarto delle miniere per l’ estrazione del ferro e delle pietre preziose che erano frequenti in quelle montagne. Probabilmente la grotta doveva avere più di un ingresso e quello davanti a lei era solo un’entrata secondaria , ma l’entrata principale poteva essere a miglia di distanza , non conoscendone l’ubicazione era impossibile trovarla , senza tracce da seguire poi sarebbe stato facile perdersi nelle brughiere che circondavano le montagne, senza contare che la miniera potesse essere in disuso da anni e anni , magari solo usata da sparuti individui per proteggersi dagli elementi atmosferici . Anche se il canyon doveva essere artificiale non poteva essere attaccato da un esercito, lasciando uno spazio misero, appena largo per fare passare quattro uomini fianco a fianco , così che i difensori potevano difendersi davanti all’entrata eliminando ogni singolo gruppo che osava avanzare. Gli elfi andavano avanti e indietro , lanciandosi solo degli sguardi di tanto in tanto , ma con il passare del tempo incominciarono ad agitarsi , come se stessero aspettando un attacco da un momento all’altro , gli arcieri conficcarono qualche frecce nel terreno , incoccarono una freccia nell’arco e si prepararono a tirare . A quel punto Sirya capì che con ogni probabilità non sarebbe sopravvissuta , ma senza la pietra del sigillo l’intero regno poteva sgretolarsi come un castello di carte colpito da una raffica di vento , doveva rischiare il tutto per tutto, vincere o fallire miseramente. A cosa sarebbe occorsa un’erede al trono senza un trono su cui sedersi , o senza un popolo da governare ? La maggior parte del popolo non sapeva cosa era successo , e ancora meno sapevano a cosa poteva portare la sparizione della pietra del sigillo , ma la forza e la magia che era propria degli elfi era strettamente legata ad essa . Al castello c’erano ancora delle pergamene che venivano consultate in tempi bui come quello , a Sirya e agli altri esploratori era stato concesso il privilegio di consultarle per capire perché era vitale riportare la pietra al castello. Il timore e la paura che l’aveva pervasa quando aveva letto le pergamene , ora si era trasformato in fredda ostinazione , facendo nascere una rabbia che non era in grado di controllare , ma che solo la vendetta era in grado di placare. Una fiamma le covava negli occhi scuri , e nuove energie nascevano ogni momento che passava , sentiva i muscoli tendersi come la corda di un arco ,- “ è ora ! Adesso o mai più “- si disse , si accovacciò fino a inginocchiarsi , aprì la tasca del suo zaino e tolse tre pergamene magiche, sapendo che la magia era la sua forza in quel momento di inferiorità .Sguainò il lungo pugnale che portava alla cintura e lo osservò . Lunga quanto il suo avambraccio , la lama era leggermente dorata , ma il filo era rosso come metallo incandescente , un grande potere era al suo interno . Al tatto la lama era fredda come qualsiasi pezzo di ferro , ma in combattimento , a una certa parola incisa sull’elsa color oro pallido e pronunciata dal possessore , la lama prendeva fuoco , ustionando qualsiasi ferita e incendiando ogni tessuto che tagliava .- “Probabilmente è stata creata per un momento come questo, “- Pensò Sirya ,-” perciò non deludermi “-. Srotolò la pergamena più piccola e con l’ indice toccò il sigillo stampato sotto le rune che componevano l’incantesimo e disse –“Ir nash yamnir ! “- , subito diventò invisibile , sentendo l’incantesimo che la avvolgeva , preparò un’altra pergamena e incominciò ad avvicinarsi alle guardie . Subito gli elfi percepirono il potere dell’incantesimo e lanciarono imprecazioni in una lingua sconosciuta , gli arcieri si voltavano a destra e a sinistra come per localizzare il centro dell’incantesimo , ma senza risultati. Gli spadaccini si piazzarono al centro dell’ingresso per bloccare qualsiasi intruso ma caddero a terra folgorati da una saetta che li colpì in pieno, nei pochi attimi di vita che era loro concesso , la voce femminile che aveva lanciato l’incantesimo ancora rimbombava nelle loro menti – “ urh faer tya ! “ - , mentre la vista si appannava e il cuore diminuiva i battiti , videro a pochi piedi di distanza una pergamena apparsa dal nulla che cadeva a terra . Vista la sorte toccata ai loro compagni , gli arcieri cominciarono a lanciare una selva di frecce nella direzione della pergamena, alcune centrarono la pergamena stessa , altre rimbalzarono dal macigno che era dietro di essa,ma presi dal panico non si resero conto di aver finito le frecce . Il primo a cadere fu l’elfo alla destra dell’ingresso , sentì una voce dire -“Gryash !”- e in un baleno la lama incandescente squarciargli il petto , bruciandogli i vestiti e spezzargli il cuore . L,altro sguainò il pugnale , ma non servì a molto , infatti un globo di fuoco comparì dal nulla e lo avviluppò , incenerendolo all’istante. Sirya non aveva usato la terza pergamena , ma un incantesimo che aveva appreso nel suo addestramento , infatti per lanciare un incantesimo non servivano parole magiche , bisognava pensare alla formula che si voleva utilizzare e nutrirla con la propria energia vitale .Fermandosi per riprendersi dallo sforzo per aver creato l’incantesimo , pulì il pugnale con un brandello della tunica di uno dei caduti .L’invisibilità era finita , restò immobile non potendo fare a meno di pensare alle vite che aveva appena tolto agli elfi oscuri , si avvicinò a uno di essi e si inginocchiò, guardando il suo viso notò che i lineamenti erano molto simili ai suoi , occhi leggermente obliqui , orecchie a punta , la mandibola aggraziata con una curvatura molto delicata e piccole labbra rosse . La pelle invece di essere rosa come la sua era color cenere , gli occhi ancora spalancati che fissavano il vuoto erano rossi come sangue e i capelli neri come la pece scendevano a pioggia sulle spalle .Con un sospiro si alzò , togliendosi lo zaino dalle spalle e controllando quante pergamene aveva ancora , avrebbe potuto fare a meno di esse ma aveva sempre saputo di dover combattere , e visto che lanciare incantesimi con la sola energia sarebbe stato un dispendio di energie che avrebbe potuto usare in combattimento aveva fatto scorta di esse . Aveva preso pergamene per guarire le malattie , per curare ferite , per rigenerare energia e un vasto assortimento per uccidere , assorbire incantesimi altrui e di vario utilizzo. Si mise lo zaino in spalla e si avvicinò all’entrata , ascoltando attentamente in cerca di nemici ma dopo un momento di attesa , rassicurata dal fatto di non aver sentito niente , entrò all’interno. Dopo qualche piede la strada cominciava a scendere , sentendo l’oscurità che aumentava frugò nella tasca dei calzoni e tolse una strana pietra dalle dimensioni di un arancio ma leggiera la metà , pensò un istante all’incantesimo più opportuno e disse –“ warya ist “- . La pietra assorbì l’intero incantesimo e dopo un istante sprigionò una luce bianca , neutra che irradiava luce per dieci piedi , come ogni elfo alto aveva una vista molto acuta ma se ci fossero state aperture laterali le avrebbe passate senza nemmeno accorgersi. La caverna era larga circa venti piedi , era stata intagliata da mani abili nel corso dei decenni , probabilmente dai nani visto che il soffitto era poco più alto di Sirya , in alcuni punti doveva abbassarsi per poter passare . Dovevano essere passati molte decine di anni da quando venivano estratti materiali ferrosi e pietre preziose perché notò che in alcune nicchie laterali erano stati abbandonati picconi e vanghe ormai arrugginiti con i manici in legno ormai marci a causa dell’umidità , infatti in molte zone filtravano acqua dal soffitto e in alcuni punti c’erano sorgive che creavano pozze dall’ aspetto putrido e malsano , emanando odore di marcio come se dei rifiuti fossero stati gettati dentro di esse e fossero marciti. Man mano che scendeva notò che la caverna rimpiccioliva come se i minatori non si fossero fidati a scendere più in basso nel baratro nero , nelle pareti c’erano filoni d’argento , ferro e oro che non erano state sfruttate , creando dei bagliori alla luce della pietra che Sirya aveva in mano . L’aria diventava sempre più calda e pesante e dopo un’improvvisa curva della galleria vide in lontananza una stanza illuminata . Non sapeva se fosse di origine naturale o frutto dell’ingegno e della maestria dei nani che le abitavano molto tempo addietro , di sicuro qualcuno o qualcosa era al suo interno e la stava aspettando. Aveva camminato per non più di tre ore ma l’inquietudine prima e il silenzio innaturale dopo interrotto solo da qualche goccia furtiva che cadeva dal soffitto che si spegneva in qualche pozza dall’acqua cupa le aveva dato l’impressione che fosse passata mezza giornata , poi , man mano che si avvicinava alla stanza una strana sensazione le pervadeva la mente –“Non sono sola , devo fare attenzione o sarà tutto vano.”- , il suo pensiero andò ai suoi compagni e si chiese come mai non l’avevano raggiunta , visto che aveva comunicato telepaticamente con loro il giorno in cui aveva trovato il canyon , cioè tre giorni prima , ma adesso , in fondo alla grotta e a pochi piedi dalla stanza illuminata sembrava passato un secolo . Si scostò una ciocca di capelli corvini che le erano caduti sugli occhi e proseguì , sguainò il pugnale e disse sottovoce –“ Gryash “- , la lama sprizzò una fiamma che per un istante le illuminò la mano destra , come se fosse fatta di fuoco . Tolse una pergamena incantata dal colore blu zaffiro , la srotolò , con l’indice toccò il sigillo e mormorò la formula –“ Ruy wess “- , uno scudo di energia azzurra la avvolse , dandole la sicurezza che le armi non l’avrebbero colpita fino a che lo scudo durava , a meno che qualcuno non avesse eliminato la barriera con la magia . A ogni passo la luce nella grotta aumentava , le pareti erano illuminate da allegre fiammelle che scaturivano da piccoli recipienti di pietra intagliati nella viva roccia , ne aveva già visti altri per tutta la galleria , ma molti erano scheggiati e inutilizzabili e altri erano stati spaccati via , come se qualcuno non voleva fare arrivare alla grotta gli estranei e i vagabondi , se qualcuno si fosse smarrito nei cunicoli laterali avrebbe camminato per anni in cerca dell’uscita e probabilmente sarebbe caduto in qualche anfratto , morendo dimenticato da tutto e da tutti . Sirya aveva esitato su qualche apertura laterale , ma era convinta che la strada migliore fosse quella principale , non essendo ingenua aveva segnato il tragitto con piccoli chiodi a cui aveva applicato piccoli nastri bianchi . Entrando nella grotta guardò in uno dei recipienti che sprigionavano le fiammelle , restò a bocca aperta nel vedere che le fiammelle erano create dal nulla , senza un liquido che le alimentava , perciò dovevano essere state create dalla magia , non da un olio come aveva pensato. La grotta era enorme , sarebbero volute molte ore per fare tutto il perimetro , probabilmente era di origine naturale perché dal soffitto scendevano stalattiti lunghe il doppio di lei , larghe come il suo busto , create in centinaia di anni da piccole gocce d’acqua che apportavano minuscole quantità di calcare a ogni passaggio . Il terreno invece era spoglio e levigato , solo qualche stalagmite solitaria si ergeva in qualche angolo lontano , dovevano essercene state molte in antichità ma erano state tolte per creare un’ampia spianata che avrebbe dovuto fungere da magazzino , c’erano ancora resti di barili e grandi scatole di legno , alcune rotte e putrescenti , altre integre e color verdastro , coperte da strati di muffa e licheni . Alcuni attrezzi erano abbandonati vicino ad un gruppo di pietre che doveva fungere da focolare per i minatori , brocche di corno e bicchieri di latta erano appoggiati su una sporgenza della parete , probabilmente usata come tavolo , mentre in una nicchia scavata in una stalagmite enorme , doveva essere una dispensa creata per mantenere formaggi a stagionare e file di carne e pesce secchi da utilizzare come razioni . Man mano che si addentrava nell’antro un senso di allerta cominciò a espandersi nella sua mente , la sensazione che aveva sentito prima di entrare nella grotta aumentava , ma se prima aveva percepito solo vigilanza da parte di chi o cosa era presente con lei , ora sentiva un misto di paura e odio nei suoi confronti , probabilmente aveva percepito la morte delle guardie alla porta . Ormai era giunta in una zona dove la luce creata dalle lampade magiche era debole , era in balia dell’oscurità e solo la luce che sprigionava dalla pietra nella sua mano le faceva da guida quando qualcosa attirò la sua attenzione , una piccola apertura alla sua destra emanava un debole bagliore , -“ è qui dentro , qualunque cosa sia “- pensò , stringendo sia la pietra che l’elsa del pugnale si addentrò nell’altra stanza con movimenti furtivi , facendo attenzione a non fare rumore per prendere alla sprovvista chiunque c’era ad aspettarla . Prima debole ma pian piano più forte sentì qualcuno lamentarsi , aumentò l’andatura passando da una curva del cunicolo a un brave rettilineo vide la fonte da cui proveniva il chiarore ,entrò nella stanza restando abbagliata dalla forte luce , ma appena gli occhi si furono abituati rimase impietrita , quello che cercava non c’era , probabilmente non era mai stato portato nella grotta , ma quello che si presentò ai suoi occhi non se lo sarebbe mai aspettato.[/spoil] Questo è il primo capitolo/prologo di un romanzo che sto scrivendo , inutile dire che ho preso spunto dai GdR ( come Oblivion , Morrowind ecc [smilie=icon_blush_org.gif] )