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Le ere di Tamriel 2017-04-26T22:03:39+00:00

La Terza Era

La Terza Era è, se possibile, ancor più densa di avvenimenti delle precedenti perché è quella degli Imperatori Tiber Septim (il più grande di tutti i tempi) e Uriel Septim VII, durante il regno del quale si svolgono le vicende narrate in quasi tutti i giochi della Saga (a eccezione di TES Arventures: Redguard e di TES V: Skyrim).

Attenzione: dovremo necessariamente rivelare i punti salienti delle trame dei primi quattro giochi della Saga. Chi è tanto sfortunato da non averli ancora potuti completare è avvisato!

Sintetizzare la Terza Era significa, purtroppo, procedere a una lunga elencazione di nomi e date però necessarie per l’inquadramento cronologico degli eventi. Vi abbiamo già raccontato come, dopo aver conquistato l’intera Tamriel, Tiber Septim annunciò l’inizio della Terza Era (anno 897, anche ultimo della Seconda Era). Nell’anno 38 Tiber lasciò questa terra promosso a Nono Divino e gli successe suo nipote Pelagius che resse gloriosamente l’Impero per soli tre anni: nel 41 fu ucciso dalla Confraternita Oscura (che ovviamente sgomitava per prendere il posto della Morag Tong).

Al vertice dell’Impero si susseguirono Kintira (ottima amministratice e donna molto colta), poi, dal 48, suo figlio Uriel I, legislatore e protettore delle Gilde dei Maghi e dei Guerrieri. Alla sua morte avvenuta nel 64, salì (purtroppo) al trono quell’inetto di suo figlio Uriel II il cui regno segnò carestie, pestilenze, rovine economiche e insurrezioni popolari. Nell’82 fu il turno di Pelagius II (le cose andarono un po’ meglio) e nel 99 quello di Antiochus (arbitro dell’eleganza, gran seduttore e testimone di molte guerre civili).

Alla morte di Anthiocus salì al trono la sua infelice figlia Kintyra II, la cui triste istoria ancora commuove. La sua rovina furono le mire del malvagio cugino Uriel che aspirava al trono fomentato dalla sua famigerata madre. Parliamo di Potema (figlia di Pelagius II) la Regina di Solitude tristemente nota come la“Regina Lupo”. Il nomignolo le rimase dal giorno in cui fu presentata da bambina a quel “buon uomo” di Uriel Septim II il quale rimase sconvolto dalla personalità della tremenda pargoletta e sussurrò: “Sembra una lupa pronta a balzare”.
Potema si spinse fino ad accusare la povera Kintyra di essere una bastarda insultandola pubblicamente davanti alll’Elder Council. Uriel, dapprima, cercò di impedire l’incoronazione della cugina ma non ci riuscì. Allora avviò una serie di trattative diplomatiche segrete con i governanti di High Rock, Skyrim e Morrowind per sfruttare il loro antico malcontento nei confronti dell’Impero e guadagnarsi alleati. Seguì l’inevitabile guerra con battaglia conclusiva nella Iliac Bay. Uriel, i suoi alleati e la sua terribile mamma sconfissero le truppe Imperiali prendendo prigioniera la povera Kintyra. La data della sua morte nell’ombra delle prigioni imperiali è controversa (forse il 123, forse l’anno dopo), ma i responsabili sono facilmente intuibili. Il 23 Frostfall di ogni anno è dedicato all’infelice Imperatrice ed è detto il giorno del “Diamante Infranto”.

Così Uriel, nell’anno 121, venne proclamato Imperatore col nome di Uriel Septim III (anche se il suo vero cognome era Mantiarco).

A quanto pare, tutta la prole di Pelagius II era molto ambiziosa: Cephorus e Magnus ingaggiarono, contro la sorella Potema e contro Uriel, la cosiddetta “Guerra del Diamante Rosso” che scoppiò poco dopo l’incoronazione del nuovo Imperatore. Pe farla breve: Uriel fu catturato nella battaglia di Ichidag in Hammerfell (anno 127). Mentre veniva condotto al processo nella Città Imperiale, la carrozza che lo trasportava fu assaltata dalla folla inferocita che la incendiò bruciandolo vivo. Cephorus I salì al trono continuando la guerra contro la sorella che morì nell’anno 137 nel corso dell’assedio di Solitude, la sua città.
Cephorus, essendo sempre stato impegnato nella guerra, non era riuscito a trovare il tempo per sposarsi. Alla sua morte, avvenuta nel 140, salì al trono suo fratello Magnus. Questi, anziano e con la salute minata dalle troppe battaglie, regnò solo cinque anni. Nell’anno 145 morì, forse assassinato dal suo stesso figlio che salì al trono col nome di Pelagius III.
Si tratta di un personaggio assai interessante in quanto era completamente pazzo. L’Impero, durante la sua breve vita, fu retto dalla sua paziente consorte Katariah (una Dunmer di nobile famiglia). Pelagius era uso prodursi in azioni alquanto eccentriche quali: strapparsi le vesti, tentare di impiccarsi durante un gran ballo, defecare pubblicamente durante un Consiglio ecc., precipitando i dignitari nel più cupo imbarazzo. Morì a soli 34 anni, dopo che una torma di maghi e guaritori aveva fallito, nell’anno 153 nella sua cella nel tempio di Kinareth nell’isola di Betony senza essere quasi mai uscito da Solitude.

Una curiosità: il Tempio di Kynareth in cui morì Pelagio fu distrutto poco dopo la sua morte. Un gruppo di eretici conosciuto come gli “Apostoli” prese le pietre del Tempio e lo ricostruì identico nelle Shivering Isles.

Un Apostolo in “TES IV: Shivering Isles”

L’edificio ricostruito ora si chiama “Le Sale di Howling”  e al suo interno si sentono ancora riecheggiare le urla dell’Imperatore pazzo.

Le Sale di Howling in “TES IV: Shivering Isles”

Katariah, venerata da tutto il suo popolo, governò l’Impero fino alla morte avvenuta nell’anno 200 nel corso di una scaramuccia in Black Marsh. I 46 anni del suo regno sono ricordati tra i più prosperi e gloriosi nella storia di Tamriel.
Gli successe suo figlio Cassynder che morì solo due anni dopo (non aveva ereditato la longevità elifca dalla madre) lasciando il posto al fratellastro Uriel IV che governò dal 202 al 247 sempre in perenne conflitto coll’Elder Council. Infatti alla sua morte Il Consiglio diseredò suo figlio Andorak e proclamò Imperatore Cephorus II, un nobile Re Nordico con più stretti legami di sangue con la famiglia Septim.
Il suo regno fu funestato (dal 249 al 267) dalle tremende gesta dell’Usurpatore Camoran che, se avete letto qui già ben conoscete.

Uriel V salì al trono nel 268 e vent’anni dopo tentò l’impresa folle di invadere Akavir. La cosa gli portò grande prestigio ma anche la morte nella battaglia di Ionith quando venne sconfitto dalle preponderanti forze degli Tsaesci. Nel 290, quindi gli successe suo figlio Uriel VI, nato poco prima della partenza del padre alla volta di Akavir. Al tempo aveva solo cinque anni e la reggenza venne affidata a sua madre Thonica fino al compimento del suo ventiduesimo anno d’età nel 307. Nell’anno 320 morì cadendo da cavallo e salì al trono sua sorella Morihatha, che venne a sua volta assassinata nel 339, pare per ordine di tal Thoricles Romus, un consigliere argoniano che protestò la sua innocenza anche quando stava per essere giustiziato.

Nel 339 fu il turno di Prlagius IV e, nel 368, quello di Uriel Septim VII che abbiamo ben conosciuto nei primi quattro capitoli della saga.

Uriel Septim VII in TES IV: Oblivion

Uriel Septim VII in TES IV: Oblivion

Attenzione: segue spoiler sulla trama di TES: Arena!

Forse può risultare utile a qualcuno qualche breve cenno alla main quest del gioco:

Nell’anno 399 della Terza Era, Uriel Septim VII venne imprigionato in un Piano di Oblivion dal perfido Arcimago Jagar Tharn che ne prese il posto sul trono assumendone l’aspetto tramite le sue arti arcane (il “Simulacro Imperiale”). L’operazione gli era stata possibile usando il potente “Bastone del Caos” che poi divise in otto pezzi sparsi per tutta Tamriel. L’unico modo per riportarlo indietro e salvare l’impero era ritrovarlo.
A questa turpe trama si oppose Ria Silmane, l’apprendista di Jagar Tharn che la uccise prontamente. Lo spirito della maga però riuscì ad aiutare l’Eroe del gioco (il “Campione Eterno”) che languiva nelle segrete del palazzo (come da tradizione della saga). Gli appariva quindi regolarmente in sogno per dargli istruzioni su come fuggire e poi compiere l’impresa.

Ria Silmane in “TES II: Daggerfall”

Nel tempo del “Simulacro Imperiale” ebbe anche luogo la “Guerra Arnesiana” di cui vi abbiamo già parlato qui. Correva l’anno 396: Barenziah fuggiva a Wayrest dopo l’ambiguo interludio con l’impostore.

Nell’anno 397 si svolgono le vicende raccontate in “The Elder Scrolls Travels: Shadowkey”, uno dei quattro (alquanto dimenticati) spin off della saga creati per telefoni cellulari.

Vi si narra come un Eroe sconosciuto riuscì, tra l’altro a distruggere una misteriosa entità detta “Umbra ‘Keth”.

Finalmente, nel 399, l’Eterno Campione ritornò alla Città Imperiale e fu in grado di sconfiggere Jagar Tharn e di liberare il povero Uriel VII dalla sua metafisica prigione. Di quei dieci strani anni Uriel conservava ricordi sfocati come di un incubo. Da quell’esperienza uscì un uomo provato, incerto e più vecchio della sua età.
Nello stesso anno il geniale Orco Gortwog gro-Nagorm ricostruì la città di Orsinium in High Rock che era stata rasa al suolo nell’anno 980 della Prima Era dall’alleanza tra i Bretoni di Daggerfall, i Redguards di Sentinel e l’Ordine di Diania e dopo un assedio durato trent’anni.

Gortwog gro-Nagorm

Gortwog gro-Nagorm in “TES II: Daggerfall”

In questi anni avvengono i fatti raccontati da “The Elder Scrolls II: Daggerfall”.

E’ ovviamente impossibile riassumere in poche righe un gioco che dura centinaia di ore: probabilmente è il gioco più “grosso” mai realizzato e praticamente infinito visto che era in grado di generare casualmente ambienti e quests. Proveremo audacemente ad accennare ai fatti principali anche se la vicenda è quanto mai aggrovigliata:

 Attenzione: segue spoiler sulla trama di TES II: Daggerfall!

L’Imperatore Uriel Septim VII inviò un Blade (i Blades erano gli agenti, anche segreti, dell’Imperatore) nella Provincia di High Rock per fare luce sulla morte del Re di Daggerfall Lysandus il cui spirito irrequieto tormentava la città. Lysandrus era stato un leale amico dell’Imperatore e la sua anima andava liberata. L’Eroe (il giocatore) doveva anche indagare la possibilità di ricostruire il Numidium, l’enorme golem in ottone di fabbricazione Dwemer che tanto aveva favorito Tiber Septim nella conquista di Tamriel nel corso della Seconda Era (ve ne abbiamo già parlato nell’articolo sul Numidium e nella biografia su Tiber Septim).

C’era di mezzo anche il ritrovamento di una misteriosa lettera che poteva forzare Nulfaga, la madre del defunto Re, a fornire aiuto in quanto era l’unica a conoscere la posizione della Mantella, la mitica Gemma dell’Anima in grado di rianimare il Numidium.
Infine bisognava scovare la posizione del “Totem”, l’artefatto necessario per comandare il gigante metallico.
Inutile dire che si scatenò una frenetica gara per appropriarsi dei preziosi artefatti che coinvolse molte fazioni: Re Gothryd di Daggerfall, la Regina Akorithi di Sentinella, Re Eadwyre di Wayrest, Gortwog gro-Nagorm di Orsinium, l’Underking e Mannimarco il Negromante (ve ne abbiamo parlato qui).

Vi abbiamo già accennato il fatto che non è possibile dichiarare con certezza l’identità di chi riuscì ad accedere al Numidium in quanto il gioco consente varie opzioni: è però certo che l’esito dell’operazione fu devastante. Chi manomise il Numidium provocò la famosa “Distorsione dell’Ovest” che tanto modificò la Iliac Bay e di cui vi abbiamo già più volte parlato. Queste vicende si svolgevanp nell’anno 401.

Pochi anni dopo (nel 407) hanno inizio le vicende raccontate in “The Elder Scrolls III: Morrowind”.

Attenzione: segue spoiler sulla trama di TES III: Morrowind!

Tutto comincia con Dagoth Ur il quale, dal suo covo nella Montagna Rossa, risveglia l’antica maledizione della “Blight”. Si tratta di tremende tempeste di cenere che portano un’infezione in grado di ridurre le persone a uno stato quasi larvale e di rendere gli animali più aggressivi e letali. Lo scopo era quello di indebolire il potere del Tribunale (Vivec, Almalexia e Sotha Sil) che governavano Morrowind. Ancora una volta dobbiamo far riferimento all’articolo sul Numidium per ulteriori dettagli su questi personaggi.

Il gioco si apre con la profezia del ritorno di Lord Nerevar: nel corso del gioco scopriremo, anche a causa di strani sogni,  che l’Eroe che impersoniamo è proprio il “Nerevarine” la sua incarnazione tornata per fermare i folli piani di Dagoth Ur. Il nostro eroe (sempre un galeotto) viene stranamente liberato per ordine dell’Imperatore Uriel VII e incaricato di recarsi nella città di Balmora per incontrare un certo Caius Cosades. Costui si rivela come il Capo dei Blades in incognito e lo incarica di fare ricerche sulle voci di un ritorno della “Sesta Casata”.
Ricordiamo che Morrowind è la sede delle Grandi Casate, spesso in conflitto tra loro e che tradizionalmente si sono spartite il potere su quelle terre. Uno degli aspetti più intriganti del gioco è proprio costituito dai rapporti politici tra questi centri di potere. La “Sesta Casata”, apparentemente scomparsa, era proprio quella di Dagoth Ur e ora ha dato origine a un culto malefico. La “Profezia  Nerevarine” è tramandata dal popolo nomade degli Ashalanders, che il nostro Eroe dovrà faticosamente trovare, ma è osteggiata dal Tribunale, probabilmente reo della morte del Lord Nerevar originale.
Il nostro Eroe dovrà anche convincere le cinque Grandi Casate a riunirsi per combattere la Sesta e, allo scopo, dovrà conquistare la “Cintura da Ordinator” (lunga e ardua impresa ricca però di grandi soddisfazioni). Ma, a un certo punto, la situazione precipita: il ritmo “lento” del gioco (per centinaia di ore si può vagare per il mero gusto dell’esplorazione e per svolgere sub quests) assume un’improvvisa accelerazione per opera di Vivec che manda il Nerevarine a combattere direttamente Dagoth Ur per evitare una guerra fratricida tra le Casate e salvaguardare la sicurezza del Tribunale.
L’Eroe, prima dello scontro finale, dovrà recuperare gli “Strumenti di Kagrenac”, per annullare i poteri del Cuore di Lorkhan nel Piano Mortale indebolendo Dagoth Ur che contava di riusarlo per una sua nuova versione del Numidium (ora chiamato “Akulakhan”). Dopo aver sconfitto il nemico, il nostro Eroe, ormai diventato un Semidio Immortale, potrà continuare all’infinito a vagare per Tamriel alla ricerca di nuove avventure (e per completare le centinaia di sub quests necessariamente rimaste in sospeso).

Ma, soprattutto, sarà testimone e protagonista del destino dei membri del tribunale che si consumerà nella fantastica espansione “The Elder Scrolls III: Tribunal”.

Attenzione: segue spoiler sulla trama di TES III: Tribunal!

Il nostro povero Eroe, appena cercò di fare una pennichella, venne assalito da due loschi figuri: si trattava di membri della Confraternita Oscura! Si precipitò a Mournhold, la capitale di Morrowind, per cercare di capire le ragioni dello strano attentato. Qui svolse alcuni incarichi per Re Helseth (il famigerato figlio di Barenziah) e per la “divina” Almalexia”.

Almalexia in “TES III: Tribunal”

Esplorò anche le intricatissime fogne sotto la città alla ricerca del capo della Confraternita Oscura.

La pianta di Mournhold in “TES III: Tribunal”

La pianta di Mournhold in “TES III: Tribunal”

 

Qualche giorno dopo alcuni tremendi costrutti sbucarono da un foro sotto il monumento (che rappresenta Almalexia che sconfigge Mehrunes Dagon) della Plaza Brindisi Darom seminando terrore e morte.

La Piazza Brindisi Darom

Un “Fabricant” sbucato dai sotterranei sotto la Piazza Brindisi Darom

Si sospettava che il responsabile del fattaccio sia Sotha Sil, il terzo membro del Tribunale con la tremenda Almalexia e l’ambiguo Vivec. Si trattava di un grandissimo mago-tecnocrate, studioso della tecnologia Dwemwer e formidabile inventore egli stesso. La sua sete di scienza e sperimentazione lo aveva portato a intervenire sul suo proprio organismo fino a diventare una specie di cyborg ante-litteram. Viveva a Clockwork City, una città sotterranea costruita come un immenso marchingegno meccanico in ottone.

Sotha Sil in “TES III: Tribunal”

Il nostro Eroe che, ricordiamo ancora una volta è il Nerevarine, ossia la reincarnazione di Lord Nerevar defunto marito di Almalexia, si avventurò nel dungeon sotto la Piazza dove trovò alcuni degli scenari più suggestivi e inquietanti di tutta la saga. Durante tutte queste peregrinazioni (e moltissime indagini) ebbe modo di reperire, anche con l’aiuto di una ritrovata Barenziah, i pezzi per ricostruire addirittura la “Trueflame” ossia proprio la spada che brandiva nella vita precedente e che è forse l’arma più potente di tutta la saga.

La Trueflame in “TES III: Tribunal”

Questa spada è forse l’unica in grado di danneggiare anche un Dio. Ricordiamo che i poteri divini del dinamico trio del Tribunale, a questo punto, stavano scemando in quanto l’Eroe aveva distrutto, nel gioco precedente, il Cuore di Lorkhan dal quale essi traevano forza durante un pellegrinaggio annuale alle pendici della Montagna Rossa.

Per farla breve, il Nerevarine, ora adeguatamente armato, riuscì a raggiungere Clockwork City con l’intento di fermare Sotha Sil, ma…
Colpo di scena!

In quel luogo ebbe modo di assistere a una furibonda lite tra Sotha Sil e Almalexia la quale, alla fine lo uccise… Cos’era accaduto? In realtà Almalexia era progressivamente impazzita man mano che i suoi attributi divini diminuivano, quindi, presa dal panico, aveva deciso di impossessarsi di tutto il potere. Per far questo aveva inscenato l’invasione dei Fabricants convinta che la colpa sarebbe ricaduta su Sotha Sil. In tempi successivi si sarebbe forse occupata anche del suo attuale “amichetto” Vivec.
Con un po’ di pazienza e fatica (e qualche quick load), il nostro Eroe riuscì alla fine a sbarazzarsi della sua consolabilissima vedova, ovviamente aiutato dalla Trueflame e dal fatto di essere a un livello possibilmente intorno a 40. D’altra parte, la Profezia Nerevarine prevedeva la morte del Tribunale Almsivi…
Morti Almalexia e Sotha Sil restava ancora Vivec sulla cui sorte non si hanno notizie certe. Pare però che, persi anche lui definitivamente gli attributi divini, sia misteriosamente scomparso nel corso della successiva “Crisi di Oblivion”.
Chiedo scusa se mi sono dilungato troppo su questo gioco ma lo considero di gran lunga il punto più alto raggiunto finora dalla saga sotto tutti i punti di vista e quello in cui il lore è stato meglio sfruttato e connesso alla narrazione.

E ora arriviamo all’anno 433 e alla “Crisi di Oblivion” raccontata nel quarto capitolo della saga.

Attenzione: segue spoiler sulla trama di TES IV: Oblivion e le sue espansioni!

Ricordiamo che il gioco comincia con l’Imperatore Uriel Septm VII che va a incontrare il solito Eroe carcerato dopo aver avuto la solita visione notturna nella quale si profetizza che il tapino salverà il solito mondo se porterà l’Amuleto del Drago al figlio illegittimo Martin.

Forse non tutti sanno che Uriel era sposato con la principessa Caula Voria, donna apparentemente affascinante che però, nell’intimità, era una megera frigida e insolente. Gli diede tre figli che vennero trucidati uno dopo l’altro da emissari della Mitica Alba. Queste sono le ragioni per cui, malgrado avesse un carattere pacato e paziente, aveva fatto qualche scappatella e ora aveva bisogno che fosse ritrovato il suo figlio illegittimo perduto.
Poco dopo anche il povero Uriel viene pugnalato e l’Amuleto viene rubato. Dal momento che i Dragonfires, che chiudono le porte tra il Piano Mortale e quelli di Oblivion possono essere tenuti accesi solo da chi ha sangue di Drago nelle vene e possiede l’Amuleto, il Principe Daedrico Mehrunes Dagon prova l’ennesima invasione.
La Mitica Alba era stata fondata dal malvagio Mankar Camoran (figlio bastardo dell’altrettanto pericoloso Haymon di cui vi abbiamo parlato qui) e la sua finalità era proprio quella di adorare Mehrunes Dagon (ognuno ha gli amici che si merita).

Mankar Camoran in “TES IV: Oblivion”

Martin verrà trovato a Kvatch dove si è aperto un Portale di Oblivion da cui è uscita una torma di mostriciattoli che ha devastato la città. Mankar, nel frattempo, è fuggito nel suo ambiguo “Paradiso” e il povero Eroe dovrà girare gambe in spalla per tutta Cyrodiil per recuperare gli artefatti necessari per accedervi. Nel frattempo si potrà dilettare a chiudere Portali, scalare le varie Gilde ecc. ecc. ecc..

Questa è una pecca del gioco: malgrado le drammatiche “urgenze” scatenate dell’invasione, il nostro può passare il suo tempo a vagolare a piacimento.

Martin Septim in “TES IV: Oblivion”

Alla fine però riuscirà a chiudere appena in tempo la Porta da cui sta per uscire la formidabile e spettacolare macchina da guerra di Mehrunes Dagon e assisterà al sacrificio di Martin che perderà la vita per ricacciare il Principe Daedra. L’enorme statua in pietra in cui è stato trasformato Martin sostituirà per sempre i Dragonfires creando una barriera perenne tra il Piano Mortale e l’Oblivion.  Il cancelliere Ocato nominerà l’Eroe Grande Campione dell’Impero e lui potrà dedicarsi serenamente alle sub quests rimaste in sospeso e alle espansioni.
Nelle more, il Conte Corvus Umbranox smette di fare la Volpe Grigia e torna ad Anvil dall’amata consorte, il malvagio Mannimarco passa finalmente a miglior vita, la Confraternita Oscura (o quel che ne rimane) ha un nuovo leader.
Nello stesso anno un’altra minaccia incombe su Cyrodiil: lo spirito del Re Ayleid Umaril l’Implume manda i suoi Aurorians a profanare la Cattedrale di Anvil. Ancora una volta il nostro Eroe risolverà la faccenda aiutato dallo spettro di Pelinal Whitestrake.

Infine assisteremo agli schizofrenici avvenimenti di Shivering Isles nel corso dei quali incontreremo il Principe Daedra Sheogorath, indubbiamente uno dei personaggi più prepotentemente carismatici della Saga. Si tratta di un altro caso in cu un’espansione è superiore al gioco base. C’è l’esaltazione del tipico dualismo che qui viene portato all’estremo mediante conflitto/identità di ordine e caos.

Sheogorath in “TES IV: Shivering Isle”

Nell’anno 433, quindi, con la Crisi di Oblivion e la dissoluzione dell’Impero si chiude la Terza Era, finora la più breve ma certamente non la più povera di eventi.

Il quinto capitolo della Saga “The Elder Scrolls V: Skyrim” si svolge circa duecento anni dopo la Crisi di Oblivion.

Nel frattempo, per la serie “le disgrazie non vengono mai sole”, Tamriel è stata funestata da altri tragici e luttuosi eventi che sono stati raccontati da Georg Keyes nei due libri: “The Infernal City” e “Lord of Souls” (di cui è reperibile anche la traduzione italiana).

La Quarta Era

Dopo la morte dell’ultimo Septim l’Impero cominciò a sgretolarsi malgrado gli sforzi del Cancelliere Ocato, dell’Elder Council e dei Blades di mantenere l’ordine. Le Province, come prevedibile, cominciarono a scalpitare.

Ricordate il Ministero della Verità, il monolite abitato che fluttuava sul Quartiere del Tempio nella città di Vivec? Si dice fosse, in origine, un corpo celeste che stava precipitando sulla città ma la forza del Dio Vivec riuscì a fermarlo e stabilizzarlo nel cielo.

Il Ministero della verità in “TES III: Morrowind”

I Tribunale vi aveva scavato una fitta rete di gallerie all’interno che aveva adibito a carcere per i dissidenti. Scomparso Vivec e il suo culto, nell’anno 4 il Ministero divenne instabile e rischiava di cadere sulla città.
Due grandi Maghi Dunmer, Vuhon e Sul si affannarono a progettare e costruire un marchingegno che fosse in grado di ristabilizare il “satellite” chiamato “Ingenium”. La macchina era alimentata a “anime” che venivano prelevate ai prigionieri e agli indesiderabili provocandone la morte immediata. Naturalmente scoppiò una rissa tra Vuhon e Sul in quanto il primo voleva usare l’anima di Ilzheven (la moglie del secondo) in quanto detentrice di un’anima “speciale”.

Allora l’Ingenium esplose.

Correva l’anno 4 della Quarta Era. Il Ministero precipitò sulla città devastandola e innescando una serie di cataclismi naturali che culminarono in una tremenda eruzione della Montagna Rossa. L’isola di Vvaderfell finì quasi completamente sommersa dall’acqua e ora tutta Morrowind è conosciuta come le Terre Devastate.  I pochi Dunmers sopravvissuti fuggirono nella vicina Solstheim. I resti della Regione vennero poi colonizzati dagli Argoniani di Black Marsh.

Qui dobbiamo fare una breve digressione: come abbiamo visto in “TES: IV: Oblivion”, l’Eroe si era impossessato della spada Umbra e l’aveva consegnata al Principe Daedra Clavicus Vile in cambio della sua Maschera. Nel Piano di Oblivion Umbra si trasformò da spada a essere oscuro e fumoso, vagamente umanoide ma con gli occhi come “buchi sul nulla” (!).
Nel Piano di Clavicus Vile Umbra visse nascosto per la paura di essere ritrasformato in spada finché non constatò che l’esplosione dell’Ingenium aveva creato un portale interdimensionale e ne approfittò per “risucchiare” Vuhon e Sul prima che perissero nel disastro.
Gradatamente Umbra si fuse col corpo di Vuhon costringendolo a costruire un nuovo Ingenium. Strappò quindi una porzione del Piano di Clavicus Vile, la dotò di un nuovo Ingenium, sempre animato da anime di persone uccise da Umbra e, con la nuova città galleggiante, detta Umbriel, si diresse alla volta di Tamriel dove apparve nell’anno 40 della Quarta Era. Visto che Sul si opponeva tutto ciò, Umbra/Vuhon lo relegò nelle segrete da cui però, successivamente riuscì a fuggire in modo rocambolesco.

Ma ora dobbiamo fare un passo indietro. Sempre nell’anno 4 della Quarta Era Black Marsh ed Elsewir dichiararono la scissione dall’Impero. L’antico Dominion Aldmeri (Valenwood e Summerset Isle) rinasce con la formula di governo tradizione: il “Thalmor”.
Titus Mede viene incoronato come primo Imperatore di Tamriel dopo l’estinzione della dinastia Septim. Era un signore della guerra coloviano a capo di una banda di fuorilegge. Riuscì a impossessarsi della Città Imperiale di Cyrodiil e dell’Impero ormai fatiscente con un semplice manipolo di un migliaio di uomini.
Nell’anno 18 della Quarta Era nacque suo figlio Attrebus Mede che aveva 22 anni quando Umbriel fece la sua comparsa nei cieli di Tamriel diretta alla volta di Morrowind. Il destino fece incontrare Sul e Attrebus che concordarono immediatamente un piano per fermare la Città Infernale. Dopo molte mirabolanti avventure Attrebus riuscì a trovare Umbra (la spada), a raggiungere Umbriel, a separare Vuhon da Umbra (spirito), a uccidere il primo e a relegare di nuovo il secondo nella spada. Alla fine Sul la afferrò e si gettò nel nucleo dell’Ingenium distruggendola definitivamente.
Nell’anno 171 della Quarta Era e dopo una lunghissima e sanguinosa guerra, l’Impero stipulò un Concordato col governo Thalmor del Dominion Aldmeri che governava, come abbiamo già detto, Valenwood e Summerset Isle. Il più vistoso effetto dell’accordo era che il Thalmor ottenne la facoltà di stroncare il culto di Talos in tutto l’Impero.

Sic transit gloria mundi.

Nell’anno 201 Torygg, Re di Skyrim, viene assassinato e tra i Nords scoppia una furibonda guerra civile. Questo è lo scenario in cui si svolge “The Elder Scrolls V: Skyrim”.

La Cover di “The Elder Scrolls V: Skyrim”

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