Il livellamento automatico, altra aspra critica mossa ad Oblivion, è stato rivisto, ed è presente solo in alcune zone, quindi non vedremo più semplici banditi con armature rarissime, o lupi forti come demoni, ma ai livelli avanzati basterà un colpo per avere ragione dei nemici più semplici, e le armi ed armature più rare e potenti potranno essere trovate solo nei meandri dei dungeon o risolvendo specifiche quests, dandogli così molto più valore. Allo stesso tempo saranno presenti minacce insormontabili ai livelli più bassi, che ci costringeranno a scappare meditando vendetta per quando finalmente avremo quello spadone a due mani incantato.
Il livello di difficoltà comunque non è mai proibitivo, ed anche ai livelli più alti non troveremo situazioni troppo spinose o morti frequentissime, garantendo un giusto livello di sfida senza sfociare nella frustrazione, anche se gli amanti delle difficoltà hardcore potrebbero trovare il gioco troppo semplice.

Eh sì, quello è proprio un drago.

Va precisato però, che se siete alla ricerca di personaggi caratterizzati nei minimi dettagli, un sistema di dialoghi a scelte multiple dove la penna ferisce più della spada e dove ogni decisione porta ad un nuovo svincolo nella trama, questo è il gioco sbagliato. Skyrim è un action-RPG free-roaming, il che vuol dire che si combatte e si esplora. I dialoghi ci sono, sono molti e anche ben realizzati, con un ottimo sistema di animazioni che accompagna la recitazione dei personaggi e che ci fa sentire parte della storia. Nota interessante, i personaggi dialogano tra di loro anche se non siamo attivamente coinvolti, per cui potremo assistere anche a scene importanti come se stessimo davvero passando di lì, e non con la telecamera fissata su un personaggio, o mostrata attraverso una cut-scene. Noi saremo lì mentre avviene questo dialogo, nel frattempo potremo girare la testa da un’altra parte o stare nella stanza accanto e frugare nei cassetti; questa è la libertà offerta da Bethesda: sentirsi parte di un mondo e di una storia, ed in questo mondo agire a nostro piacimento.
La main quest ha subito un notevolissimo balzo in avanti rispetto ad Oblivion per quanto riguarda la qualità, certo ci troviamo sempre di fronte ad una storia lineare, salvo alcune scelte secondarie, ma la trama è intrigante, i dialoghi ben scritti ed il ritmo incalzante, senza quests ripetitive o di poca importanza, anzi, ogni azione è studiata in modo da farci sentire il più possibile parte di una missione epica di grande importanza.

Scudo magico e fulmini sono una bella accoppiata.

Il combattimento, che occuperà una buona parte del nostro tempo, non ha subito sostanziali stravolgimenti, ma sono state fatte notevoli aggiunte. Il dual wielding, ovvero la possibilità di utilizzare due armi contemporaneamente, dona ulteriore spettacolarità all’azione e permette di infierire il doppio del danno al costo di non poter parare i colpi. Fanno la loro comparsa i colpi finali, mutuati da Fallout, che si permetteranno di portare a termine più rapidamente un combattimento, premiati da un’animazione cruentemente spettacolare. Peccato per l’assenza di combo, che avrebbero donato ulteriore profondità al sistema, anche se la differenza tra maneggiare un leggero pugnale o un enorme martello da guerra si fa sentire, e dovremo gestire il ritmo dello scontro di conseguenza.



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