egil skalagrimson ha scritto:
A cambiare da un episodio all'altro sono soprattutto la storia ed alcuni aspetti del sistema di combattimento. Gli elementi fondanti del gameplay, dall'1° al 10° capitolo, sono pressappoco immutati: trama lineare ma molto ben scritta, abbondanza di sottogiochi, sviluppo relativamente pilotato dei personaggi e combattimenti a turni o semiturni.
Tanto per fare un esempio dal VII all'VIII il modo di combattere è totalmente diverso, in quanto si passa dal sistema della materia ai GF.
Ad ogni modo è il fatto stesso che la trama sia sempre coinvolgente e la presenza dei sottogiochi che secondo me lo rende sempre innovativo. Tanto di cappello se i seguiti di numerosi giochi (tra cui lo stesso Oblivion) presentassero ogni volta una trama da oscar.
Cita:
Solo per essere chiaro (e senza la pretesa di convincere nessuno): il mio suggerimento di non prenderci troppo sul serio non implica la mancanza di una qualsivoglia forma di valore nei vidiogiochi, o in altri oggetti d'analisi; è semplicimente un invito a considerare la relitività di questo valore.
Questo è molto soggettivo: per me un gioco che mi prende molto (ricordo Fahreneit come ultimo gioco veramente grandioso) è come un Harry Potter o un Codice da Vinci, tanto per capirsi, e quindi assume un valore che va al di là del semplice ammasso di texture e bit.
Dando molta importanza alla lettura e considerando i videogiochi come un ottimo modo per sviluppare intelligenza, acutezza e riflessi ritengo quindi che il valore intrinseco di un buon videogioco sia molto alto, se non si superano le "dosi" consigliate.