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Marcel

dico tristemente...

Sarò io il primo ad entrare, non temere !!!!! hihihihi ...

Al suo gesto mi metto in cammino, con le mani nelle tasche e lo sguardo basso, come un cane che si allontana sgridato...

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MessaggioInviato: 06/10/2007, 17:22 
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Alexander
Riportato alla ragione Marcel mi incamminai dietro a lui,in quanto non mi fidavo a stargli davanti
>
chiesi,mentre camminavo

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MessaggioInviato: 16/10/2007, 19:41 
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Marcel

Cammino; le sue parole mi sfiorano, ma non mi distolgono dalla mia meta ... Le prenderò, le prenderò ...

Semplicemente continuo a camminare e faccio finta di nulla.

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MessaggioInviato: 26/10/2007, 19:37 
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Berthold


E' Gasparre. E' Gasparre. E' Gasparre E' Gasparre. Gasparre Gasparre Gasparre. Gasparre. Gas.....


................>......................>..........................................>.........................>....................................>........................>......................>......................................>..............................................................................


Berthold è come in trance, rapito dai propri pensieri, soverchiato da troppi ricordi. Aveva dimenticato quanto può essere grande la sofferenza per la perdita di una persona cara. Sicuramente anche grazie all'aiuto di altre persone care, primo tra tutte il buon Gasparre.

Non era la prima volta che il giovane affarista subiva una perdita, le sue budella già si erano contorte e il suoi occhi già avevano trasportato copiose lacrime. Ma era la prima volta che la morte colpiva così inaspettatamente, forsennatamente, violentemente, ciecamente, insensatamente?

Perchè? Perchè Gasparre non c'era più? Non era malato. Non aveva offeso nè ferito nessuno. Non c'era persona che avesse avuto da ridire sulla sua condotta. Nessuno, al di fuori di Berthold stesso, che lo adorava come e più di un padre, aveva legami con lui. Non praticava attività pericolose. Allora perchè, Signora Morte, hai voluto colpire quest'uomo?

Dov'è la giustizia per cui tanto la mia stirpe s'è battuta? Dove sei, o Atena, cui tanto inchiostro gli autori classici, che tanto nella mia vita ho amato, han dedicato??? DOVE SEI?????


>

Berthold delira, ormai quasi privo di sensi e poggiato un po' sulle sue tremolanti gambe, un po' su un mobiletto in legno, un po' su un poliziotto, ma prossimo ad accasciarsi sul pavimento.


............>.........................> > > > > >


> >



Il dottore non può che constatare lo stato di shock del giovane affarista e consigliare che venga ricoverato per valutare l'evolversi delle sue condizioni. Il commissario, sebbene contrariato, non può che seguire il consiglio del dottore.

> >


Kynaston fa segno a Garant di seguirlo in uno stanzino, nel quali gli si rivolge a bassa voce: > > > > > > >

>


...........> >



Proprio quando sembra che questa parentesi stia per chiudersi e Kynaston e la sua scorta stanno per lasciare la residenze, un giovane sergente si getta sull'auto del commissario: >


> > > > >

[i]
Per il demonio. Non mi piace non mi piace non mi piace. Qui è nera. Nera. Nera come la pece dell'inferno. Diavolo, ci tenevo a prendere quella dannata pensione. Sapevo che non dovevo sottoscriverla. Pensione un poliziotto....tzè........

_________________
"Invece che per una causa mi piacerebbe battermi per un effetto"
"Homo sum. Nihil humani a me alieno puto"
"Quod nullum est, nullum producit effectum"


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MessaggioInviato: 12/11/2007, 1:24 
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Alexander, Marcel

Le strade di New Orleans di notte non sono esattamente le più raccomandabili del mondo. Barboni, puttane, drogati, gang di teppisti, poliziotti ubriachi o corrotti, truffatori, assassini... Ci vuol proprio fegato epr muovecisi. Alexander e Marcel percorre le strade velocemente, badando a non guardare nessuno direttamente o per più di qualche istante. Uno sguardo di troppo, e quel bulletto potrebbe chiamare i suoi amici, quel drogato potrebbe decidere che la tua giacca vale un'altra dose, e quello che ci sta dentro, bèh, New Orleans è attraversata da un fiume mica per niente...

Facendo lo slalom tra le pozzanghere, passando davanti ai locali poco raccomandabili del Quartiere Francese, rifuggendo le luci dei lampioni, infine arrivate in vista della vostra meta: il Sunset Motel. La facciata, come molte in questo quartiere, è povera, decorata con vaghi richami ad un immaginario stile liberty, ma sotto l'intonaco che cade a pezzi, si notano i mattoni macchiati d'umidità.L'Insegna, in neon, illuminata in rosso, getta un alone sanguigno sulla porta d'ingresso.

Senza pensarci troppo, entrate, ritrovandovi nell'atrio. L'interno non è molto meglio dell'esterno. Carta da parati di almeno 20 anni prima penzola a piccoli tratti dal soffitto, nei cui angoli si annidano grosse e pesanti ragnatele. Il tappeto su cui poggiano i vostri piedi è stranamente soffice, le poltrone sono anni 60: nel senso, che probabilmente nessuno le muove da allora. In un gabbitto dirimpetto alla porta, sta una donna grazza, nera, di forse 50 anni, con gli occhi nascosti da un paio di spessi occhaili. Non sembra neanche essersi accorta di voi due, tanto è presa dal piccolo televisore che ha appoggiato sul tavolino del gabbioto. Alla destra di questo, partono le scale, che conducono al piano delle camere.
Ok, potete ruolare liberamente, descrivendo le vostre azioni/pensieri lungo il percorso(meglio se non inmplicano tiri di dadi) che in albergo. le camere sono ridotte come la hall, ma hanno tutte due letti, un guardaroba+mobilio vario, un bagno con doccia, un telefono, una televisione, luci.


Berthold


Nel sogno, il tuo uffico è pieno di luce, arioso e pulitissimo. Esattamente come vorresti che fosse ogni giorno dell'anno. Dominique, in abiti decisamente più discinti rispetto a quelli che normalmente porta al lavoro, è seduta sulla tua scrivania: in una mano, perfettamente curata, tiene una cartellina, da cui ti sta leggendo gli impegni della giornata. Mentre sorseggi il tuo Champagne, dalla coppa gemella di quella che Dominique tiene nell'altra mano, non riesci a focalizzare la tua attenzione su ciò che dice... ma le sue gambe catalizzano il tuo sguardo in un modo straordinario.
Stai portando il vino alla tua bocca per prendere ancora un sorso, quando, stranamente, noti una sfumatura rossa nel liquido dorato. Guardi incuriosito, mentre il rosso cancella il bianco e, pian piano, assume una tonalità sempre più scura...
>. Dominique ti sta chiamando. Ti giri per risponderle, e rimani pietrificato dall'orrore: dove prima stava lo splendido viso francese della tua segretaria, ora si trova una massa sanguinolenta, attraversata da tre profondi tagli diagonali. Un solo ciuffo bianco spicca in tutto quel rosso. I tagli scendono giùstraziando la giacca nera e la camicia, imbrattandole di sangue fresco che cola sulla tua scrivania...che non è più la tua scrivania!Ora è una costruzione in ferro, tutta spuntoni e lame arrugginite, grondante sangue. Anche la tua sedia muta, bloccandoti braccia e gambe, finisci per ritrovarti in posizine verticale, nudo. Il cadavere di fronte a te si avvicna lentamente...
>
Alza il braccio: la sua mani finsce in tre enormi e affilati artigli... E' sempre più vicina alla tua faccia... Non puoi muoverti... Quando ti tocca, urli con tutti il fiato che hai in corpo....

Ancora urlando, ti svegli, sorgendo a posizione seduta su una superficie morbida, bianca. Non vedi bene, la tua vista è appannata.
>
Un ombra, circondata di luce, si piega su di te, senza che tu riesca a scorgerne il viso. Ti senti sudato, indolenzito, la testa ti pulsa come una grancassa.
>, una seconda ombra, più bianca dela prima. Ti si avvicina, pone una mano sulla tua fronte, poi sul polso.
Intanto tu, ancora in piena eccitazione, sbatti freneticamente gli occhi, per cercare di capire dove sei finito...
allora, puoi ruolare liberamente, mi aspetto un bel post ma non troppo lungo.Puoi usaare i PNG dell'infermiera e del dottore, oltreche di Kynaston. Cerca di non andare troppo in là cronologiacamente.

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MessaggioInviato: 12/11/2007, 16:52 
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Marcel

L'amarezza di non aver sottratto le chiavi a Jonathan mi attanaglia per l'intero tragitto.

Sono sicuro, sono sicuro, che siamo qui per Sua volontà. E che ci sarà Lui ad aspettarci a Casa... Ma come faccio? Senza le chiavi dovrò aspettare che entri Jonathan ed io non posso permetterlo.
D' altra parte, se ha salvato anche il mio compagno di cella vuol dire che devo portargli rispetto e collaborare. è comunque Sua volontà che ci sia qui anche Jonh.

Pensieri su pensieri, Flashback e stordimento. Questo provo adesso.
L'egoismo non è mai appartenuto al mio carattere, eppure ... Eppure ne sento il bisogno ... Bisogno di intimità, affetto ... Voglio vederlo da solo ... Oggi ne ho la possibilità ...

Passa qualche minuto dalla mia prova di furto; minuti di amarezza, tristezza. Ma son bastati pochi attimi, anzi pochissimi, per decidere che avrei continuato a provarci; attimi serviti a ricordare il passato. La Sua figura, presente nell'orrore della mia vita, di angelo che trasporta la mia anima in lidi felici anche se solo per momenti fuggenti.
Momenti a cui devo la mia sopravvivenza...

Continuando a camminare in strada, che per parte della vita è stata mia dimora, vedo che poco è cambiato: ancora l'ebrezza e la droga sospendono -purtroppo- momentaneamente il dolore di vivere, persone furbe spiano te e cosa potresti avere, altre proprio non ti considerano... Solo non ho mai capito perchè ci siano anche delle femmine, soprattutto ai bordi delle strade. Credo che non capirò mai cosa fanno. Insomma è tutto normale per me.

Continuo a camminare ma rallento il passo, cosicchè Jonathan mi possa raggiungere.

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MessaggioInviato: 14/11/2007, 18:44 
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Alexander

Mi guardavo intorno,c'era molta gente che non era consigliabile conoscere
drogati,puttane,c'è tutta la feccia che la gente può trovare
pensai mentre camminavo lungo la strada.
dopo un paio di chilometri a piedi arrivammo finalmente alla nostra meta: il Sunset motel.
>
avvertii Marcel nel vederlo fermo davanti a me. ero proprio curioso di vedere chi fosse il mio datore di lavoro e il tanto citato Maestro di Marcel ma mi tenni comunque in guardia,chissà se sarebbe potuto succedere qualcosa

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MessaggioInviato: 14/11/2007, 19:44 
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Marcel

"Aspetta, Johnathan!" dico con femezza. Siamo di fronte ad uno scialbo spettacolo; del resto ogni cosa di questa città fa schifo

L'hotel decadente, intorno il grigiore di una città che dorme. Improvvisamente una brezza mi penetra sotto la maglia e rabbrividisco...
Cavoli, deve venirmi in mente qualcosa... come posso entrare io per primo nella stanza ?
Passano alcuni momenti dalla mia richiesta di attenzione a Johnatan...


" Perchè non passiamo in un supermercato a prenderci qualcosa da mangiare ? Magari troviamo qualcosa di interessante da prendere !"

Bravo Marcel ... Questa è la prima parte del piano, non potrà dubitare, saremo insieme e le chiavi le terrà lui ... Poi ci sarà la mia fuga ... E infine il padre d'America, il dollaro, farà il resto ...

Questo piano, molto approssimativo, è tutto ciò che può venirmi in mente in questa notte incredibile. Spero che ci creda, non voglio usare maniere forti.
Sfoggiando un bel sorriso indico al mio compagno un'insegna luminosa ""SELF 24H"" che intravedo lungo la strada che stavamo percorrendo.

"Quando si dice fortuna, vero Jonhatan ?" Speriamo...speriamo
Mi giro, e dopo un paio di passi mossi dalla speranza, giro lo sguardo verso di lui....

Va bene come ruolata quella del supermercato aperto ? In america ci sono davvero, dimmi se va bene!

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MessaggioInviato: 14/11/2007, 22:18 
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Alexander
Rimasi stupito dalla frase di Marcel e dalla sua fermezza. Eravamo davanti ad un albergo,quindi il cibo ci sarebbe stato,e lui voleva andare in un self service?
>
dissi infine
>
e mi incammino per entrarre

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MessaggioInviato: 14/11/2007, 23:59 
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Marcel

"Dai Jonhatan, almeno fammi comprare qualche vestito nuovo! Sono tutto stracciato e sporco! Come ci presenteremo vestiti i prossimi giorni per i nostri compiti ? Non possiamo andare in giro di giorno vestiti così, quindi non possiamo comprarli domani!"

Per fortuna in America a qualsiasi ora della notte c'è sempre posto dove comprare...

"Ho bisogno anche di scarpe nuove... Sono un colabrodo !" "E poi, 90 su 100 non c'è nessuno ad aspettarci ! Magari c'è solo qualcosa di scritto!"

Speriamo che mi segua adesso ... speriamo speriamo ... Ho ancora un asso nella manica, ma non voglio giocarlo ...

"Ci mettiamo solo 10 minuti, che ci costa!"

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MessaggioInviato: 15/11/2007, 20:18 
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Alexander
Marcel aveva ragione,in confronto a lui,un barbone poteva assomigliare ad un miliardario.Però forse il datore di lavoro ci avevano lasciato qualche vestito,in più c'era la mia curiosità.Cercai di convincere Marcel
>

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MessaggioInviato: 16/11/2007, 2:18 
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Sam

Il locale ha lo stesso odore stantio che aveva le scorse volte che ero stato qui, sonosolo cambiate alcune delle brutte facce che occupano alcuni dei tavolini in penombra.
Non so cosa sono venuto a fare qui: non ho indizi, non hoancora nessuna traccia d seguire. Ma il mio istinto mi dice di cominciare a fiutare una pista: mal che vada potrei spendere qualcuno dei cinquecento pezzi che ho in tasca.
Dopo essermi seduto su uno sgabello al bancone, ordino qualcosa di forte al barista, con un cenno della mano: mi conosce da tempo ormai, non serve che io aggiunga altro.
Afferro con una mano il bicchiere, appoggiando la schiena al bancone guardo se tra gli astanti ci sia qualcuno che possa essermi utile.
Sono stato un po' avventato, forse, nell'accettare questo caso, lo ammetto. Devo ritrovare un quadernetto rubato "a chissà chi", "chissà dove", "chissà quando". Forse è troppo anche per i miei soliti informatori. Vuoto il bicchiere in un fiato, pensando che forse sarebbe meglio tornare a casa, e aspettare che mi vengano consegnate le immagini della sorveglianza, quando inizia lo spettacolo di Audrey. Audrey è giovane, bella, triste. Ogni volta che si esibisce qui, cala il silenzio, e il suo corpo si impossessa del legno sporco delle pareti: i pochi avventori possono anche fingere di non mostrare interesse per lei, ma nessuno può resistere alla tentazione di immaginarsi tra le cosce di lei, ne sono sicuro. Non è presente, mentre si esibisce: i suoi occhi sembrano persi altrove, sembra che ascolti una musica lontana, una musica persa nel tempo di un'innocenza che non c'è più. Mi rimetto a sedere, accendo una sigaretta e osservo Audrey ballare. Aspetterò che finisca il suo numero, poi, prima che esca, le offrirò qualcosa da bere. In fondo, dopo quella volta che aveva avuto quel piccolo problema con il suo ex ragazzo, sono una delle poche persone che riesce a interagire con lei.
Si volta a guardarmi proprio mentre, avvinghiata al palo, inarca la schiena quasi fino a toccare terra con la testa: per un millesimo di secondo mi fissa. Non capisco se è un sorriso o una smorfia, quel piccolo fremito delle sue labbra.
Spero che il mio primo intervento sia "pertinente". Se serve un tiro per valutare il mio livello di "socializzazione" con Audrey, prego. Se ci sono commenti o critiche, avanti, spero in qualche intervento di riuscire a entrare "nel personaggio" :)


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MessaggioInviato: 16/11/2007, 15:23 
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Marcel

Ciao Olorin ho bisogno di maggiori informazioni sul Hotel: Ci sono scale di sicurezza che arrivano al secondo piano ? (assumo in gioco che la stanza nostra iniziando con 2 sia al secondo piano). Queste scale sono controllate ? si potrebbe tentare di accedervi dal mio punto?

Quando rispondi deciderò se usarle o tentare di "convincerlo" coi dadi ... A presto !!

Edit: "Va bene, Jonhatan. Come preferisci. Io vado al mercato, ci becchiamo dopo..."
Cerco di modificare il mio tono di voce per non far capire che in questo momento gli salterei alla gola. Un colpo preciso alla giuggulare. O sfogare la mia ira colpendolo con la testa sul naso.
Una ginocchiata nello stomaco.
Ma non posso. Non ancora perlomeno.
Mi è rimasta l'ultima spiaggia prima di passare alle maniere forti. Deve essere la soluzione risolutiva.
Seccato mi giro e mi avvio a passo veloce verso il market, senza voltarmi.
Sarai dannato... Sarai dannato.... Il respiro aumenta e l'inconfondibile iniezione di adrenalina nel corpo mi squote da cima a fondo. Questa sensazione la conosco bene; nell'ospedale psichiatrico succedeva spesso.... Pochi passi e sono tutto teso, come se stessi per prendere parte ad una rissa.
Sapevo cosa sarebbe successo a breve: il solito, lancinante, struggente, violento dolore alla testa. Sarei caduto senza sensi per svegliarmi poi rannicchiato e sporco della mia stessa bava. Se questo è stato sempre colpa dei farmaci non lo so. Comunque sia non mi ricordo più se succedeva anche quando ero "normale".

Questa volta no, no, non posso permetterlo. Non devo lasciarmi sopraffare. Calma, ci vuole calma.
Ad un tratto riapro gli occhi; la bocca digrignata si riassetta; i pugni si rilasciano. E niente dolore, per adesso. Sono fermo in mezzo alla via, per fortuna capisco che è passato solo un istante.
Bene, appena sarà entrato mi arrampicherò sulla scala di emergenza, fino a raggiungere il 2° piano. Li troverò in qualche modo almeno una finestra e potrò se non entrare almeno essere io ill primo a vederLo.

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MessaggioInviato: 17/11/2007, 21:31 
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Alexander
>
non mi fidavo a lasciarlo da solo,ma non erano affari miei.
Feci per entrare nella porta,ma poi pensai che poteva essere pericoloso,qualche "scherzetto" per eliminarci.In fondo ero un pirata informatico,potevo benissimo essere entrato in possesso di materiale che non avrei mai dovuto leggere.
Aprii la porta cautamente e mi guardai intorno,in cerca di eventuali pericoli.
Un tiro di intelligenza per vedere se ci sono dei pericoli intorno a me.


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MessaggioInviato: 23/11/2007, 14:57 
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Alexander

allora, il tiro è Intelligenza più Investigare, quindi 4d10. I risultati: 1, 10, 2 , 8, ritiro il 10 => 7. Quindi, 2 successi. Azione riuscita.


Apri la porta cautamente, giusto il necessario per vedere dentro la camera. E' una tipica camera d'albergo: si apre su un breve corridoio, sul cui lato destro c'è la porta per quello che ritieni essere il bagno, mentre in fondo al corridoio si apre un piccolo salotto con la tv attaccata al muro sinistro, subito dopo una porta che probabilmente porta in camera da letto. Il resto della sala è nascosto dall'angolo del muro. Le condizioni in cui versa sono più o meno quelle dell'atrio: carta da parati scrostata, odore di chiuso, alcune chiazze giallognole su soffitto, traccia di infiltrazioni d'acqua mai curate. L'illuminazione e, fornita da una lampada a muro nel corridoio e un lampadario nel salotto, insieme al mobilio sembrano usciti direttamente da uno dei film ambientati negli anni 70: colori neutri, preferibilemtne grigino o marrone, qualche sprazzo d'azzurro e verdino ormai sbiaditi.

Scruti tutto l'ambiente, con i sensi affinati da una vita passata ai amrgini della legalità, ma sembra essere tutto a posto: niente pericoli evidenti, niente strani simboli o ombre inquietanti, niente energumeni in attesa.
descrivi le tue impressioni, ruola iiberamente. Quando arriverà Marcel, potrete ruolare liberamente, senza lasciare la stanza: il salto temporale al giorno successivo ve lo posterò io.


Marcel


Il cuore rallenta, l'adrenalina cala, la vista ritorna, il respiro torna regolare. L'inizio di crisi sembra essere passato, ma ormai convivi da troppo tempo con queste cose per non sapere che in realtà si è solo nascosto, pronto a tornare alla ribalta quando meno te l'aspetti.
Il vicolo in cui ti trovi versa nelle stesse condizioni del resto delle strade appena percorse: sudicio, deserto, male illuminato, con pozze umide qua e la. Vicino ad alcuni bidoni, dall'altro lato della via, un gatto cerca la cena in silenzio. L'insegna del market riflette sul suo pelo lucido, facendolo sembrare di vetro.
Di fronte a te, le porte del market sorridono invitanti, ricoperte di cartelli con le ultime offerte. La luce dentro è di quelle bianche e fredde tipiche degli ospedali e dei discount. Puoi quasi immaginarti la cassiera semi addormentata, impegnata a guardare una piccola tv con un pacco di patatine in mano.
Alle tue spalle, invece, un vicolo buio, ancora più oscuro del normale, in cui si affcciano le porte secondarie dei numerosi edifici che affollano i lati della via su cui sei adesso. A pochi metri di distanza, una pericolante scala antincendio si arrampica sulla faccita laterale del motel in cui Jonathan è appena entrato. Vedi chiaramente che arriva fino al tetto...

anche tu, ruola liberamente. tieni presente che arrampicarsi sulla scala è un azione che comporta il tiro dei dadi, quindi prima di farlo davrai indicare la tua intenzione e poi aspettare i risultati. Poi, sarai libero di ruolare secondo i limiti indicati a Fallen.


Sam

Il pubblico, ormai, è totalmente in balia di Audrey. Le sue movenze sinuose, sia attorno al palo che non, vengono seguite da non meno di una dozzina di paia d'occhi, e forse di più. Perfino Benny, il barista, rallenta il ritmo con cui strofina i bicchieri puliti. Stasera Audrey è decisametne in forma.
Lentamente, come un gatto che gioco con il topo, cattura lo sguardo di tutti gli avventori, uno a uno, scivolando con disinvoltura da occhiate di assoluta innocenza a istanti di puro fuoco.
La sigaretta brucia lentamente nella tua mano. Dopo 20 minuti, Audrey lascia il palco alle sue colleghe, mentre la torma di falliti e ubriaconi che siede nei banchi segue il suo ancheggiare fino alla porta del camerino come se fosse il loro unico scopo nella vita. non che quella ragazza abbia lasciato poi molto all'immaginazione: pezzi del suo costume di scena sono sparsi qua e la, in mano ai più fortunati tra gli sfortunati.

Purtroppo, non esce subito. Mentre aspetti per vedere se riesci a offrirle il bicchiere della staffa, la porta del pub cigola. Un soffio d'aria entra nel locale, riscuotendo tutti gli astanti. un gruppetto di eprsone è sulla soglia: sono in quattro. Un giovane ispanico dai capelli lunghi, unti e tirati all'indietro, vestito solo con una canottiera e dei jeans giocherella con un coltello scintillante, mentre sorveglia tutti i presenti in sala. Al suo fianco sta un tipo che non potrebbe essere più fuoriposto: è giovane, alto, biondo, vestito con un pregiato completo da uomo d'affari, con corti capelli biondi e un paio d'occhiali poggaiti sul naso. dietro questa strana coppia, viene un uomo più basso, con capelli marroni medio lunghii, un accenno di pizzetto e alcuni orecchini, vestito come se fosse uscito da un quadro d'epoca. Con una mano stamescolando un mazzo di carte, mentre l'altra cinge la vita di una splendida bellezza mulatta, infilata in un vestitino di cuoio, di almeno una taglia troppo stretto.
Un pensiero ti attraverso la mente:
Eccolo! Il Cajun!

Con fare confidente, i quattro attraversano il locale,nel silenzio generale. Arrivati in fondo, l'ispanico apre una porticina che conduce al privé: l'uomo e la donna entrano, e la strana coppia rimane fuori, ai lati dela porta, continuando a sorvegliare i clienti. Poi, ad un cenno del biondo, la musica riprende, le chiacchere rinascono, e Benny riprende a strofinare i bicchieri.

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