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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 02/10/2008, 11:41 
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Berthold


Ma cosa diavolo, perché mi sta portando al mio ufficio? Seguo Valentine con stupore e perplessità. Mi chiede se ho domande...
"Perché stiamo andando al 63° piano. Cosa c'è li? Cosa siete effettivamente? Una società segreta? Lavorate per qualcuno di più importante? Quali sono i vostri strumenti per combattere i criminali?- guardo Valentine, ha un sorriso beffardo stampato sulla faccia -Ma non credo vogliate rispondermi a tutto vero? L'avevo già messo in conto, la mia è soprattutto una richiesta di aiuto. E poi io ripongo la mia piena fiducia in te Valentine." Speriamo sia ben riposta. In ogni caso il dubbio si insinua nella mia testa mentre saliamo i diversi piani del palazzo, sono coinvolti i miei dirigenti? La gente che lavora per me, in realtà lavora per qualcuno di cui ignoro l'identità? Non resta che andare al fondo di questa faccenda, per un attimo penso al libretto che è costato la vita di Gasparre, e se fosse tutto collegato? E pensare che oggi pomeriggio avevo la mia vita in pugno e ora mi sta scivolando di mano.

Siamo a metà percorso e aspetto che Valentine si tolga quel sorriso beffardo e mi risponda qualcosa...

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 02/10/2008, 18:45 
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Marcel

Alla fine la babbiona se l'è bevuta...

Preso il biglietto, frettolosamente ci dirigiamo all'uscita per non rischiare di essere scoperti quali impostori che siamo. Mischiati tra la gente, usciamo dal luogo di cura del nostro soggetto d'indagine, di cui ora conosciamo recapito e residenza momentanea.

"Bel colpo ragazzi, questo ci aiuta un sacco! L'unica cosa da fare è andare a recuperare informazioni da Gabenard in persona per mettere fine a questo lavoro"

Ricordo a tutti che noi siamo stati incaricati di prendere il libretto e sappiamo che questo è stato trafugato da villa Gabenard. Non ci è stato possibile però reperire informazioni ne da telegiornali ne dalla polizia sul furto avvenuto. Solo il Cajun ci ha detto che è un libro particolare che ha a che fare con la negomanzia. Se sbaglio correggetemi ! [smilie=icon_stock1.gif]

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 03/10/2008, 15:17 
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Alexander

Ce l'abbiamo fatta finalmente.... fu il mio primo pensiero. Ora avevamo l'indirizzo ci sarebbe stato facile arrivare alla villa. Guardai l'indirizzo,cercando di ricordare se magari l'avessi già vista. una volta usciti dall'ospedale cominciai a parlare tra me e me...
"Hotel Monteleon
214 Rue Royale 70130-2201...Hotel Monteleon
214 Rue Royale 70130-2201... questo nome non mi è nuovo...l'ho già visto,ma dove...?"
Dopo alcuni minuti di riflessione mi tornò alla mente dove lo avevo già visto.
"Certo! Quella volta che mi persi per la città e che camminai per ore. Mi trovavo proprio dentro alla Rue Royale! e ricordo perfettamente anche l'hotel! Ok,so come arrivarci."
Dopo che mi fu venuto in mente dove era l'hotel dissi a Marcel e a Sam.
"Ragazzi,so dove si trova l'hotel è vicino l'Esplanade Avenue. Preferite arrivarci con i mezzi o chiediamo un taxi che ci spillerà un mucchio di soldi?"

Editato ^^ Di non molto,lo so. Certo che però a cercare ogni volta i nomi dei posti su google maps è dura :D :D Però almeno è molto realistico

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Ultima modifica di Fallen Angel su 03/10/2008, 16:54, modificato 1 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 11/10/2008, 14:42 
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Memoria Eidetica ha effetto "continuo", non c'è bisogno di un tiro di dado, in condizioni normali. Dato che Alexander è di New Orleans, è probabile che almeno una volta sia passato davanti all'hotel indicato. Non appena leggi il foglietto ti scatta una molla in testa. Magari non ti ricordi subito dov'è, ma con qualche minuto di riflessione, ti torna subito in mente [smilie=icon_2thumbs.gif] Un tiro di dado servirebbe se tu fossi sotto pressione, ma non mi pare che tu lo sia, ora. Edita pure.


Berthold

Berthold ha scritto:
"Perché stiamo andando al 63° piano. Cosa c'è li? Cosa siete effettivamente? Una società segreta? Lavorate per qualcuno di più importante? Quali sono i vostri strumenti per combattere i criminali?- guardo Valentine, ha un sorriso beffardo stampato sulla faccia -Ma non credo vogliate rispondermi a tutto vero? L'avevo già messo in conto, la mia è soprattutto una richiesta di aiuto. E poi io ripongo la mia piena fiducia in te Valentine."


Valentine sorride alla tua raffica di domande.

"Mio caro Berthold, calmati. Ogni cosa ti verrà chiarita una volta giunti al 63° piano. Però, mi pare strano tu mi chieda 'cosa' c'è a quell'altezza: questo l'edificio non è la sede della tua compagnia? Dovresti saperlo... C'è la sala riunioni del Consiglio d'Amministrazione."
La tua espressione, stupita dall'ovvietà della risposta, induce una breve risata nel tuo amico.
"Ahahah! Oh, Berthold, se vedessi la tua faccia... -si ricompone, tornando serio- comunque, giusto per non lanciarti là in mezzo senza uno straccio di idea, ti dirò quanto posso. Più che 'società' segreta, io ci definirei un clan segreto. Agiamo indipendentemente, anche se a volte siamo chiamati a rispondere delle nostre azioni di fronte a gente più segreta ancora. tra di noi, c'è un capo, ma è più un primus inter pares piuttosto che un tiranno... -pausa, osserva l'altezza dell'ascensore:61°- per quanto riguarda i nostri mezzi... bèh, non credo spetti a me svelarteli..."

L'ascensore segna il 62° piano.Ormai siete arrivati, un fremito percorre la tua spina dorsale. Ancora una volta, ti chiedi se la tua scelta di affidarti a Valentine sia giusta...

Le porte, infine, si aprono. L'indicatore segna il 63° piano. Uscite, percorrendo un breve corridoio che finisce in una piccola anticamera. La scrivania della vigilanza è vuota, a quest'ora. Davanti a voi, due spesse porte di mogano intagliato, con maniglie di ottone lucido, vi separano dalla sala riunioni. Valentine, con deferenza, apre una delle due ante facendoti segno di entrare. Dopo il tuo passaggio, ti segue chiudendo la porta dietro di sé. La sala è buia, dalle luci che illuminano le uscite d'emergenza. Nella penombra, individui il lungo tavolo ovale in vetro nero, fatto su tue indicazioni da parte dei migliori mastri vetrai di Murano, in Italia. Ai lati, le sedie imbottite e foderate in pelle dove ogni mercoledì si siedono i membri del CdA della tua compagnia.
Solo una è girata con le spalle alla porta.

"Buonasera, Berthold..."

Una voce maschile, ti sembra di conoscerla ma non riesci a ricollegarla alla faccia di qualcuno, ti accoglie, provenendo senza dubbio dalla poltrona girata...che senza un rumore, comincia a ruotare su se stessa...
L'espressione che assume man mano il tuo volto dev'essere molto comica, perchè la bocca di George Charleston, amministratore delegato della tua compagnia, è piegata in un ironico ghigno...

"...avrai delle domande, suppongo..."


Sam, Alexander, Marcel

Senza por tempo in mezzo, vi incamminate dietro a Alexander. Mezzi pubblici non si vedono all'orizzonte, mentre i taxi scivolano via indaffarati, prediligendo caricare uomini dall'aspetto rispettabile, in doppiopetto e ventiquattrore. Fortunatamente, l'hotel non è distante dall'ospedale. Vi incamminate giù per Common Street. Incrociate alcuni pedoni, che diminuiscono di numero man mano che scendete verso il fiume. Passata Rampart Street, la vostra via si restringe, diventando più scura e meno frequentata. Camminate svelti ma, nonostante siate in gruppo, non riuscite a levarvi di dosso la sensazione di essere seguiti.

Poco avanti a voi, appena oltre la luce di un lampione, intravedete un uomo appoggiato al muro. Cappello da baseball, giubbotto in pelle nero, blue jeans e anfibi delineano i contorni della sua figura. Ha le mani in tasca e la tipica aria del "lasciatemi in pace". Probabilmente, o è uno spacciatore o un ladruncolo in cerca di soldi facili... vi lascerà andare...

"Ehi, voi!"

Le parole rompono il quieto silenzio di Common Street. Vi fermate. Il lampione e l'uomo li avete superati, sono un paio di metri dietro di voi. Uno a uno, vi girate, trovandovi a osservare l'uomo, ora in piena luce. Il suo volto è quello di un ragazzo normale, uno di quelli che si incontrano nei college, mentre si dirige, carico di libri, a lezione. Una corta barba bionda delinea la mascella e il mento, mente due occhi scuri vi fissano.

"Siete quelli che cercano Von Gabenard, vero? - pausa, vi scruta- Sì, siete voi... vi seguo fin da casa dell'hacker. -indica con il mento Alexander- Se cercate il multimiliardario, bèh, non è più all'hotel. E' uscito, poco fa, con un altro uomo. Mi è stato chiesto di portarvi da loro... venite?"

Eccomi qua, scusatemi per l'attesa e l'abbaglio preso. Come indicato nel supporto dell'altra cronaca, io questa settimana sarò via, però se trovo un internet café, mi loggo e vedo di postare, se voi avrete risposto. Buon roleplay!

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 15/10/2008, 21:23 
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Marcel

Una grande messa in scena ci ha permesso di strappare l'informazione alla donnaccia in ospedale, ma appena involati per raggiungere la nostra meta è come se il puzzle che piano piano stavamo svelando magicamente si fratturasse ancora di più, aumentando a dismisura il numero di pezzi. Sembra che più ci inoltriamo in questa storia, meno ne capiamo.

Olorin ha scritto:
"Ehi, voi!"
"Siete quelli che cercano Von Gabenard, vero? Sì, siete voi... vi seguo fin da casa dell'hacker. Se cercate il multimiliardario, bèh, non è più all'hotel. E' uscito, poco fa, con un altro uomo. Mi è stato chiesto di portarvi da loro... venite?"


Primo problema: come dovrei reagire? Potrei sembrare stupefatto, mostrandomi debole e colto alla sprovvista; oppure fare il finto duro senza fargli capire che do peso alle sue parole. Di per certo le sue parole mi colpiscono, mi fanno sentire un piccolo pescetto gettato nella vasca di piranha. Come poteva sapere la nostra posizione, i nostri movimenti, chi cerchiamo, come e dove. é lui stesso qualcuno di cui avere paura? O solo un ambasciatore, che per definizione non porta pena ?

Tanti pensieri si susseguono veloci, ma la situazione si sta facendo imbarazzante, con noi che lo stiamo guardando un po' in cagnesco.
Se fosse un aiuto del Maestro, che ci vuole portare più vicini alla soluzione del nostro compito? Potrebbe essere un altro antagonista,invece, come la donna che ha incontrato Alex.

MER** , la situazione ci sta scappando di mano... Non posso accettare di essere stato così non previdente da potermi far scoprire così; non posso più accettare di non avere la situazione in pugno; ho già sbagliato in questi due giorni e non sarebbe dovuto più succedere.. e invece mi ritrovo ancora sorpreso con le mani nel sacco e la bocca sporca di cioccolata.

"Senti, amico... Hai la mia attenzione per pochi minuti, cerca di convincermi sul perchè dovrei venire con te"

Non ho trovato di meglio. Ma almeno è qualcosa.
Vedremo come giustificherà la sua presenza , quanto e se sarà motivato a portarci con sè. Poi vedremo come agire, ma per il momento meglio tenersi sulla difensiva e vederci un po' più chiaro.

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 15/10/2008, 22:58 
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Alexander
Eravamo riusciti,dopo qualche peripezia,a raggiungere finalmente l'hotel di Von Gabenard,quando un giovane ragazzo appostato nei pressi dell'edificio,disse che stava aspettandoci...
Lo guardai stupito; ero sorpreso dal fatto che ci stava pedinando da ore senza che in tre ce ne accorgessimo,e uno di noi era anche un investigatore privato,esperto in queste cose.
Cominciai a pensare in fretta sulla nostra posizione attuale.
Dannazione,come diamine abbiamo fatto a non accorgerci di lui??? D'accordo,io non ho badato molto a controllarmi le spalle, però...
Squadrai quell'uomo,cercando un espressione che potesse tradire qualsiasi emozione,o le sue intenzioni ma niente,era una maschera di marmo che non lasciava trasparire nulla ai suoi interlocutori.
Marcel,come al solito,parlò per primo.
La sua risposta mi sembrò la cosa più giusta da dire in quel momento.
Aspettai una risposta dell'uomo continuando a riflettere sulle varie possibilità che avrebbe potuto portare questa situazione.

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 16/10/2008, 2:01 
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Berthold

E' come nei tuoi sogni più oscuri, vengono a galla situazioni strane e coincidenze mai prese in considerazione, le persone che pensi di conoscere in realtà sono completamente estranei e percepisci che qualcosa non va, la verità non riesce neanche più a concepirla come concetto...la verità...

"Dovrei averne ma in questo momento mi sfuggono, in realtà vorrei un po' di delucidazioni. Ma non come proprietario di questa azienda e come benefattore di questa città, ma come uomo. Converrai con me che sono un po' confuso, George" Il mio tono è un po' provocatorio, ma mi sarà concesso un piccolo sfogo, visto che qui mi prendono per un povero scemo! "Vorrei delucidazioni sulla vostra organizzazione, su chi siete in realtà, su cosa fate e sul perché ne sei a capo, semplice no?"
faccio un tiro di persuasione più ascendente per farmi dare da George delle spiegazioni, tanto mi dirà comunque qualcosa, ma voglio constatare se posso farmi dire subito tutta la verità sull'organizzazione


E' possibile che facessi già parte di questa organizzazione a mia insaputa...mi si tramava alle spalle! Mai fidarsi di sciacalli come Charleston, è una lezione da non dimenticare.
Rimango li in piedi a fissarmi le mani, aspettando una risposta, qualunque cosa, a questo punto non credo mi possa sconvolgere più nulla.

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 22/10/2008, 10:13 
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Sam,Alexander,Marcel

Sam appare confuso quanto voi. Come investigatore privato, è un grosso smacco per lui scoprire di essere stato pedinato per più giorni, senza essersene accorto. L'espressione ben poco amichevole che gli si dipinge in faccia è più eloquente di mille parole ma, quando cerca di aprire bocca per rivolgersi allo sconosciuto, Marcel lo precede.
Buona domanda, condita della giusta dose di velata insofferenza per convincere questo tipo a parlare. Allora, a discapito delle apparenze, questo pazzo ci sa fare...

L'uomo squadra platealmente Marcel, quasi a voler capire quanto possa essere pericoloso. Poi, con una scollata di spalle, riprende a parlare.

"E' semplice, amico. Venite con me, e forse otterrete le risposte che cercate, oltre a qualche brandello di conoscenza aggiuntivo. Non fatelo, e gli altri vi troveranno. A quel punto, sarete oltre ogni possibilità d'aiuto, e rimpiangerete di esservi invischiati in questa faccenda..."

Fruga un po' nelle tasche. Al suo movimento di infilare la mano sinistra nella tasca interna del giubbotto vi irrigidite tutti, ma la tensione si scioglie quando tira fuori un pacchetto di sigarette e un accendino. Con mosse da fumatore esperto, si infila una sigaretta in bocca e l'accende.
La nuvola di fumo che esce dalla sua bocca si alza, pigra e spettrale, nella notte.

"Non vi costringerò a seguirmi. Siete utili ai miei capi, ma non così tanto da essere indispensabili. Per gli altri che vi seguono, però, siete già dannati oltre ogni possibilità di salvezza... e non saranno così gentili, quando vi troveranno."

Berthold

"Io il capo?"

George scoppia in una risata. Mentre ride, noti che al dito porta un anello con un simbolo sopra: non glielo hai mai visto, né riesci a distinguere il simbolo. Valentine, dietro di te, è completamente calmo e a suo agio, come se si trovasse a casa sua e, anzi, si sta muovendo ora verso una delle sedie più vicine, per prendervi posto.

"Mio caro Berthold, ammetto che mi aspettavo fossi più acuto. Quando mai, all'inizio di un rapporto d'affari, il primo a farsi vedere è il presidente? Si comincia prima conoscendo i suoi sottoposti, i suoi uomini di fiducia. Il capo si mostra solo alla fine, per suggellare l'accordo..."

Torna serio, osservandoti da capo a piedi. Sembra stia ponderando le risposte alle tue domande.

"Che sbadato -dice, dandosi una plateale pacca sulla fronte - ho dimenticato le buone maniere! Prego Berthold, siediti. E' meglio parlare da seduti, di certe cose... -ti indica la poltrona esattamente di fronte alla sua- Per quanto riguarda le tue domande, siamo semplicemente un gruppo di facoltosi uomini d'affari, stanchi di vedere questa città e il mondo andare a rotoli, seguendo i suoi più bassi istinti. Noi vogliamo cambiare questo status quo."

"Cosa facciamo è piuttosto semplice: tramite i nostri soldi, contatti, amici e clienti, tiriamo le fila di questa città, cercando di guidarla meglio di come non faccia la sua attuale amministrazione. A volte siamo costretti a lavorare in condizioni disagevoli, ma ci adattiamo, per il bene superiore."

Fa una pausa, scrutandoti a fondo negli occhi.

"Ho stimolato il tuo interesse..?"

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 23/10/2008, 15:20 
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Alexander
Osservai ancora il tizio che ci stava parlando,le sue parole erano alquanto velate,non complete.
Chi sono questi altri,cosa gli abbiamo fatto?
come in un flashback mi tornò alla mente katherine;anche lei aveva parlato di "altri".
Che loro due stiano dalla stessa parte?Oppure da quella opposta?Uno dei due potrebbe volerci morto tanto quanto l'altro potrebbero volerci entrambi vivi. L'unica cosa che sto capendo è che Io non sto lavorando per le stesse persone che rappresentava Katherine,ma costui potrebbe essere un nostro alleato.
Non avevo nessuna idea su cosa fare,ero indeciso se fidarmi di costui oppure no. Non avevo alcuna certezza che ci avrebbe effettivamente aiutato.
Pensai però che avrebbe potuto benissimo ucciderci lì,in quell'istante. Intorno non c'era nessuno in fondo,perché portarci lontano da lì in quel caso?
Ad un tratto l'uomo portò una mano alla tasca interna della giacca; vidi confermati i miei sospetti
Ecco la nostra fine
Mi rilassai non poco quando non estrasse nulla di pericoloso,ma bensì una sigaretta che cominciò a fumare.
Guardai marcel,che in quel momento sembrava il più coerente tra noi tre.
"Cosa facciamo...potrebbe volerci aiutare quanto volerci impedire di raggiungere Gabenard. Lascio a te la scelta di seguirlo o no. Io,sinceramente,sono alquanto nel pallone"

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 24/10/2008, 11:44 
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Berthold

George continua a prendermi per un ingenuo. Però ha subito risposto alle mie domande, evidentemente riesco ancora a far presa sulle persone. Sostiene di non essere lui a capo dell'organizzazione, e noto uno scambio di occhiate tra lui e Valentine che non mi piace. Mi ripete le stesse cose che mi ha detto Valentine sull'organizzazione.
"Si, hai stimolato il mio interesse, mi devi scusare per l'arroganza di prima ma non avere il controllo della situazione alle volte mi manda in bestia. E proprio per questo che ho richiesto il "vostro" aiuto. Ma vi chiedo signori di non continuare con questi piccoli segreti e mezze verità, e pregherei entrambi di procedere con le formalità per il mio ingresso nella vostra organizzazione. Quindi, dato che sembriate fidarvi di me, procediamo." Cerco di essere affabile, e comunque un tocco di arroganza c'è nel mio discorso, e mantenere la calma, mi siedo come mi suggerisce George, forse dovrei fargli notare che qui è come se fosse un po' casa mia, ma meglio assecondarlo. "Tu non sei il capo dunque, sono curioso di sapere chi possa essere. Però non indugiamo oltre, spiegami in cosa consiste l'accordo da "suggellare", poi mi presenterai il tuo superiore" Una nota di stizza la si percepisce nelle mie parole, ma anche questo mi sarà concesso dato che pensavo di essere io il capo in questo edificio.

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
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Marcel

Se penso alla storia che ci sta capitanto mi sento come una pallina da ping-pong , continuamente manovrata, maneggiata, in modo prevedibile e certo. E come in una partita di scacchi, vedo dall'alto giocatori oscuri che muovono le loro pedine, nel buio della notte e nella luce del giorno. La sensazione di indeterminazione e smarrimento che si prova ad essere in balia degli eventi è quanto più mi rappresenta, sia ora che nel mio passato. Eppure continuare a farci i conti non è semplice...

"E' semplice, amico. Venite con me, e forse otterrete le risposte che cercate, oltre a qualche brandello di conoscenza aggiuntivo. Non fatelo, e gli altri vi troveranno. A quel punto, sarete oltre ogni possibilità d'aiuto, e rimpiangerete di esservi invischiati in questa faccenda..."

Che fare? Dovremmo prendere tutti insieme questa decisione, non posso farlo da solo. è tanta responsabilità per me.

Alexander esordisce con la frase peggiore che le mie orecchie possano udire : "Cosa facciamo...potrebbe volerci aiutare quanto volerci impedire di raggiungere Gabenard. Lascio a te la scelta di seguirlo o no. Io, sinceramente, sono alquanto nel pallone"
Neanche Sam sembra poter essere d'aiuto, scosso com'è dal non essersi accorto del suo pedinamento.
Bene, a quanto pare devo fare affidamento di nuovo sulle mie capacità. Cosa farebbe Lui al mio posto? Che sia un aiuto?

Lentamente lascio il mio gruppetto e mi avvicino sempre più al ragazzo, con fare amichevole. La camminata è rilassata, lo sguardo sornione come quello di un bambino trovato a mettere le dita nella marmellata. Arrivato al suo cospetto, gli sfilo la sigaretta di bocca e tiro un paio di note frettolose, tenendo poi la cicca in mano; "Bravo ragazzo, sei in gamba..." sono le parole con cui lo accolgo.

"Noi quattro adesso ci mettiamo in cammino e da bravo scagnozzo ci porti dal tuo capo..."
"Ma ragazzo mio, noi adesso mettiamo la vita nelle tue mani. E se ci condurrai male avrai il rimorso eterno, che non potrà essere ripagato con nessuna moneta. Fai i conti con la tua coscienza."

Cercare di corromperlo sarebbe inutile; è troppo tempo che ci segue e sembra molto professionale. La prospettiva funerea che ci ha descritto, se continuiamo la nostra strada, non mi pare provenga da una persona sprovveduta.

L'unico strumento che ho, per cercare di non fare un tuffo nel vuoto, è guardare il suo volto, cercare il tremolio nelle sue parole, scovare gesti di stress nascosti nei suoi comportamenti. Quando qualcuno ti dice che hai la sua vita in mano, se hai un'anima, essa esce e si manifesta, mostra il suo dolore, per condividerlo con gli altri.

Cerco di capire attraverso l'empatia qual'è lo stato d'animo dell'uomo che mi sta di fronte; se sembra nervoso e sta cercando di fregarci o se è tranquillo o spaventato e quant'altro .

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
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Sam, Alexander e Marcel

Il ragazzo, con un espressione a metà tra il disgusto e la tranquillità di poc'anzi, si svincola dal braccio di Marcel.
"Bene, allora seguitemi. Veloci."

Camminando svelti, ripercorrete un breve tratto della strada alle vostre spalle. Poi, repentinamente, la vostra guida svolta in una viuzza laterale, e da lì prosegue per alcuni minuti in un dedalo di vicoli e viette oscure a silenziose. Quando, infine, uscite dal labirinto, vi trovate immersi nelle mille luci di una delle arterie principali della città. Non fate in tempo a rendervi conto di quale via sia, che il ragazzo è già ripartito, camminando svelto verso un alto edificio sulla vostra destra.

Quando arrivate davanti a esso, il ragazzo si infila in un vicolo laterale. Percorrete alcune centinaia di metri, lungo il perimetro dell'edificio, fino a fermarvi davanti a una piccola porticina di servizio, chiusa. La vostra guida si pone davanti alla porta, impedendovi di vederla. Con un secco scatto, questa si apre, e lui scivola subito dentro. Vostro malgrado, lo seguite. Sentite la porta richiudersi dietro di voi, mentre vi avventurate in una stanzina male illuminata. rampe di scale partono a pochi metri dalla porta, salendo.

Complici gli eventi della nottata, ci mettete qualche istante a rendervi conto che siete alla base di una delle rampe di scale interne dell'edificio. L'uomo che vi guida le sta già salendo a spron battuto. Cominciate a salire. Dopo una decina di rampe, vi fermate davanti a una doppia porta tagliafuoco. Con una lieve spinta, si apre, rivelando un ampio corridoio d'ufficio, le illuminazioni spente, ma in lontananza si intravedono i pulsanti fosforescenti dell'ascensore.
Vi dirigete verso quella fioca luce, e salite sull'ascensore appena questo giunge. Il ragazzo preme il pulsante che recita "63°piano", e cominciate l'ascesa...

Berthold

"Oh!, è molto semplice!", risponde George, quando gli domandi quale sia l'accordo da suggellare.
"Noi vorremmo che tu ci aiutassi a recuperare una certa cosa... un libro, in effetti. Di fattura antica, scritto con quella calligrafia che insegnavano ai nostri nonni alle elementari... Ti ricorda niente?"
Un sorriso sornione si dischiude sulle sue labbra.
"So che eri molto interessato a questo libro, e spero tu lo sia ancora, altrimenti la tua presenza qui è superflua. Noi vogliamo quel libro. E' molto pericoloso, anche se in vie e modi che potresti trovare divertenti, o addirittura fantasiosi. Ovviamente, se dovessi accettare, ti offriremo tutto il supporto possibile."

Fa una pausa, lasciando che le parole pronunciate aleggino nella stanza per qualche istante.Poi, riprende.

"Ah, quasi dimenticavo! Mentre cercavamo di contattarti, non abbiamo certo perso tempo... I tuoi futuri compagni dovrebbero essere qui a momenti..."

Sam, Alexander, Marcel e Berthold

Nello stesso istante, le porte dell'ascensore si aprono. Vi ritrovate in un'anticamera: davanti a voi, due porte in legno massiccio sono chiuse a separare un altro ambiente, mentre la stanzina in cui siete è riccamente decorata di marmi e materiali da costruzione preziosi.
Senza por tempo in mezzo, la vostra guida si avvicina alle porte, e ne apre una. Si gira, con il battente in mano, e vi fa segno di seguirlo.
Entrate in una lunga stanza ovale, con le pareti costituite da vetri in alcuni punti, e un grosso tavolo in vetro nero al centro. Numerose poltrone sono poste attorno al tavolo e, su tre di queste, sono seduti altrettanti uomini. Uno, più giovane, si volta di scatto, un'espressione sorpresa dipinta sul volto. Gli altri due, più anziani, vi guardano con interesse, ma è uno sguardo che vi fa sentire a disagio.

Quello che sembra più vecchio, prende la parola pochi istanti dopo.

"Ah!Visto?Eccoli qui!", dice, indicandovi platealmente con un gesto del braccio.

"Berthold -continua sempre lo stesso- lascia che ti presenti i tuoi futuri compagni: Sam, investigatore privato; Alexander, hacker professionista e Marcel, un uomo 'molto speciale'. Signori-si rivolge a voi- questo giovane uomo seduto qui di fronte a me e colui che avete cercate senza posa negli ultimi giorni: Berthold Von Gabenard."

Si rivolge velocemente al ragazzo che vi ha portati lì, parlandogli direttamente e sommessamente.
"Grazie, Lexter.Puoi andare"
Il tono è quello di un capo con un dipendente. Il ragazzo, con un cenno del capo, esce dalla sala, richiudendosi la porta dietro.
L'uomo che ha parlato resta silenzioso qualche secondo, gustandosi appieno le vostre facce sbigottite. Poi, con fare affabile, continua:

"Bene, e ora che ne dite di sedervi anche voi, signori, in modo che noi tutti si possa parlare di affari?..."

bene bene, ci siamo. sono le ultime battute anche in questa cronaca. Buon Roleplay!

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 29/10/2008, 2:22 
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Berthold

Compagni, e chi sono questi tre tizi? Ma cosa pensa io sia un mercenario? In ogni caso mi sono promesso di andare fino in fondo a questa faccenda. Forse dovrei collaborare con questa gente per arrivare al mio obiettivo. Potrebbe risultare anche vantaggioso. Del resto sono io il possessore della chiave che ci può portare a quel maledetto libro. Il mistero che ruota attorno a quell'arcano oggetto potrebbe essere davvero risolto.
"Buona sera a tutti voi, signori, credo che le circostanze ci porteranno a lavorare insieme. Forza accomodatevi pure, e ricordate fate come se foste a casa vostra, tanto qui lo fanno tutti. Prima ci sbrighiamo con le presentazioni e prima parliamo di questi benedetti, o maledetti se preferite, affari".
Osservo i tre individui, di certo sono persone comuni con qualche abilità particolare, non li avrebbero fatti arrivare qui se non fosse per questa ragione. Che miscuglio strano però, un detective, un pirata informatico, un...cos'era già quel tale? un tipo particolare, mah e poi ci sono io che non ho bisogno di presentazioni.
Spero solo che tutto andrà bene alla fine di questa folle storia.

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 30/10/2008, 20:01 
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Alexander
Il ragazzo si divincolò come un'anguilla dalla presa di marcel e,dicendoci di seguirlo,cominciò a sgusciare veloce tra i vicoli della città...si fermava giusto il tempo per farsi vedere da noi che subito ripartiva alla volta di un altro vicolo. Continuammo questa corsa per alcuni minuti,percorrendo vicoli su vicoli Ma dove diavolo stiamo andando? Ancora 100 metri e io qui ci lascio la milza... A un certo punto una luce apprve alla fine di un vicolo...Pensai che fossimo arrivati ma vidi con rammarico la nostra guida ricominciare nella sua corsa in un vicolo al di là della piazza. Urtai più volte alcune persone e non mi preoccupai neanche di chiedere scusa;se solo avessi aperto bocca avrei perso tutto il fiato che mi rimaneva. Intanto il computer che avevo nella custodia sbatteva violentemente sulle mie gambe a ogni passo,così decisi di prenderlo tra le mani e di tenerlo in braccio Arrivammo infine a una porta di servizio,una di quelle come nei bar,che danno sui vicoli da dove si fanno entrare le cibarie e le bevande. Vedemmo il ragazzo aprire la porta, e quando entrammo in quel posto sentimmo il secco scatto della porta che si richiudeva alle nostre spalle. Dentro la stanza era scarsamente illuminata e come se non bastasse il nostro "aiuto" cominciò a salire le scale cosicchè io non riuscii a capire dove eravamo finiti.Dove diamine ci ha piortati...? Ero preoccupato,non so perché,stavo cominciando a temere per la nostra incolumità,ma nonostante ciò continuai a andare avanti,oramai ero troppo dentro per poterne uscire intero.
Dopo un'altra sudata per salire diverse rampe di scale ci si parò davanti un altra porta,quelle di sicurezza questa volta.Aprimmo anche quella e ci ritrovammo in un corridoio buio,dove l'unica luce emessa veniva dai tasti per chiamare l'ascensore. Prendemmo alfine l'ascensore e cominciammo a salire fino al 63° piano Siamo in un grattacielo quindi... questo fu il mio ultimo pensiero prima di appoggiare la schiena controla parete felice finalmente di poter riprendere fiato. L'ascensore arrivò finalmente al 63° piano,raccolsi la tracolla della custodia del computer,che nel frattempo avevo poggiato a terra,e me lo rimisi in spalla. Quando le porte si aprirono ci trovammo davanti due porte in legno,il ragazzo ne aprì una e noi entrammo. Ci si parò davanti uno scenario da riunione di affari,un tavolo di prezioso marmo nero con tre persone sedute attorno a quest'ultimo. Tutti si girarono al nostro ingresso,se fosse stata una situazione normale mi sarei sentito in imbarazzo,ma quella non era una situazione normale. Un anziano signore si alzò e ci salutò...il fatto che conosceva i nostri nomi e le nostre professioni non mi stupì più di tanto,in fondo era lui che ci aveva mandato a cercare perché aveva bisogno di noi,e per di più oramai c'erano poche cose che mi avrebbero stupito ancora.
Dopo che l'uomo fece le dovute,essenziali presentazioni congedò il ragazzo che ci aveva fatto da guida. Scoprii che si chiamava Lexter. Io,dal canto mio,fissai Von Gabenard,il motivo della nostra ricerca. Alla fine Lexter non ci aveva mentito,ci aveva realmente portato alla nostra meta,credevo che mi sarei sentito sollevato una volta raggiunto il Gabenard ma invece le mie sensazioni erano completamente opposte,gli sguardi di quegli uomini mi mettevano a disagio. Mi ricordava molto lo sguardo di Joaquim,l'uomo che aveva fatto uscire me e Marcel dalla prigione,ma non era tra i presenti in quel momento.
Gabenard ci salutò e io ricambiai ai presenti. "Buona sera a voi,signori. Mi scuso per un eventuale ritardo" dissi appoggiando la bisaccia contenente il computer a terra mentre mi sedevo vicino a von gabenard.
Tagliai corto e chiesi direttamente ai due anziani signori che ci avevano salutato.
"Benissimo signori,voi conoscete chi siamo noi;e noi potremmo conoscere chi sono i nostridatori di lavoro? E magari avere qualche informazione in più riguardo questo dannatissimo libro che cercate tanto?"

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Prendi la vita come un viaggio ma non dire mai "Sono Arrivato"

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 Oggetto del messaggio: Re: . : In Cammino fra le Ombre : .
MessaggioInviato: 31/10/2008, 13:51 
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Marcel

La fiducia ben riposta è sempre una arma tagliente. Con essa si vincono le battaglie, le guerre. Anche questa volta, il mio sesto senso ha funzionato, per il bene del mio ristretto gruppetto. Vedi, Maestro, sono più attento... sto diventando degno di essere considerato nuovamente !!
Il percorso seguito ,a passo veloce, ci coglie un po' impreparati atleticamente, ma appena riusciamo ad entrare nel palazzo, nuove energie riemergono dal profondo. Siamo ora più vicini alla prima meta stabilita per il nostro lavoro: incontrare Gabenard.
Usciti dal'ascensore, fermatosi al 63° piano, vediamo un tipico atrio da film, con un portone in legno che separa la dirigenza dalla semplice plebe. Finalmente varchiamo quella soglia. Tre persone ci stanno aspettando, vestite per bene e comodamente sedute sulle poltrone come se fossero dei troni. Ci invitano più volte a sederci, ma l'aria è un po' ovattata, sembra quasi che queste persone abbiano disgusto a sedere al tavolo con dei poveracci come noi, ma che siano costretti a farlo. Intanto il nostro accompagnatore -Lexter si chiama- prende commiato e si allontana.

Il nostro target :"Buona sera a tutti voi, signori, credo che le circostanze ci porteranno a lavorare insieme. Forza accomodatevi pure, e ricordate fate come se foste a casa vostra, tanto qui lo fanno tutti. Prima ci sbrighiamo con le presentazioni e prima parliamo di questi benedetti, o maledetti se preferite, affari"
Ahia... quanta angoscia nelle sue parole... Mi pare stressato...

Prima di sedermi decido di avvicinarmi di più al nostro caro Gabenard; il suo aspetto è maestoso, molto ben curato nei minimi dettagli. Barba,mani. Tutto perfetto. Mi viene difficile credere che questo uomo si abbasserà a lavorare veramente con noi.
Arrivato in disparte del suo piccolo trono, piano piano giro la sua poltrona e mi accuccio sull gambe così da essere alla sua altezza.
Così come fa un nonno quando vede i suoi nipoti, faccio io con quella persona sconosciuta: gli prendo gentilmente il viso tra le mani poi dico :"non ti preoccupare, ci siamo qua noi adesso..." finchè ,con la mano destra, gli dò due buffetti sulla guancia.
Successivamente, mi dirigo alla mia poltrona, sedendomi in silnzio.

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La gente stupida dice delle sciocchezze, la gente intelligente le fa.

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