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 Oggetto del messaggio: Cronache della Guerra degli Elementi
MessaggioInviato: 03/12/2006, 22:59 
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Era una serata tranquilla a Fahlen quel secondo giorno di terzo seme del mese fiorente. Il sole tramontava sul mare ad ovest colorando di arancione il cielo terso di fine giornata. Ad est i colori della notte cominciavano a mostrarsi, così come le prime stelle.

La casa di Lord Eldoran si trovava sulla collina dominante la costa, dove tutte le altre dimore nobiliari della città di Fahlen erano costruite. Si trattava di un edificio di tre piani, dalla pianta rettangolare, un classico per la città. Il largo portone principale, posto sul lato lungo della facciata orientata verso il centro della città, dava su un ampio viale di accesso e un ricco giardino. Gli scalini della porta conducevano dritti verso una fontana in pietra raffigurante una donna seminuda intenta a versare dell’acqua da un ampio bacile posto sopra la sua spalla.
Una elegante carrozza nera trainata da due cavalli bai attendeva qualcuno lì vicino.
Alla sinistra dell’edificio principale erano situate le stalle, e uno degli inservienti si stava occupando di nutrire gli animali che lì trovavano riparo, inclusi tre destrieri elfici appartenenti agli ospiti di Lord Eldoran.

La casa presentava dei soffitti molto alti, tinteggiati di arancione pallido come le pareti. Tappeti rosso scuro coprivano il pavimento in legno chiaro della sala grande alla quale si accedeva dall’anticamera dove gli ospiti in arrivo potevano lasciare i loro mantelli. L’ampio salone e le due scale in pietra che, su entrambi i lati, salivano al piano superiore, erano illuminati da un grande lampadario di vetro fissato al soffitto, su cui erano sistemate grosse candele. Delle lanterne appese alle pareti contribuivano a migliorare l’illuminazione, ricacciando le ombre fra le pieghe di quattro statue di marmo poste ai quattro angoli della sala. Su alcuni tavolini di legno scuro lungo le pareti della stanza erano posti dei fiori di campo che coloravano l’ambiente, oltre a diverse suppellettili in argento.

Un servitore con una giacca di velluto rosso attendeva a lato di una larga porta a due ante di legno scuro. Davanti a questa, due figure stavano facendo le loro presentazioni, attendendo probabilmente di avere accesso al salone dei banchetti, oltre la porta chiusa. Si trattava di un uomo, alto e statuario, dai lunghi capelli rosso scuro che gli ricadevano sulle spalle e dagli occhi verdi, e di un elfo, di aspetto molto gradevole e di poco più basso dell’uomo, con una folta chioma color dell’argento e grandi occhi chiari. Mentre l’uomo era vestito di un abito verde e marrone scuro e indossava un lungo mantello di pelle leggermente logoro, l’elfo portava quella che sembrava essere una divisa militare con pantaloni e mantello blu scuri e una blusa bianca bordata di blu. Nessuno di loro due pareva avere armi addosso.
In quel momento due figure apparvero in cima alla scalinata di sinistra, distraendo l’uomo e l’elfo dai loro intenti. Una bellissima donna, vestita di un abito da sera borgogna con pizzi bianchi e orlature argentate stava scendendo le scale, accompagnata da un mezz’elfo vestito con degli abiti bianchi di bella qualità, con inserti di pelle chiara conciata. Nelle mani stringeva un bastone fatto di cristallo.

Kedoreth sollevò lo sguardo verso le due persone in cima alla scalinata e subito la sua attenzione fu catturata dalla dama dai capelli castani e, poteva notarlo sin da lì, dai chiari occhi azzurro ghiaccio. Pensò immediatamente che fosse una delle donne più belle che avesse mai visto. Non indossava gioielli o particolari ornamenti, ma non sembrava che ne avesse bisogno. Il mezz’elfo che l’accompagnava vestiva anch’esso un bell’abito. Doveva certo essere un mago a giudicare dal bastone, oltre che un damerino… si chiese se i due fossero amanti. Notò che anche lo sguardo di Alcar, l’elfo che aveva appena conosciuto si era soffermato sugli altri due ospiti. Non era troppo felice di avere un elfo quale probabile futuro compagno, anche se non si trattava certo di un’Oscuro.
Beh, sempre meglio che girovagare da solo per queste terre, pensò lui. Anche se proprio non vedeva in che cosa potesse essere utile la donna. A parte per allietare la vista.

Alcar osservò con interesse i nuovi arrivati. Notò immediatamente che la donna non si muoveva a suo agio nel lungo abito che aveva indosso. Evidentemente era abituata a portare abiti ben diversi. Non poté fare a meno di notare la sua bellezza. Per essere un umana, era più bella persino di alcune fanciulle elfiche che aveva amato. Sarebbe stato interessante conoscerla meglio.
L’uomo che l’accompagnava invece aveva un’espressione cupa, Alcar ne era certo. Qualche fantasma doveva agitarsi nella mente del mezz’elfo. Aveva dei lunghi capelli biondo scuro e occhi verdi, probabilmente sua madre era anch’essa un’elfa grigia. In ogni caso era felice che vi fossero presenti a cena quella sera delle persone certo più raffinate dell’uomo alto che aveva appena conosciuto. Doveva venire dal nord, visto il nome.

Belkas non riusciva a distogliere la mente dal pensiero di casa sua e degli avvenimenti degli ultimi giorni. Il viaggio sino a Fahlen era stato un tormento ed erano giorni che dormiva pochissimo. Per fortuna con lui c’era Iris, non sapeva come avrebbe fatto senza di lei. Si era aggrappato a quella presenza come sua unica ancora di salvezza in quei giorni e non poteva che essere grato all’amica per essergli rimasta accanto.
Il flusso selvaggio dei suoi pensieri si interruppe quando notò i due uomini fermi in fondo alla scala. Anzi, a guardarli meglio, uno dei due era un elfo, una Prima Freccia delle Guardie del Mare di Thenkara a giudicare dai suoi abiti e dall’emblema con le tre frecce incrociate su onde color bianco inciso sui bracciali di pelle blu scura che indossava. Doveva trattarsi certo di un valido arciere. Anche l’uomo che era con lui doveva essere un combattente, uno degli uomini alti che vivevano al nord probabilmente. A giudicare dal mantello logoro doveva aver fatto parecchia strada.

Iris era a disagio. Con quell’abito si sentiva tutti gli occhi puntati addosso. A partire dal valletto che era venuta a chiamarla, fino ai due stranieri fermi di fronte alla porta di quella che doveva essere la sala dei banchetti. Uno dei due era chiaramente un elfo, mentre l’altro gli dava l’idea del classico omaccione grande grosso e stupido. Sperava di sbagliarsi.
Il contatto freddo della lama del pugnale che aveva nascosto nella giarrettiera la rassicurava. Non che avesse ragione di temere qualcosa in quel luogo, ma era sempre meglio essere prudente.
Lei e Belkas erano giunti in fondo alle scale, il volto del suo amico era scuro come d’abitudine in quei giorni. Non che potesse biasimarlo. L’unica cosa che poteva fare era restargli vicina.
Nel frattempo erano giunti al cospetto dei due stranieri. L’elfo non era niente male, ora che lo vedeva da vicino, mentre l’uomo non sembrava poi così stupido, ma piuttosto, a giudicare dalle mani, doveva essere un forte guerriero. Se non altro al momento non le stava ancora guardando la scollatura, era già qualcosa.

I quattro rimasero lì a guardarsi…


Quanto leggete è l'esito di prove di percezione, osservare e conoscenze varie effettuate dai vostri PG al primo incontro. Inoltre vi è anche un tiro "impressione generale" che giustifica le reazioni che vedete scritte.


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MessaggioInviato: 04/12/2006, 1:03 
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Iris

E' sempre la stessa cosa: tutti bravi a guardare e nessuno è capace di presentarsi ad una donna... e si fanno chiamare "uomini"...
Questo fu il primo pensiero che le attraversò la mente. Era conscia del fatto che spesso l'effetto che provocava sugli uomini era quello dello stupore e del "rimbabolimento" purtoppo e decise, pertanto, di prendere lei l'iniziativa e presentarsi all'uomo e all'elfo:
-Le signorie loro perdoneranno questa fanciulla se si permette di prendere per prima la parola, ma mi è stato insegnato, da piccola, che è buon costume fra gentiluomini e gentildonne di presentarsi tra di loro. Dunque mi permetto di presentare il mio amico Sir Belkas Joysword, metre io sono Lady Iris McKenzie.-
E su queste parole fece un leggerissimo inchino, senza distogliere gli occhi dai due uomini, quasi in segno di sfida...

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-Piacere mio, sono Belkas Joysword-
E leggermente in ritardo seguii l'inchino della mia fedele compagna di viaggio.
Il peso del viaggio ancora gravava la mia mente che tentava di rimanere lucida, ma non sembrava affatto facile e sempre più concreto si faceva il pensiero di qualche ora di riposo e come se non bastasse la serata doveva ancora cominciare...

Spero solo di riuscire a non deludere nessuno...


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MessaggioInviato: 04/12/2006, 15:17 
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Alcar

L'inconto con l'uomo del nord era stato piacevole, ma la mia attenzione era tutta rivolta verso la giovane ragazza che era appena arrivata. Il vestito era splendido, ma mai quanto la persona che lo indossava. Lo stupore si impadronì di me, era difficile che un umana raggiungesse in bellezza un elfa, e questa era proprio una rarità.
Risposi rapidamente all'inchino con lo stesso movimento e presi la parola:
>
Impostai la voce in modo da sembrare abbastanza sicuro di me, sperando che la mia scarsa onoscenza del comune non mi tradisse.
Osservai attentamente le reazioni dei nuovi arrivati, in attesa che anche Kedoreth si presentasse.

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MessaggioInviato: 04/12/2006, 20:01 
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Kedoreth

Portandosi una mano al petto in cenno di saluto Kedoreth esordì:
"Il mio nome è Kedoreth, e vengo dalle montagne del nord", fece una pausa e, guardando gli altri ospiti ad uno ad uno, proseguì: "Stavo per chiederlo all'elfo, ma visto che ci siamo tutti, credo di poter fare la domanda in generale. Quale ragione vi ha portato qui oggi, in questa casa e in questo luogo?"


Ultima modifica di Eldainen Del Vespro su 05/12/2006, 1:18, modificato 1 volte in totale.

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MessaggioInviato: 04/12/2006, 20:31 
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Iris

Rivolgendogli un sorriso sinistro, la bella Iris gli rispose:
-Visto come stanno le cose, credo che siamo tutti qui per lo stesso motivo: incontrarci con Lord Eldoran, il quale ha avuto il buon gusto di farci essere suoi ospiti a cena... anche perchè, probabilmente, davanti a dei piatti di buon cibo è più difficile rifiutare delle proposte. Ma di che tipo possano essere queste, non ne ho idea alcuna. E tu, Belkas, cosa ne pensi?-
E, volgendo lo sguardo verso l'amico, attese la sua risposta. La sua speranza era di farlo distrarre dai suoi tristi pensieri, e "tirarlo" in mezzo ad una discussione poteva essergli di aiuto...

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Alcar

I miei occhi si volsero rapidamente verso Kedoreth.
Non è saggio svelare subito il vero scopo della mia missione Pensai tra me è meglio che rimanga sul vago.
Dopo aver ascoltato la risposta della giovane donna, e dopo aver aspettato alcuni secondi in attesa di una risposta, decisi di prendere la parola:
> Terminai di parlare con una voce seria e preoccupata

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Iris

Rimase un pò infastidita dalla risposta avuta non da Belkas, come avrebbe desiderato, ma dall'elfo. Tuttavia vedeva di buon occhio Alcar, e quindi gli disse:
-Buon Alcar, dal tono di voce sembra che l'incarico che hai ricevuto dal tempio sia di estrema importanza, e benchè la curiosità sia donna, non ti chiederò il motivo che ti ha spinto fin qui. Tuttavia, essendo stati tutti invitati dalla stessa persona allo stesso tavolo, un motivo ci sarà... e quel motivo potrebbe anche riguardare la tua missione.-
Gli rivolse un fugace sorrisetto. Poi, mostrandosi leggermente offesa da un pensiero che le attraversò la mente, aggiunse:
-Naturalmente, spero che il fatto che ci sia io non ti porti ad essere più titubante di quanto, normalmente, saresti...-

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Belkas

Non riuscivo a tenere testa a tutto ciò che dicevano e nonostante la mia fedele amica Iris mi aveva spronato a entrare nella discussione, recepii il messaggio solo qualche istante più tardi:
-Direi di aspettare a parlare più di quanto ognuno di noi non voglia fare, soprattutto non in presenza di colui che ci ha riuniti quì; quando saremo tutti al corrente di ciò che Lord Eldoran ha da rivelarci allora sapremo il perchè di questo nostro incontro.
Guardai i presenti quasi con fare duro e freddo, anche se verso Iris non l'avrei mai fatto, ma non mi sembrava il posto adatto ad affrontare certi argomenti.


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Iris

Si voltò verso l'amico, sentendosi leggermente ripresa, ma non potè far altro che seguire il consiglio di attendere il padrone di casa per affrontare la questione principale della serata: perchè si trovavano lì, tutti.
Facendo un leggerissimo passo indietro, chinò leggermente la testa e appellò l'amico come adorava fare quando lo voleva indispettire, anche se solo per scherzo:
-Sir Belkas, le sue parole sono piene di saggezza, come sempre. Attenderò l'arrivo di Lord Eldoran prima di dire altre schiocchezze con questa mia bocca da ragazzina viziata.-

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Kedoreth

- Diretto è il modo di parlare e astuto il modo di pensare -, fece una breve pausa e accennò un sorriso, - Sono due caratteristiche che apprezzo cara Iris, anche se non sono troppo abituato a vederle in una donna. Certo i vostri costumi devono essere ben diversi dai nostri, se anche le rappresentanti del gentil sesso se la cavano tanto bene con le parole -

Forse aveva osato troppo, ma quella bella ragazza lo stava sorprendendo sempre più. L'elfo invece non doveva cavarsela troppo bene con il Comune, notò Kedoreth, almeno a giudicare dagli errori che faceva quando parlava... ma d'altronde meglio non pensare a come lui stesso parlava l'elfico...


Ultima modifica di Eldainen Del Vespro su 05/12/2006, 1:21, modificato 2 volte in totale.

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Master

In quella risuonò l'argenteo tintinnio di una campanella, proveniente dall'interno della sala dei banchetti. Il valletto che sinora era stato fermo e silente accanto alla porta avanzò per aprirla. Subito i quattro ospiti avvertirono un intenso e delizioso odore di cibo.

- Prego gentili ospiti, il Lord vi attende, prendete posto e sarà da voi in meno di un minuto -

Le porte si spalancarono su di una sala dai colori simili alla sala grande. Una lunga tavola, era apparecchiata con cibi prelibati: tre polli al miele e uva passa, abbondantemente innaffiati di sidro, mele, uva e bacche di ogni genere, facevano da contorno ad un maialino arrosto che profumava divinamente. Quattro sedie erano poste all'estremità destra del tavolo, erano in legno scuro ricoperte di raso rosso, in tinta con le colorazioni dei tappeti e dei vivaci arazzi appesi alle pareti. Una sedia dallo schienale più alto troneggiava a capotavola. Piatti e coppe d'argento e cinque pugnali dall'impugnatura dorata attendevano gli ospiti e il cibo che essi avrebbero presto assaporato.
La stanza era ben illuminata da un lampadario di cristalli con una moltitudine di candele e quattro grossi candelabri d'argento posti direttamente sulla tavola. Alzando lo sguardo si poteva notare una balconata che correva intorno ai tre lati visibili della sala, arricchita dalla presenza di tre belle statue di marmo a soggetto femminile. Due camerieri vestiti di velluto blu intenso e pizzi bianchi erano già presenti all'interno della sala, pronti a far accomodare e a servire gli ospiti. Uno di essi reggeva una grande caraffa d'argento, che probabilmente conteneva il tipico vino speziato di quelle regioni.

Certo Iris e Belkas erano usi a simili trattamenti, ma Alcar e Kedoreth non erano abituati. Kedoreth in particolare si sentiva leggermente a disagio per gli abiti che indossava.




Ricordatevi di indicarmi dove intendete sedervi. I posti a disposizione sono: 1. Primo a destra del Lord; 2. Secondo a destra del Lord; 3. Primo a sinistra del Lord; 4. Secondo a sinistra del Lord. Dove per primo si intende il posto più vicino a capotavola.


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MessaggioInviato: 05/12/2006, 15:58 
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Alcar

Iris ha scritto:
-Buon Alcar, dal tono di voce sembra che l'incarico che hai ricevuto dal tempio sia di estrema importanza, e benchè la curiosità sia donna, non ti chiederò il motivo che ti ha spinto fin qui. Tuttavia, essendo stati tutti invitati dalla stessa persona allo stesso tavolo, un motivo ci sarà... e quel motivo potrebbe anche riguardare la tua missione.-


Forse ero stato troppo prudente nel parlare, al punto che la mia prudenza mi aveva tradito. Decisi di ignorare la frecciata della giovane donna, proegunedo nella conversazione.

Iris ha scritto:
-Naturalmente, spero che il fatto che ci sia io non ti porti ad essere più titubante di quanto, normalmente, saresti...-


> dissi sorridendo, nonostante le mie difficoltà con il comune >

Belkas ha scritto:
-Direi di aspettare a parlare più di quanto ognuno di noi non voglia fare, soprattutto non in presenza di colui che ci ha riuniti quì; quando saremo tutti al corrente di ciò che Lord Eldoran ha da rivelarci allora sapremo il perchè di questo nostro incontro.
Guardai i presenti quasi con fare duro e freddo, anche se verso Iris non l'avrei mai fatto, ma non mi sembrava il posto adatto ad affrontare certi argomenti.


Al momento rimasi un po' sorpeso dall'ingresso nella discussione del giovane che fino a quel momento era rimasto abbastanza in disparte. Non potei fare a meno di constatare quanto le sue parole fssero piene di verità, e mi trovai costretto ad acconsentire:
>

-------

Il valletto arriò rapido, e tutti noi lo seguimmo. Il palazzo er veramente lussuoso, mi sentii un po' a disagio ad entrare nella sala da pranzo, dove tutto era apparecchiato per una mensa degna di un re. Riongraziai il mio popolo della divisa che portavo, per lo meno non era totalmente in disaccordo con il tipo di serata alla quale avrei partecipato.
Dalla scarsa abitudine a questi riti mondani, decisi che sarebbe stato più opportuno rimanere in piedi ed attendere che arrivasse il lord o, in alternativa, che gli altri si sedessero prima di me.

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Belkas

Rimasi a bocca aperta nel vedere con quanta eleganza era stata decorata la stanza e l'accostamento dei cibi con l'ambiente non dava neanche il senso di essere reale.
Mille odori mi permeavano le narici e rendevano quei momenti ancora più intensi, ma il mio obbiettivo rimaneva comunque conoscere le finalità di questo incontro e benchè non volessi fare troppo l'altezzoso agli occhi degli ospiti, decisi di sedermi al primo posto alla sinistra del lord a causa della stanchezza del viaggio.


Ultima modifica di Xenogears su 05/12/2006, 19:58, modificato 1 volte in totale.

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Iris

Prese posto alla sinistra di Belkas e attese che entrasse il padrone di casa prima di sedersi.

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