Era una serata tranquilla a Fahlen quel secondo giorno di terzo seme del mese fiorente. Il sole tramontava sul mare ad ovest colorando di arancione il cielo terso di fine giornata. Ad est i colori della notte cominciavano a mostrarsi, così come le prime stelle.
La casa di Lord Eldoran si trovava sulla collina dominante la costa, dove tutte le altre dimore nobiliari della città di Fahlen erano costruite. Si trattava di un edificio di tre piani, dalla pianta rettangolare, un classico per la città. Il largo portone principale, posto sul lato lungo della facciata orientata verso il centro della città, dava su un ampio viale di accesso e un ricco giardino. Gli scalini della porta conducevano dritti verso una fontana in pietra raffigurante una donna seminuda intenta a versare dell’acqua da un ampio bacile posto sopra la sua spalla.
Una elegante carrozza nera trainata da due cavalli bai attendeva qualcuno lì vicino.
Alla sinistra dell’edificio principale erano situate le stalle, e uno degli inservienti si stava occupando di nutrire gli animali che lì trovavano riparo, inclusi tre destrieri elfici appartenenti agli ospiti di Lord Eldoran.
La casa presentava dei soffitti molto alti, tinteggiati di arancione pallido come le pareti. Tappeti rosso scuro coprivano il pavimento in legno chiaro della sala grande alla quale si accedeva dall’anticamera dove gli ospiti in arrivo potevano lasciare i loro mantelli. L’ampio salone e le due scale in pietra che, su entrambi i lati, salivano al piano superiore, erano illuminati da un grande lampadario di vetro fissato al soffitto, su cui erano sistemate grosse candele. Delle lanterne appese alle pareti contribuivano a migliorare l’illuminazione, ricacciando le ombre fra le pieghe di quattro statue di marmo poste ai quattro angoli della sala. Su alcuni tavolini di legno scuro lungo le pareti della stanza erano posti dei fiori di campo che coloravano l’ambiente, oltre a diverse suppellettili in argento.
Un servitore con una giacca di velluto rosso attendeva a lato di una larga porta a due ante di legno scuro. Davanti a questa, due figure stavano facendo le loro presentazioni, attendendo probabilmente di avere accesso al salone dei banchetti, oltre la porta chiusa. Si trattava di un uomo, alto e statuario, dai lunghi capelli rosso scuro che gli ricadevano sulle spalle e dagli occhi verdi, e di un elfo, di aspetto molto gradevole e di poco più basso dell’uomo, con una folta chioma color dell’argento e grandi occhi chiari. Mentre l’uomo era vestito di un abito verde e marrone scuro e indossava un lungo mantello di pelle leggermente logoro, l’elfo portava quella che sembrava essere una divisa militare con pantaloni e mantello blu scuri e una blusa bianca bordata di blu. Nessuno di loro due pareva avere armi addosso.
In quel momento due figure apparvero in cima alla scalinata di sinistra, distraendo l’uomo e l’elfo dai loro intenti. Una bellissima donna, vestita di un abito da sera borgogna con pizzi bianchi e orlature argentate stava scendendo le scale, accompagnata da un mezz’elfo vestito con degli abiti bianchi di bella qualità, con inserti di pelle chiara conciata. Nelle mani stringeva un bastone fatto di cristallo.
Kedoreth sollevò lo sguardo verso le due persone in cima alla scalinata e subito la sua attenzione fu catturata dalla dama dai capelli castani e, poteva notarlo sin da lì, dai chiari occhi azzurro ghiaccio. Pensò immediatamente che fosse una delle donne più belle che avesse mai visto. Non indossava gioielli o particolari ornamenti, ma non sembrava che ne avesse bisogno. Il mezz’elfo che l’accompagnava vestiva anch’esso un bell’abito. Doveva certo essere un mago a giudicare dal bastone, oltre che un damerino… si chiese se i due fossero amanti. Notò che anche lo sguardo di Alcar, l’elfo che aveva appena conosciuto si era soffermato sugli altri due ospiti. Non era troppo felice di avere un elfo quale probabile futuro compagno, anche se non si trattava certo di un’Oscuro.
Beh, sempre meglio che girovagare da solo per queste terre, pensò lui. Anche se proprio non vedeva in che cosa potesse essere utile la donna. A parte per allietare la vista.
Alcar osservò con interesse i nuovi arrivati. Notò immediatamente che la donna non si muoveva a suo agio nel lungo abito che aveva indosso. Evidentemente era abituata a portare abiti ben diversi. Non poté fare a meno di notare la sua bellezza. Per essere un umana, era più bella persino di alcune fanciulle elfiche che aveva amato. Sarebbe stato interessante conoscerla meglio.
L’uomo che l’accompagnava invece aveva un’espressione cupa, Alcar ne era certo. Qualche fantasma doveva agitarsi nella mente del mezz’elfo. Aveva dei lunghi capelli biondo scuro e occhi verdi, probabilmente sua madre era anch’essa un’elfa grigia. In ogni caso era felice che vi fossero presenti a cena quella sera delle persone certo più raffinate dell’uomo alto che aveva appena conosciuto. Doveva venire dal nord, visto il nome.
Belkas non riusciva a distogliere la mente dal pensiero di casa sua e degli avvenimenti degli ultimi giorni. Il viaggio sino a Fahlen era stato un tormento ed erano giorni che dormiva pochissimo. Per fortuna con lui c’era Iris, non sapeva come avrebbe fatto senza di lei. Si era aggrappato a quella presenza come sua unica ancora di salvezza in quei giorni e non poteva che essere grato all’amica per essergli rimasta accanto.
Il flusso selvaggio dei suoi pensieri si interruppe quando notò i due uomini fermi in fondo alla scala. Anzi, a guardarli meglio, uno dei due era un elfo, una Prima Freccia delle Guardie del Mare di Thenkara a giudicare dai suoi abiti e dall’emblema con le tre frecce incrociate su onde color bianco inciso sui bracciali di pelle blu scura che indossava. Doveva trattarsi certo di un valido arciere. Anche l’uomo che era con lui doveva essere un combattente, uno degli uomini alti che vivevano al nord probabilmente. A giudicare dal mantello logoro doveva aver fatto parecchia strada.
Iris era a disagio. Con quell’abito si sentiva tutti gli occhi puntati addosso. A partire dal valletto che era venuta a chiamarla, fino ai due stranieri fermi di fronte alla porta di quella che doveva essere la sala dei banchetti. Uno dei due era chiaramente un elfo, mentre l’altro gli dava l’idea del classico omaccione grande grosso e stupido. Sperava di sbagliarsi.
Il contatto freddo della lama del pugnale che aveva nascosto nella giarrettiera la rassicurava. Non che avesse ragione di temere qualcosa in quel luogo, ma era sempre meglio essere prudente.
Lei e Belkas erano giunti in fondo alle scale, il volto del suo amico era scuro come d’abitudine in quei giorni. Non che potesse biasimarlo. L’unica cosa che poteva fare era restargli vicina.
Nel frattempo erano giunti al cospetto dei due stranieri. L’elfo non era niente male, ora che lo vedeva da vicino, mentre l’uomo non sembrava poi così stupido, ma piuttosto, a giudicare dalle mani, doveva essere un forte guerriero. Se non altro al momento non le stava ancora guardando la scollatura, era già qualcosa.
I quattro rimasero lì a guardarsi…