15 maggio 2011, f5f9

Per gli appassionati di RGP, Planescape Torment non è un videogioco: è un’esperienza filosofica capace di toccare le corde dell’inconscio e scatenare tempeste morali. Atmosfere incredibili e situazioni del tutto “fuori di testa”, un comparto grafico stupefacente per l’epoca (ma ancora godibile ai nostri giorni), ambienti “fatti della materia di cui sono composti i sogni”, concepiti con talento visionario, strabilianti personaggi con psicologie a tutto tondo. L’esilarante “Morte”, un teschio svolazzante maestro di sarcasmo e ambiguità, è rimasto nel cuore di tutti coloro che l’hanno giocato.

Ma anche la profonda interazione con gli altri compagni del party e l’incredibile mole e varietà nelle scelte di dialogo restano ineguagliate. Si tratta di un’opera del tutto particolare: è addirittura sorta una leggenda metropolitana secondo la quale c’è un modo per concludere il gioco senza mai combattere.

Nameless One, il protagonista, è morto ma non può morire e a ogni resurrezione deve ricostruire la memoria del suo passato attraverso laceranti dubbi sulla morte, l’amore, la morale, la giustizia, il senso delle cose. Spiazzante. Malgrado il suo indiscutibile valore (e forse proprio per la sua inusuale profondità), quando uscì nel 1999 non incontrò il dovuto successo commerciale e contribuì alla fine di Black Isle Studio. In seguito, però, è stato oggetto di continue riscoperte e oggi, più che un RGP, è un mito e un monumento. Ma non è mai più uscito nessun gioco ambientato nel Multiverso o, in qualche modo, a lui ispirato (se si eccettua, forse “Shadowman”, altro capolavoro sottovalutato).

In una recente intervista a Now Gamer, però, Fargus Urquhart (attuale CEO di Obsidian e, all’epoca Leader di Black Isle Studio) non ha escluso la possibilità di un nuovo gioco con quella ambientazione. “Ricordo che, dopo aver finito Planescape Torment,” dichiara Urquhart, “parlai con Chris Avellone (Direttore Creativo di Obsidian e principale artefice di PT), gli chiesi cosa intendeva fare e lui negò di essere interessato a un sequel. Non ne abbiamo più parlato nei successivi dieci anni, ma oggi le cose potrebbero essere diverse. Ma il problema, quando si rivisitano i vecchi giochi, è: ‘quello che funzionava nel 1999 come andrebbe adesso? Oggi come dovremmo farlo?’: Dovrebbe essere perfetto o i fans dell’originale diventerebbero furiosi e i nuovi utenti non capirebbero niente: questo sarebbe terribile!

Per ora si tratta di ammissioni molto vaghe ma, data la caratura del personaggio, qualsiasi sua dichiarazione va presa sul serio. Seguiremo la vicenda con hype crescente. Stay tuned!


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