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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 13/06/2008, 17:03 
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Sì, la saga è conclusa, a meno che Licia non la voglia riprendere in seguito. per ora lei stessa ha detto che la mette da parte però

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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 07/07/2008, 21:28 
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Ei nova, qualche altra saga di licia(magari già conclusa), oltre alla ragazza drago?e magari con un protagonista maschio? [smilie=icon_lol1.gif] (non che mi dispiaccia [smilie=icon_anmachen.gif] [smilie=icon_anmachen.gif] )

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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 07/07/2008, 22:34 
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Allora, "I dannati di Malva", con protagonista un drow, è mooolto bello, peccato sia così piccolo come libro... :)
E non è neanche una saga.

Per il resto, ora Licia è in fase di produzione, quindi ancora deve uscire altro "materiale" da "analizzare" dalla sottoscritta :)

Appena saprò qualcosa, posterò qui immediatamente

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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 17/11/2008, 22:27 
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Vi segnalo il sito internet ufficiale del videogioco che verrà realizzato di questa splendida saga. Sul sito sono presenti un gran numero di video e immagini dedicate al titolo. Vi ricordo che il progetto è a basso budget quindi non vi aspettate una grafica alla Crysis, anzi...

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Il mio pc: Intel Core 2 Duo 6300(1.86 ghz, overcloccato a 2.5 ghz);ATi HD 4850 512 mb; 3 gb di ram
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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 17/11/2008, 22:37 
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buono , mi sembra di rivedere il videogioco " la compagnia dell'anello " grafica così-così , ma dalla trama estremamente coinvolgente e accattivante , ottimo lavoro Emelos [smilie=icon_2thumbs.gif]

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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 17/11/2008, 22:46 
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Allora, è uscito un altro libro di Licia, "Le Creature del Mondo Emerso", una raccolta di immagini del suo fido disegnatore, che raffigurano i vari protagonisti del mondo emerso;
inoltre, assieme al libro troverete anche la demo del gioco.
Ho sfogliato il libro, davvero ben fatto, Nihal mi piace proprio tanto e il tiranno è... WOW!

Invece, il 18 novembre, ossia domani (cavolo come passa il tempo!) esce il primo libro di una nuova trilogia ambientata nel Mondo emerso:
Le Leggende del Mondo Emerso - Il Destino di Adhara.

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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: 17/11/2008, 22:55 
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Cita:
buono , mi sembra di rivedere il videogioco " la compagnia dell'anello " grafica così-così , ma dalla trama estremamente coinvolgente e accattivante


L'ho giocato anch'io e posso confermare che se il risultato sarà simile, si potrà passare oltre qualsiasi tipo di grafica sia dotato, almeno per quanto riguarda gli appassionati della serie. No voglio dire una cavolata, ma mi pare che il team che sta sviluppando il gioco sia composto in buona parte da italiani, quindi spero facciano un buon lavoro e diano lustro al nostro nome nel mondo dei videogiochi dove siamo decisamente indietro di secoli rispetto a paesi europei come germania e francia per non parlare di quelli anglosassoni.

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 Oggetto del messaggio: Re: Licia Troisi
MessaggioInviato: ieri, 21:46 
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Ed ecco a voi il prologo del nuovo libro di Licia, preso dal suo sito (www.liciatroisi.it)

L’uomo in nero avanzò lentamente. Si muoveva sicuro tra i vicoli deserti della città, il cappuccio a coprirgli il volto, il mantello ad accarezzargli gli stivali. Ombra tra le ombre, imboccò deciso la via che sapeva. Aveva fatto qualche sopralluogo, qualche giorno prima.
L’ingresso era anonimo: una porta di legno, un architrave in pietra. Non ebbe bisogno di vedere il simbolo inciso sulla chiave di volta per sapere di essere arrivato.
Si fermò un istante, conscio che non era quello il suo obiettivo primario, che un’altra era la sua missione.
«Trovarlo è di vitale importanza, mi capisci?» aveva detto Kryss, l’ultima volta che l’aveva visto.
«Lo so» si era limitato a rispondere lui, chinando il capo.
«E allora non ti fermerai finché non l’avrai trovato, e non permetterai a niente e a nessuno di mettersi tra te e il tuo obiettivo».
Kryss lo aveva guardato senza aggiungere altro, perché l’uomo in nero fosse libero di soppesare quel silenzio e riempirlo di sinificati. Ma lui in nero non era tipo da farsi spaventare da così poco.
Trucchetti buoni per chi ti adora come un dio, non per me.
Si era inchinato in segno di rispetto e si era avviato alla porta.
«Ricorda il nostra patto» gli aveva detto Kryss prima che varcasse la soglia.
L’uomo in nero si era fermato un istante. Non potrei mai dimenticarlo, aveva pensato.
E adesso era davanti a quella porta. Avrebbe ancora potuto fermarsi e andarsene. Riprendere la strada e tornare alla sua missione.
Sei pronto anche a questo, per il tuo obiettivo? si domandò, mentre gli occhi indugiavano sulle venature della porta. Non abbe neppure bisogno di cercare la risposta.
Prese un grosso respiro e con lentezza sguainò la spada. Poi diede un calcio al legno, e fu dentro.

Una sala di semplici mattoni, dal soffitto assurdamente basso. Il Veggente lo diceva sempre: «È una sistemazione provvisoria, abbiate pazienza. Ma almeno ci garantisce quella segretezza di cui abbiamo disperato bisogno. Penseremo poi, quando saremo a buon punto col piano, a cercare una sala più dignitosa».
Lo spazio asfittico di quel sotterraneo era rischiarato da una serie di torce infisse nel muro. L’odore di muffa si confondeva con quello acre del fumo. Uomini vestiti di bianco vagavano da una sala all’altra. Sul volto, cupe maschere di bronzo, lisce, con due semplici fori per gli occhi. Porte chiuse, dalle quali provenivano mugolii, e un salmodiare lento, ipnotico. Odore di sangue e magia, sentore di morte. In quel silenzio gravido, lo schianto della porta abbattuta risuonò con la violenza di un’esplosione. I primi Veglianti, quelli più vicini all’ingresso, non ebbero neppure modo di rendersi conto di quanto stava accadendo. L’uomo in nero li falcidiò con un unico, fluido movimento della spada. I manti bianchi si tinsero di rosso, le maschere di bronzo caddero a terra tintinnando. Sotto, i volti contorti dal dolore di un paio di sottotenenti dell’accademia e di un ministro.
Gli altri ebbero il tempo di prepararsi. Chi era armato tirò fuori le spade e combatté, molti corsero a nascondersi, a salvare il salvabile.
L’uomo in nero sembrava inarrestabile. Del resto, non erano nemici alla sua altezza. Nei lunghi anni di vagabondaggio aveva avuto modo di scontrarsi con ben altri opponenti, e le cicatrici sul suo corpo testimoniavano ciascuna di quelle battaglie.
Ecco la mollezza di un mondo da troppo tempo in pace, pensò con disprezzo.
Un fruscio alle sue spalle. Non dovette neppure voltarsi. Pronunciò le parole a mezza voce, e una sfera argentata lo avvolse. I pugnali tesi contro di lui rimbalzarono sulla superficie elastica della barriera.
«Un mago…» mormorò con orrore qualcuno.
L’uomo in nero sorrise con ferocia.

Adrass chiuse la porta col chiavistello. Il suo respiro sembrava non trovare la strada che dai suoi polmoni conduceva all’esterno.
Premette il corpo contro il legno, appoggiandovi l’orecchio. Stridio di lame che si incrociavano, urli, tonfi di corpi che cadevano a terra.
Che stava succedendo? Li avevano forse scoperti?
Cominciò a battere i denti. Lottò contro il terrore. No. No. Non era quello che gli avevano insegnato. Era stata la prima lezione, quando aveva messo piede là dentro.
«Se mai ci scoprissero, cercate di salvare il nostro lavoro. È l’unica cosa che conta, qui. Noi lavoriamo per un progetto più grande, per un fine superiore, non dimenticatelo».
Parole del Veggente. Adrass deglutì. Salvare il nostro lavoro.
Si staccò dalla porta con decisione, e corse verso gli scaffali addossati ad una delle piccole pareti del cubicolo in cui si trovava. Frugò tra le vecchie pergamene, tra gli appunti fitti, stilati nella sua calligrafia minuta ed elegante. Ne mise alcune in una borsa di cuoio, altre le stracciò. Rovistò tra i barattoli e i filtri, tra le ampolle e le erbe. Anni di lavoro. Come si faceva a scegliere cosa salvare nella fatica di una vita in pochi attimi convulsi?
Un mugolio attrasse la sua attenzione verso il tavolo al centro della stanza.
Adrass tornò in sé. Ecco cosa doveva salvare: la creatura. Era l’unica cosa che valesse la pena portare fuori di lì. Lei contava più dalle loro misere vite, più dei loro stupidi studi. Lei era tutto.
Grida di ragazze oltre la porta.
No! Stanno uccidendo anche loro!
Si avvicinò sul tavolo. Sciolse le cinghie di cuoio che trattenevano la creatura, la liberò. La prese rudemente per le spalle, costringendola a tirarsi su.
«Svegliati, forza, svegliati!» le disse, schiaffeggiandole le guance. Ma lei rimaneva inerte fra le sue braccia, gli occhi mezzo chiusi.
Dietro la porta, rumori più violenti. I nemici si stavano avvicinando.
Il cuore di Adrass fece una capriola.
Io morirò, ma il nostro lavoro non andrà perduto. Io morirò, ma il nostro lavoro non andrà perduto… Ripeteva come un mantra la cantilena che gli avevano insegnato quando era diventato Vegliante.
Se solo collaborasse! si sorprese a pensare con stizza. Perché la creatura non si svegliava?
La tirò via dal tavolo a forza e lei si accasciò al suolo, inerte. Muoveva appena le labbra.
Adrass prese un’ampolla con dell’acqua e gliela versò addosso. Lei trasalì.
«Perfetto, brava, brava…ascoltami». La sollevò per le spalle, la fissò negli occhi, occhi spenti. Forse era troppo presto…Scacciò quel pensiero.
«Adesso ti porto in un posto, d’accordo? Ascoltami!».
Un barlume di vaga comprensione accese lo sguardo della creatura.
«Brava, così».
Uno schianto appena fuori dalla porta. Adrass trasalì. La afferrò da dietro, prendendola per le ascelle, e la trascinò via. Riuscì a raggiungere il pulsante sul muro. Una piccola sezione della parete scattò, rivelando un cunicolo angusto.
«Cerca di star su, ti scongiuro…» gemette.
Si chinò per entrare nel passaggio. La creatura si lamentava, ma finalmente iniziava a muoversi.
«Bravissima, avanti…».
Si trovò a strisciare tra le pareti umide di muschio. Dietro di lui, la creatura avanzava a stento. I rumori della lotta si affievolirono, e il cuore di Adrass rallentò per un attimo la corsa.
Ce la posso fare, ce la posso fare…
«Di qua!» urlò girandosi alla prima biforcazione, poi avanzò ancora un poco, finché non si imbatté in un muro.
«Eccoci, eccoci» disse più a se stesso che per la creatura. Spinse un mattone con mani tremanti e davanti a lui si aprì una stanzetta minuscola. Afferrò la creatura per un braccio e la spinse dentro. Lei provò a lamentarsi. Quando le sfiorò la guancia, si accorse che era bagnata. Stava piangendo. Il cuore gli si strinse un istante appena. Ricordò le parole del Veggente.
«Le creature sono meri oggetti. Sono gli strumenti della nostra salvezza, e come tali dovete guardarle. Non pensate a loro come a delle persone; non lo sono. Scacciate la pietà e l’affetto che sarete tentati di provare: sono semplici ostacoli al compimento della nostra missione».
Adrass tornò presente a se stesso.
«Ora sta’ in silenzio, chiaro? Resterai qui ad aspettarmi. Non ci metterò molto, d’accordo?».
La creatura annuì debolmente.
«Brava». Adrass si lasciò sfuggire un sorriso. «Non uscire per nessuna ragione».
Poi chiuse la porta di mattoni, e rimase lì davanti per qualche istante. Nessun rumore. Forse la creatura aveva capito. Si concesse qualche momento di riposo. Ora poteva morire in pace. Chissà, forse proprio quell’essere patetico che giaceva là dietro li avrebbe salvati, chi poteva dirlo. Ma lui aveva compiuto il proprio dovere. Rifece a ritroso tutta la strada percorsa.

L’uomo in nero non si fermò davanti a nulla. Erano anni che non si scatenava così, da quel giorno lontano in cui l’avevano catturato, e aveva fatto la conoscenza di Kryss. La sensazione del suo corpo che si muoveva con precisione, il lieve indolenzimento dei muscoli sotto sforzo, l’odore del sangue…lo inebriavano, lo faceva no sentire bene.
Uccise tutti, senza distinzione. I soldati e gli uomini di potere, i giovani e i vecchi, le fanciulle, soprattutto le fanciulle. In fin dei conti era venuto per loro. Povere cose nelle mani di quei folli stregoni. Per un istante pensò che stava facendo loro un favore.
Ecco il mondo che hai contribuito ad edificare, Maestro. Forse facesti bene, quel giorno, ad andartene e a ripudiarlo.
Poi, sfondò l’ultima porta. Lui era là dietro. Tra le mani, libri antichi e pergamene. Le sue dita tremavano. Il Veggente, il capo di quella congrega di folli. L’uomo in nero avanzò lentamente. Dietro di lui, la sua spada lasciava una scia di sangue.
«Un uomo solo?» disse il Veggente incredulo.
«Un uomo solo» ribadì lui, con un sorriso truce.
Il Veggente si fece indietro, addossandosi al muro.
«Chi ti manda?».
«Nessuno. E se anche ti dicessi chi è il mio sovrano, non capiresti neppure di chi sto parlando».
Il Veggente tacque per qualche istante.
«Noi stiamo salvando il Mondo Emerso! Perché non lo capite? Date ancora ascolto alle farneticazioni di quella vecchia pazza? Senza di noi sarà il caos, la morte!».
«Del caos e della morte non m’importa proprio niente. E di salvare questo mondo meno ancora».
Nonostante la maschera che ne celava il volto, l’uomo in nero percepì tutto lo sgomento del Veggente.
«Tu sei un folle».
«Forse».
Un unico colpo di spada, e il Veggente si accasciò a terra.
La Congrega dei Veglianti aveva cessato di esistere.

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