Ysgramor, prima del protagonista del quinto capitolo della Saga, è sempre stato considerato il più grande Eroe di Skyrim. L’epopea del primo Imperatore di Skyrim si svolge nell’antica “Era Meretica” agli albori della civiltà: prima di Ysgramor non esiste una vera e propria “storia”. Egli, infatti, per primo usò le rune elfiche per trascrivere le espressioni verbali del suo popolo.

Ysgramor apparteneva al popolo “Nedic” che dimorava in Atmora, un mitico continente all’estremo nord di Nirn. Tamriel era considerata il “nuovo Mondo” ossia la tradizionale meta dei Nedics dissidenti, di coloro che erano scontenti delle condizioni della loro patria d’origine e della propria posizione sociale, dei giovani più avventurosi. Gli enormi pericoli e disagi della traversata oceanica non scoraggiavano una migrazione che, in alcuni periodi, fu addirittura di massa.

Un’antica mappa di Skyrim

Ysgramor e la sua famiglia raggiunsero Hsaarik Head, nell’estremità nord di Skyrim, fuggendo la terra d’origine travagliata da guerre civili fratricide. Chiamarono questa nuova terra “Mereth” ossia “Terra degli Elfi” in quanto già popolata da questa razza.

Un’antica armatura Nord

Immersi in una natura selvaggia, le popolazioni di Nedic e Mers instaurarono rapporti pacifici e le due civiltà prosperarono tanto che gli Uomini chiamarono amici e familiari e fondarono la città di Saarthal. In quelle terre la popolazione Nedic crebbe e fiorì nel corso degli ultimi secoli dell’Era Meretica. Ma proprio questo fatto cominciò a generare negli Elfi una sotterranea diffidenza per i nuovi arrivati e il timore di essere sopraffatti.

La tensione crebbe progressivamente fin quando gli Elfi decisero che i nuovi arrivati erano ormai troppo numerosi e ne pianificarono lo sterminio: si arrivò così alla tragica “Notte delle Lacrime” in cui la città di Saarthal venne rasa al suolo e tutta la popolazione sterminata a eccezione di Ysgramor e dei suoi figli Yngol e Ylgar che riuscirono a fuggire fortunosamente al massacro. Gli Umani superstiti divennero schiavi e, negli anni successivi, si mescolarono con gli Elfi dando origine a una razza che venne inizialmente chiamata “Manmer” e che dalla Terza Era conosciamo come Bretone.

Ysgramor, nel frattempo, era tornato in Atmora e aveva fatto opera di proselitismo: in poco tempo radunò un esercito di cinquecento prodi guerrieri e fece un’altra volta vela verso Skyrim. La sua nave si chiamava Jorrvaskr e con lui navigavano i compagni più fidati.

In “The Five Hundred Mighty Companions or Thereabouts of Ysgramor the Returned”, il grande Michael Kirkbride (colui che è forse il principale autore del lore della Saga) racconta minuziosamente tutti i personaggi di quella eterogenea e formidabile brigata.

I “Compagni” che abbiamo incontrato a Whiterun in “TES V: Skyrim” altro non sono che i successori di quell’antico esercito dei Cinquecento. La loro sede si chiamò “Jorrvaskr” e fu costruita per odine dello stesso Ysgramor che voleva una struttura di controllo permanente sul territorio. L’edificio era stato realizzato proprio con la nave “vichinga” di Ysgramor rovesciata e la città gli si sviluppò intorno in epoche successive.

Jorrvaskr in “TES V: Skyrim”

Gli Elfi furono sconfitti e fatti prigionieri. I superstiti furono ridotti in schiavitù e costretti a lavorare alla costruzione di Windhelm, la “Città dei Re” dove Ysgramor volle il suo palazzo e dove soggiornarono anche i successivi Re di Skyrim.

La “Dinastia Ysgramor” governò nei secoli successivi anche su High Rock, Morrowind e parte di Cyrodiil fino alla morte dell’Imperatore Borgas che fu causata dalla “Caccia Selvaggia” dell’anno 369 della Prima Era. Ricordiamo che la “Caccia Selvaggia” consiste in un’armata di mostri e demoni, evocati dai Bosmers di Valenwood, che uccidono e divorano chiunque incontrino nella loro tumultuosa avanzata. Il Re nordico aveva attaccato Valenwood in accordo con l’Ordine Alessiano (ve ne abbiamo parlato qui). Dopo la sua morte Skyrim perse molte delle terre che aveva conquistato nel corso de Primo Impero e fu travagliata per oltre cinquant’anni da guerre di successione.

A Ysgramor è associata la mitica ascia “Wuuthrad” che produce danni particolarmente potenti sugli Elfi: infatti al centro delle lame è riconoscibile il volto di un Elfo che urla.

Wuuthrad in “TES V: Skyrim”

L’arma è ispirata alla mitologia norrena, in particolare alla spada “Gram” con cui Sigfrido uccise il Drago Fafner. Wuuthrad era stata distrutta alla morte del suo proprietario ma è stata riforgiata e potrà essere recuperata dall’Eroe di “TES V: Skyrim”.

Alla sua morte Ysgramor fu sepolto in una grande tomba a nord ovest di Winterhold.

La tomba di Ysgramor in “TES V: Skyrim”

Nel corso del quinto capitolo della Saga si ha la possibilità di conferire con Ysgramor in persona anche se è vissuto alcuni millenni prima.

Ysgramor in “TES V: Skyrim”

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Dopo la metà del cammin di sua vita si è reso conto di avere più passato che futuro, per cui si è messo a videogiocare come se non ci fosse un domani. Fan sfegatato di Black Isle e Bethesda, adora gli RPG di ogni tempo e tipo, le Avventure Grafiche e indulge anche in qualche Action e/o Survival. Ha studiato forsennatamente il Lore dei TES fino ad autoconvincersi, da perfetto incosciente, di saperne qualcosa. Detesta i chackponts, i giochi in prima persona e i simulatori di ogni tipo.